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    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Cosa ha scatenato una semplice poesia in veneto a scuola

    Poesia in dialetto come compito
    I genitori protestano con la maestra


    Il preside: «E’ un programma di recupero e valorizzazione delle tradizioni locali»

    Poesia in dialetto come compito I genitori protestano con la maestra - Corriere del Veneto

    PADOVA - Compiti per casa: «Per domani tradurre una poesia in dialetto veneto». Esclusi gli stranieri. Per ragioni linguistiche si intende. E’ l’ora di «cultura delle tradizioni locali» - compresa durante la lezione di storia - in una scuola elementare di Noventa Padovana. Gli alunni hanno scritto quanto dettato dalla maestra e sono tornati a casa con le lezioni appuntate sul diario. Una mamma ha strabuzzato gli occhi alla richiesta del figlio: «Come si scrive in veneto?». Il lunedì mattina le mamme che del «serenissimo» dialetto non pronunciano nemmeno una parola, perché originarie di altre regioni d’Italia, sono andate a discuterne direttamente con la maestra. Una «rivolta» in nome della lingua italiana. Sulla scia delle polemiche legate all’introduzione dell’insegnamento del dialetto a scuola, come una «lingua» regionale. Assieme ai genitori degli studenti stranieri, ammutoliti loro ed «esonerati» i figli dal compito a casa visto che il loro «dialetto» non ha nulla di locale. «Che imparino l’inglese a scuola altro che il dialetto - sbottano le mamme stupite dall’insolito compito a casa - almeno un giorno servirà loro per andare all’estero. E prima ancora l’italiano».

    L’episodio risale ai giorni scorsi e inizia tutto con una filastrocca. A quando gli studenti sono stati alla casa degli anziani del comune, per imparare i vecchi detti popolari - durante le vacanze di Natale -, nei giorni scorsi c’è stata la nuova lezione, compresa nelle ore di storia, che si è conclusa con il compito di tradurre la poesia in dialetto e ha scatenato la protesta. Il preside dell’istituto comprensivo di Noventa, Gaetano Calore, ricorda «che tutto è inserito in un programma di recupero delle tradizioni locali, che sono da valorizzare. Non ci sono lezioni di dialetto veneto». E per gli studenti stranieri? «Può servire loro come forma di integrazione». Il dirigente scolastico del Veneto, Carmela Palumbo, non interverrà sulla vicenda: «E’ previsto che le scuole in autonomia dedichino delle ore alla valorizzazione delle tradizioni regionali». La maestra che ha dato la poesia da tradurre in dialetto, quando ha ricevuto la richiesta di spiegazione da parte del genitore ha prontamente detto che l’alunno poteva scrivere la poesia nel suo dialetto d’origine. La questione si è chiusa lì, lo studente non ha fatto il compito come i suoi compagni stranieri. Lasciando però con mille dubbi alcuni genitori della classe, informati della vicenda.

    Tra chi vive in Veneto e proviene da altre regioni, chi è sposato con uno straniero o una straniera. Allora, a rigor di logica, si chiedono le famiglie «alla lezione di tradizioni venete, dovrebbero arrivare poesie in molisano (si fa per dire) o pugliese e calabrese. In base al dialetto del papà? della mamma? Dei nonni?». E battono: «Sull’inglese!». Un dibattito fuori dai cancelli della scuola mentre i bimbi ieri uscivano dai cancelli con lo zainetto in spalla. Loro che leggono filastrocche in classe mentre si discute di loro, se debbano o meno appendere il dialetto veneto a scuola e poi su quale dei tanti: veneziano, padovano, veronese… trevigiano?. «Per me possono benissimo imparare il dialetto veneto - dice con spiccato accento siciliano una mamma - io che sono siciliana, con origini napoletane e marito padovano, dico che va bene insegnare il dialetto a scuola: è la nostra tradizione». Un «federalismo» della parlata locale. E gli stranieri? «Più che altro - sorride un’altra mamma - è meglio che imparino il dialetto: almeno capiscono cosa si dice in veneto. Mica possono andare dal fruttivendolo senza sapere il dialetto». Anche uno studente vuole rispondere: «A me la maestra ha letto una poesia in dialetto». L’innocenza a manina del papà. Chi vota il «dialetto tra i banchi» ha una singola risposta. Gli stranieri? «Eh… si adeguino».

