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    Predefinito Dura condanna della Chiesa ortodossa all'attacco israeliano

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    Dura condanna della Chiesa ortodossa all'attacco israeliano
    Gerusalemme, 28/06/2006

    La Chiesa ortodossa palestinese denuncia con forza e sdegno l'attacco dell'esercito israeliano alla popolosa Striscia di Gaza. L'Archivescovo Atallah parla senza mezzi termini di "crimine" e di "atto terrorista".

    La Chiesa cattolica tace. Perché?

    Forse che gli ebrei d'Israele sono portatori di "valori" più simili a quelli occidentali rispetto agli arabi musulmani? E' l'Islam il problema?

    E' il vento da contro-riforma (anche se manca la Riforma contro cui combattere) di questo papato? E' il recente viaggio nei campi di sterminio in Polonia, dove ha avuto l'ardire di chiedere "dove era Dio?" durante la persecuzione nazi-fascista?

    Dio stava vicino e parlava attraverso tutte quelle persone che si opponevano all'orrore con coraggio strenuo, fino al sacrificio della vita, e che ora denunciano altri e nuovi crimini contro l'umanità!

    Forse, un giorno, Papa Ratzinger, o un suo successore, guardando allo sterminio del popolo palestinese, chiederà ancora: dove era Dio?


    Da www.maannews.net

    L'Arcivescovo del Patriarcato ortodosso di Gerusalemme, Atallah Hanna, ha descritto le azioni aeree israeliane contro la Striscia di Gaza come "un brutto crimine, un atto terrorista, un assassinio collettivo perpetrato sotto gli occhi del mondo".

    Il prelato sottolinea la sua "profonda condanna, la condanna della Chiesa e la condanna di tutti i palestinesi e di tutti i cristiani a questo attacco".

    Atallah ha aggiunto che "ciò che Israele sta facendo non è ragionevole" e che "il mondo è silenzioso verso questo crimine compiuto contro la popolazione palestinese. Sta a guardare senza fare nulla. Ci rivolgiamo alla coscienza del mondo, dei paesi islamici e arabi: muovetevi immediatamente per fermare questa aggressione e questa arroganza, poiché Israele sta tentando di imporre le sue richieste con la forza e con le armi, pensando che la popolazione palestinese si piegherà".

    "I palestinesi sono gente eroica: sono attaccati e terrorizzati ma proseguono con fermezza finché raggiungeranno gli obiettivi nazionali", ha affermato l'Arcivescovo.

  2. #2
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    Predefinito va bene condannare.....


    va bene condannare l'azione Isaraeliana, come tutte le violenze da qualsiasi parte arrivino, ma perchè sempre criticare il Papa e tirarlo una volta di quì e una volta di la?

    Credo che il Vaticano abbia fatto tanto per cercare di trovare una soluzione al problema, nell'ultimo viaggio di Papa Giovanni Paolo II, incontrando Arafat ha riconosciuto di fatto il Popolo Palestinese.

    Per Ratzinger non dimentichiamo che essendo Tedesco deve sempre stare attento parlando agli Israeliani, ma poi non è con una condanna in più che si risolve il problema palestinese, e guarda te lo dice una persona che sicuramente non conta niente, ma che è stato spesso in questa "terra dannata".

  3. #3
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    Predefinito Per conoscenza

    28 Giugno 2006
    ISRAELE - PALESTINA
    Haniya e Olmert: confusi (e disperati), di fronte all’attacco di Gaza
    di Arieh Cohen

    L’operazione militare israeliana a Gaza crea ancora più problemi di quanti ne risolva. I leader d’Israele e Palestina cercano di sopravvivere alla crisi interna ed esterna. I consigli del Vaticano.



    Tel Aviv (AsiaNews) - Un’operazione militare israeliana, di durezza senza precedenti, è in atto nella striscia di Gaza da questa notte, a meno di un anno dalla decisione dell’esercito e dei coloni di Israele di lasciare in modo unilaterale quel territorio. Il blitz è in risposta ai continui attacchi di missili Kassam dalla striscia di Gaza verso le città israeliane e soprattutto in risposta all’attacco e alla cattura del 19enne Gilad Shalit, soldato israeliano di cittadinanza francese. La cattura è avvenuta durante un assalto di militanti palestinesi dissidenti contro una postazione militare israeliana. Shalit dovrebbe essere tenuto ostaggio da qualche parte nella striscia di Gaza, in mano a membri ribelli dell’organizzazione di Hamas.

