
Originariamente Scritto da
Dottor Zoidberg
VIETATO RIDERE DEL CINESE
A Bologna, il difficile rapporto tra Cofferati e i comici
di Vittoria Perri
La notizia, posto che non riguarda i soliti noti censori, è passata inosservata se non, dai più, taciuta. Il protagonista della vicenda è Sergio Cofferati, da due anni sindaco di Bologna, che si è rifiutato di ricevere i comici concittadini Zop&Ida che volevano consegnare al sindaco il loro libro fresco di stampa dal titolo “Cofferati anche noi” edito da Book editore. La ragione del diniego all’incontro è tra le più classiche: il sindaco sta assolvendo inderogabili impegni istituzionali. Saranno rimasti male i due comici, memori anche dell’aiuto che diedero al Cinese in campagna elettorale. Ma la riconoscenza non è di questo mondo e quando c’è di mezzo la faccia il vecchio detto vale ancor di più. Nel libro, infatti, ricco di quella satira tanto difesa dalla sinistra, si ripercorrono i due anni della Giunta Cofferati. Una testimonianza ironica sulle presunte malefatte dell’ex leader della CGIL nel capoluogo felsineo. Il volume raccoglie le prese di posizione di centinaia di bolognesi contro la giunta Cofferati, con pareri tutt’altro che lusinghieri. Pare che il primo cittadino di Bologna, però, non abbia affatto gradito l’impietoso ritratto che di lui danno i suoi concittadini. Ed è qui che scatterebbe la censura, silenziosa ma non meno grave se è vero che il sindaco ha deciso di negare un incontro agli autori. Si potrebbe obiettare che chi scrive è in malafede. Allora, sarebbe da rileggere un articolo di Aldo Grasso che dalle colonne del Corriere della Sera stigmatizzava nel 2003 il niet del Cinese a una sua imitazione fatta da Paola Cortellesi in programma nel corso della festa del Primo maggio in piazza San Giovanni a Roma. Il giornalista non ci pensò due volte e denunciò l’atteggiamento di Cofferati: "Una satira sulla sinistra fatta da sinistra; si chiama ironia ed e' un bene più prezioso dell'oro, (…). Non vogliamo sapere il nome dello sciagurato (censore!), ma ci riconsegni subito l'imitazione del Cinese!". Fredda la replica dell’interessato: “"Mi unisco all'appello di Grasso, (…) vorrei anche io conoscere il nome dell'ignoto censore. Almeno per poterne ridere un po'". Niente di provato, allora, si potrebbe pensare ma poi, leggendo il Manifesto, si nota un’altra circostanza: l’autosospensione (senza stipendio per una settimana) del disegnatore Vauro per una vignetta, mai pubblicata, raffigurante Cofferati con un cartello “No alle 35 ore" e la didascalia "Orario: sindacati e padronato contro l'accordo". Il vignettista, "con un po' di tristezza", annunciò l'autosospensione non tacendo, però, come “la sinistra nei momenti delicati scopra le sue pulsioni peggiori".
Visti i precedenti storici, quindi, qualche dubbio sull’autoironia del sindaco bolognese è legittimo. E se tre indizi fanno una prova, tre prove fanno un colpevole.