
Originariamente Scritto da
nuvolarossa
Magistrati alla ribalta
Perugia e Potenza il doppio standard della giustizia italiana
Se si confrontano i comportamenti assunti dalla magistratura di Perugia e di quella di Potenza relativi alle inchieste in corso, vi sarebbe da pensare che a Perugia vi siano dei giudici esemplari - per la correttezza formale e la discrezione della loro inchiesta - e che a Potenza vi siano invece dei giudici che, per arrivare alla ribalta della cronaca, inventano persino l'accusa di concussione sessuale che, con tutto il rispetto, a noi, in punta di diritto, appare ridicola.
Vogliamo sperare che la differenza fra le due inchieste, che ad alcuni autorevoli quotidiani fa pensare ad un doppio standard della giustizia italiana, sia dovuta esclusivamente alla sobrietà o alla mancanza della stessa da parte delle procure inquirenti e non al colore politico degli indagati, perché escludiamo nella maniera più assoluta che il maggiore riserbo dipenda dal fatto che l'inchiesta si rivolga ad ambienti della maggioranza, piuttosto che dell'opposizione, perché altrimenti vedremmo "leso" il principio stesso dell'imparzialità della giustizia.
Noi crediamo che la classe politica, colpita nel suo complesso dalle inchieste giudiziarie, si ponga un problema di maggior sobrietà, e dei propri costumi e dei costumi di chi vi appartiene (e questo ci sembra fondamentale), così come delle leggi che garantiscono i più normali diritti alla privacy, sapendo però che la privacy di un uomo politico è molto più limitata e deve essere più controllata di quella di un comune cittadino, proprio perché il primo conduce un'esistenza pubblica. Stabilito questo, si può poi pensare ad una regolamentazione delle intercettazioni o ad una regolamentazione della pubblicazione delle stesse, salvaguardando il diritto di informazione della stampa. In un regime di libertà di stampa, sono gli editori che decidono cosa pubblicare o non pubblicare, e l'unica violazione che si può loro addebitare è se essi, attraverso i loro giornalisti, hanno concorso alla violazione del segreto istruttorio. Ma il segreto istruttorio va tutelato dai giudici, non dai giornalisti, i quali fanno il loro mestiere, e in alcuni casi piuttosto bene.
Per cui ha perfettamente ragione chi, come l'onorevole Cicchitto, chiede al Csm di attivarsi per controllare cosa stia succedendo in alcune realtà importanti del nostro sistema giudiziario, e se i canoni seguiti ed i comportamenti tenuti, siano degni della magistratura italiana, o meno.
Roma, 23 giugno 2006
tratto dal sito del Partito Repubblicano
http://www.pri.it
