User Tag List

Pagina 2 di 2 PrimaPrima 12
Risultati da 11 a 16 di 16
Like Tree2Likes

Discussione: Non commento, ma lo posto.

  1. #11
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    17 Dec 2004
    Messaggi
    8,761
    Mentioned
    158 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Coriolano
    Sul Piave a combattere, c'erano solo i Meridionali, i Settentrionali erano imboscati nelle fabbriche di armi e munizioni.
    Tantissime nostre famiglie hanno avuto morti nella grande guerra, anche la mia, e arriva il terrone e ci dice che i nostri erano imboscati, roba da matti!
    Se fosse vero che al fronte c'erano in maggioranza i terroni, gli austriaci sarebbero arrivati fino a Pantelleria...
    ventunsettembre likes this.

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #12
    independent
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    7,807
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Ecco gli eroici meridionali in guerra e gli imboscati del nord

    Appunti riguardo ad uno "strano episodio" avvenuto sul Pal Piccolo nel giugno del 1915 e che ha come protagonista una compagnia della guardia di finanza

    di Gira
    Introduzione
    Capita sovente leggendo libri sulla Grande Guerra , soprattutto quando la propria biblioteca comincia ad essere abbastanza fornita, di imbattersi in diverse versioni di uno stesso episodio bellico, non solo da fonti di opposto versante, ma anche da quelle di una stessa parte della barricata, con considerazioni e conclusioni a volte completamente differenti se non anche perfino opposte. In diversi anni di letture mi sono fatto l'idea che, a seconda se l'autore sia italiano o austriaco, pur riconoscendo il sacrificio e il valore dell'avversario, ha la tendenza a sopravalutare l'azione dei propri connazionali rispetto alle reali difficoltà del momento, aumentando i problemi presenti nell'effettuare l'azione e quindi l'importanza del fatto in sè stesso, spesso esaltando il valore dei nemici con l'unico scopo di alzare proporzionalmente il valore dei propri soldati. Raramente avviene il contrario. Di conseguenza, leggendo le pagine del diario di Don Antonio Roja, raccolte nel libro "Ma i generali dormivano....? Il marmocchiume s'è messo a giocare alla guerra" , edizioni Gaspari, maggio 2003, il cui testo è stato realizzato dagli studenti della classe III Liceo Classico "S.Bernardino da Siena" di Tolmezzo, nell'anno scolastico 2002-2003, con la supervisione di Ivan Ghidina, Riccado Urbani e degli altri insegnanti della classe, sono rimasto sorpreso da alcuni passi del diario che riguardavano un episodio bellico accaduto sul Pal Piccolo, uno dei due monti che assieme a Cellon fanno da spalla al passo Monte Croce Carnico, episodio che descrive le impressioni suscitate nel paese, nell'apprendere la notizia che una compagnia di finanzieri avrebbe proditoriamente abbandonato le proprie posizioni al nemico, e solo grazie all'intervento degli alpini si sarebbe scongiurato un vero e proprio disastro militare con enormi conseguenze sull'esito della guerra in quella zona. Quello che più mi ha colpito nel leggere i testi di Don Roja è stato però, levidente astio e rancore che prorompevano dalle sue parole nel descrivere i finanzieri nella loro ritirata, del tutto inopportune e alquanto discutibili venendo dalla penna di un prete, tra l'altro di quell'epoca in cui, da come si può ricavare da altri diari, la fede e l'amor di patria sembravano essere le cose fondamentali per un soldato e soprattutto per chi questi principi doveva infondere nei combattenti. Questo rancore, io credo, derivi dal fatto che, avendo don Roja prestato la sua opera spirituale in paesi di confine tra la Carnia e l'Austria, paesi dove gli uomini oltre che pastori e contadini, esercitavano attività di contrabbando oltre frontiera, tra l'altro molti sentieri di montagna che poi furono usati per scopi bellici e attualmente dagli escursionisti, furono tracciati da questi "liberi commercianti", è chiaro che parteggiando per i suoi compaesani, don Roja avesse, come del resto quasi tutti gli abitanti dei paesi di confine dell'epoca, un innato rancore verso queste guardie regie, viste tra l'altro come un'imposizione di uno Stato che in quegli anni e soprattutto in certi paesi di montagna era difficile da essere riconosciuto in quanto lontano e capace solo di imporre tasse e imposizioni alla popolazione, cosa che porterà durante la guerra anche ad un atteggiamento di rancore da parte dei soldati reclutati in queste località nei confronti di alcuni ufficiali provenienti dai grossi centri dell'Italia, e di sospetto da parte di quest'ultimi nei confronti dei soldati dei paesi confinanti con l'Austria.
