Londra - Polizia “multietnica”? No grazie. Tra tutte le invenzioni politicamente corrette che seguono il pregiudizio a favore sempre e comunque degli immigrati, questa è senza dubbio una delle più pericolose. Innanzitutto perché contribuisce a costruire la società delle diseguaglianze e delle caste separate (ogni comunità il suo poliziotto) in luogo dell’integrazione a parità di diritti e doveri nella comunità ospitante. In secondo luogo, come dimostra un rapporto segreto del corpo di Polizia metropolitana di cui è venuto in possesso il quotidiano britannico The Guardian, perché i poliziotti “stranieri” integrati nelle forze di polizia europee tendono statisticamente a presentare più problematiche dei colleghi “di casa”.
Il rapporto segreto ad alto livello esaminato dal Guardian si conclude con la constatazione che tra gli ufficiali di polizia musulmani è più alto il tasso di corruzione «rispetto agli ufficiali bianchi, a causa dei loro ambiti di provenienza famigliari e culturali». Il documento, come immaginabile, è stato visto come offensivo dai poliziotti immigrati arruolati ed è stato, altrettanto ovviamente, bollato come «razzista».
Il rapporto è stato stilato nel tentativo di approfondire le cause del fatto che i reclami per cattiva condotta e per corruzione contro gli ufficiali asiatici sono 10 volte più superiore di quelli contro i loro colleghi bianchi. Nelle principali conclusioni dello studio, compilato da un capo detective egli stesso asiatico, si può leggere: «Gli ufficiali asiatici ed in particolare gli ufficiali musulmani pakistani sono tenuti sotto grande pressione dalla famiglia e dalla famiglia allargata». Il rapporto poi suggerisce un addestramento particolare anticorruzione per tutti gli ufficiali asiatici. Il documento sostiene quindi che i pakistani britannici vivono in una cultura del denaro liquido in cui «aiutare la propria famiglia estesa è considerato un dovere» ed in un ambiente in cui fra parenti e amici vengono prestate grandi quantità di soldi.
La scoperta e la pubblicazione del rapporto segreto arriva proprio in un momento in cui la polizia metropolitana avrebbe esigenze di maggior cooperazione e fiducia con la comunità islamica, dal momento che occorre contenere anche le ripercussioni del blitz anti-terrorismo della settimana scorsa nel quartiere di Forest Gate a Londra, in cui è rimasto ferito un ragazzo di 23 anni.
Secondo il Guardian, la prima versione del rapporto presentata ai rappresentanti delle associazioni dei poliziotti neri, indù, Sikh e musulmani, è stata considerata così oltraggiosa che ha dovuto essere attenuata. Nella polizia metropolitana ci sono 31.000 agenti, di cui il 7%, (2.170), sono neri e di altre minoranze di immigrati; fra questi, i musulmani sono all’incirca 300 valutati sono musulmani.
Un ufficiale musulmano, dopo aver letto le conclusioni del rapporto, ha detto che «oggi gli ufficiali musulmani sono trattati come lo zio Tom. Ma come può la polizia dire alla Comunità musulmana “fidatevi di noi” quando non si fidano nemmeno dei suoi ufficiali musulmani?
George Rhoden, rappresentante dei poliziotti di colore, commenta ulteriormente: «Siamo in totale disaccordo con i dati forniti da questa ricerca e li riteniamo destituiti da ogni fondamento. La strada per comprendere i casi di corruzione nella polizia non è quella di addebitarli ai musulmani». Ma la statistica, su cui il rapporto si fonda, non conosce il pensiero unico. E le cifre, a quanto pare, parlano chiaro.




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