Messo su internet(e purtroppo già ritirato) un video dove un soldato americano canta quanto è bello uccidere e violentare gli irakeni...


Messo su internet(e purtroppo già ritirato) un video dove un soldato americano canta quanto è bello uccidere e violentare gli irakeni...
Addio Tomàs
siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle


magari qualcuno ha fatto in tempo a prenderlo.


Se vabbè ma non è che lo stato maggiore americano, come quello di nessun altro esercito peraltro, può controllare in ogni momento cosa fà nel tempo libero ogni singolo soldato.Originariamente Scritto da agaragar


Che palle sti pacifisti


io sono stato in somalia e già li lo facevano .......nessuno però se ne era preoccupato


Ma quale pacifista???????Originariamente Scritto da audace12
io sono per la guerra, dura e spietata contro quelli come te! anche contro l'america che ormai è una cacchetta, fra poco calci in culo a volontà, e inutile disperarsi.
Addio Tomàs
siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle


eccerto, le torture per esempio....Originariamente Scritto da Generale gothic
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ma non dovevano pacificare l'iraq? portare la democrazia??
niente pietà per gli scimmioni(tranne quelli gnudi)
Addio Tomàs
siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle


Eccetto le torture certo, per il resto cosa ti aspetti in una caserma ( ma l'hai fatto il militare....) che cantino tutti la canzone dell'amore fraterno....Originariamente Scritto da agaragar


Quelli sono volontari, quindi selezionati, e soggetti alla disciplina di guerra....Originariamente Scritto da Generale gothic
Addio Tomàs
siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle


TORNA L’INCUBO ABU GHRAIB UN CLIP CIRCOLA SU INTERNET E SUSCITA LE PROTESTE DEI MUSULMANI
Video-choc dei marines Canta di iracheni uccisi
Il Pentagono rende meno dure le tecniche di interrogatorio
15/6/2006
NEW YORK. Non ha la stessa brutalità eversiva delle immagini scattate nel carcere iracheno di Abu Ghraib, prigionieri umiliati e torturati dai marines. Ma il video di 4 minuti realizzato e diffuso su Internet da un giovane soldato americano - una canzone che inneggia all’uccisione di una bambina irachena mentre una piccola folla applaude - è un altro violento choc, per un Paese che come dimostrano i sondaggi continua a rifiutare la guerra ma conferma piena fiducia ai soldati impegnati in Iraq. Soprattutto perché non è sfuggito il riferimento al massacro di Haditha, 24 civili uccisi l’anno scorso dai marines, 10 dei quali finiti sotto inchiesta con 6 mesi di ritardo.
Il filmato, che ieri è stato ritirato dal sito fra le montanti proteste delle associazioni musulmane, è ora oggetto di un’inchiesta del Pentagono. I vertici militari sostengono di non conoscere l’identita dell'autore del video che - ,denuncia il colonnello Scott Fazekas, portavoce dei marines - «è inappropriato e contrario agli standard che ci si aspetta da un soldato». In realtà il marine sotto inchiesta è il caporale Joshua Belile, 23 anni. Non si aspettava tanta indignazione, confessa scusandosi per «avere offeso la sensibilità dei musulmani». Il video - intitolato «Hadji Girl», un termine che evoca i pellegrini alla Mecca ma che fra i soldati americani è diventato sinonimo spregiativo di arabi - «è nato per scherzo» e «non era destinato ad essere diffuso», sostiene: «Qualcuno l’ha elaborato e messo in rete a mia insaputa».
La canzone composta da Belile narra la storia di un marine che si innamora di una ragazza irachena. Quando lei lo invita a conoscere i genitori, il padre la uccide e aggredisce poi il soldato, che si ripara dietro la sorella minore della fidanzata mentre i genitori la colpiscono: «Ho acchiappato la sorellina e l’ho sistemata davanti a me, quando i proiettili hanno cominciato a volare il sangue le è colato in mezzo agli occhi e ho cominciato a ridere come un matto», dice la strofa finale.
Nihad Awad, direttore del «Consiglio per le relazioni fra americani e islamici», grida allo scandalo e chiede l’intervento del Congresso: «Non si deve permettere che le azioni sciagurate di alcuni individui rovinino la reputazione di tutti i soldati americani», afferma. Ma non tutte le reazioni sono negative, fra quanti hanno visto il video su Internet: «Mi rallegra essere un marine ma attenzione, il resto del Paese ci definirà dei diavoli», è uno dei commenti apparsi sul sito che l’ha diffuso.
Belile respinge l’accusa di aver preparato il filmato per difendere i 10 marines implicati nel massacro di Haditha. Ma il sospetto è forte, e anche chi difende il giovane soldato non nasconde che la coincidenza è quanto meno imbarazzante: per 6 mesi i marines della compagnia Kilo, responsabili dell’assassinio di 24 civili - donne, bambini, perfino un anziano in sedia a rotelle - hanno mentito attribuendo la strage a una bomba, e hanno goduto di coperture ufficiali. I corpi erano straziati dai proiettili, non dalle schegge di un ordigno: ma il capitano Jeffrey Pool, portavoce dei marines, ha attribuito ai suoi uomini addirittura il contrattacco a un’imboscata inesistente. La verità ha comincato a farsi strada soltanto quando alle famiglie delle vittime è stata offerta una ricompensa. E soprattutto grazie a un video - girato da uno studente iracheno di giornalismo - che mostra stanze piene di sangue.
La vicenda del caporale Belile si intreccia insomma con devastanti precedenti che hanno prodotto un primo cambiamento di sostanza. Cedendo alle insistenze del Congresso, il Pentagono ha deciso ieri di rendere pubbliche le tecniche di interrogatorio ai prigionieri finora coperte dal segreto. In alternativa, rinuncerà ad utilizzare quelle che i parlamentari definiscono «tattiche contro i prigionieri». Mantenendo il segreto, sostiene il rapporto del Congresso, si alimenterebbe il sospetto che i soldati americani continuano a comportarsi - tutti - come i loro sciagurati colleghi ad Abu Ghraib.
Addio Tomàs
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