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  1. #1
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    Predefinito Un articolo sulla destra radicale

    Un articolo 'riepilogativo', sulla destra radicale, è stato pubblicato sabato scorso, da 'L'Indipendente'.

    L’indipendente 10/6/2006.

    Fenomeni. Poco esplorata, minoritaria, contraddittoria: come l’ultrasinistra anche l’area nera è antiamericana.

    Viaggio tra i no-global della destra radicale.

    Dai cattolici di Forza Nuova ai nazionalisti del Fronte di Tilgher, dalle Edizioni Ar a Orion.

    COSÌ COME ESISTE una sinistra radicale e fortemente critica verso il modello capitalista, il filoamericanismo e la globalizzazione esiste una destra che, mutatis mutandis, si pone in completa rottura con la tradizione liberal liberista, si dice contro l’american way of life ed è radicalmente critica verso le guerre “imperialiste” degli Stati Uniti d’America. Si tratta di una galassia poco esplorata che raccoglie differenti tendenze e movimenti, molto spesso in contrasto tra loro, la cui sopravvivenza è assicurata dalla militanza, il volontarismo, nella maggior parte dei casi dall’autofinanziamento. Riviste, convegni, piccole case editrici, un ambiente di nicchia che promuove una critica radicale al modello occidentale, il recupero dei valori più autenticamente europei, intesi come tradizione, la critica se non il rifiuto del mondo moderno, in certi casi la simpatia verso l’Islam, concepito quale depositario delle tradizioni spirituali perdutesi nell’occidente capitalista e materialista. Sono queste le principali opzioni presenti nella composita galassia che va sotto il nome di destra radicale. Le cui espressioni fanno a volte capolino tra le pagine dei giornali o in tv, ma poiù che altro come fenomeno di costume o curiosità antropologica. Mappare le zone di questo universo invece può aiutare a capirne meglio tic e manie, posizioni e idee, atteggiamenti e idiosincrasie. Il pianeta più conosciuto della galassia nera – anche grazie a una certa esposizione massmediatica – è oggi sicuramente Forza Nuova, il movimento fondato da Roberto Fiore e Massimo Morsello, nel 1997, che si pone contro ogni movimento migratorio, contro il modello americano e la guerra in Iraq. Forza Nuova si dice favorevole al superamento del capitalismo in virtù di un nuovo patto di solidarietà sociale fondato, come per il corporativismo fascista, sulla collaborazione e non sulla contrapposizione tra i diversi ceti presenti nella società. Alle ultime elezioni però Forza Nuova si è presentata con Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini e dunque con la Casa delle Libertà, che in apparenza dovrebbe rappresentare quanto di più lontano possa essere concepito, almeno su alcuni temi cruciali, da Forza Nuova. Contraddizioni? Certo, ma nell’universo dell’estrema destra le contraddizioni paiono essere il sale della vita. Anche il Fronte Sociale Nazionale di Adriano Tilgher, si muove nella galassia della destra radicale. Le sue posizioni in politica estera – ambiziose per un movimento che non raggiunge nemmeno lo 0,5 per cento – fanno pensare a una sorta di terzomondismo: «Il FN», recita uno dei suoi comunicati «riconosce e difende la specificità di tutti i popoli, nella penisola come nell'intera Europa e nel Mondo. Il FN è a favore dell'autodeterminazione dei popoli nel quadro di una confederazione eurasiatica, dall'Atlantico al Pacifico». Anche sul tema della globalizzazione il movimento di Tilgher è assai netto: «Il mondo tende sempre più a trasformarsi in un unico spazio produttivo, all'interno del quale ogni fase della produzione può essere spostata nel Paese che offre migliori condizioni e quindi maggiori occasioni di profitto». Il Movimento Sociale Fiamma Tricolore, guidato da Luca Romagnoli, si pone invece l’obiettivo di creare un’Italia forte, basata sui valori tradizionali della famiglia e del lavoro e sganciata dal «giogo atlantico e dalla condizione di vassallaggio alla talassocrazia imperiale statunitense, uscendo dalla Nato e perseguendo una politica volta a salvaguardare gli interessi e lo spazio vitale del Vecchio Continente». Parole impegnative anche se poi la fiamma era nella coalizione atlantista della Cdl alle ultime elezioni. Ma una specificità di queste piccole forze politiche di estrema destra è di spiegare certi compromessi con l’esigenza della tattica. La strategia resta quella dei valori assoluti indicati sui manifesti di cui è prodiga. Il viaggio all’interno della destra radicale però non prevede solo tappe politiche. Esistono molte altre iniziative soprattutto culturali che tengono vivo un mondo ideologico chiuso ma coriaceo, minoritario ma presidiato. E così a Salerno ha sede la Libreria di Ar, piccola casa editrice che stampa libri di vario genere: da quelli relativi alla storia del Novecento, ai testi del tradizionalismo integrale di René Guenon e Julius Evola. Uno degli ultimi titoli in catalogo è quello di Giovanni Damiano, L'espansionismo americano. Un "destino manifesto"?, dove l’autore cerca d’individuare un’alternativa all’attuale egemonia americana. Come? indicandola in un nomos di ‘grandi spazi’ capace di restituire all’Europa la sua piena sovranità e antica potenza capace di dar vita ad un nuovo scenario multipolare. Uno dei settori in cui si suddivide il catalogo della Libreria di Ar si chiama “critica della globalizzazione”, a riprova del fatto che il tema dell’identità, il richiamo costante alla tradizione e alle radici perdute dell’Europa rappresenta uno dei tratti comuni presenti negli ambienti della cosiddetta destra radicale.Per restare alle case editrici una segnalazione particolare meritano le storiche edizioni del Settimo Sigillo, con sede a Roma, che pubblicano titoli riferibili alla ricerca di una terza via tra l’ideologia liberale e quella marxista, una revisione storica senz’altro seria. Uno degli ultimi libri pubblicati è quello di Martelli Manfredi, Il fascio e la mezzaluna, e altri testi dedicati ad autori quali Ernest Junger, Stefan Georg, Thomas Molnar. Insomma revisionista, antiamericana, spesso filoislamica (non nel caso di formazioni ultracattoliche come Forza Nuova), la destra radicale rappresenta un dato a se stante del panorama italiano. Verso il quale Franco Cardini, storico del Medioevo ma anche attento osservatore di questa galassia, mostra una certa severità: il loro antiamericanismo e anticapitalismo mi pare si riduca spesso a slogan e manchi di uno spessore analitico serio. L’unica eccezione che mi sento di fare è per la rivista Orion. Anche il giornale Rinascita riporta qualche analisi interessante ma molto più di rado». Insomma per Cardini nell’estrema destra può più lo slogan del pensiero. E poi« Il costante richiamo alla contrapposizione contro gli immigrati, gli ammiccamenti verso la tesi dello scontro tra civiltà, le posizioni xenofobe e anche sospettamente antisioniste provocano addirittura fastidio. Come le analoghe posizioni presenti nella sinistra radicale». ALESSANDRO BEDINI

