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  1. #1
    History Lesson - Part II
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    Arrow Quirra, il presidente Soru pretende chiarezza dai militari

    LA NUOVA SARDEGNA - Istituzioni, Europa, Enti Locali:

    «No secco ai lavori nel poligono»
    19.12.2007
    Quirra, il presidente Soru pretende chiarezza dai militari


    GIANCARLO BULLA MURAVERA. «L’economia militare non ha portato ricchezze ma impoverimento». Lo ha detto il presidente della Regione Renato Soru in un’affollata assemblea-dibattito - organizzata da Fiorella Caredda del comitato regionale del Partito democratico - che s’è svolta nei giorni scorsi, nell’aula magna della scuola di viale Rinascita. «Siamo impegnati - ha sottolineato il presidente - perché i militari vadano via anche dal Sarrabus-Gerrei, perchè restituiscono una parte consistente degli enormi spazi occupati dalle servitù e perché siano chiusi i poligoni. Le esercitazioni militari non sono più autorizzate dalla Giunta regionale e infatti i nostri rappresentanti nel Comitato paritetico non hanno approvato il calendario mensile delle attività». Il governatore ha annunciato anche che il presidente del consiglio dei ministri ha confermato la volontà del Governo di trovare un’alternativa ai poligoni e ridurre il peso delle Servitù militari. «Anche noi - ha puntualizzato Soru - abbiamo però l’obbligo di partecipare alle attività della difesa nazionale. Lo dobbiamo fare però in maniera più equilibrata. La Regione ha scelto da tempo la strada da percorrere anche nel poligono del Salto di Quirra: nessuna espansione sarà autorizzata e ammessa. Ho scritto e ho detto che i militari non pianteranno nemmeno un chiodo fin tanto che non chiariranno cosa vogliono fare». Il presidente della giunta ha poi rimarcato che la Regione l’anno scorso, nonostante il ricatto occupazionale ha bocciato il progetto per il progetto degli “aerei senza pilota” e ha detto no alla richiesta di costruzione della torre di controllo. «Vogliamo prima capire cosa accade nel poligono - ha detto Soru -. La Regione oggi non può chiedere la chisura del poligono, ma ha il diritto di sapere se esercitazioni a mare e a terra servono veramente. Riteniamo anche indispensabileun chiarimento sul caso dell’uranio impoverito e sulla sindrome di Quirra». Il comitato popolare di difesa ambientale del Sarrabus Gerrei ha approfittato della presenza di Soru per chiedere di nuovo la sospensione immediata delle esercitazoini fintanto che non saranno chiarite le cause dei tumori e delle malformazioni che affliggono la comunità sarrabese. «Chiediamo anche - ha detto Matteo Floris del Comitato - la reale bonifica di tutti i territori e del mare dagli agenti inquinanti presenti dopo 50 anni di sperimentazioni e il riconoscimento dei danni da inquinamento bellico per le vittime civili e non solo per le vittime militari». Intanto domani mattina il sottosegretario di Stato per la Difesa Emidio Casula effettuerà una visita al poligono.

    Scarica l'articolo in formato Pdf
    http://www.regione.sardegna.it/j/v/4...v=2&c=1489&t=1

  2. #2
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    La sindrome di Quirra



    Misteriose malattie attorno al più grande poligono d'europa

    di Flaviano Masella, Angelo Saso



    La trasmissione l'INCHIESTA di Rainews24 torna a Villaputzu in Sardegna, un piccolo centro di un centinaio di abitanti adiacente al poligono militare di Quirra, il più grande d'Europa. Dopo le denunce sull'uranio impoverito e la presenza delle nano particelle di metalli pesanti individuate in animali nati malformati e persino nei tessuti di alcuni militari del poligono interforze, si parla ormai da anni della cosiddetta Sindrome di Quirra.




    L' inchiesta si occupa anche di un aspetto finora tralasciato dalle ricerche precedenti: la presenza di campi elettromagnetici nella banda delle microonde, prodotti presumibilmente dai radar installati nell'area militare.
    Il "caso Quirra" riemerge dunque con la sua lunga catena di morti nella minuscola frazione alle porte del poligono più grande d'Europa e con i dati terribili delle nascite di bambini deformi nel piccolo paese di Escalaplano. Da oltre vent'anni gli abitanti vivono nel terrore. Il tasso di natalità medio è di 20 nascite l'anno ma nel 1988 ci sono state ben sei nascite "anomale", tra le quali anche un caso di ermafroditismo.
    L’attività del poligono non sembra rallentare. Il poligono di Quirra, cresce non solo in estensione ma soprattutto nelle tipologie di armi sperimentate e nei test degli aerei senza pilota e rischia di trasformare la Sardegna in un territorio asservito alle esigenze militari e industriali su scala internazionale.
    Per avere dati precisi sulla cosiddetta sindrome di Quirra Il gruppo inchieste di Rainews24 ha deciso di effettuare delle analisi sulle urine di 3 volontari:
    il primo è un agricoltore che vive e lavora vicino al poligono sempre a contatto con la terra e quindi con le polveri;
    Il secondo è un ex operatore missilistico che ha lavorato fin dal 1968 in basi militari, la maggior parte del tempo proprio qui in Sardegna, malato terminale che non vuole che il suo caso venga usato per coinvolgere il poligono anche se non esclude l’eventualità che questo sia coinvolto.
    Il terzo è un pastore. Suo padre è morto di leucemia e la zona dove opera si trova proprio tra le due aree del poligono. Racconta che 3 anni fa 20 capretti sono nati ciechi SU UN GREGGE DI 300. Siccome non riuscivano ad essere autonomi, a pascolare, li hanno macellati.
    Ma quale è la causa misteriosa della Sindrome di Quirra?
    http://www.rainews24.it/ran24/rainew...irra_20122007/

