Per gli Usa l’imperativo è connettere l’Asia centrale all’Occidente
Grazie alla guerra in Afghanistan, gli Usa hanno potuto costituire molte basi militari in Asia centrale. In questo modo premono direttamente sulle frontiere meridionali russe e occidentali cinesi, seguendo l’obiettivo delineato dopo la caduta dell’Urss, che mira a prevenire la costituzione di una nuova superpotenza nella massa eurasiatica. In questo senso, Washington ritiene fondamentale deviare i flussi energetici di Kazakhistan e Turkmenistan verso l’Europa attraverso il Caspio, bypassando la Russia. Per questo cerca di favorire la partecipazione del Kazakhistan al progetto di pipeline BTC (Baku-Tbilisi-Ceyhan). Se questa strategia trionfasse, gli Usa indebolirebbero l’impero energetico russo e priverebbero la Cina di parte dell’alimentazione necessaria a sostenere anche nei prossimi anni i suoi stratosferici tassi di crescita.
Lo strumento utilizzato dagli Usa per legare all’Occidente Turkmenistan e Kazakhistan è la Nato, dal momento che i due Paesi fanno parte della Partnership for Peace dal 1994. Ma possono contare anche sull’azione svolta dall’Unione Europea, che nei confronti dell’ex-blocco sovietico si muove parallelamente all’Alleanza Atlantica. L’interesse di Bruxelles è particolarmente vivo nei confronti del Kazakhistan, dopo la scoperta, nel 2000, del giacimento petrolifero off-shore di Kashagan, nel mar Caspio. Secondo gli esperti, le sue capacità dovrebbero essere comprese tra i 10 e I 30 miliardi di barili di greggio. Per questo, a seguito dell’accordo di partnership e cooperazione sottoscritto nel 1995 tra Bruxelles e Astana, nel 2002 le parti hanno deciso di estendere la loro cooperazione ai settori dei trasporti e dell’energia.
Il nuovo ordine internazionale sarà dettato dalle disponibilità energetiche delle singole potenze. Anche se in ombra rispetto alle vicende che riguardano Iraq e Iran, la lotta per il controllo delle risorse turkmene e kazake avrà sicuramente un peso determinante sul risultato finale.




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