    Il ricercare prima di tutto a quale episodio bellico si facesse riferimento è stato il primo passo. L'episodio in questione trova riferimenti in diversi scritti di altrettanti autori, sia italiani , pochi per la verità, che austriaci, vuoi per l'importanza della zona di operazioni che per il carattere strategico dell'attacco, che fu determinante per delineare praticamente e definitivamente le linee trincerate dei due eserciti sul Pal Piccolo: si tratta dell'attacco austriaco del 14 giugno 1915 per la conquista della posizione sul pianoro della cima del Pal Piccolo, presidiata allora dalla 23a compagnia del capitano Del Litto. Chiaramente viene posta l'attenzione su una o l'altra parte in campo, a seconda della nazionalità dell'autore. In tutti però, tranne che nel Roja, non è fatto nessun accenno ad episodi di codardia o addirittura tradimento da parte di alcuno, ma solo situazioni di disorganizzazione o di impedimento nel reagire, da parte degli italiani che nel momento dell'attacco stavano avvicendando le guarnigioni in linea. E' chiaro che visto da parte austriaca si tenda a considerare l'episodio, solamente dovuto al coraggio e alla forza dei propri soldati, come è altrettanto logico che l'unica fonte totalmente italiana qui riportata, oltre ai passi del diario di don Roja, non parli di codardia o tradimento, visto che si tratta di un libro prodotto dal Museo Storico della Guardia di Finanza! Ho quindi riportato prima di tutto i vari appunti di Don Antonio Roja che hanno dato lo spunto a questa ricerca e quindi alcune descrizioni del fatto d'armi in questione, trovati in alcuni testi, alcuni dei quali molto conosciuti e fondamentali per una conoscenza delle operazioni belliche nell'ambito dell'argomento "guerra in montagna"
    Dal diario di Don Antonio Roja
    Dal bollettino del 18 giugno 1915
    (...) Da altra parte è stata sottovoce portata la nuova che a Timau erano state comandate di occupare certa posizione una colonna di alpini ed una di finanza, le quali vi si dovevano incontrare. Forse la via più breve e comoda, od avessero gli alpini perduto tempo per imprevedibili ostacoli; la finanza arrivò prima sotto il tiro degli austriaci accorti della mossa. Le mitragliatrici nemiche avrebbe fatti cadere 600 di 1000 finanzotti arrivati. Giunti gli alpini dall'altra parte, i Tedeschi avrebbero ceduto perchè temono assai lo slancio degli alpini nostri. Una donna di commercio di qui poi ha raccontato avergli detto un doganiere che ben 2000 ne son caduti del suo corpo. Questa poi non vale nemmeno per l'anima di chi l'ha raccontata. (...) (pag.26)
    (...) Giugno 19. Un'altra versione del disastro dei doganieri porta che questi nella misura d'un battaglione sarebbero ascesi al confine per sostituirvi gli alpini acciò scendessero a Paluzza pel riposo. Questi erano appena giunti al basso quand'ebbero l'annunzio che la loro presenza era indispensabile lassù. Allorchè vi giunsero, già la finanza era soverchiata, pestata, e parte fatta prigioniera. Gli alpini hanno assalito e fatto rinculare il nemico. Quanti finanzotti siano caduti, quanti rimasti prigionieri non sanno dire. Raccontano che chi li comandava s'è suicidato. Che il disastro sia stato relativamente non lieve avrebbero affermato anche certi doganieri che son qui per non so qual servizio, forse di vigilanza e perlustrazione (...) (pag.26)
    Giugno 21. (...) raccontasi che il disastro della finanza nel Canal di S.Pietro fu assai grave e ad un certo momento seriamente fu temuta una invasione degli austriaci. Causa del disastro sarebbe stata la vigliaccheria di quel corpo composto in gran parte di scioperati venduti non d'altro capaci che di conquistar donne ed appestar paesi. La dappocaggine da loro dimostrata in questa occasione ha procurato loro nell'ambiente militare vicino un sommo disprezzo; e per evitare malanni simili sono stati inquadrati con altra milizia. Al disastro lassù rimediarono con islancio grande e sacrificii le altre truppe e specialmente gli alpini. L'altro dì sarebbero passati per Tolmezzo diretti alla frontiera 12.000 uomini. La notizia della rotta dei doganieri aveva fatto temere perfino ai Tolmezzini di veder faccie tedesche (...) (pag.28)