  3. #3
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    L'UNIONE SARDA - Sanità e affari sociali :

    Morti a Quirra, operazione verità

    21.12.2007

    Uranio e polveri letali? Indagherà un comitato scientifico

    Verità sulle morti sospette a Quirra. È l'obiettivo che unisce Governo ed enti locali. Ma restano i dubbi. Un'indagine approfondita per sapere se la "sindrome di Quirra" ha lasciato cadaveri sul campo. Un progetto di monitoraggio ambientale destinato, una volta per tutte, a districare i dubbi ed i timori sull'incubo dei tumori che da anni pesano come un macigno sulle popolazioni che abitano a stretto contatto delle aree del Poligono di Perdasdefogu. L'iniziativa, che per la prima volta vede coinvolti gli amministratori locali, è stata illustrata ieri mattina dal sottosegretario alla Difesa Emidio Casula nella sala cinema della base militare di Perdasdefogu.

    PROVE DI DIALOGO Un esordio conciliante che ha visto il viceministro con delega all'Aeronautica aprire il tavolo della discussione al contributo di tutti i soggetti coinvolti a vario titolo nella vicenda. Del Comitato, che verrà costituito in tempi rapidissimi e sovrintenderà alle ricerche finanziate con oltre due milioni e mezzo di euro, oltre agli scienziati individuati dal Ministero della Difesa faranno parte anche i rappresentanti dei comuni, delle due province, Cagliari e Ogliastra entro i cui confini ricade il perimetro del Poligono suddiviso tra il presidio di Perdasdefogu e d il distaccamento di Capo San Lorenzo nel Sarrabus, delle due aziende sanitarie e , se lo vorranno anche dei rappresentanti delle associazioni antimilitariste. Compresa la battagliera “Gettiano le basi”, che resta fortemente cdritica e non abbassa la guardia.

    OBIETTIVO TRASPARENZA
    «La mancanza di chiarezza , o peggio la disinformazione non fa altro che creare una situazione di pregiudizio per questo territorio», ha dichiarato Casula subito dopo l'introduzione del comandante del Poligono, il generale Alessio Cecchetti. «È arrivato il momento di dire basta alle speculazioni e alle strumentalizzazioni - ha sottolineato il sottosegretario - e di riportare tutto all'interno dei canali corretti della ricerca scientifica». Casula ha assicurato che non ci saranno zone segregate, che tutto si svolgerà alla luce del sole sulla base delle
    indicazioni fornite dal comitato che individuerà ogni singolo punto di prelievo.

    I DUBBI RESTANO
    Se nella maggior parte dei casi sindaci ed amministratori hanno plaudito all'iniziativa non sono mancati i toni critici. Critica com'era prevedibile Mariella Cao, a capo dell'associazione "Gettiamo le basi" che da anni si batte contro le servitù militari e già nel 2001 aveva chiesto e ottenuto un'indagine rivelatasi, a suo giudizio depistante. «Proprio perché non si conoscono le cause di quanto sta accadendo a Quirra - ha insistito - vorremmo una moratoria delle attività del Poligono». Un muro contro muro quello che ha opposto la responsabile dell'associazione al sottosegretario alla Difesa che ha ribadito come il Poligono continuerà ad esistere. Alla fine la stessa Cao, nel rivendicare per la sua associazione la paternità di un risultato importante come l'inizio di questo nuovo percorso, si è concessa un'apertura. «Finalmente gli amministratori locali hanno capito l'importanza della ricerca».

