Ho avuto il piacere di seguire una fra le tante presentazioni del libro "Cuori Neri" di Telese. L'autore, al di là delle denunce contro "l'immortale" establishment politico-giudiziario-culturale della Sinistra, il quale agisce tutt'ora a copertura dei crimini(ali) di anni passati, sembra voler dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. Mi spiego meglio. Telese condanna la "violenza politica" non come fenomeno circoscritto in un certo lasso di tempo, ma la condanna a priori. Ciò non significa dibattere sugli anni di Piombo, ma esprimere un giudizio negativo su di una costante storico-politica. L’intervento s’improvvisa a “valeriana” per i più agitati, sposando la tesi di riappacificazione tra destre e sinistre… ma in nome di cosa? Della libera espressione… ed io aggiungo: “per legittimare il totalitarismo democratico”. Al dibattito, promosso da Azione Giovani, non si è discusso di opposti estremismi, della loro funzionalità al sistema, ma ci si è rammaricati per la cattiveria di quei giovani educati (dai cattivi maestri) alla violenza. Talese si è spinto fino a criticare il “martirio” dei camerati caduti, scindendo la sfera politica (con i suoi “presenti” e le commemorazioni) da quella personale. Una trasposizione sistematica, ormai ventennale, mirante alla liquidazione dei fenomeni politici ‘scomodi’. Io invito tutti i camerati a riflettere su questo libro, per non lasciarsi trasportare dall’emozione e non inciampare nelle buche di questo imbonitore.


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