Ripropongo un mio intervento di qualche tempo addietro, a commento di un bollettino di Iraq Libero, sulla situazione irachena ed il ruolo della Repubblica Islamica iraniana, degli Stati Uniti e di Israele, visto che il tema è stato toccato recentemente in alcune discussioni
Prima di entrare nel merito della questione irachena e del ruolo della Repubblica Islamica dell'Iran, vorrei fare una premessa. E' infatti innanzitutto importante chiarire quale sia il punto di vista e la visione politica di chi ha redatto il documento in oggetto per poter poi analizzare il contenuto. Non voglio con questo squalificare o etichettare chicchessia, nella fattispecie il Campo antiimperialista e Iraq Libero, protagonisti di una serie di iniziative indubbiamente importanti e coraggiose.
Su uno dei bollettini da loro diffusi tempo fa (per la data esatta dovrei fare una ricerca che mi porterebbe via tempo), si parlava degli sciiti ne' piu' ne' meno come "tradizionalmente inclini all'oscillazione e al tradimento", alludendo alla storia moderna dell'Iraq.
Vediamo quindi come il "Campo Anti-Imperialista Iraq-Libero" nutra un'ostilita' preconcetta verso gli sciiti, dettata peraltro, mi sia consentito dirlo, da un'evidente ignoranza. Affermare che gli sciiti iracheni hanno storicamente dato prova di tradimento e doppiogiochismo e' difatti quanto di piu' sviante e falso possa dirsi, essendo state le zone sciite il cuore della rivolta anti-inglese della prima meta' del novecento ed essendo state le autorita' religiose sciite i piu' fieri oppositori a qualsiasi invasione e dominio straniero, nonostante il trattamento non proprio amichevole e fraterno dell'allora Impero Ottomano nei confronti degli arabi e degli sciiti. Ho peraltro avuto un'amichevole scambio di opinioni in merito, via email, con gli amici del "Campo".
Per inquadrare nella giusta ottica la faccenda irachena e la posizione della Repubblica Islamica dell'Iran bisogna tener conto degli obiettivi e della strategia che l'imperialismo statunitense e sionista persegue nella regione, e dei suoi strumenti. Credo sia un fatto riconosciuto da tutti che Israele veda ogni rivale nella regione, potenziale o in atto, come un nemico da indebolire totalmente o da annientare, e che per quanto riguarda in particolar modo l'Iraq, la sua frammentazione ed uno stato di durevole caos e anarchia rappresenti per gli occupanti sionisti una manna. In tal senso, Israele ha disposto tutte le proprie potenzialita', in particolar modo mediante l'azione dei propri servizi segreti, che hanno eliminato sin dall'inizio dell'occupazione gli uomini chiave in tutti i settori nevralgici del paese (si contano migliaia di scienziati, professori, guide religiose, autorita' politiche e militari uccise da 'uomini non identificati'), impedendo la formazione di uno Stato forte e potente. Gli Stati Uniti, seppur con motivazioni non del tutto identiche, aspirano ai medesimi obiettivi, anche per poter giustificare la propria presenza militare nel paese. Edward Luttwak avrebbe esplicitamente dichiarato, stando a Maurizio Blondet, che l'obiettivo degli Stati Uniti e' quello di riportare l'Iraq al tempo "della pietra".
Il ruolo della Repubblica Islamica dell'Iran e dei movimenti politico-religiosi sciiti iracheni ispirati dall'Ayatollah Sistani non va quindi letto come in supporto e colloborazione ai piani americani-sionisti nel paese, ma esattamente al contrario. La Repubblica Islamica dell'Iran, tramite le proprie autorita' religiose e politiche, ha ribadito in ogni sede, nazionale e internazionale, pubblicamente, che e' nei propri interessi, in quelli dell'Iraq e di tutta la regione, la formazione a Baghdad di un governo popolare, rappresentativo di tutte le componenti della societa', indipendente e autonomo, che preservi l'unita' ed integrita' del paese e che sbatta fuori il prima possibile dal proprio territorio le forze straniere occupanti, i veri responsabili dello stato di anarchia e caos. Identico il percorso seguito dai movimenti politico-religiosi sciiti, seppur con differenti modalita' di azione, che sin dall'epoca Bremer sono entrati spesso in contrasto con l'arroganza e la prepotenza statunitense, e l'affare Jaafari degli ultimi giorni ne e' una dimostrazione. Senza tacere l'eliminazione dell'Ayatollah Seyyed Muhammad Baqer al-Hakim a Najaf da parte del Mossad .