    OPERAZIONE VERITÀ
    Tutti concordi su un fatto dunque gli amministratori locali che a partire dal primo cittadino di Perdasdefogu Walter Mura e di quello di Muravera Salvatore Piu, hanno sottolineato l'esigenza di giungere al più presto alla verità. Qualunque sia la causa di questo fenomeno, sia che tratti di uranio impoverito (ipotesi che allo stato attuale sembrerebbe esclusa dalle diverse indagini e commissioni di inchiesta) sia che si tratti di altre sostanze come le nanoparticelle trovate in alcuni animali esaminati, occorrerà arrivare ad un risultato inoppugnabile dal punto di vista scientifico. Questo in nome del diritto delle popolazione di tutti quei comuni, tredici dell'Ogliastra e sei del cagliaritano, che dopo avere ceduto parte dei terreni devono poter fare affidamento su una corretta informazione in merito ai possibili rischi per la salute.

    RESTA MOLTO DA FARE
    Con l'istituzione di questo comitato, che dovrà avvalersi del supporto tecnico dell'azienda che si aggiudicherà l'appalto i cui dettagli sono in via di definizione da parte del Ministero, si chiude uno dei capitoli più tormentati della storia ultradecennale della base di Perdas. Ancora molto altro c'è da fare però per sapere se quanto capita in questo angolo di Sardegna sia da imputare a fattori inquinanti direttamente collegabili alla presenza del Poligono o ad altro. La verità non può attendere ancora

    GIUSY FERRELI

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  4. #4
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    L'UNIONE SARDA - Istituzioni, Europa, Enti Locali:

    Sul Poligono tira aria di bufera

    03.01.2008

    La Regione: smantellare meglio che bonificare

    Incidente diplomatico dietro l’indagine ambientale contro l’incubo dei tumori nelle aree del Poligono di Quirra. I rappresentanti della Regione, non coinvolti, parlano di iniziativa superata e insistono nella richiesta di dismissione di tutte le aree militari. Banale errore o dimenticanza voluta? Quale che sia la causa della mancata convocazione dei componenti civili del Comitato misto paritetico sulle servitù militari alla presentazione del progetto di monitoraggio ambientale nel Poligono sperimentale interforze del salto di Quirra, la circostanza non è passata inosservata. Anzi, al vertice con il sottosegretario alla Difesa Emidio Casula, l’assenza del Comipar, organismo consultivo al cui tavolo siedono sia i militari che i rappresentanti della Regione, si rivela una cassa di risonanza per nuove polemiche. E riapre perfino lo spiraglio a iniziative clamorose, sull’onda della battaglia scatenata dal governatore Renato Soru contro le servitù militari. Via le stellette anche da Quirra? LO SGARBO. Gianni Aramu, responsabile dell’Ufficio regionale sulle servitù militari e segretario del Comipar, lancia una sorta di messaggio cifrato ma non risparmia siluri. «È chiaro - esordisce - che questa iniziativa del Ministero avrebbe dovuto passare prima di tutto per i tavoli del Comipar, cosa che non è avvenuta ». Da tempo si discute sulla necessità di sapere quali siano le cause della elevata presenza di patologie tumorali e di malformazioni nella popolazione (quella che nell’immaginario collettivo si è presto trasformata in Sindrome di Quirra) ma per Aramu, si è ormai fuori tempo massimo. «Un’altra cosa deve essere chiara », incalza il referente regionale dal suo ufficio cagliaritano di via Trento: «già dagli anni Novanta abbiamo chiesto l’istituzione di osservatori ambientali nei poligoni sardi e nessuno ci ha dato retta. Questa novità, che giunge a distanza di anni, può dirsi superata dalla richiesta precisa della Regione Sardegna che vuole la dismissione di tutte le aree militari».

    LE INVISE SERVITÙ. Una presa di posizione drastica che non solo si innesta sull’esigenza di avere chiarezza sulle cause dell’elevata incidenza di tumori e altre patologie in un’area circoscritta, ma prende spunto dalla battaglia ingaggiata dal presidente della Giunta regionale per la restituzione ai sardi delle aree gravate da servitù.

    RICONVERSIONE. Se per alcune basi sarde il futuro sembra segnato, a Quirra, due distaccamenti di cui uno a terra a Perdasdefogu l’altro a mare a Capo San Lorenzo nel Sarrabus, il Governo non sembra avere la minima intenzione di smantellare il poligono. La parola dismissione, quanto a San Lorenzo, non rientra nel vocabolario del ministero della Difesa. La vastissima area che per oltre cinquant’anni ha fatto da cornice a esercitazioni militari e sperimentazioni aerospaziali, è terreno di ben altri progetti. A più riprese il sottosegretario Casula , che ha la delega all’Aeronautica, ha dichiarato che il presidio dovrà essere riconvertito per trasformarsi in un centro di eccellenza destinato ad integrare le attività militari con quelle civile. Una progetto che potrebbe passare per la Newco, società mista partecipata dal Ministero e dalle industrie belliche, la cui bozza definitiva è arrivata al tavolo politico e sulla quale prima o poi il ministro della Difesa Arturo Parisi dovrà pronunciarsi.

    GIUSY FERRELI

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