    (...) Giugno 22, dal bollettino del 19. (...) raccontano che la famigerata finanza il dì della sua degna apoteosi gettava le armi, sbandavasi, fuggiva di qua, di là , buttandosi a terra, mostrava in tutti i modi la propria sublime vigliaccheria facendosi finalmente accordare quell'onore che si merita, e facendo (spero) comprendere anche alle autorità che un corpo profondamente immorale non sarà mai valido sostegno della patria nè capace d'alcun atto d'eroismo. Se lassù anzichè Austriaci con mitragliatrici si fosse trovata una bella compagnia di Tedesche, l'entusiasmo e la prodezza dei doganieri si sarebbero fatti universalmente. (pag. 31)
    (...) Uno dei nostri feriti rincasati ha confermato il fatto della gran vigliaccheria dei finanzotti, ed, a questo racconta, pare che anche qualcuno dei nostri siasi mostrato egualmente prode e di grande slancio nel fuggire. Invece un Farzarino si è fatto vedere indefesso infilzatore di Austriaci. (pag.35)
    (...) Uno che è stato mandato fra i mandati a riparare i malfatti dei finanzotti ha raccontato che questi, essendo un battaglione, non sono stati capaci di tenere testa a due plotoni di Tedeschi; ma scapparono a più potere continuando prodemente a belare " Savoia, Savoia". Racimolati, riuniti, furono messi davanti agli alpini e cacciati su, e, quanti procuravano di rinculare, regolati di buone pillole delle nostre. Quella posizione non s'è paranco potuta riconquistare: e se gli Austriaci ci avessero avute quel di forze grandi, ci sarebbe toccata qualche brutta sorpresa grazie a quel branco di effeminati. (pag.55)
    (....) Luglio 27. Uno, che ha combattuto a Timau, racconta di esser vera la gravità del fatto della famosa finanza avvenuto in Pal Piccolo, Freikofel e Pal Grande. Il disastro dovuto anche al tradimento d'un maggiore d'artiglieria fratello di un generale austriaco. Costui più volte fece spostare i pezzi proprio quando era accertato il tiro, ed in quel giorno disgraziato fece sospendere il tiro proprio quando questo era più indispensabile. Scoperta l'infame fellonia, è stato fucilato. Lassù a pochi passi dalle schiere nostre e dalle austriache giace insepolto il cadavere d'un capitano caduto nel combattimento, e nè i nostri nè gli altri osano andarlo a prendere per l'estrema vicinità del nemico. (...) (pag.58)
    Da " Dallo Judrio a Vittorio Veneto, i finanzieri nella prima guerra mondiale" , Museo storico della Guardia di Finanza, E.Albertelli Editore
    (...) Pochi giorni dopo fu la volta di due battaglioni assegnati alla zona Carnia, l'VIII e il XX inviati ai primi di giugno a sostituire in linea i reparti alpini che avevano occupato, subito dopo l'inizio delle ostilità, le posizioni immediatamente ad est del passo di Monte Croce Carnico, il Pal Piccolo, il Freikofel ed il Pal Grande, ciascuna delle quali affidata ad una compagnia dell'VIII, mentre il XX veniva tenuto in riserva di settore poco indietro, a Casera Pal Piccolo. I due reparti, comandati rispettivamente dai maggiori Antonio Papaleo e Giovanni Macchi ( Antonio Papaleo 1875 -1945 e Giovanni Macchi 1871-1915, erano tra gli ufficiali più noti della guardia di finanza dell'epoca, e provenivano entrambi dai primi corsi della Scuola di Caserta. Papaleo era praticamente l'unico ufficiale superiore in possesso di una sia pure limitata esperienza di guerra, avendo comandato la compagnia inviata in Tripolitania per partecipare alle operazioni del conflitto italo-turco. Smobilitato nel '16, percorse una rapida carriera, e fu comandante in 2a del Corpo dal 1933 al gennaio 1940. Macchi si era distinto nelle operazioni di soccorso in occasione del terremoto di Messina , ed al momento della mobilitazione era vice comandante della Scuola Allievi Ufficiali di Caserta) erano costituiti da militari dei circoli di Napoli e di Salerno, per oltre la metà richiamati, privi di equipaggiamento da montagna, e per di più dotati delle mantelline