| Lunedi 12 Giugno 2006 - 13:29 | Lorenzo Moore |
L’Europa di Bruxelles vorrebbe dettare alla Russia le sue ricette liberaldemocratiche. In particolare una riduzione del monopolio di Gazprom sulle esportazioni. Per tutta risposta alla Duma, il parlamento russo, è arrivato mercoledì un progetto di legge che al contrario formalizza quel monopolio attraverso la creazione di un canale unico per le esportazioni di gas, contrario al protocollo eurocratico in materia di transito. L’espansione che sta dimostrando in questi ultimi tempi Gazprom, preoccupa il liberalcapitalismo asservito agli Usa. Con l’esclusione di un minimo senso del pudore, alcuni osservatori americani parlano di atteggiamento che imperialista, tacciando di “ricatto” la politica sovrana russa. Sul teatro strategico europeo, con l’offerta fatta all’olandese Gasunie di una parte del proprio gasdotto sotto il Baltico in cambio d’una partecipazione a quello olandese che porta il gas in Gran Bretagna, il gigante energetico russo vuole in realtà cominciare a realizzare un’altra espansione, quello che l’amministratore delegato di Gazprom Alexei Miller ha lasciato capire lunedì ai giornalisti presenti alla conferenza mondiale per il gas di Amsterdam, definendo il mercato britannico “molto interessante”. A questo punto, nei piani di espansione russi, si innesta il discorso sull’Italia. Che cosa intendeva Miller quando, parlando dell’Italia, ha promesso una futura collaborazione con l’Eni? All’Eur non si sbilanciano e si limitano a spiegare che Gazprom non fa imperialismo, ma in fondo solo quello che dettano le regole etiche di uno Stato sovrano: l’obiettivo in Europa è arrivare a coprire tutta la catena dalla produzione al consumatore. E l’Italia non può ovviamente ritenersi esclusa. D’altra parte era questo il sogno di Mattei, quasi già realizzato ai tempi dello stretto rapporto (Bandar Abbas, Iip, joint venture nucleare sul superphoenix e così via) italo-iraniano.
L’impressione è che per il colosso italiano degli idrocarburi la linea non sia cambiata rispetto a quanto detto dall’amministratore delegato Paolo Scaroni nell’audizione di aprile di fronte al Parlamento europeo a Bruxelles quando aveva sottolineato come le scelte di Gazprom fossero giuste. “La loro volontà è di scendere a valle nella catena del valore del gas” in modo da ottenere “margini maggiori” di guadagno, aveva spiegato Scaroni: più che equo considerato che la materia prima è la loro. Fatto che il manager aveva giudicato “del tutto comprensibile”. Il numero uno dell’Eni aveva sottolineato che la priorità sta innanzitutto in scelte politiche in grado di mettere al riparo gli interessi europei, attraverso una politica energetica comune. Lo stesso Scaroni lo aveva già detto a chiare lettere in un articolo pubblicato sul liberal-liberista Financial Times nel quale aveva sottolineato che “le nazioni europee devono identificare i propri interessi energetici nazionali e decidere il da farsi per avere forniture garantite”. E aveva messo in guardia: “Di fonte a politiche più forti da parte dei fornitori, l’Europa rischia di ritrovarsi relegata ad una condizione di debolezza e vulnerabilità”. Per Scaroni non è affatto questione di “deregulation”: un metodo neocapitalista “inadeguato a garantire la sicurezza e l’indipendenza delle forniture di gas” e questo, ha sottolineato, perché bisogna saper “mantenere un equilibrio fra capacità concorrenziale e la garanzia prioritaria della sicurezza di fonti energetiche certe per il mercato interno”.
Per garantire all’utente la fornitura sicura non si può far altro, secondo Scaroni, che aumentare il numero dei fornitori, ma non dimenticando che “le infrastrutture nazionali dovranno rimanere sotto il controllo dello Stato”.
Fatto sta che l’Europa non ha alternative e che per la questione gas dovrà comunque scendere a patti con la Russia che, noi non lo dimentichiamo…, è anch’essa Europa. In fondo Gazprom fa gli interessi del suo popolo: i russi hanno il gas, vogliono sfruttarlo al massimo, venderlo e arrivare a venderlo direttamente al consumatore. E anche Scaroni ha detto di trovarlo giusto. Questa filosofia spiega l’intenzione di Gazprom di acquisire Centrica, la più grande società di distribuzione del gas in Gran Bretagna. Naturalmente non è d’accordo Gordon Brown, cancelliere dello Scacchiere del governo Blair: a suo dire qualsiasi offerta del gigante russo per Centrica andrebbe considerata una mossa di natura politica e non commerciale. La risposta del ministro russo per l’Energia Viktor Khristenko è stata una vera e propria stoccata: “Far previsioni sul mondo degli idrocarburi è un’impresa ingrata, ma si può senz’altro dire che l’era del carburante a buon mercato è finita”. A buon intenditor, poche parole.
Lorenzo Moore




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