Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
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    Predefinito Liberismo Come Pornografia.

    PIU' VIVO E SOPRAVVIVO IN UNA SOCIETA' - LIBERSTA -
    (ATTENZIONE ALL'AGGETTIVO)
    E PIU' MI CONVINCO CHE E' COME ASSISTERE,INVOLONTARIAMENTE,
    ALLE SCENE DI UN SET,IN CUI SI STA GIRANDO UN FILM,
    GAY-PORNO.


    UNO DEI MOLTEPLICI ASPETTI DEL LIBERISMO SPINTO
    O HARD,CONSISTE PROPRIO IN QUESTO,STEREOTIPO
    - DIFFUSISSIMO - :


    - PIU' MODERAZIONE SALARIALE PIU' SVILUPPO -



    Lo sprofondare dei salari italiani, così come emerge dall'ultima indagine dell'Ocse, mi fa vergognare. Certo, è giusto arrabbiarsi con Berlusconi, il suo EX governo, E DEI SUI ESTREMISMI,LIBERISTI,la sua politica per i ricchi, il suo incredibile negare la realtà di un generale diffuso impoverimento.



    Ma dai dati dell 'Ocse emerge un quadro ben più grave di quello riconducibile alle scelte di classe di questo governo. Sopra di noi stanno paesi che hanno governi di centrosinistra, così come di centrodestra. Paesi di antica industrializzazione, dal Belgio alla Germania, alla Francia, e paesi che ci hanno scavalcato, dalla Spagna fino alla Corea del Sud. Le retribuzioni di quest'ultimo paese, è bene ricordarlo, solo quindici anni fa venivano utilizzate come spauracchio per i lavoratori italiani, così come oggi avviene per quelle cinesi.



    Se andiamo avanti così tra una decina d'anni anche i salari cinesi saranno sopra i nostri. Siamo a una catastrofe che viene da lontano. I salari italiani non solo sono al 23esimo posto nella classifica tra i trenta paesi più industrializzati, ma sono sotto di ben il 19% rispetto alla media dei paesi dell'Euro. Nella sostanza, un lavoratore italiano medio perde più di due mensilità all'anno rispetto ai colleghi francesi, tedeschi, inglesi, belgi. E questa è una media, che nasconde il dramma dei salari dei precari, giovani o anziani che siano, e lo scandaloso permanere di un differenziale negativo per le donne, che a parità di lavoro prendono il 20% in meno dei maschi.



    A questi dati non corrisponde alcunché di simile per le classi dirigenti. In questi anni gli stipendi dei manager, grazie anche alle laute elargizioni di premi in azioni quasi esentasse, hanno raggiunto i vertici delle retribuzioni mondiali. E' sicuro che se un operaio è al 23esimo posto nella classifica Ocse, chi comanda nella sua fabbrica si batte per il primo. Anche la ricchezza finanziaria ha raggiunto in Italia un livello di concentrazione tra i più alti del mondo, mentre la distribuzione del reddito è tra le più sperequate.



    Insomma, mentre i salari dei lavoratori andavano giù, i profitti, le rendite, i premi per i dirigenti, partivano verso le stelle. Questa catastrofe sociale si è accompagnata al progressivo crollo della competitività industriale ed economica del nostro paese. Peggio andavano i salari, peggio andava la capacità dell'Italia di produrre, vendere, esportare. Ci sarà un rapporto tra le due cose?



    SON convintO che il progressivo declino dei salari, che erano il 60% del reddito nazionale negli anni Settanta e che oggi sono sotto il 48%, sia una delle cause fondamentali della stagnazione economica e sociale del paese. A forza di comprimere e tagliare i salari, è venuta meno in Italia quella spinta fondamentale all' innovazione, alla ricerca, alla crescita della qualità, che invece nel passato aveva permesso la crescita. La politica della concertazione, dei patti sociali, dello scambio tra moderazione salariale e sviluppo, non ha prodotto risultati. Anzi, a 15 anni dall 'abolizione della scala mobile e dalla scelta di una politica salariale moderata, il bilancio economico e sociale è negativo. I salari sono andati giù e la produttività e la competitività del sistema li ha seguiti verso il basso.