nere dell'uniforme di pace, che li rendevano ben visibili a distanza. Per quattro giorni non ricevettero rifornimenti e dal 12 giugno furono sottoposti ad un intenso fuoco di artiglieria. Il giorno dopo il maggiore Papaleo, che aveva il posto di comando al Pal Piccolo, fu spostato al Pal Grande, ed a sostituirlo fu inviato Macchi. Nella notte del 14 giugno, mentre continuava il martellamento dell'artiglieria, il tenente Antonio Meloni fu ucciso durante un giro di controllo alle vedette, forse un caso di friendly fire. All'alba l'artiglieria allungò il tiro, ed i fanti del 61° austro-ungarico e di un battaglione di Landsturm stiriano, che nella notte avevano salito le pendici del Pal Piccolo, irruppero sulla posizione, presidiata dalla 23a compagnia del capitano Del Litto. La prima linea fu travolta, caddero il Maggiore Macchi ed il tenente Naso, aiutante maggiore dell'VIII, e fu ferito gravemente il capitano Del Litto. I superstiti, una trentina, ripiegarono verso il margine posteriore della posizione, dove furono raggiunti dal capitano Poniatowsky, comandante della 63a compagnia del XX battaglione, e da reparti alpini, con i quali fu possibile tamponare la falla.(...) (pag.15-16)
    Da "1915-1917 il fronte di pietra", di Ingomar Pust, edizioni Mursia. A cura di Giulio Primicerj
    (...) Si verificò così una profonda crisi, perchè non sarebbe stato più possibile difendere il passo senza il possesso del Pal Piccolo. La sua cima doveva essere riconquistata ad ogni costo. Furono necessari parecchi giorni prima di poter riunire reparti da montagna idonei ad agire su quel terreno e l'azione venne affidata a complementi del 10° battaglione Landsturm della Stiria. All'alba del 14 giugno 1915, i Landsturmer provenienti dal passo, da nord e da est salirono lungo i fianchi scoscesi del monte ed ebbero un incredibile fortuna. Poco dopo le 7 riuscirono a sorprendere sul pianoro della cima i soldati italiani, probabilmente demoralizzati da l fuoco dell'artiglieria austriaca, e catturarono 5 ufficiali e 100 uomini di truppa. Nel pomeriggio stesso l'avversario tentò per ben quattro volte di ricacciare gli austriaci, ma tutti i suoi contrattacchi furono sanguinosamente respinti.[ Nota del curatore ( G.Primicerj) : Non è del tutto esatto: il presidio del Pal Piccolo era stato affidato la notte sul 14 giugno a reparti della Guardia di Finanza, che vennero effettivamente sorpresi dall'attacco austriaco. Venne ripresa, anche con l'ausilio della 222a del " Val Varaita", la quota 1859, ma la quota 1866 e un tratto del ciglione rimasero in mano austriaca. Questa versione, data dalla Storia delle truppe alpine, è indirettamente confermata dal seguito descritto dallo stesso Pust (Storia delle truppe alpine, a cura di Emilio Faldella - Edizioni Cavallotti e Landoni, Mi. 1972, Vol.I, pag.232 ]. L'artiglieria italiana cominciò a sfogarsi rabbiosamente sui Landsturmer, sistemati senza alcun riparo sul pianoro roccioso. Dopo aver conquistato la quota più elevata, si ritenne indispensabile completare il successo obbligando gli italiani ad abbandonare anche il versante sud del monte. La notte sul 15 giugno furono fatte affluire sul Pal Piccolo tre compagnie del 61° reggimento di fanteria del Banato, destinate a proseguire l'azione offensiva assieme ai Landsturmer. Tutte queste unità, costrette ad agire allo scoperto, vennero decimate dal fuoco dell'artiglieria avversaria. I superstiti non si persero d'animo e si lanciarono più volte all'attacco, ma furono sempre arrestati da una pioggia di colpi prima di poter raggiungere le posizioni occupate dagli italiani lungo la parete meridionale della cresta di confine (situate a brevissima distanza da quelle austriache e nelle immediate vicinanze della quota più alta). Il massacro durò tre giorni: la notte sul 18 giugno i resti dei battaglioni ricevettero finalmente l'ordine di ripiegare sulle quote conquistate. Nei te giorni di continui attacchi svolti da un complesso di 800 uomini le perdite ammontarono a 101 morti e 273 feriti. ( Sempre secondo La Storia delle Truppe Alpine, le perdite austriache dal 14 al 17 giugno furono 680 uomini, di cui 190 morti, contro i 68 morti, 176 feriti e 95 prigionieri degli alpini, fanti e guardie di finanza, ma è probabile che queste cifre si riferiscano anche alla contemporanea azione su Freikofel)
