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    Predefinito I Radicali: se li conosci li eviti

    Tutti in prigione

    Tratto dal libro di Mauro Suttora: "Pannella. I segreti di un istrione"


    Il 1975 per i radicali è l'anno delle prigioni. Finiscono in carcere per procurato aborto a Firenze in gennaio Adele Faccio e Spadaccia, e in giugno Emma Bonino. Pannella viene arrestato in luglio per una fumata pubblica di hashish. Ma il '75 è, soprattutto, l'anno del successo per la campagna del referendum sull'aborto: 750mila firme raccolte dal partito radicale in tre mesi con l'appoggio di Espresso, Uil e qualche socialista.

    "Signor procuratore generale Calamari, per tutelare dunque la sanità della stirpe o della razza, avete catturato il segretario nazionale del partito radicale Gianfranco Spadaccia. All'alba: non era il lattaio, eravate voi", scrive Pannella sul Mondo in gennaio. "Dalle alture della sua città, dove riposa Ernesto Rossi accanto ai fratelli Rosselli, una voce calerà certamente stanotte per dare alla vostra preda, rinchiusa nelìe Murate, il grazie che si deve dai padri al figlio che sa lottare, come loro ci chiesero. In Arno, in quelle ore, caleranno siìenziosi, come da vent'anni, nel liquame, ad ogni momento, ammassi di feti squarciati, con il sangue copioso uscito dai ventri raschiati delle donne in lacrime che non hanno potuto voler essere madri. (...) Nei giorni scorsi, a Milano, una redattrice di Amica ha individuato da sola 37 medici, su cinquanta visitati, che procurano aborti".

    Queste parole Pannella le scrive all'indomani della chiusura della clinica fiorentina e dell'arresto del dottor Giorgio Conciani, membro del Cisa guidato dalla Faccio. Conciani praticava aborti con il metodo Karman dell'aspirazione, meno dannoso di quello del raschiamento. Spadaccia e Pannella si dichiarano subito corresponsabili. Il 12 gennaio il pm Carlo Casini (futuro deputato dc e fondatore del Movimento per la vita) fa catturare Spadaccia. Lo scandalo è enorme. La notizia finisce sulla prima pagina di tutti i giornali. È la prima volta che il segretario di un partito finisce in carcere. Casini non poteva regalare pubblicità migliore ai radicali.

    Il 24 gennaio Mld e Pr aprono a Roma una conferenza nazionale sull'aborto programmata da tempo. Il giorno dopo al teatro Adriano si fa arrestare Adele Faccio. In febbraio vengono raccolte 2700 autodenunce per aborto. Pannella, Ada Rossi, la teologa Adriana Zarri, suor Marisa Galli (allontanata dal suo istituto perché ha votato per il divorzio) e tre borgatare romane che hanno abortito presentano la richiesta di referendum sull'interruzione di gravidanza. Tutti i partiti tranne l'Msi si affrettano a presentare progetti di legge sull'argomento. L'Espresso mette a disposizione di Pannella una pagina alla settimana, e scuote l'Italia con la copertina di una donna incinta nuda crocifissa. Nascono 463 comitati per la raccolta delle firme. Il 15 luglio il traguardo è raggiunto: 750mila adesioni.

    Pasolini dissente dai radicali sull'aborto. Gli risponde Pannella (Espresso, febbraio '75): "Ci sono problemi di coscienza più gravi del codice genetico di uno zigote, cioè d'un ovulo fecondato da pochi giorni o settimane. Per esempio quello dell'80 per cento dei bambini messi al mondo in intere regioni di questa Terra che muoiono soffrendo orribilmente, assassinati dalla fame e dalle malattie. Grazie anche all'enciclica Humanae Vitae di Paolo VI".

    Perfino Novella 2000 e Amica, a questo punto, intervistano Pannella. "I problemi quotidiani di ognuno di noi hanno la preminenza su tutti gli altri", sostiene il leader radicale con Virginia Visani di Amica, "ecco perché noi parliamo di amore, di sessualità, di masturbazione, di divorzio e di aborto come aspetti politici dell'individuo. Facevamo già nel '62 il nostro discorso reichiano sulla liberazione sessuale, la castità e la verginità come oppressione della donna. Poi la nonviolenza, la critica al ruolo maschile tradizionale, alla cultura dell'aggressione, alla gerarchia come dato di efficienza. Noi abbiamo capovolto tutto. Il massimo dell'efficientismo è proprio l'essere disordinati, per impedire la formazione di ruoli gerarchici. E questo anche nella famiglia, nella coppia, nell'amore".