    Martino Galliolo

    19 gennaio 2010
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    Predefinito Rif: Cosa ha scatenato una semplice poesia in veneto a scuola

    Basta razzismo contro i Veneti

    Comunicato stampa - Il Veneto diventi finalmente materia scolastica: questa la ricetta contro l'ignoranza

    Ennesimo caso di razzismo culturale contro una maestra, "colpevole" di aver fatto tradurre agli studenti una poesia dall'italiano al veneto

    Raixe Venete: giornale e sito Veneto in lingua veneta (Lingua, non dialetto)

    La Regione del Veneto favorisce la tutela e la valorizzazione del patrimonio linguistico veneto, così recita l'articolo 1 della legge regionale che, di fatto, nel 2007 ha riconosciuto a livello istituzionale il veneto come vera e propria lingua. La nostra parlata, nelle sue varianti, è dunque un patrimonio di tutta la nostra Regione, da tutelare, diffondere e salvaguardare. Sulla carta almeno, perché quando questo viene attuato, anche in forme leggere e sporadiche, nelle scuole del Veneto, nascono troppo spesso polemiche che rischiamo invece di indebolire e umiliare il veneto e quanti, da secoli lo parlano. Cioè noi.

    Apprendiamo oggi sui quotidiani che è nata una nuova polemica in una scuola elementare di Noventa Padovana, dove una maestra ha chiesto agli alunni di tradurre una poesia dall'italiano al veneto. Un episodio di una gravità tale, che diversi genitori non veneti hanno sollevato proteste contro la maestra, tanto che il fatto è finito in prima pagina oggi sul Corriere del Veneto.

    Quando capiremo che la nostra cultura merita rispetto, dai veneti e da chi in Veneto ha trovato e trova ospitalità?
    Quando capiremo che la nostra lingua, cultura e storia meritano attenzione e vanno insegnate nelle scuole, alle nuove generazioni?
    Quando capiremo che trasmettere la propria cultura aiuta a capire chi siamo e, da questo, che futuro possiamo costruire?

    Quando capiremo che la lingua e la cultura veneta sono elementi di integrazione e di condivisione, in una società sempre più pluralista e aperta al mondo?

    E' inutile avere leggi scritte se poi nella pratica non si applicano i principi esposti.

    Situazioni come quella di Noventa Padovana e i tanti altri piccoli e grandi casi di vero "razzismo culturale" contro l'identità veneta finiranno quando storia, lingua e cultura veneta entreranno ufficialmente nei programmi scolastici della nostra Regione. Come in tante altre realtà europee, il veneto merita di essere materia di insegnamento e non più una sporadica iniziativa di qualche insegnante sensibile e rispettoso della nostra cultura.

    Più verrà diffuso nel tessuto sociale - a scuola ma anche nei mess-media e nella vita di tutti i giorni - il nostro patrimonio linguistico e culturale e più capiremo tutti, veneti e non, che abbiamo una identità positiva, ricca di insegnamenti, che arricchisce le nuove generazioni e che, in generale, dà forza ad una società come la nostra, dalle antiche e nobili radici ma dal presente debole e sempre più incerto.

    Da parte dell'Associazione "Veneto Nostro - Raixe Venete" che rappresento e del Coordinamento Associazioni Venete CAV di cui siamo portavoce, intendo con la presente dare la nostra massima solidarietà e sostegno all'istituto elementare e in particolare alla maestra coinvolti in questa nuova triste e sterile polemica.

    Ci auguriamo che, presa visione di questi atteggiamenti che nascono da un'ignoranza culturale e da una mancanca di rispetto nei confronti di noi veneti, la classe politica veneta sappia concretizzare finalmente il sogno di portare cultura, storia e lingua veneta come materie di insegnamento nelle nostre scuole. E' questo un sogno che sta diventando, di fatto, una necessità da colmare quanto prima.

    Associazione Veneto Nostro - Raixe Venete
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    Predefinito Rif: Cosa ha scatenato una semplice poesia in veneto a scuola

    Sull'emittenza radiotelevisiva italiana, pubblica e privata, imperversano romanesco, napoletano, si-culo, calafricano, pujjesse e quant'altro.

    ITALIANI ARABI DI MERDA!
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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    Predefinito Rif: Cosa ha scatenato una semplice poesia in veneto a scuola



    Il Foglio, venerdì 22 gennaio 2010
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