    Da "La grande Guerra 1915-1918, Storia ed itinerari nelle località della guerra" , Alpi Carniche Occidentali, Vol 4 W.Schaumann, edizioni Ghedina-Tassoti
    (...) il 10 giugno il comando di divisione austriaco dispose un attacco contro il Pal Piccolo perchè le batterie italiane ivi piazzate potevano tenere sotto il fuoco d'infilata le posizioni austriache del Cuelat. Alle 3 del 14 giugno il fuoco dell'artiglieria austriaca iniziò a martellare a tappeto il Pal Piccolo. Le bocche da fuoco lanciarono ben 2352 bombe. Frattanto le truppe d'assalto si trovavano ancora sul sentiero di risalita ed una compagnia venne sorpresa dal fuoco d'infilata italiano ed annientata. Alle 6 il resto della truppa avanzò fino all'orlo in quota del Pal Piccolo. Ma la forza d'urto di una compagnia e mezza non era tale da coronare con successo l'avanzata fino all'orlo meridionale. 5 ufficiali italiani e 100 soldati furono fatti prigionieri. Gli alpini comunque sfruttarono a dovere il terreno frastagliato ed opposero fiera resistenza. Le perdite austriache andarono aumentando e per questo motivo ci si limitò a difendere quanto conquistato allo scopo di respingere i ripetuti contrattacchi italiani verificatesi alle 13.30, alle 14.30, alle 16 e alle 17.30. Attacchi e contrattacchi si alternarono rapidamente senza soluzione di continuità, ma le posizioni non mutarono. Il 15 un più massiccio attacco austriaco contro il Pal Piccolo, dopo tre giorni di lotta, si esaurì in un nulla di fatto. (pag.283-284)
    Da "La guerra in montagna 1915-1918", vol.3, Heinz von Lichem, edizioni Athesia
    (...) Decisiva fu la riconquista del Pal Piccolo effettuata il 14 giugno 1915 dagli stiriani del battaglione n. 10 del Landsturm. Dopo un nutrito martellamento di artiglieria, 400 Landsturmer (della prima, terza e quarta compagnia) strapparono agli italiani il Pal Piccolo, ottenendo un successo grandioso nella storia della guerra ad alta quota, determinante per la sicurezza del vicino passo Monte Croce Carnico. Nei primi giorni del giugno 1915 i numerosi tentativi italiani di eliminare il presidio del Cuelat furono respinti. Importante risultò soprattutto il fatto che gli austriaci restassero padroni della vetta e della cresta del Pal Piccolo, lasciando agli avversari soltanto posizioni sul versante sud della montagna. (pag. 204-205)
    Da "Guerra sulle Alpi (1915-1917)", Fritz Weber, edizioni Mursia
    (...) Dopo questo insuccesso, che tuttavia non abbattè gli animi dal momento che gli italiani avevano dovuto provvisoriamente rinunciare allo sfondamento nella Valle Angerbach, l'attenzione fu concentrata su l'unico punto ad oriente del passo Plocken che gli austriaci potevano ancora sperare di conquistare: il Pal Piccolo. Questo massiccio costituisce il fianco orientale del passo. Da esso si eleva verso nord-ovest una ripida anticima: il cosiddetto Maschinengewehrnase o " naso della mitragliatrice". Il suo versante settentrionale scende a precipizio sui prati di Angerbach ed è nella parte superiore coperto di cespugli, in quella inferiore di boschi. La cima, rivestita d'erba che cresce su un esile strato di terriccio, è frastagliata di rocce e macigni. Verso il passo il Pal Piccolo si affaccia con una ripida parete la cui scalata non è facile neppure per gli specialisti. Il progettato attacco contro questa montagna poteva essere condotto soltanto da truppe alpine e doveva assolutamente riuscire. Il generale Fernengel ha soltanto un reparto di questo tipo a disposizione: il battaglione stiriano Nr. 10, perchè le altre formazioni addestrate alla guerra di montagna sono già duramente impegnate con gli alpini che tentano di sfondare ad occidente del Plocken nella Valle Valentin. Prima di tutto si devono radunare le singole compagnie stiriane. L'attacco è previsto per il 14 giugno. Un ulteriore ritardo può avere conseguenze imprevedibili. Al momento fissato sono radunate soltanto due compagnie e mezzo, e cioè 400 fucili e 4 mitragliatrici, ma il generale Fernengel decide di attuare egualmente l'attacco. Alle 4 del mattino i cannoni dell'alpe di Mauthen, del Polinik e del Koder cominciano a tuonare. Nel settore del passo Plocken è la prima volta che gli italiani fanno la conoscenza con lo