    E le femministe che ti attaccano perché assumi la paternità delle battaglie delle donne?, gli domanda Amica. "Sono delle aristocratiche. Disprezzano quelle che secondo loro sono donnette sprovvedute, che non sanno, che hanno bisogno di Gary Cooper, del mito, del divo, e lo ritrovano in politica. E quello sarei io".

    Pannella, non più iscritto al partito radicale, lo è invece al Mld. E al secondo congresso del Movimento di liberazione della donna, nell'aprile '75, si vanta: "Come antimilitaristi abbiamo distrutto il tabù di una patria fondata sul guerriero e della donna come sua ausiliaria, il più spesso nei casini o nei suoi squallidi e tristi "riposi"".

    Il governo di Aldo Moro intralcia burocraticamente la raccolta di firme sull'aborto. Poiché il presidente del Consiglio sfugge a Pannella, questi lo va a cercare all'università di Roma. Entra in aula mentre Moro tiene lezione e gli urla: "Professore, parli ai ragazzi dei diritti negati!". La scorta è paralizzata dalla sorpresa. "Dopo un breve colloquio in disparte", ricorda Pannella, "Moro mi promise un intervento in 48 ore. Cosa che fece, incredibilmente per i secolari tempi morotei".

    Alle amministrative del 15 giugno '75 il Pr invita a votare Psi e Avanguardia operaia, e a Roma per Franco De Cataldo, della sinistra repubblicana, avvocato di Pannella. Il quale negli stessi giorni sull'Espresso polemizza duramente contro la legge Reale (dal cognome di Oronzo, ministro pri della giustizia) che "aggrava le leggi fasciste sull'ordine pubblico". È l'inizio delle leggi d'emergenza contro i terroristi. "Licenza d'uccidere per salvare il disordine costituito", la bolla Pannella. E attacca la Stampa: "Secondo Arrigo Levi e Carlo Casalegno saremmo responsabili di un "assalto alla Dc goliardico e parolaio". Intanto però la Stampa deve rinunciare alle collaborazioni dei suoi più autorevoli giuristi: sono diventati "radicali" anche loro! Giovanni Conso, per esempio, è contro la legge Reale".

    Terminata con successo la raccolta di firme sull'aborto, i radicali continuano a chiedere sottoscrizioni anche per altri cinque referendum: Concordato, tribunali e codici militari, reati d'opinione e la nuovissima legge Reale. Ma, per il secondo anno consecutivo, falliscono il traguardo del mezzo milione di firme.

    Intanto Pannella si lancia nella disobbedienza civile anche sulla droga: il 2 luglio convoca una conferenza stampa a Roma nella sede del Pr in via di Torre Argentina, invita anche la polizia e si fa arrestare dopo aver fumato una boccata di uno "spinello" con un grammo e mezzo di hashish. Loris Fortuna gli siede accanto. Sotto i flash dei fotografi il commissario capo dell'antidroga Ennio Di Francesco sequestra il corpo del reato, ammanetta Pannella, lo carica su una Giulia bianca e lo porta a Regina Coeli.

    Altre prime pagine guadagnate su tutti i giornali, grazie a questo ulteriore gesto "socratico". È la prima volta che Pannella finisce in prigione in Italia (c'era stato a Sofia nel '68). Ma ad aumentare il clamore sul caso c'è anche il commissario Di Francesco che gli manda un telegramma in carcere "Sono d'accordo con lei. La ammiro per il suo nobilissimo gesto. Ci vuole una nuova legge sulla droga. I ragazzi muoiono…". Colpo di scena. Di Francesco viene sospeso dal servizio. Tutta l'ltalia si divide: pro o contro Pannella.

    "Inutile esibizionismo", critica il comunista Alessandro Natta. "Aberrante", tuona il Pri, ma Oscar Mammì si dissocia. Anche il liberale Aldo Bozzi assolve Pannella: "Il Parlamento è troppo lento". Gli extraparlamentari lo ignorano o lo criticano. Gabriella Farinon, Lando Buzzanca, Eco Moravia e Pasolini invece lo appoggiano. Messaggero e Corriere della Sera pubblicano editoriali in suo favore.

    Giovani cattolici delle comunità antidroga Abele di Torino e di don Gino Rigoldi a Milano digiunano per sollecitare la nuova legge. Li benedice il cardinale torinese Michele Pellegrino. "Non possiamo mettere sullo stesso piano consumatori e spacciatori", dichiara l'arcivescovo di Milano Giovanni Colombo. Perfino l'Avvenire e il Messaggero di Sant'Antonio criticano il progetto governativo: "Hashish ed eroina non sono la stessa cosa". La rivista cattolica Il Regno chiede la liberalizzazione delle droghe leggere.