    Prima dell’attacco militare Israele ha domandato il rilascio incondizionato del soldato e ha annunciato che non vi saranno negoziati, contrattazioni, liberazioni di prigionieri palestinesi in cambio. Alcuni membri della sinistra alla Knesset avevano denunciato come “prematura” l’esclusione di ogni negoziato. La situazione è confusa all’estremo.

    L’ala politica di Hamas a Gaza, capeggiata dal premier Ismail Haniya, si confessa disperatamente impotente e non informata e quindi non responsabile della cattura di Shalit.

    Tutto è avvenuto proprio nel momento in cui Haniya e il suo governo tentano di guadagnare qualche riconoscimento e legittimità all’estero e mentre stavano per mettere in atto una “piattaforma nazionale”, in accordo con il suo rivale politico, il presidente Mahmoud Abbas (Abou Mazen). Quest’ultimo ha perfino condannato pubblicamente l’attacco contro i soldati israeliani definendolo un crimine contro gli interessi del popolo palestinese.

    Condoleezza Rice, segretario di stato Usa, aveva chiesto a Israele di non reagire militarmente, chiedendo una “soluzione diplomatica”. Ma vari esponenti israeliani si domandano come mai, proprio gli Usa scelgano per la diplomazia, mentre proibiscono ai loro diplomatici di aiutare e perfino parlare con il primo ministro palestinese e tutti gli altri rappresentanti di Hamas.

    La confusione non è finita.

    Le contorsioni di Haniya

    Haniya si contorce fra questi problemi, a cui se ne aggiungono altri: egli ha bisogno che la crisi finisca, così da intraprendere nuovi sforzi per farsi accettare dalla comunità internazionale; nello stesso tempo si mostra incapace di controllare i membri della sua organizzazione; ha dubbi sulla opportunità politica di condannare un’azione di guerriglia che il suo popolo vede invece come una “pulita” vittoria militare – non terrorista – riportata su una più potente macchina militare (che coi suoi raid ha fatto morti fra militanti e civili); vuole scongiurare una rottura finale con Abbas, evitando di essere come lui bollato di inefficienza; il timore che una pesante risposta militare israeliana a Gaza porti a dare la colpa ad Haniya e Hamas (per averla provocata, per essere incapaci di fermarla, o per tutt’e due le cose).

    Haniya ha pure bisogno di mostrarsi indipendente dal leader di Hamas in esilio, il pro-iraniano Khaled Mashal. Con ogni probabilità, l’attacco ai soldati israeliani è venuto proprio da Mashal, che lo ha senz’altro approvato. Allo stesso tempo Haniya ha bisogno di non opporsi in modo aperto con Mashal, rischiando di dividere in due la stessa Hamas.

    Infine, Haniya ha bisogno di restare vivo: Israele ha già minacciato di uccidere il primo ministro Haniya e tutti i membri del governo di Hamas. Già in passato Israele ha ucciso – con missili – il leader di Hamas, lo sheikh Ahmad Yassin, il suo stretto collaboratore Rantisi e tanti altri.

    Le contorsioni di Olmert

    Anche il Primo ministro Ehud Olmert si trova bloccato in tanti problemi: gli attacchi missilistici da Gaza su Israele e ora l’imbarazzante cattura di un soldato israeliano avvengono dopo il ritiro unilaterale di Israele da Gaza, una scelta appoggiata proprio da Olmert, prima come vice di Sharon e poi come premier. Il ritiro unilaterale era stato pubblicizzato come un passo che avrebbe dato a Israele più sicurezza, e invece succede il contrario. Molti israeliani ricordano le commoventi immagini dei coloni evacuati con la forza dallo stesso esercito israeliano, in nome di una “maggiore sicurezza”: ora essi ne chiedono conto a Olmert e ai suoi colleghi. Inoltre, quanto succede a Gaza rende ridicolo – agli occhi degli israeliani – l’annuncio di Olmert sul piano di ritiro unilaterale da alcune colonie nei Territori occupati, motivati sempre da una garanzia di “maggior sicurezza”.

    In Israele tutti – destra e sinistra – ricordano che l’ex capo delle Forze armate e altri esperti hanno messo in guardia dal ritiro unilaterale da Gaza, che avrebbe prodotto proprio ciò sta succedendo: un aumento impressionante di attacchi contro Israele. Forse Olmert si domanda se il ritiro unilaterale non sia stato un errore. Ma se ammette ciò, come potrà continuare la sua politica?