sfibrante martellamento di una vera preparazione di artiglieria. E se questo fuoco non può essere paragonato con i bombardamenti a tappeto dei tempi successivi è tuttavia abbastanza duro per scuotere i nervi di un nemico che non vi è abituato e che ancora non dispone di caverne e rifugi a prova di granata. Mentre le bombe e gli shrapnel spazzano la vetta del Pal Piccolo e gli italiani si riparano alla meglio dietro le rocce ed i sacchi di terra, gli stiriani si avvicinano salendo da tre lati: una compagnia attraverso il Maschinengewehrnase, un'altra dalla Valle Angerbach per premere sul nemico da oriente, e, al centro di queste due, la mezza compagnia in attacco frontale. Le pendici sono ripide e coperte di folta vegetazione. Occorrono due ore per terminare la salita, il che viene segnalato con le bandiere ed i razzi quasi contemporaneamente dai tre gruppi. L'artiglieria allora allunga il tiro di 100-200 metri per creare dietro la vetta una cortina di fuoco che impedisca l'affluire di rinforzi alla posizione nemica. Il comportamento degli stiriani è superiore ad ogni lode: senza indugi si dispongono in ordine sparso ed avanzano da tre parti verso la vetta, stringono progressivamente il cerchio e verso le 7 il Pal Piccolo, il punto più importante della linea difensiva del Plocken, è nelle loro mani. Cinque ufficiali e cento uomini sono prigionieri, molti i morti ed i feriti che giacciono sulla posizione conquistata. Passano varie ore prima che il nemico si riabbia da questo colpo e si decida al contrattacco. La sua artiglieria cerca di ripetere il procedimento che ha dato il successo agli austriaci e bombarda duramente la vetta. Ma è troppo tardi. Gli stiriani hanno trovato nella posizione molto materiale e l'hanno utilizzato in un lampo. Quando nel primo pomeriggio gli italiani fanno il primo contrattacco e lo ripetono poi altre tre volte non ricavano che pesanti perdite. Per essi la vetta è ormai perduta. Il generale Fernengel sviluppa ulteriormente i suoi piani. Ora che ha saldamente in mano una delle montagne di frontiera si dovrebbe avanzare fino a spingere lo sguardo nella Val Grande e così sulle pendici della linea Pal - Promos occupate dal nemico. Se questa operazione riesce, la situazione degli italiani lungo tutta la linea di confine diviene insostenibile, perchè si può controbattere efficacemente la loro artiglieria e impedire l'osservazione nella Valle Angerbach. Riuscendo poi a coronare l'opera con la conquista del Piz Timau, i ruoli sarebbero esattamente invertiti: il nemico si troverebbe con una freccia nel fianco, una freccia che ora per gli austriaci è costituita dal Promos. Ma non sono soltanto queste le considerazioni che inducono il generale Fernengel a continuare gli attacchi. Egli prevede il congelamento del fronte in quel settore, la lunga, estenuante lotta, nel corso di anni interi per il possesso dei due Pal, per quello del Freikofel. Sa che il nemico non desisterà fino a quando avrà una speranza, anche tenue di poter entrare nella Val Gail sfondando sul passo. Ma se gli austriaci riescono ad occupare i versanti meridionali della linea Pal Piccolo - Piz Timau, gli italiani possono rinunciare a questa speranza. Il piano del generale Fe rnengel poteva quindi risultare decisivo per la resistenza nel settore. Già nella notte del 15 giugno pertanto altre tre compagnie sono in marcia nella Valle Angerbach e salgono sul versante nord del Pal Piccolo. Non sono affatto specialisti della montagna ma, comunque, soldati valorosi ed esperti: gente del Banato, svevi o magiari del reggimento di fanteria Nr. 61. In seguito si distingueranno sul Carso, come del resto tutte le truppe del VII corpo. Ma anche qui fanno vedere ciò che valgono. All'alba del nuovo giorno, non appena la visibilità è sufficiente per orientarsi, attaccano insieme agli stiriani sul versante sud del Pal Piccolo, sloggiano il nemico dalla sua nuova posizione e lo costringono ad indietreggiare verso il burrone. Ma a questo punto la fortuna si volta dall'altra parte. Gli italiani si aspettano questo attacco. Numerosi reparti della loro fanteria sono già in attesa sotto il burrone, vengono subito messi in allarme e dopo breve tempo compaiono sul versante. Attacchi e contrattacchi si susseguono fino a quando il combattimento