Un grande, incompreso principe sabaudo, vero Padre di un’Italia Patria ormai forse irrimediabilmente perduta, al suo primo viaggio in quella terra di Sardegna che dava nome al suo Regno, manifestò immediata simpatia e fiducia verso i suoi sudditi Sardi, e di ciò danno testimonianza i suoi appunti di viaggio e le lettere all’amica contessa di Robilant, che ce lo mostrano «incantato da questo regno di uomini bruni e severi, armati e sempre a cavallo» (cit. da L. Madeo, Carlo Alberto in Sardegna un reporter con amore, ne “La Stampa”, 15.7.1995, p. 15).
Le affermazioni private di Vittorio Emanuele (IV) sui Sardi - che tutta l’Italia e soprattutto tutta la Sardegna ormai conoscono – segnano la profonda distanza, di pensiero e di stile, tra questo principe sabaudo e i suoi Avi. Vittorio Emanuele può anche essere innocente sul piano giudiziario riguardo alle accuse che gli vengono oggi mosse, ma la sua credibilità come legittimo pretendente al Trono è finita per sempre. Non si può aspirare ad essere Re di una Nazione e offenderne – ingiustamente e seguendo i più stupidi luoghi comuni – una stirpe che ne è parte integrante. Non solo: la stirpe la cui terra ha dato perfino il nome al primo Regno della propria Dinastia e che per quel piccolo Regno e poi per la più grande Italia ha versato coraggiosamente tante volte il suo sangue. In un rapporto delle SS, pubblicato anni fa su “Storia Illustrata”, sull’affidabilità militare delle componenti etniche italiane, i Sardi venivano considerati tra i migliori soldati italiani, anche per lo storico rapporto con la tradizione militare sabauda: e se lo dicevano i Tedeschi…
Di là da questo, almeno per me, significativo elemento emerso in questi giorni, resta da considerare, cosa su cui qui non si vuole riflettere, il severo e triste giudizio di Maria Gabriella sul fratello, la cognata e il nipote, dipinti come uno spregiudicato terzetto in bilico tra imbecillità, pessima mondanità e sede di denaro. In più, che dire della testimonianza della stessa Principessa sull’aver voluto, S. M. Umberto II, portare con sé nella tomba il sigillo di famiglia, destinato altrimenti al successore legittimo?
Tra i buoni insegnamenti del Carlismo spagnolo, da cui pure sono lontanissimo in quanto non cattolico, vi era quello che alla legittimità del sangue va aggiunta la legittimità “di esercizio”. I Savoia Carignano è bene che escano di scena per sempre.




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