In riferimento poi alle "milizie sciite" che parteciperebbero alle aggressioni e provocazioni contro la comunita' sunnita e perfino contro gli sciiti di Muqtada Sadr (particolamente strano, se l'attuale primo ministro e quello precedente siano stati eletti grazie a deputati del movimento del religioso iracheno, che non ha peraltro mai denunciato simili menzogne), vi e' molto da dire. Quando vi sono personaggi come Negroponte alla regia delle azioni, quando le voci libere e sincere sono ridotte al minimo e la maggior parte delle informazioni vengono diffuse dal Pentagono o da giornalisti prezzolati, bisogna prendere veramente "con le pinze" ogni notizia e cercare di analizzare la realta' con i dati sicuri e l'aiuto dell'intelletto. Se ci basiamo su questi due elementi, vedremo che il quadro non sara' proprio come quello descritto dal Campo, da Uruknet, da Adinolfi o Grimaldi. Inoltre, tanto le autorita' sciite quanto quelle sunnite hanno identificato gli autori degli attentati contro luoghi santi, personalita' e credenti sciiti e sunniti in agenti delle potenze occupanti.
Il Ministero degli Interni, controllato dal Consiglio Supremo della Rivoluzione Islamica dell'Iraq (il movimento oggetto della maggior parte delle critiche in esame), e' stato spesso criticato e osteggiato dagli USA e dalla GB, demonizzato dalla Rice e dall'ambasciatore statunitense a Baghdad (se dovessi scendere al livello di certi personaggi, dovrei specificare che e' "sunnita"), che hanno cercato di sottrare il controllo del Ministero alle forze sciite e consegnarlo ai propri agenti come Allawi. Questo e' quanto hanno dichiarato esplicitamente tanto il segretario di Stato USA quanto il ministro degli esteri inglesi durante la loro visita a Baghdad nei primi di aprile. Il Ministero degli Interni iracheno e le forze politico-religiose sciite hanno infatti spesso denunciato, soprattutto dopo l'orribile carneficina di sciiti realizzata in una moschea dalle truppe USA e da "milizie paramilitari", come agiscano "squadroni" che non rispondono ne' al ministero degli interni ne' al governo, ma soltanto al comando generale americano. In quell'occasione si era trattato di milizie kurde.
Vorrei poi spostare l'attenzione su un altro fatto spesso dimenticato. All'indomani della popolare Rivoluzione Islamica iraniana, un gruppuscolo autodenominatosi "Mujaheddin-e Khalq" (combattenti del popolo), ribattezzato dal rivoluzionario popolo iraniano con l'appellativo coranico di "Munafikin" (Ipocriti), in sinergia con le forze anti-rivoluzionarie e le potenze egemoniche straniere, inizio' una feroce aggressione terroristica contro la neonata Repubblica Islamica, martirizzando importantissime personalita' politiche e religiose, tra cui l'amatissimo Presidente della Repubblica Rajai, il primo ministro Bahonar, il ministro della Giustizia Ayatollah Beheshti, oltre ad un numero imprecisabile di civili, donne, bambini, anziani. In seguito i "Munafikin", approfittando dell"'ospitalita'" e del supporto del regime di Saddam, ripararono in Iraq da dove – nel bel mezzo della guerra imposta da Baghdad a Tehran – continuarono a sferrare sanguinosi attacchi e attentati. I rapporti di questo gruppuscolo terroristico con Israele e gli Stati Uniti li ho documentati qualche tempo fa durante una discussione proprio su uno dei forum di "politicaonline", ma senza ripetermi bastera' dire che sia durante l'aggressione anglo-americana che in questi anni di occupazione, le basi militari dei "Munafikin" (considerati terroristi anche dall'UE e dal Dipartimento di Stato USA) non soltanto sono rimaste intatte, ma secondo quanto riportato da diversi ex-membri del gruppuscolo terroristico anti-islamico, avrebbero goduto di addestramento, aiuti, finanziamenti e armamenti da parte delle truppe americane e inglesi presenti sul territorio, per poi esser utilizzate in azioni terroristiche anti-iraniane. Non va peraltro dimenticato che Saddam affido' proprio ai "Munafikin" la reppressione delle rivolte curde e soprattutto sciite del 1991, allorche' Washington e Londra continuano a cianciare delle violenze e delle stragi subite da questi due gruppi...