si riduce ad un continuo fuoco a distanza. Con questo gli italiani possono considerare di aver vinto. Essi debbono soltanto costringere l'avversario a restare fermo dove si trova fino a quando il fuoco della loro artiglieria lo avrà completamente distrutto. Gli italiani si trovano ora pertanto in una situazione di decisivo vantaggio. Le loro batterie possono bombardare con molta precisione truppe avversarie che si trovano sulle pendici montuose rivolte verso le loro bocche da fuoco, per giunta senza alcun riparo, mentre di tutta l'artiglieria austriaca potrebbero operare utilmente soltanto i cannoni sull'alpe di Mauthen, che però si giudica opportuno non fare entrare in azione. Tre intere giornate dura questa lotta per il versante meridionale del Pal Piccolo. I magiari e gli stiriani cercano continuamente di rompere la stretta del nemico. Ma gli italiani resistono con estre\- ma decisione, respingono gli assalti notturni fino a quando la luce del giorno consente alla loro artiglieria di riprendere l'annientamento del tenace nemico. Gli uomini sul Pal Piccolo non possono attendersi l'arrivo di nuovi rinforzi. Il settore che il VII corpo deve coprire é troppo ampio, il pericolo di attacchi italiani in altri punti è reale e pressante. Così non resta altra soluzione che rinunciare alla attuazione del piano, e ritirare nella notte del 18 giugno i resti delle cinque compagnie nella posizione sulla vetta del Pal Piccolo. Le perdite dei magiari, svevi e stiriani negli ultimi giorni sono gravi e dolorose: le cinque compagnie contano 374 uomini fuori combattimento fra morti e feriti, un terzo della loro forza prima dell'attacco. Un duro colpo se si considera la scarsità delle truppe austriache sul fronte carinziano. Con la riconquista del Pal Piccolo il 14 giugno 1915 gli eventi a oriente del passo Plocken sono in linea di massima conclusi e la situazione stabilizzata. Alle eroiche azioni delle prime tre settimane di guerra fa seguito il lungo martirio degli austriaci, che devono resistere nelle loro posizioni continuamente minacciate e bombardate fino a quando, dopo 28 mesi, giunge la liberazione. (...) (N.d.C. Sono stati riportati anche gli ulteriori sviluppi dell'azione oltre a quelli relativi all'episodio in questione, per completare le informazioni sul tentativo di conquista del Pal Piccolo)
    Conclusioni
    Come si è visto, e come precedentemente detto nell'introduzione, solo nelle note del diario di don Antonio Roja, si considera come causa della rotta dei finanzieri, un atteggiamento da codardi ed addirittura un episodio di alto tradimento di un maggiore di artiglieria, cosa tra l'altro completamente ignorata negli altri scritti e che non trova conferma neanche in documenti ufficiali. Come non trova conferma il suicidio del comandante dei finanzieri. Altri autori invece pongono l'accento sul fatto che per una serie di cause dovute più alla casualità che alla preparazione a tavolino, l'attacco è stato effettuato proprio nel momento dell'avvicendamento tra reparti delle truppe italiane, trovando quindi i soldati e i loro comandanti completamente impreparati nel respingere l'avversario. Il solo Weber riconosce in parte le difficoltà logistiche in cui si vennero a trovare i finanzieri al momento dell'attaccomentre il testo del Museo della Guardia di Finanza ammette che le truppe poste a presidio erano costituite da soldati "privi di equipaggiamento da montagna, e per di più dotati delle mantelline nere dell'uniforme di pace, che li rendevano ben visibili a distanza" oltrechè inesperti di guerra in montagna. La ricerca è lungi dall'essere completata, e il quesito posto all'inizio da essere risolto, rimanendo sempre la curiosità del perchè, oltre alle ipotesi fatte all'inizio, in don Roja, che è bene ricordarlo era un prete, con tutto quello che questa figura dovrebbe portarsi appresso, ci fosse una così accentuata e forse inopportuna acredine verso quei soldati della guardia di finanza che tra l'altro hanno combattuto e sono morti dando più volte prova di coraggio e abnegazione, durante tutto il corso della guerra.
    P.S. Se qualcuno avesse altro materiale o documentazione riguardo l\rquote episodio in questione, diverso da quello qui pubblicato, sarei grato se volesse contattarmi.
    Foto