    Per queste ragioni, se è giusto incolpare Berlusconi per gli ultimi disastri, se si vuole davvero cambiare, bisogna che la politica salariale del paese cambi rotta.

    1. bisogna riconoscere il principio per cui la crescita dei salari è la leva fondamentale per uno sviluppo più gusto del paese. Occorre un vero e proprio ribaltamento della vecchia politica dei due tempi, che prometteva la giustizia dopo la crescita e lo sviluppo. Bisogna far crescere qui ed ora i salari, e si vedrà che in questo modo anche il paese riprenderà a svilupparsi.

    2. la crescita dei salari non può avvenire solo con le scelte di politica redistributiva dei governi, con il fisco o con lo stato sociale. E' necessaria una politica salariale offensiva da parte del sindacato. Bisogna abbandonare la politica della moderazione salariale con l'obiettivo di recuperare almeno il deficit del salario italiano rispetto alla media europea.

    3. per ottenere questo occorre una nuova fase di conflitto sociale. Senza di essa non si va da nessuna parte, perché né le imprese, né tutti coloro che si sono arricchiti a discapito dei salari rinunceranno per bontà a quanto hanno ottenuto. Andiamo tra qualche giorno a votare per mandare via Berlusconi, ma poi, per meglio difendere le nostre buste paga, presentiamoci in tanti ai banchetti ove si raccolgono le firme per ripristinare la SCALA MOBILE.


    INSOMMA VIGE LA FILOSOFIA DEL :


    LA CAROTA E NIENTE BASTONE PER GLI IMPRENDITORI
    ( I SOLO TITOLATI DELLA MERITOCRAZIA).

    IL BASTONE (NEL C..0) E NIENTE CAROTA AI LAVORATORI.
    ( I SOLO TITOLATI DELL' IMMERITOCRAZIA).





  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da nitti63


    2. la crescita dei salari non può avvenire solo con le scelte di politica redistributiva dei governi, con il fisco o con lo stato sociale. E' necessaria una politica salariale offensiva da parte del sindacato. Bisogna abbandonare la politica della moderazione salariale con l'obiettivo di recuperare almeno il deficit del salario italiano rispetto alla media europea.
    la crescita dei salari degli anni 70-80, era legata al fatto che a fronte di una dinamica espansione produttiva, la manodopera in molti settori era insufficiente.
    ricordo che in taluni distretti, le industrie arrivarono a stipulare accordi per non "rubarsi" l'un l'altro, operai, tecnici e impiegati.

    questo determinava un lento ma costante aumento salariale a prescindere dagli scioperi collettivi o di categoria.

    poi un giorno qualcuno fece una stupefacente scoperta; perché pagare un autoctono di più, quando un immigrato lo puoi pagare di meno.........

    si aprì la stagione della globalizzazione selvaggia con tutte le delizie accluse, invasione allogena in primis..........
    il traguardo agognato dovrebbero essere gli stipendi del Burkina Faso per dar modo al 20% che detine l'80% della ricchezza prodotta di poterla meritatamente godere............

    per l'altro 80% con il 20% di ricchezza da gestire, non c'é che la speranza che il sistema marcio presto o tardi crolli addosso a chi l'ha concepito e alimentato...........
    .........sinistre, sindacati, rivoluzionari della mutua compresi,
    i quali non smettono di santificare la globalizzazione, l'invasione allogena,
    la perdita di ogni sovranità e quanto altro gradito ai poteri apolidi e usocratici........

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da nitti63
    Lo sprofondare dei salari italiani, così come emerge dall'ultima indagine dell'Ocse, mi fa vergognare. Certo, è giusto arrabbiarsi con Berlusconi, il suo EX governo, E DEI SUI ESTREMISMI,LIBERISTI,la sua politica per i ricchi, il suo incredibile negare la realtà di un generale diffuso impoverimento.