Vari influenti personaggi neocon alla Casa Bianca hanno pubblicamente esortato all'appoggio USA ai "Munafikin" per destabilizzare la Repubblica Islamica. Daniel Pipes, ad esempio, ha trattato la questione in un articolo presente nel suo sito anche in italiano. Anche Raymond Tanter, già membro del Consiglio della sicurezza nazionale sotto la presidenza Reagan e che attualmente tiene corsi quale specialista sul terrorismo e le armi di distruzione di massa in Medio Oriente alla Georgetown University di Washington, in un'intervista a "Il Giornale" del 10 novembre 2004 ha detto tranquillamente: "L’unica strada percorribile è avviare un effetto domino che porti alla caduta o all’indebolimento del regime di Tehran dall’interno. Per far questo bisogna puntare sulla sola opposizione organizzata in Iran: i Mujaheddin del popolo.”
Proprio qualche giorno fa, un quotidiano iracheno ha rivelato la partecipazione dei Munafikin all'aggressione statunitense ad Adhamiyah, distretto sunnita a nord di Baghdad, (cfr. quotidiano iracheno "Bayane al-Jadidah"), specificando anche che i miliziani del gruppuscolo terroristico erano equipaggiati con uniformi del Ministero degli Interni.
Sempre sull'argomento, chi ignora che l'Iran dall'inizio dell'occupazione del vicino Iraq ha subito sanguinosi attentati terroristici sul proprio territorio, attentati che hanno provocato decine e decine di vittime in particolare nella regione del Khuzestan al confine, e i cui responsabili sono stati identificati in agenti addestrati dagli inglesi e americani nel sud dell'Iraq?
Chi puo' continuare a parlare di collaborazione e coordinamento quindi tra le forze iraniane e le truppe occupanti in Iraq?
Seconda parte....
Avevo scritto il messaggio in modo veloce e cercando di sintetizzare quanto possibile le argomentazioni. Ho quindi tralasciato, di proposito o involontariamente, altri punti importanti. Ne cito qui uno: animati da una forte carica anti-iraniana, gli ambienti e personaggi che parlano di collaborazione USA-ISRAELE-IRAN in particolar modo in Iraq (e non sono pochi, annoverando anche giornalisti del calibro di Stefano Chiarini, purtroppo!) hanno spesso evidenziato come la componente sciita irachena sia divisa in due linee maggiori: da una parte i "filo-iraniani" di Dawa e Consiglio della Rivoluzione Islamica dell'Iraq, sotto la guida dell'iraniano Ayatollah Sistani, tacciati di "collaborazionismo", dall'altra i patrioti iracheni, vicini alla resistenza e anti-americani perche' fuori dal controllo dell'Iran ed anzi ad esso ostili, dell'Esercito del Mahdi di Muqtada Sadr.
Il problema e' che il movimento di Muqtada Sadr ha eletto nel nuovo governo diversi parlamentari, che grazie al loro appoggio e' stato nominato l'ex primo ministro e quello attuale, che il giovane "imam ribelle" (per usare un'espressione giornalistica 'nostrana') ha piu' volte ribadito la propria 'sottomissione' alle direttive dell'Ayatollah al-Sistani, che ha piu' volte partecipato alle cerimonie che si svolgono nel Mausoleo dell'Imam Khomeyni a Tehran in occasione dell'anniversario della sua scomparsa e che durante il suo ultimo viaggio in Iran ha esplicitamente dichiarato come, in caso di aggressione contro la Repubblica Islamica, l'Esercito del Mahdi sara' totalmente a sua disposizione.
E' inoltre strano che nessuno di costoro abbia mai mosso critiche alla Siria, che in occasione dei numerosi incontri avuti con i dirigenti e responsabili iraniani sulla questione irachena, ha espresso le stesse posizioni della Repubblica Islamica.




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