Quale sarà la vostra scelta al referendum? SI o NO?
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SCHEDA SULLA GRANDE RIFORMA COSTITUZIONALE
Premessa
Nel corso degli ultimi trent’anni sono stati numerosi i tentativi di riformare la Il Parte
della Costituzione, ovvero l’organizzazione dello Stato. Ciò dimostra che le riforme sono
necessarie e che la nostra Costituzione deve essere adeguata ai mutamenti sociali e
all’evoluzione dei tempi. Si è trattato, come è noto, di tentativi andati tutti a vuoto.
Le uniche due occasioni in cui sono state modificate norme importanti della TI Parte
della Carta costituzionale si sono verificate nel 2001, quando il centrosinistra approvò una
corposa riforma del Titolo V della Costituzione introducendo di fatto in Italia una forma di
federalismo, e nel 2005 con la riforma voluta dalla CdL.
Un dato comune al lungo processo riformatore, iniziato con la bicamerale Bozzi,
proseguito con le Bicamerali IottiDe
Mita, poi con D’Alema fino alle riforme del 2001 e del
2005, è la circostanza che la sinistra contesta la legittimità del centrodestra di proporre
riforme della Costituzione quando si trova al governo del Paese. La filosofia su cui ruota
l’azione politica del centrosinistra è che le riforme si possono e si debbono fare solo quando
la sinistra è al governo del Paese. Magari con l’accordo del centrodestra, ma l’iniziativa non
deve mai partire dal centrodestra medesimo quando governa.
A riprova di questa circostanza, si possono citare numerosi casi concreti. Ad esempio,
il centrodestra nella riforma del 2005 ha fatto proprie numerose proposte del centrosinistra vedi
la cosiddetta Bozza Amato sul premierato che rimarca pari pari quanto venne approvato
dalla Bicamerale D’Alema con voti congiunti; vedi il passaggio dei poteri alle Regioni in
materia di “polizia amministrativa locale” mutuato dalla riforma Bassanini. Eppure il
centrosinistra ha sempre misconosciuto anche le sue stesse proposte quando a condividerle
era il centrodestra e ciò solo perché il centrosinistra era all’opposizione.
La Grande Riforma Costituzionale, approvata definitivamente dal Parlamento nel
mese di novembre 2005, è certamente un provvedimento di grosso spessore politico di
“DESTRA”.
Lo si può dimostrare leggendo i veri contenuti e non quelli strumentalmente
propagandati dal centrosinistra con una campagna mediatica mistificatrice difficilmente
riscontrabile nel recente passato:
1) viene corretto il federalismo secessionista, in vigore, voluto e approvato dal
centrosinistra sul finire della legislatura 1996/2001, riportando alla competenza dello Stato
numerose materie che erano state devolute alle Regioni (vedi l’energia, le grandi reti di
trasporto, l’ordinamento delle professioni, il made in Italy, ecc.); precisando cosa spetta allo
Stato e cosa alle Regioni; la tanto decantata “devolution” altro non è che la perimetrazione del
campo di azione e di legislazione esclusiva delle Regioni in relazione alla organizzazione
sanitaria, all’organizzazione scolastica e alla polizia amministrativa locale. Di materie, cioè,
che già appartengono alle Regioni in conseguenza della riforma del centrosinistra del 2001.
In altri termini, abbiamo aumentato le competenze dello Stato e diminuito quelle delle
Regioni.
2) Viene reintrodotta la tutela dell’interesse nazionale, cancellata dal centrosinistra, senza
che nessuno battesse ciglio, e prevista la cosiddetta norma di salvaguardia che sancisce
nuovamente la preminenza dei poteri dello Stato su ogni altro organo come le Regioni, le
Province, i Comuni (art. 120), 2° comma. “ ... Lo Stato può sostituirsi alle Regioni, alle
Città metropolitane, alle Province e ai Comuni nell’esercizio delle funzioni loro
attribuite dagli articoli 117 e 118 nel caso di mancato rispetto di norme e trattati
internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e
la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o
dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni
concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali
e nel rispetto dei principi di leale collaborazione e sussidiari età.”
