di Salvatore Cannavò
Ci sono certamente molte ragioni per chiedere una verifica all'interno dell'Unione dopo quanto avvenuto nelle ultime settimane. In questi primi giorni di attività di governo, infatti, si sono addensati tanti elementi di contrasto da far dimenticare la soddisfazione per il successo elettorale del 9 e 10 aprile.
Già la formazione stessa del governo ha lasciato l'amaro in bocca a gran parte dell'elettorato di centrosinistra - soprattutto alle donne - sgomento per il gioco delle spartizioni e delle moltiplicazioni dei posti. Ora si profilano nodi politici di grande spessore che però dicono di un inizio non promettente.
Si pensi alla determinazione con cui il governo propone una manovra-bis che, a detta del ministro Padoa Schioppa dovrà essere all'insegna del rigore e della moderazione salariale. Non era questo il profilo descritto dal programma di governo senza contare che in Italia manovra-bis è sinonimo di stangata. Non a caso i sindacati, a partire dalla moderata Uil, si sono detti contrari.
C'è poi il capitolo guerra. Prodi ha ribadito recentemente l'impegno al ritiro dall'Iraq ma questo avviene con una imprecisione nelle date e con la sensazione che il governo non voglia discostarsi troppo dagli impegni precedentemente assunti da Berlusconi. Vedremo. E' però sull'Afghanistan che i problemi sono maggiori vista l'inconciliabilità delle posizioni tra chi, come Rifondazione, ha sempre osteggiato quella missione e chi, come l'Ulivo, l'ha approvata. La determinazione di Parisi a mantenere la missione militare in Afghanistan, ribadita al vertice Nato di giovedì, fa pensare che su questo punto ci sarà una divaricazione con chi, come il Prc, non può assolutamente accettare di approvare ciò che finora ha sempre contrastato.
E poi, ancora, le dichiarazioni imbarazzanti di Prodi circa il "folklore" che produrrebbero partiti come Rifondazione e il Pdci, l'idea di affidare a Giuliano Amato una commissione sulla bioetica all'interno del governo (e perché non a una donna? perché proprio al ministro degli Interni?), fino ad arrivare al siluramento immorale della candidatura di Lidia Menapace a presidente della Commissione Difesa del Senato dietro la quale si sono viste le pressioni e le ingerenze dei vertici militari.
Insomma, ce n'è abbastanza per fare il punto della situazione all'interno dell'Unione e poco importa se questo accade solo dopo due settimane l'insediamento del governo. La gravità dei fatti descritti infatti non consente deroghe.
Il nodo riguarda da vicino anche le forze della cosiddetta sinistra alternativa e/o radicale, a cominciare dal mio partito, Rifondazione, perché i malumori sono evidenti e lo sconcerto si fa sentire in ampie parti dell'elettorato. Al di là del giudizio sul governo, il punto all'ordine del giorno è se e come la sinistra alternativa farà marcare la propria autonomia di iniziativa e di posizione rispetto alle ali moderate dell'Unione che invece procedono a ritmo spinto.
I nodi sono già aperti: la qualità della manovra-bis e il ritiro delle truppe dall'Iraq e dall'Afghanistan. Tutti diciamo che non vogliamo questa missione militare ma cosa faremo per impedirla? Da questo punto di vista, l'ipotesi di un Forum dei parlamentari pacifisti, che ha caratterizzato la scorsa legislatura, è quanto mai attuale e necessaria. Un altro terreno di iniziativa è la prevista mobilitazione dei movimenti sociali, a cominciare da Fiom, Arci e sindacalismo di base, contro la legge 30 e la precarietà. Anche qui, serve un chiaro supporto a questa iniziativa, prevista per l'8 luglio, per affermare con forza che il segno del governo che ha sconfitto Berlusconi non è quello impresso da Tommaso Padoa Schioppa ma quello del no alla guerra e al liberismo.
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