    L’invasione militare di Gaza in larga scala, non rischia di portare alla morte certa il soldato israeliano prigioniero? Nello stesso tempo, se Olmert si abbassa a contrattazioni o concessioni, non rischia di essere bollato dall’opposizione come “troppo molle verso il terrorismo” e “un mollusco senza spina dorsale”?

    Il Vaticano: le soluzioni unilaterali sono illusioni

    Anche la gente di Sderot e di tutte le città israeliane nelle vicinanze di Gaza è confusa: per mesi essi hanno vissuto sotto la pioggia di missili e obici, da parte di terroristi che tentavano di uccidere civili e il governo non è sembrato molto preoccupato. Ora, un attacco della guerriglia contro l’esercito provoca uno scenario da “fine del mondo”. È vero, un giovane soldato è stato preso in ostaggio, ma la gente di Sderot non è stata ostaggio fino ad oggi?

    In mezzo a tutto questo, Olp e Hamas a Gaza hanno annunciato di aver stilato una bozza di piattaforma per “l’unità nazionale e la riconciliazione”. Essa può forse essere vista come una risposta alle domande ad Hamas da parte della comunità internazionale (occidente e arabi) di “riconoscere Israele”. Ma forse no, essendo troppo vaga.

    Una simile confusione sta a dimostrare la verità di quanto detto dal papa il 14 giugno scorso, secondo cui le soluzioni unilaterali, da una parte o dall’altra, sono solo illusioni. Le crisi di questi giorni – così ricorrenti nel Medio Oriente – non avranno mai fine, a meno di varare un trattato bilaterale per assicurare una giusta e (perciò) durevole pace.

  4. #4
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    Predefinito per conoscenza

    29 Giugno 2006
    ISRAELE – PALESTINA – VATICANO
    P. Jaeger: La pace fra Israele e l’Olp è l’unica soluzione

    Mentre sale la tensione a Gaza, l’annunciato accordo tra i palestinesi, che dovrebbe portare al riconoscimento di Israele, è un fatto positivo, malgrado il rischio di una “islamizzazione” dell’Olp. La vera fine del dramma della Terra Santa ci sarà solo con ‘accordo tra israeliani e palestinesi. La difficile situazione dei cristiani e gli auspici per la ricezione nelle leggi israeliane dell’Accordo con la Santa Sede.



    Roma (AsiaNews) – Il rombo dei carri armati israeliani a Gaza; la detenzione di 20 parlamentari di Hamas; la scoperta del cadavere di un colono ucciso in prigionia forzata; i contrasti, anche violenti, che hanno opposto le diverse fazioni palestinesi dimostrano che la speranza di “normalità” per gli abitanti della Terra Santa passa necessariamente attraverso l’accordo tra israeliani e palestinesi. Un segnale positivo in tale direzione è sembrato l’annuncio dell’accordo tra i palestinesi sul “Documento dei prigionieri”. Ma, avverte padre David-Maria A. Jaeger, francescano israeliano, da decenni attento osservatore delle vicende politiche e religiose della Terra Santa, esso contiene una potenziale minaccia, in quanto prevede anche l’ingresso dei fondamentalisti di Hamas e Jihad Islamica nell’Olp, che così perderebbe il suo carattere laico, con le conseguenze immaginabili.

    Nell’intervista ad AsiaNews, padre Jaeger parla anche dei rapporti tra Israele e Vaticano, ancora offuscati dal mancato adeguamento della legislazione israeliana a quanto previsto dall’Accordo tra Israele e Santa Sede.

    Secondo i rapporti di agenzia, l’Accordo nazionale di riconciliazione unirebbe Fatah e Hamas nel riconoscere Israele entro le frontiere precedenti la guerra del 1967, rinunciando ad azioni armate e al terrorismo all'interno di questi confini. Si tratta di una svolta epocale che renderebbe possibile la pace - come dicono alcuni – oppure no?