    Ma dai dati dell 'Ocse emerge un quadro ben più grave di quello riconducibile alle scelte di classe di questo governo. Sopra di noi stanno paesi che hanno governi di centrosinistra, così come di centrodestra. Paesi di antica industrializzazione, dal Belgio alla Germania, alla Francia, e paesi che ci hanno scavalcato, dalla Spagna fino alla Corea del Sud. Le retribuzioni di quest'ultimo paese, è bene ricordarlo, solo quindici anni fa venivano utilizzate come spauracchio per i lavoratori italiani, così come oggi avviene per quelle cinesi.

    Se andiamo avanti così tra una decina d'anni anche i salari cinesi saranno sopra i nostri. Siamo a una catastrofe che viene da lontano. I salari italiani non solo sono al 23esimo posto nella classifica tra i trenta paesi più industrializzati, ma sono sotto di ben il 19% rispetto alla media dei paesi dell'Euro. Nella sostanza, un lavoratore italiano medio perde più di due mensilità all'anno rispetto ai colleghi francesi, tedeschi, inglesi, belgi. E questa è una media, che nasconde il dramma dei salari dei precari, giovani o anziani che siano, e lo scandaloso permanere di un differenziale negativo per le donne, che a parità di lavoro prendono il 20% in meno dei maschi.

    A questi dati non corrisponde alcunché di simile per le classi dirigenti. In questi anni gli stipendi dei manager, grazie anche alle laute elargizioni di premi in azioni quasi esentasse, hanno raggiunto i vertici delle retribuzioni mondiali. E' sicuro che se un operaio è al 23esimo posto nella classifica Ocse, chi comanda nella sua fabbrica si batte per il primo. Anche la ricchezza finanziaria ha raggiunto in Italia un livello di concentrazione tra i più alti del mondo, mentre la distribuzione del reddito è tra le più sperequate.

    Insomma, mentre i salari dei lavoratori andavano giù, i profitti, le rendite, i premi per i dirigenti, partivano verso le stelle. Questa catastrofe sociale si è accompagnata al progressivo crollo della competitività industriale ed economica del nostro paese. Peggio andavano i salari, peggio andava la capacità dell'Italia di produrre, vendere, esportare. Ci sarà un rapporto tra le due cose?

    SON convintO che il progressivo declino dei salari, che erano il 60% del reddito nazionale negli anni Settanta e che oggi sono sotto il 48%, sia una delle cause fondamentali della stagnazione economica e sociale del paese. A forza di comprimere e tagliare i salari, è venuta meno in Italia quella spinta fondamentale all' innovazione, alla ricerca, alla crescita della qualità, che invece nel passato aveva permesso la crescita. La politica della concertazione, dei patti sociali, dello scambio tra moderazione salariale e sviluppo, non ha prodotto risultati. Anzi, a 15 anni dall 'abolizione della scala mobile e dalla scelta di una politica salariale moderata, il bilancio economico e sociale è negativo. I salari sono andati giù e la produttività e la competitività del sistema li ha seguiti verso il basso.

    Per queste ragioni, se è giusto incolpare Berlusconi per gli ultimi disastri, se si vuole davvero cambiare, bisogna che la politica salariale del paese cambi rotta.

    1. bisogna riconoscere il principio per cui la crescita dei salari è la leva fondamentale per uno sviluppo più gusto del paese. Occorre un vero e proprio ribaltamento della vecchia politica dei due tempi, che prometteva la giustizia dopo la crescita e lo sviluppo. Bisogna far crescere qui ed ora i salari, e si vedrà che in questo modo anche il paese riprenderà a svilupparsi.

    2. la crescita dei salari non può avvenire solo con le scelte di politica redistributiva dei governi, con il fisco o con lo stato sociale. E' necessaria una politica salariale offensiva da parte del sindacato. Bisogna abbandonare la politica della moderazione salariale con l'obiettivo di recuperare almeno il deficit del salario italiano rispetto alla media europea.