    1. Don Antonio Roja
    2. Il maggiore Giovanni Macchi
    3. Il bassorilievo dedicato al maggiore Macchi attualmente
    posto al Passo Monte Croce Carnico
    4.Finanzieri sul Pal Piccolo
    1 2 3
    3

  3. #13
    kalashnikov47
    Ospite

    Predefinito

    Due miei prozii, da parte materna, caddero combattendo nel 1917.
    Sotto le insegne dell'Aquila Bicipite.

  4. #14
    Ridendo castigo mores
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    9,515
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Coriolano
    Sul Piave a combattere, c'erano solo i Meridionali, i Settentrionali erano imboscati nelle fabbriche di armi e munizioni.
    e gia' ..a fabbricare cannoni bisognava imboscare i pastori parenti tuoi che non riuscivano ad imboscarsi tutti nella sanita ..

    e per i informazioni .. basta leggere CHI C'ERA ad esempio il libro " dal fronte del sangue e della pieta' " scritto da un maggiore medico partito CIVILE E VOLONTARIO a 55 anni ..
    .uno dei tanti "onesti-ma-fessi" settentrionali una razza che si estinguera' meritatamente presto ..
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

  5. #15
    Forumista junior
    Data Registrazione
    12 Aug 2018
    Messaggi
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Ecco gli eroici meridionali in guerra e gli imboscati del nord

    Bellissima ricerca...sarei interessato a seguirne gli sviluppi....possiedo anch'io notizie..... Una storia questa senza fine della quale ancora se ne parla. Per me Macchi è e rimane l'Eroe del Pal Piccolo salvo diari originali di guerra che lo smentiscano sia italiani che austriaci. Al momento la versione comune rimane quella del sacrificio in azione di guerra del XX° Btg. della Guardia di Finanza e della morte del Maggiore Macchi a causa di una scheggia di granata che giustifica anche l'intenso bombardamento in atto da parte austriaca. Consiglierei di consultare questo testo: Giovanni Macchi - L'Eroe del Pal Piccolo (1871-1915) di Luciano Luciani e Gerardo Severino Edizioni Museo Storico della Guardia di Finanza e Comitato di Studi Storici.

  6. #16
    Lumbard
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Lach Magiùr
    Messaggi
    11,663
    Mentioned
    3 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Non commento, ma lo posto.

    w ceccobeppe

    .
    Eridano likes this.

 

 
Pagina 2 di 2 PrimaPrima 12

Discussioni Simili

  1. Il commento....
    Di mustang nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 27-06-10, 09:41
  2. Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 04-06-07, 11:10
  3. Commento?
    Di Wyatt Earp nel forum ZooPOL
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 04-11-03, 09:28
  4. La posto senza commento.........
    Di Michele S- nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 25-10-03, 20:13
  5. Il posto più bello e il posto più brutto
    Di Josto nel forum Il Seggio Elettorale
    Risposte: 24
    Ultimo Messaggio: 14-07-03, 14:00

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226