    E' troppo presto per valutarne accuratamente la portata. Bisognerebbe leggerne attentamente il testo, e ci vorranno ancora almeno alcuni giorni per conoscere cosa dice di preciso il documento, chi vi aderisce e come si intende trattare chi, come Jihad Islamico, sembra di non voler aderirvi. Il documento originale, su cui quest'ultimo accordo si baserebbe, era certamente un passo significativo, che avrebbe aperto nuove prospettive, ma non pare ancora certo che sia stato integralmente accolto quel "documento dei prigionieri", steso dai militanti delle diverse organizzazioni detenuti nelle carceri israeliane. Rappresentava uno scatto di realismo ed esprimeva l'impazienza di tutti con il perdurare indefinito della situazione attuale. Israele, alquanto sorprendentemente, lo ha bocciato subito, caratterizzandolo una mera "questione interna" delle organizzazioni palestinesi. Il documento, e anche l'annunciato accordo, avrebbero però un elemento alquanto preoccupante, e cioè l'ingresso di Hamas nella compagine dell'Olp, che rischia di alterare profondamente la natura laica del movimento nazionale palestinese, con conseguenze imprevedibili per il futuro Stato palestinese. In ogni caso, in questo momento molto può dipendere dal modo in cui sarà risolto il caso del soldato israeliano catturato da uomini armati palestinesi e detenuto a Gaza. Una risoluzione pacifica, tanto auspicata da tanti, non potrà che giovare, mentre in caso contrario...

    Poco prima dello scoppiare dell'attuale, ennesima crisi a Gaza, è avvenuto l'incontro tra Olmert e Abbas, che promettevano di rivedersi. Considerando assieme agli annunciati sviluppi nella posizione di Hamas, questo rende possibile la ripresa dei colloqui di pace?

    L'incontro, a colazione dal Re Abdallah II di Giordania, è stato un gesto di cortesia. Non è dato ancora a conoscere l'o.d.g. del futuro incontro, anche se è probabile che debba trattare di problemi correnti, contingenti. Incontrarsi è sempre un fatto positivo. Questi incontri non esauriscono, però, le speranze delle due Nazioni, e di tutto il mondo civile,che puntano invece alla ripresa, non di "colloqui" qualsiasi, ma di formali negoziati di pace, miranti alla firma di un vero e proprio trattato di pace tra Israele e Palestina, che ponga fine al sanguinoso conflitto pluridecennale, e assicuri ad entrambe le Nazioni interessate la libertà e la sicurezza, in condizioni di eguale dignità, e con pari opportunità per prosperare nella Terra Santa, patria di ciascuna. In questa prospettiva, "Hamas" non ha per ora importanza, siccome esso non "gestisce" altro che l'"Autorità palestinese", che è un meccanismo temporaneo nato per amministrare alcune parti dei Territori Occupati in attesa del trattato di pace. Negoziare questo trattato è invece di competenza esclusiva dell'Olp, riconosciuto dal mondo arabo, ma anche dal resto del mondo, e - sin dal 1993 - persino da Israele, come l'autorevole rappresentanza a livello internazionale del Popolo palestinese. E che il sig. Mahmoud Abbas (Abu-Mazen) è il Presidente dell'Olp è il fattore determinante, non il suo essere in aggiunta per ora anche il Presidente dell'"Autorità palestinese". Il tempo stringe, perchè è probabile che l'Olp sia fra poco costretto ad ammettere anche Hamas - e forse persino "Jihad Islamico" (!) - tra i suoi membri, accanto ad al-Fatah (dall'inizio, il partito laico dominante) e ai partiti laici minori. Qualora questo avvenga, non solo i negoziati di pace, ma anche - e soprattutto - la costruzione successiva di uno Stato laico e democratico negli ex-territori occupati diventerebbe molto, ma molto più difficile (anche se certo non meno doveroso ed urgente). In questo momento, e chissà quanto tempo ancora, ci sarebbe ancora la possibilità di negoziare e firmare la pace con l'Olp attuale, che se "riporterà a casa" tale realizzazione si assicurerà il pieno appoggio della stragrande maggioranza dei palestinesi nei territori occupati. Ma l'avvio di tali negoziati dovrebbe essere annunciato ora, tra giorni, per scongiurare lo snaturamento dell'Olp laico, con tutte le conseguenze che esso comporterebbe.

    Dopo la vittoria di Hamas, Usa ed Europa hanno sospeso gli aiuti al governo palestinese. Ma di fronte alla drammatica situazione della popolazione, da più parti, compreso il Papa, si chiede di aiutare il popolo palestinese. É possibile farlo senza rafforzare il fondamentalismo di Hamas?