    3. per ottenere questo occorre una nuova fase di conflitto sociale. Senza di essa non si va da nessuna parte, perché né le imprese, né tutti coloro che si sono arricchiti a discapito dei salari rinunceranno per bontà a quanto hanno ottenuto. Andiamo tra qualche giorno a votare per mandare via Berlusconi, ma poi, per meglio difendere le nostre buste paga, presentiamoci in tanti ai banchetti ove si raccolgono le firme per ripristinare la SCALA MOBILE.
    * In linea di principio hai ragione: senza aumento dei salari non si avrà un aumento della domanda interna e, per conseguenza, un aumento del PIL, dato che la domanda estera è in contrazione ed i prezzi dei combustibili fossili in aumento.

    Però devi considerare le dinamiche del sistema capitalista, di cui l' Italia è parte. Gli amministratorio delle aziende vengono pagati soprattutto con stock options, vale a dire, con opzioni sulle azione della loro azienda. Se le azioni salgono (secondo la morale imperante, salgono se le spese per il personale diminuiscono), guadagnano, anche molto. Se ler azioni ribassano, restano fermi sulla loro retribuzione fissa che, per i comuni mortali può essere sufficiente, ma non per i managers (Galbraith, "L' anatomia del potere"). Sono stato io stesso top manager di una multinazionele per 16 anni e ti posso assicurare che è così.
    Dobbiamo inoltre renderci conto del fatto che questo tipo di economia è destinato a scomparire entro 20-25 anni, a causa dell' esaurimento delle risorse petrolifere (Altvater, "La fine del capitalismo come noi lo conosciamo").

    Una politica salariale offensiva (www.wasg.de), come prospettata da Lafontaine, ha senso solo se si modificano i parametri di Maastricht, che considerano fuorilegge la sovvenzione statale alle imprese e lo Stato Imprenditore. Non si tratta di una semplice avvenuta riduzione dei salari reali, ma di un cambiamento epocale, che contrappone il capitalismo delle riserve fossili (in esaurimento) ad un' economia solidale ed ecologica, che prescinda dalla monetarizzazione ("Inwertsetzung" di Altvater) di qualsiasi risorsa (p. es. del lavoro o della sanità). La monetarizzazione avvia un processo di accumulazione di plusvalore (Marx), che prescinde dalle necessità dell' individuo e della società fatta di individui, per privilegiare le rendite da capitale di rischio ("venture capital", al suo estremo).

    Ne segue la necessità di perseguire la ricerca di fonti di energia rinnovabili, che solo con la loro messa in funzione - quindi con la caduta del sistema capitalistico attuale - saranno in grado di garantire all' individuo ed alla sua famiglia una certezza di vita che oggi non è garantibile, data l'incertezza delle fontio di approvigionamento. La via maestra per arrivare a ciò passa per l' agevolazione fiscale massiccia delle industrie/università che ricercano energie alternative.

  4. #4
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    Il governo Berlusconi non è stato secondo me (ed anche secondo uno studio della Bocconi) liberista (è stato, ahimè, troppo socialista) e la società italiota è tra le più stataliste, corporativiste e dirigiste che esistano.

  5. #5
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    Il $i$tema capitali$ta crollerà perchè lo sviluppo infinito in un ambiente finito è impossibile da perseguire.
    Inoltre l'accumulazione (80-20) è uno squilibrio intollerabile dalla Natura, che, prima o poi, provvederà a riequilibrare i tutto. Con i suoi sistemi.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Mitteleuropeo
    *



    La via maestra per arrivare a ciò passa per l' agevolazione fiscale massiccia delle industrie/università che ricercano energie alternative.
    sempre che non si mettano ostacoli a quelle ricerche che potrebbero risultare non gradite ai padroni del vapore........
    le scoperte dello scienziato Tesla ne sono l'esempio più lampante......

    P.S.
    condivido al 100% il tuo intervento.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Maxadhego
    sempre che non si mettano ostacoli a quelle ricerche che potrebbero risultare non gradite ai padroni del vapore........
    le scoperte dello scienziato Tesla ne sono l'esempio più lampante......

    P.S.
    condivido al 100% il tuo intervento.
    * E io condivido al 100% quello che vi hai aggiunto

 

 

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