    "A noi che abbiamo letto Baudelaire sull'alcool e sull'hashish fa sghignazzare il romanticume del "maledetto" che si apparta dalla società "fumando", proprio non ci impressiona", racconta Pannella a Gian Franco Vené che lo intervista sulla Domenica del Corriere nel luglio '75. "Dieci anni fa abbiamo fatto uscire di prigione due ragazzi che si erano beccati due anni per due grammi di erba. Fummo i primi a sollevare la questione: l'hashish non è droga, perché non crea assuefazione. Lo dice l'Organizzazione mondiale della sanità".

    Durante il suo "soggiorno" a Regina Coeli Pannella scopre che ci sono detenuti minorenni. Denuncia subito il ministro Reale e il presidente del Tribunale dei minori, fratello di Moro. Dopo tre giorni i ragazzi vengono trasferiti. L'8 luglio Pannella va sotto processo. Ma non per droga: è una vecchia denuncia per aver invitato a non votare alle elezioni del '72. L'aula è affollatissima. "Sono felice di avere così tanti spettatori", dice il pm. "Buffone, siamo venuti per lui, mica per te", risponde una voce. E il maggiore dei carabinieri Antonio Varisco (ucciso dalle Br tre anni dopo) squadra il pubblico per scoprire chi ha parlato.

    Lino Jannuzzi dell'Espresso riesce a fare qualche domanda a Pannella. Le fanno male le manette? "Ho le mani grandi e i polsi grossi. Ma ci si abitua…". E in carcere? "Ho compagnia. Sono al primo braccio, con altri cinque". Dorme? "La prima notte sono rimasto sveglio". Perché? "Ho pensato a Ernesto Rossi. Un altro radicale, un altro maniaco esibizionista che faceva pagliacciate…". Rossi lottava contro il fascismo. "Si fabbricava le bombe da solo, nello studio. Piccole bombe di carta. Le voleva mettere negli uffici delle tasse: se gìi italiani non pagano le tasse, diceva, il regime crollerà più presto...". Pannella è condannato a quattro mesi con la condizionale. Poi viene scarcerato. La nuova legge sulla droga sarà approvata in autunno.

    Pochi giorni dopo il suo amico Jannuzzi viene licenziato in tronco dall'Espresso perché sospettato di essere amico dello speculatore Michele Sindona. Per protesta Pannella interrompe la sua rubrica: "La superbia di Scalfari si traduce spesso in sconfitta politica, avant'ieri nel Pli, ieri nel Pr, poi nel Psi, oggi all'Espresso", dichiara, invitando a non comprare più il settimanale.

    Nell'ottobre '75 un clamoroso sondaggio Panorama-Demoskopea mette ben tre radicali fra i quindici politici preferiti: Pannella (al settimo posto col 31%, dopo Berlinguer, Moro, La Malfa, De Martino, Fortuna e Zaccagnini), la Faccio e Spadaccia. Il 70% degli italiani dà "grande importanza alle lotte per i diritti civili". E il 16% dichiara di voler votare radicale, anche se soltanto la metà degìi elettori conosce il Pr, "un partito che fu di avvocati, diventato principalmente un partito di imputati", come dice Pannella a Panorama. E lancia una proposta che diventerà realtà 18 anni dopo: "Vogliamo una riforma elettorale maggioritaria a due turni, per favorire la bipolarizzazione della lotta politica e l'unificazione della sinistra. Ci sono troppi partitini, troppi cronicari politici in giro".

    In novembre il Pr si riunisce in congresso a Firenze ìa città degìi aborti. Poche ore prima di essere assassinató Pasolini prepara un intervento scritto per il Congresso: "Continuate a essere voi stessi, cioè continuamente irriconoscibili. Dimenticate subito i grandi successi e continuate imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare, a bestemmiare". Consiglio preso fin troppo alla lettera da Pannella negli anni successivi, fino a oggi.

    Spadaccia è confermato segretario, tesoriere diventa Paolo Vigevano. Gli iscritti sono 1600, per un terzo nuovi. Ma trenta su cento non si iscriveranno più nel '76: il turn-over è molto alto. Il Pr cambia simbolo: dal berretto frigio passa alla rosa nel pugno, emblema di tutti i partiti socialisti europei. E con il Psi Pannella spera di stringere un patto elettorale: in dicembre presenta la domanda di iscrizione al partito socialista più volte preannunciata. Intanto, un gruppo di intellettuali radicalsocialisti prepara la Carta delle libertà, un documento programmatico comune. Fra loro Gino Giugni, Gianfranco Amendola, Mellini, Rodotà, Arnao.