  2. #2
    Hrodland
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    Per essere stato scritto da un "moderato", l'articolo non è troppo fazioso nè troppo lontano dalla realtà.

  3. #3
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    In effetti i toni non sono acidi, come siamo abituati a vedere di solito quando si parla di destra radicale. Peccato solo per quell'affermazione finale di Cardini, secondo me molto antipatica e troppo politically correct.

  4. #4
    -Uruz-
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    Citazione Originariamente Scritto da Hellsan
    In effetti i toni non sono acidi, come siamo abituati a vedere di solito quando si parla di destra radicale. Peccato solo per quell'affermazione finale di Cardini, secondo me molto antipatica e troppo politically correct.
    Mah,quell'affermazione finale di cardini io sinceramente la condivido abbastanza.
    Così pure quella riguardo ad orion e rinascita..che poi oltre a l'Occidentale(che magari cardini non conosce e a cui gli consiglio di abbonarsi ) sono le uniche due vere e proprie pubblicazioni d'area che escono con una cera regolarità..

    Oltre forse a l'Uomo Libero ed Eurasia(che non so quanto possano essere considerate d'area)

  5. #5
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    In realtà quello di destra è l'unico antiamericanismo e anticapitalismo serio: quello dell'estrema sinistra è poco credibile e di facciata ed è pienamente funzionale al mantenimento del sistema di potere che alimenta il capitalismo stesso.
    Comunque l'articolo è piuttosto obiettivo e ben fatto.

  6. #6
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    «Il costante richiamo alla contrapposizione contro gli immigrati, gli ammiccamenti verso la tesi dello scontro tra civiltà, le posizioni xenofobe e anche sospettamente antisioniste provocano addirittura fastidio. Come le analoghe posizioni presenti nella sinistra radicale»

    Mi sembra di notare, in questa affermazione, un classico appiattimento da benpensante che mi da l'idea di una classica, 'borghese', puzza sotto al naso. Ma il problema principale è che in questa frase si nasconde, ancora un volta, il tentativo di attaccare delle posizioni politiche, accusandole di sclerotico 'ideologismo', per nascondere l'attualità del problema che evidenziano.

  7. #7
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    Un articolo decente...della frase di cardini riportata in conclusione che dire? Da uno che ha aderito alla marcia per israele indetta da ferrara non ci si poteva certo aspettare altro...e pensare che in gioventù è stato militante di Jeune Europe...

  8. #8
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    Una riflessione che mi ponevo: per non riutilizzare l'espressione 'no-global' (troppo strumentalizzata, trita e ritrita), quale potrebbe essere la definizione di una posizione 'controglobalizzatrice', adatta alla destra? Una definizione, magari, che non sia semplicemente 'anti', ma che sia propositiva, affermativa, forte. "De-global"? "Ultra(nel senso di oltre)-global"? (Chi ha più fantasia è ben accetto).

  9. #9
    Alvise
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    "Local".

    Mi piace anche "De-global".

    Sicuramente non "Ultra-global", visto che "ultra" è comunemente inteso come accrescitivo.

  10. #10
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    "Local" vs. "No-Global"... potrebbe funzionare.

 

 

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