Sgarbo popolare al señor Zapatero
Il Partito popolare spagnolo ci ripensa ed abbandona la posizione “morbida” sulla fecondazione artificiale. Risultato: il Senato trasforma (complice, pare, una partita di calcio) la legge voluta da Zapatero che era forse la peggiore in assoluto nel panorama mondiale. La legge ora torna alla Camera dove c’è un’altra partita tutta da giocare.
La Camera dei deputati l’aveva approvata nel febbraio scorso. Ora il passaggio al senato avrebbe dovuto essere poco più che una formalità. Ed invece la legge sulla fecondazione assistita, lo scorso 26 aprile, è stata in buona parte stravolta. I senatori hanno infatti accolto a maggioranza una serie di emendamenti proposti dal Partito popolare, che hanno di fatto azzerato le novità fortemente volute dal governo Zapatero. Risultato: la nuova legge non si discosta molto dai contenuti della precedente normativa approvata nel 2003.
Tra le innovazioni figlie del più puro zapaterismo e che avrebbero traghettato definitivamente e stabilmente la Spagna tra i paesi più permissivi in materia di tecniche di fecondazione artificiale, c'erano: la possibilità del cosiddetto “bebè farmaco” (selezione di embrioni allo scopo di far nascere un bambino in grado di donare a un fratello malato cellule staminali cordonali compatibili); la possibilità di produrre e congelare un numero illimitato di embrioni; la possibilità di usare gli embrioni sovrannumerari anche a fini di ricerca.
Nei mesi scorsi, dopo l'approvazione da parte della camesa spagnolo della Legge sulle "Tecniche di riproduzione umana assistita" (Lrha), numerose voci si erano levate per denunciare la gravità del fatto.
La Piattaforma “Hay alternativas" l'aveva definita come una delle “leggi di riproduzione più aggressive al mondo contro la bioetica” ed afferma che essa si trasforma in realtà “in uno strumento di morte e di retrocessione scientifica”.
“Con questa legge - afferma Gádor Joya, la portavoce della piattaforma - l'essere umano non nato si trasforma in materiale di investigazione, in merce in balia degli interessi economici di grandi imprese e dell'ambizione di determinati ambienti scientifici”.
Il vicepresidente del Foro spagnolo della famiglia (Fef), Benigno Blanco, ha affermato che si tratta di un “chiaro passo indietro nella difesa della vita umana nelle sue prime fasi di sviluppo”. Il Fef denuncia in un comunicato che “questa legge subordina il diritto alla vita rispetto alla sperimentazione e all'abuso tecnologico” ed afferma che “la Spagna diventerà uno dei Paesi europei in cui la vita dell'embrione umano è meno protetta e dove il legislatore rinuncia ad ogni considerazione etica di fronte al mero sviluppo tecnologico”.
Il presidente dell'Istituto di Politica familiare, Eudardo Hertfelder, ha denunciato che “la legislazione dovrebbe difendere l'embrione umano, invece non solo non lo riconosce nei suoi propri diritti, ma lo elimina”.
L'organizzazione Professionisti per l'etica ha definito la legge come contraria alla dignità umana e aveva affermato che con la sua approvazione “d'ora in poi si potrà scegliere che un embrione nasca o sia distrutto, cioè che si uccida un essere umano nel suo primo stadio o che si investighi su di lui”.
“L'informazione proposta dal governo e dai mass media sulla Lrha ha costituito in altro chiaro esempio della costante manipolazione dell'informazione alla quale siamo sottomessi”, è la denuncia della Piattaforma per la promozione della famiglia (Profam): “la clonazione di esseri umani a fini terapeutici di ricerca, cercano di farla vedere come una cosa rispettabile e progressista, senza dire che questa pratica non rispetta la dignità dell'essere umano dal suo concepimento”.
Insomma una vera e propria insurrezione contro i pruriti di Zapatero. Ma sono state le proteste a far cambiare il vento tra i banchi del Senato? Forse, ma non solo. Sembrerebbe che, a fronte dell'iniziativa di un gruppo del Partito popolare molto compatto e determinato a dare battaglia per contrastare gli aspetti della nuova legge considerati di stampo eugenetico, i senatori socialisti si sono fatti distrarre da una partita di calcio, che li ha tenuti fuori dall'aula nei momenti decisivi della votazione.
Il risultato è che l'eroe del giorno è così diventato il senatore popolare Antonio Román, che ha fatto passare tutti i suoi emendamenti. I quali reintroducono esplicitamente il divieto alla produzione di embrioni umani per fini diversi dalla procreazione; fissano il limite di tre embrioni per ogni ciclo di fecondazione (come è previsto anche dalla nostra legge 40); proibiscono l'uso di embrioni sovrannumerari per un fine diverso dalla procreazione; stabiliscono, di conseguenza, sanzioni contro il commercio, l'uso industriale o a fini cosmetici degli embrioni, così come contro la produzione di embrioni a fini di clonazione e comunque a fini diversi dalla procreazione; impediscono la creazione dei “bebè farmaco”; e infine rigettano il termine di “pre-embrione” in quanto privo di base scientifica. Negli emendamenti approvati, inoltre, si sollecita, in materia di malattie genetiche, la promozione della ricerca sugli ovociti e non sugli embrioni.
La ministra zapateriana della Salute e del Consumo, Elena Salgado, che ha visto la sua legge smontata dagli emendamenti e rispedita contro tutte le aspettative alla Camera dei deputati per la nuova approvazione, ha accusato i senatori del Partito popolare di voler anteporre “le loro credenze personali al progresso scientifico e, cosa ancor più grave, alla salute delle persone”.
I ritocchi che pure non avranno vita facile al nuovo esame dei deputati, raddrizzano alcuni aspetti redicalmente disumani della legge, ma sono certo insufficienti a farne una buona legge. Del resto già la precedente legge del governo del popolare Aznar, consentiva l'eterologa per le single, garantiva l'anonimato del donatore di seme, permetteva la ricerca sugli embrioni congelati prima dell'approvazione della legge.
Ma la sollevazione popolare e soprattutto del mondo cattolico ha almeno ottenuto di modificare l’atteggiamento del Partito popolare che, ad esempio, nello scorso febbraio non avevano appoggiato il limite di tre embrioni per ciclo di fecondazione. La ferma posizione dei popolari ha consentito non solo la rivoluzione nel Senato madrileno, ma fa ben sperare che almeno, nella seconda lettura della Camera, la partita sia aperta e non scontata negli esiti.





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