    Capitolo 15
    Ultima modifica di Florian; 21-01-10 alle 20:46

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    Predefinito Rif: I Radicali: se li conosci li eviti

    Il Male Radicale

    Un pugno di abili politici e di intellettuali agguerriti ha trasformato il senso comune della nostra società. Chi sono, come agiscono e che cosa vogliono. Questo articolo vi spiega perché l’ideologia radicale rappresenta il pericolo numero uno del Terzo Millennio.

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    Lo Stato del Vaticano ha significato l'uso dell'aspersorio per benedire il manganello. Il manganello contro la scienza, la coscienza, la democrazia, la tolleranza. Il manganello, se non peggio, contro le vite di milioni di persone contro la Vita, con la v maiuscola. Lo Stato Città del Vaticano va cancellato con procedure di diritto, legali, giuridiche, popolari, democratiche, in tutto il mondo». Non c'è che dire: un bel progetto politico all'insegna della tolleranza e della non violenza. Correva il 27 novembre del 2000 - dunque era l'anno del grande Giubileo - quando Marco Pannella, leader storico dei radicali, affidava alle agenzie di stampa questo farneticante comunicato. Attenzione: non una sortita isolata ma l'ennesima provocazione di un personaggio e di un movimento politico sempre uguale a sé stesso, coerentemente schierato sulle medesime posizioni. In un'epoca in cui l'uomo medio - sia esso un cittadino tranquillo o un importante leader politico - soffre di amnesia cronica, non guasterà rinfrescarsi la memoria e riflettere insieme sul "patrimonio" storico del fenomeno radicale, in Italia e nel mondo.

    Un'azione politica devastante

    Ma chi sono veramente i radicali? Per valutare il fenomeno, partiamo dai fatti: politici e intellettuali radicali rappresentano una piccola pattuglia di agguerriti combattenti che, nell'arco di mezzo secolo, sono riusciti a imprimere una svolta decisiva al costume del nostro Paese. In Italia, il partito radicale nasce a Roma nel 1955, da una costola del Partito Liberale. Vi confluiscono ex-azionisti, collaboratori del "Mondo", intellettuali e giornalisti dell'area laica e della sinistra liberale: Mario Pannunzio, Ernesto Rossi, Leo Valiani, Marco Pannella, Eugenio Scalfari. Fin dall'inizio, il gruppo dimostra una diversità evidente rispetto alle altre forze politiche: sembra del tutto marginale per quantità di consensi e per mezzi a disposizione, quasi un'avventura intellettuale destinata a rimanere rinchiusa nei salotti e nei circoli più esclusivi. Ma non è così. A cinquant'anni esatti dalla nascita, il bilancio della cultura radicale è clamorosamente in attivo. Può vantare alcune vittorie evidenti - la legalizzazione del divorzio e dell'aborto - e cimentarsi con fiducia in altre campagne di lunga durata dall'esito ancora incerto: le droghe libere e l'eutanasia fai-da-te. Ma il successo più importante è quello che si vede di meno: la trasformazione progressiva della cultura dominante, del senso comune, dei criteri di giudizio dell'uomo della strada. Che in genere non vota radicale e non ama gli eccessi dei suoi istrionici protagonisti; ma che assumendo a piccole dosi il veleno distillato dal nichilismo libertario, intossica la propria coscienza e si ritrova trasformato senza nemmeno rendersene conto. Oggi i punti fondamentali dell'ideologia radicale sono assunti pacificamente come programma politico dei partiti post comunisti - giustamente ridefinti "partiti radicali di massa" - ma hanno attecchito anche in significative fasce della cultura liberale moderata.

    La strategia dei radicali

    I personaggi carismatici di questo movimento sono stati capaci di inserirsi in tutti gli snodi cruciali della nostra storia recente, tanto che spesso la documentazione fotografi che la correda ha per protagonisti i volti Marco Pannella e di Emma Bonino. Dal battito sul divorzio al referendum abrogativo promosso da Gabrio Lombardi; dalla campagna per l'aborto libero al referendum 1981; dallo spaccio in diretta Tv di droghe ai reiterati scioperi della fame e della sete: i radicali hanno saputo prendersi tutta la luce riflettori, scandalizzando l'opinione pubblica e conducendola dalla reazione infastidita al progressiva accettazione delle idee libertarie antiproibizioniste. I radicali utilizzano o grande maestria alcune tecniche di combattimento. Vediamo le principali.