    Si tratta di una questione piuttosto "tecnica" - come costruire e far funzionare il meccanismo necessario - ma di questo l'Unione Europea, Usa e Banca Mondiale si stanno occupando da qualche tempo e ora pare che tutto sia già pronto, o quasi. Ma si tratta anche di una questione di valori, e di soppesarli assieme agli obiettivi che si vorrebbero raggiungere: quante difficoltà si riterrebbe di dover imporre alla popolazione pur di rovesciare il governo, e a quale punto l'obiettivo politico (esautorare l'attuale governo dell'Ap) deve cedere il passo alle preoccupazioni umanitarie. In ogni caso, queste sono sempre comunque tutte questioni solo contingenti - anche se certo gravi ed urgenti - che rischiano pure di assorbire tutta l'attenzione e distogliere lo sguardo dal vero obiettivo, che solo rappresenterebbe la soluzione: il trattato di pace. Questo, in fin di conti, è l'unico modo di frenare l'avanzata del "fondamentalismo di Hamas", che, in assenza di un trattato di pace (che desse libertà, dignità e sicurezza ai palestinesi) sembra destinato a continuare il suo pauroso percorso.

    Benedetto XVI, parlando alla Roaco, ha chiesto di aiutare i cristiani a rimanere in Terra Santa. L’unico ministro cristiano del governo di Hamas si è dimesso. Qual è l’attuale situazione dei cristiani, stretti come sembrano tra islamici ed israeliani? E cosa si può concretamente fare?

    Nei Territori Occupati, i palestinesi di religione cristiana condividono necessariamente la sorte dei loro connazionali (musulmani), oltre a dover sopportare, all'interno di questo quadro generale, ulteriori inconvenienti dovuti alla loro condizione di esigua minoranza in circostanze di insicurezza generalizzata. Grandi risorse e notevoli energie vengono lodevolmente impiegate da tanti organismi ecclesiali per venir incontro alle loro necessità, nell'intento pure di aiutarli a perseverare nella terra degli avi, e a resistere alla tentazione sempre più forte di emigrare. Ma l'unica cosa veramente capace di cambiare fondamentalmente la situazione in cui essi si trovano sarebbe, dicasi ancora una volta, il trattato di pace. Solo esso creerebbe le condizioni necessarie perchè la collettività cristiana nei Territori Occupati, buona fetta della parte centrale della Terra Santa, possa sentirsi sicura e avere fiducia nelle sue prospettive future. Il più grande atto di carità verso questa comunità sarebbe perciò precisamente questo, promuovere veri negoziati di pace, far firmare il trattato di pace.

    La stampa israeliana ha riportato che il ministro del turismo incontrando il nuovo nunzio ha parlato anche della preparazione del viaggio di Benedetto XVI in Israele, l’anno prossimo, visto anche come mezzo di promozione del turismo religioso. In Vaticano si osserva che difficilmente la visita si potrà fare se Israele non avrà recepito l’Accordo fondamentale e firmato quelli in esso previsti. A che punto è la situazione? E quali le prospettive?

    Che io sappia (e non si può mai seguire tutto nel frenetico clima mediatico di oggi), non c'è stata alcuna dichiarazione vaticana che annunciasse tale viaggio. In assenza di tale dichiarazione, mi sembra irrispettoso che ne parlino altri, in un senso o in un altro, quasi a voler condizionare la sovrana libertà del Sommo Pontefice. Per cui su questa ipotesi non mi posso esprimere. Quanto all'altra parte della domanda - stando in particolare alle notizie dei media (specie agli abbondanti e dettagliati rapporti diffusi da AsiaNews) - non è possibile non nutrire perplessità. Di pubblico dominio rimane la dichiarazione del Governo israeliano (resa alla Corte Suprema) di non riconoscersi vincolato dall' "Accordo fondamentale" con la Santa Sede (entrato in vigore nel 1994), mentre ancora non è stata resa pubblica la data, in cu il nuovo Governo presieduto dal sig. Ehud Olmert vorrà riprendere i negoziati, voluti dallo stesso Accordo fondamentale per raggiungere l' "accordo globale", che si richiede per la tutela dei beni ecclesiastici, specie i luoghi sacri, e per la conferma dei "diritti esistenti" della Chiesa in campo fiscale. Com'è stato più volte ricordato dai media, questi negoziati si tengono saltuariamente dal lontano 1999, senza esito. In queste condizioni, non ho gli elementi per fare previsioni. Posso soltanto - da cattolico e da israeliano - formulare un auspicio: che Israele si dimostri pienamente disponibile al riavvio dei negoziati, e che questi si possano svolgere in continuazione fino a raggiungere il necessario accordo; ma soprattutto che lo Stato riconosca di nuovo pubblicamente il carattere vincolante dell' "Accordo fondamentale" - da esso voluto, firmato e ratificato - per togliere ogni dubbio e ogni ombra sull'indole irrevocabile dello "storico trattato" (nelle parole del deputato statunitense Henry Hyde, riportate recentemente da AsiaNews) con cui si credeva di normalizzare i rapporti tra la Chiesa Cattolica e lo Stato ebraico.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Leonardo

    va bene condannare l'azione Isaraeliana, come tutte le violenze da qualsiasi parte arrivino, ma perchè sempre criticare il Papa e tirarlo una volta di quì e una volta di la?