3) Viene finalmente riconosciuto a Roma il suo ruolo di Capitale d’Italia attribuendo alla città
di Roma poteri speciali sulla falsariga di quanto avviene per altre grandi capitali europee, vedi
Parigi.
4) Viene prevista la riduzione dei parlamentari (518 deputati, oggi 630 e 252 senatori, oggi
315). Un provvedimento, questo, con il quale si passa finalmente dalle parole, sbandierate
per decenni, ai fatti. Diminuiranno così, in maniera consistente, le spese della politica a carico
dei cittadini.
5) Viene istituito il premierato, ossia una forma di democrazia diretta, nella sostanza molto
simile al presidenzialismo, che attribuisce ai cittadini il potere vero di scegliere il Primo
ministro e di poterlo giudicare alla fine del suo mandato.
6) Viene finalmente introdotta nella Costituzione Italiana la norma antiribaltone secondo la
quale un parlamentare eletto di qua non può passare di là. In altre parole, il governo scelto
dai cittadini non può essere sostituito, senza passare attraverso il voto degli elettori, da un
altro governo sostenuto da parti dell’opposizione. Non potrà cioè accadere più che Prodi
venga sfiduciato dal centrosinistra e che venga sostituito da D’Alema con i voti del Mastella di
turno e, poi, questi sostituito a sua volta da Amato. Con la Costituzione che vogliamo
approvare Prodi, o Berlusconi, o Fini o chi sarà scelto dai cittadini resterà certamente in
carica fino alla fine dei suo mandato o fino a quando il Parlamento non lo sfiducerà. Se il
Parlamento lo sfi4ucerà saranno i cittadini ad essere chiamati a scegliere un nuovo governo.
7) Viene superato finalmente il cosiddetto bicameralismo perfetto, secondo cui la Camera e
il Senato hanno le stesse funzioni e possono, come è avvenuto e avviene da sessant’anni a
questa parte, rimpallarsi i provvedimenti e le leggi da approvare, con perdite di tempo a tutto
sfavore della necessaria rapidità delle decisioni. Sarà solo la Camera dei Deputati ad avere
un ruolo politico vero e, quindi, un rapporto di fiducia con il governo. E sarà il Primo ministro a
potere, in casi estremi, chiedere lo scioglimento della Camera al Presidente della Repubblica.
8)11 ruolo di garanzia del Presidente della Repubblica viene esaltato assumendo egli
anche un ruolo importante nella tutela dell’interesse nazionale, nell’attribuzione della nomina
delle authority e della nomina del Vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura,
che attualmente invece viene eletto dal Csm stesso.
9) Viene salvaguardata l’unità dello Stato con una serie di norme, prima fra tutte la
cancellazione del terzo comma dell’attuale articolo 116 che prevede la possibilità per le
Regioni più ricche di accaparrarsi altre materie oltre a quelle già previste dall’articolo 117
della Costituzione, tuttora in vigore, voluta ed approvata nel 2001 dal centrosinistra.
Alla luce dei contenuti esposti, affermare che la Grande Riforma Costituzionale sia una
riforma di “DESTRA” è un dato di fatto ineludibile che attua gli ideali della destra moderna che
guarda avanti, una riforma finalizzata alla modernizzazione dello Stato.
Una riforma che renderà la nostra democrazia funzionante come lo sono le altre dell’Europa e
del mondo occidentale.
Le ragioni per sostenere il Sì ci sono, quindi, tutte. Se passa il Sì ci sarà il tempo e la
possibilità politica per rivedere e migliorare la riforma. Se, invece, malauguratamente,
dovesse passare il No è di tutta evidenza che la contrapposizione tra le forze politiche
sarebbe tale da bloccare il processo riformatore è la possibilità di modernizzare il sistemaItalia.3




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