    a. ln medio stat malus. I radicali si collocano sistematicamente nel punto più estremo di dibattito, per creare uno sbilanciamento del situazione e far cadere l'opinione pubblica un effetto ottico distorsivo. Un esempio: in una società che ripudia l'aborto vietandolo per legge, i radicali ne invocano totale liberalizzazione. A quel punto, le forze politiche tradizionali si mobilitano per affermare che il fenomeno "va regolamentato" consentito "solo in certi casi". La gente vede così davanti a sé due estremismi - no l'aborto sempre/sì all'aborto sempre - e o elude che la posizione mediana - sì all'aborto in certi casi - sia quella saggia. È un modello che può essere ripetuto infinite volte, spostando a ogni passo la posizione "moderata" sempre più verso l'obiettivo finale dei radicali: la totale rimozione della percezione del bene e del male nella società.

    b. La provocazione come stile di vita. I radicali usano candidare personaggi eccentrici. Non soltanto per attirare l'attenzione dei mass media, ma soprattutto per rendere normale ciò che è anormale. La pornostar in parlamento serve a "sdoganare" un fenomeno imbarazzante, a superare ogni vergogna e ogni pudore, a rimescolare le categorie del bene e del male in un colossale calderone dialettico dove la verità scompare nel vortice della provocazione più sguaiata e dissacrante.

    c. Il disprezzo per l'ordine costituito. I radicali ricorrono frequentemente alla violazione plateale della legge, per forzare la mano del legislatore e instillare nell'uomo della strada una nuova idea di diritto: si deve rendere lecito ciò che accade nella prassi. Per cui sono le medie statistiche e le condotte - anche di sparute minoranze - a determinare ciò che lo Stato deve o non deve permettere.

    d. La capacità di affascinare gli avversari. I radicali sono l'unica forza politica che ottiene sempre e comunque l'onore delle armi. Anche coloro che si dichiarano in disaccordo con Pannella & C. ammettono sempre che, sì, siamo di fronte a uomini che combattono per ragioni ideali di alto valore morale. In questo modo, le istanze radicali sono avvolte da un alone di rispettabilità che le rafforza e le porta ad affermarsi nel lungo periodo. Gli appelli a por fine ai digiuni del guru radicale sono piccoli trionfi dell'ipocrisia generale, che tuttavia rafforzano l'autorevolezza mediatica del personaggio, percepito dalla gente come un martire laico senza macchia, vittima del sistema partitocratrico corrotto.

    I contenuti della ideologia radicale

    Tanta astuzia sul piano strategico serve allo scopo di veicolare una serie di contenuti ben precisi, riassumibili nell'idea assai demagogica che "è vietato vietare". Rivestita però dei panni rispettabili di una borghesia operosa e onesta, che chiede solo di non essere disturbata da fastidiose istanze morali e religiose. Ecco una sintesi del "manifesto" radicale:

    a. La scelta è già etica. Non conta il contenuto dell'azione, ma è sufficiente garantire al singolo di scegliere liberamente che cosa fare. Il bene e il male diventano opinioni, gli assoluti morali scompaiono.

    b. Diritto e morale non hanno nulla in comune. Dunque, le leggi degli Stati sono ispirate al più grigio positivismo giuridico. Le democrazie sono ridotte a procedure, a regolamenti di condominio nazionale.

    c. Politeismo morale. Ogni sistema morale è parimenti valido. E, dunque, nessuno può pretendere di essere vero e giusto per disciplinare le relazioni tra i consociati.

    d. Ostilità dichiarata verso la Chiesa. Il cattolicesimo è il nemico da battere, proprio perché afferma la connessione inscindibile tra vita e fede, tra singolo e società.

    e. Individualismo nichilista. Ogni singolo è un'isola, occupa una sfera chiusa dentro la quale ognuno può fare ciò che gli aggrada.

    f. Fare la rivoluzione nel cuore dell'uomo. Questo è, di tutti gli aspetti della cultura radicale, il più diabolico. Pur nascendo a sinistra - si apostrofano tra loro con l'appellativo di "compagni" - i radicali non sono marxisti. A differenza del pensiero comunista, i radicali portano l'azione rivoluzionaria nel cuore di ogni singolo uomo. È conquistando il suo territorio più intimo, solleticando la sua concupiscenza, separandolo dalle agenzie educative (la famiglia su tutte) e dal Magistero della Chiesa che i radicali intendono condurlo lontano dalla verità e da Dio. Per portarlo in un mondo agghiacciante, dove - come nel Paese dei balocchi di Collodi - si fa ciò che si vuole e non esistono né maestri, né doveri, né sanzioni. Ma dove ogni uomo è, disperatamente, solo con la sua miseria.

    IL TIMONE – N. 41 - ANNO VII - Marzo 2005 pag. 12-13
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

 

 

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