    Credo che il Vaticano abbia fatto ...
    UFFA CHE PIZZA, SEMPRE CON STO' PAPA!!!! C'E' QUASI DA DIVENTARE MUSSULMANI ALMENO LI' IL PAPA NON CI ENTRA NEPPURE DI STRISCIO..... SMETTETELA DI TIRARE FUORI IL PAPA AD OGNI DISCUSSIONE, ORTODOSSI O CATTOLICI CHE SIATE! SEMBRA CHE SIA IMPORTANTE PIU' LUI CHE CRISTO!!! E BASTA!!!!!!!!!!!

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Informatore
    UFFA CHE PIZZA, SEMPRE CON STO' PAPA!!!! C'E' QUASI DA DIVENTARE MUSSULMANI ALMENO LI' IL PAPA NON CI ENTRA NEPPURE DI STRISCIO..... SMETTETELA DI TIRARE FUORI IL PAPA AD OGNI DISCUSSIONE, ORTODOSSI O CATTOLICI CHE SIATE! SEMBRA CHE SIA IMPORTANTE PIU' LUI CHE CRISTO!!! E BASTA!!!!!!!!!!!

    Hai perfettamente ragione e nella tua santa collera ed indignazione mi ricordi che da tempo avevo chiesto a tutti noi cristiani ortodossi di non farsi mai più dettare l'agenda delle nostre iniziative e dei nostri confronti dall'egemonia reale e concreta( e per certi aspetti mondialista) del pensiero,dell'organizzazione,della teologia totale della comunione romano-cattolica
    Avevo invitato me stesso e gli altri ( anche i fratelli e le sorelle asintattici e asintattiche di questo forum) a confrontarsi e a produrre elaborati e proposte teologico-pastorali per la nostra stessa esistenza di ortodossi in Italia

    Ma a quanto pare alla fine si ri riduce solo all'apologetica e alla difensiva....

    Padre Giovanni

  7. #7
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    Predefinito Guarda bene


    Guarda bene che l'avete nominato voi, altrimenti non mi veniva neanche in mente di scrivere il messaggio.

    Non hai un carattere più grande?

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Leonardo

    Guarda bene che l'avete nominato voi, altrimenti non mi veniva neanche in mente di scrivere il messaggio.

    Non hai un carattere più grande?
    E infatti informatore contestava anche gli ortodossi sotto questo aspetto

    Resta poi sempre aperta la questione non teologica (forse ecclesiologica) ma politica ma questo è altro discorso

    Padre Giovanni

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Leonardo

    Guarda bene che l'avete nominato voi, altrimenti non mi veniva neanche in mente di scrivere il messaggio.

    Non hai un carattere più grande?

    SI' DA QUALUNQUE PARTE ARRIVI, QUESTA DEL PAPA E' VERAMENTE UNA FISSAZIONE. CON TUTTO IL RISPETTO MA A ME STA COMINCIANDO A SCOCCIARE MOLTO....
    IL FORUM CATTOLICO POI E' ADDIRITTURA ASFISSIATANTE DA QUESTO PUNTO DI VISTA. RENDERE ASFISSIANTE PURE QUESTO MI SEMBRA TROPPO!!
    E' COME ESSERE COSTRETTI A PARLARE DI UNA COSA E GIRARE SEMPRE ATTORNO A QUELLA.
    STUFA E COME!!!!!!!!!!!

  10. #10
    Ut unum sint!
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Informatore
    SI' DA QUALUNQUE PARTE ARRIVI, QUESTA DEL PAPA E' VERAMENTE UNA FISSAZIONE. CON TUTTO IL RISPETTO MA A ME STA COMINCIANDO A SCOCCIARE MOLTO....
    IL FORUM CATTOLICO POI E' ADDIRITTURA ASFISSIATANTE DA QUESTO PUNTO DI VISTA. RENDERE ASFISSIANTE PURE QUESTO MI SEMBRA TROPPO!!
    E' COME ESSERE COSTRETTI A PARLARE DI UNA COSA E GIRARE SEMPRE ATTORNO A QUELLA.
    STUFA E COME!!!!!!!!!!!
    Alleluia... piantatela
    UT UNUM SINT!

 

 
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