Vespa, il Co.Co.Co.
C'è nel paese un dibattito continuo, estenuante, attorno al dilagante fenomeno del lavoro precario e molto flessibile. Studiosi e sindacalisti citano i casi dei cosiddetti "call center" dove torna il lavoro a cottimo. E' una forma moderna per ridurre l'individuo simile all'operaio chapliniano di "Tempi moderni". Rischia però di scomparire dalla scena, in tutto questo gran parlare, un caso umano eclatante. È quello di Bruno Vespa, agile e obiettivo conduttore della famosa trasmissione "Porta a porta".
È successo che il conduttore sia stato minacciato dagli estremisti amministratori della Rai, capitanati dal sovversivo Claudio Petruccioli. Gli vorrebbero rubare un'intera puntata settimanale. Un fatto inaudito, incomprensibile. Semmai bisognava fare il contrario: dargli sette serate su sette. Sembra che abbia condotto soltanto 150 serate in un anno. E perchè non 365, perché non vederlo anche la notte di Natale e di Capodanno? Perché non farlo apparire a reti unificate e in replica non solo sul satellite ma anche, magari, sulle reti Mediaset, su Televideo e sui personal computer di ciascuno di noi, tutti i santi giorni? Questo sì che sarebbe un omaggio all'informazione obiettiva, pulita, serena.
La verità è che il centrosinistra lo vuole ridurre alla condizione di un Co.Co.Co. qualsiasi senza diritti e senza tutele. Eppure trattasi di un Uomo che presta la sua opera per pochi soldi, inferiori a quelli - come lui stesso ha ricordato con fine riguardo - all'anziano Enzo Biagi. Adesso comprendiamo perché l'anziano e stimato giornalista sia improvvisamente scomparso dai teleschermi: costava troppo. E' la solita solfa: i padroni di turno preferiscono la mano d'opera a buon mercato e precaria. Come Bruno Vespa. Un Co.Co.Co. qualsiasi, con contratto rinnovabile.




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