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    Predefinito Rai: ci vuole una "deriva" zapaterica pure lì

    La Rai tv vista da dietro
    Mariuccia Ciotta
    La gogna mediatica, le intercettazioni e la violazione della privacy, unmetodo barbaro che tocca persone non indagate e rivela «crimini morali» non giudicabili da un magistrato... e via dicendo. Editorialisti, politici, intercettati e non, si sollevano contro l'abuso del gossip, invocano leggi contro e punizione dei giudici a caccia di vip, che distribuiscono a pienemani i dossier delle telefonate hard. In un paese normale, è vero, le intercettazioni dovrebbero riguardare più i malavitosi che non le istituzioni dello stato. Ma, guarda caso, si parte dal camorrista e si arriva al «re», dal furbetto del quartierino al direttore di banca, dal tangentista ai vertici della Federazione calcio. Che volete, «Gli italiani sono fatti così», titolo della Stampa di ieri che pubblica a documentazione la foto della gomitata diDe Rossi e la faccia spappolata di McBride. Sta tutto qui. Intercetti lo spacciatore di videopoker e ti ritrovi a Porta a Porta, «gli italiani sono fatti così ». Il magistrato «spettacolare» che colpa ha se nei bassifondi pesca sempre il notabile?Dunque, lo «scandalo» che fluisce melmosodalle conversazioni rubate provoca un terremoto che dall'ombra del dietro le quinte balza in primo piano e rivela il «sistema Italia». Ma possiamo dire che non sapevamo e che adesso sappiamo? Tutto era già davanti ai nostri occhi.Nonc'è soluzione di continuità tra le immagini che la tv pubblica (e privata) ci continua a proporre e i retroscena osceni pubblicati dagli stessi giornali che in prima pagina si scandalizzano per le loro nove pagine seguenti. Sotto le luci accecanti dei riflettori tv vediamo scritte una per una le miserie uscite in questi giorni, nella faccia atona delle starlette arrampicate sugli sgabelli alle Notti Mondiali, nei conduttori, intrattenitori e cortigiani che ogni sabato sera e domenica mattina ci hanno comunicato le loro «pratiche basse». Trasmissioni giornalistiche «aggiustate» come la moviola, ospiti presi dal serbatoio degli amici degli amici chiamati a discutere sulla guerra in Iraq, sulla liposuzione o sull'attualità della monarchia, con Vittorio Emanuele attorniato dalla «pupa del capo» in bella mostra, i presentatori con la frezza e senza chenon dubitavamo fossero lì in cambio di qualcosa. Chedifferenza c'è tra i Vespa, Marzullo, Malgioglio, Monsé, Gregoraci etc visti davanti e visti di dietro? Il brusio della loro umiliazione e della nostra all'adesione complice di una tv specchio di questa Italia è già salito forte come un urlo prima e fuori da ogni intercettazione. Quel che ci indigna più dello «scandalo » è la probabile mancanza di scandalo. Che l'assuefazione al format, coniato ed esportato da casa Mediaset/delle Libertà, sia così profondo da provocare solo sghignazzi sulla spiaggia per le avventure sui divani della Farnesina dei vari «pappa» con l'incarico di disegnare la mappa culturale italiana, dallo show del sabato sera all'approfondimento giornalistico. Compreso l'indotto stampa che si abbevera all'ultima news su Briatore e fidanzata del giorno, incappata ora nella rete di quel pazzo di magistrato di Potenza, che mette principi, ballerine e portavoce di partito sullo stesso piano. C'erano già. Adesso anche il cda Rai scopre la «questione morale», in ritardo di un secolo, gli facciamo presente che la questione è politica. Nonchiedete al nuovo direttore generale se ama le bionde o le brune chiedetegli se ha una visione della tv, un'idea di mondo, ormai espanso a culture altre, e che gioca «africano», non sgomita e non si compiace del suo degrado.
    http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano...2006/art2.html


    In questa melma della Rai può affogare pure l' Unione: sarebbe proprio ora di fare una riforma "zapaterica" come quella che ha fatto il governo spagnolo, sottraendo la tv pubblica ai partiti e al governo del momento.

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia
    La Rai tv vista da dietro
    Mariuccia Ciotta
    La gogna mediatica, le intercettazioni e la violazione della privacy, unmetodo barbaro che tocca persone non indagate e rivela «crimini morali» non giudicabili da un magistrato... e via dicendo. Editorialisti, politici, intercettati e non, si sollevano contro l'abuso del gossip, invocano leggi contro e punizione dei giudici a caccia di vip, che distribuiscono a pienemani i dossier delle telefonate hard. In un paese normale, è vero, le intercettazioni dovrebbero riguardare più i malavitosi che non le istituzioni dello stato. Ma, guarda caso, si parte dal camorrista e si arriva al «re», dal furbetto del quartierino al direttore di banca, dal tangentista ai vertici della Federazione calcio. Che volete, «Gli italiani sono fatti così», titolo della Stampa di ieri che pubblica a documentazione la foto della gomitata diDe Rossi e la faccia spappolata di McBride. Sta tutto qui. Intercetti lo spacciatore di videopoker e ti ritrovi a Porta a Porta, «gli italiani sono fatti così ». Il magistrato «spettacolare» che colpa ha se nei bassifondi pesca sempre il notabile?Dunque, lo «scandalo» che fluisce melmosodalle conversazioni rubate provoca un terremoto che dall'ombra del dietro le quinte balza in primo piano e rivela il «sistema Italia». Ma possiamo dire che non sapevamo e che adesso sappiamo? Tutto era già davanti ai nostri occhi.Nonc'è soluzione di continuità tra le immagini che la tv pubblica (e privata) ci continua a proporre e i retroscena osceni pubblicati dagli stessi giornali che in prima pagina si scandalizzano per le loro nove pagine seguenti. Sotto le luci accecanti dei riflettori tv vediamo scritte una per una le miserie uscite in questi giorni, nella faccia atona delle starlette arrampicate sugli sgabelli alle Notti Mondiali, nei conduttori, intrattenitori e cortigiani che ogni sabato sera e domenica mattina ci hanno comunicato le loro «pratiche basse». Trasmissioni giornalistiche «aggiustate» come la moviola, ospiti presi dal serbatoio degli amici degli amici chiamati a discutere sulla guerra in Iraq, sulla liposuzione o sull'attualità della monarchia, con Vittorio Emanuele attorniato dalla «pupa del capo» in bella mostra, i presentatori con la frezza e senza chenon dubitavamo fossero lì in cambio di qualcosa. Chedifferenza c'è tra i Vespa, Marzullo, Malgioglio, Monsé, Gregoraci etc visti davanti e visti di dietro? Il brusio della loro umiliazione e della nostra all'adesione complice di una tv specchio di questa Italia è già salito forte come un urlo prima e fuori da ogni intercettazione. Quel che ci indigna più dello «scandalo » è la probabile mancanza di scandalo. Che l'assuefazione al format, coniato ed esportato da casa Mediaset/delle Libertà, sia così profondo da provocare solo sghignazzi sulla spiaggia per le avventure sui divani della Farnesina dei vari «pappa» con l'incarico di disegnare la mappa culturale italiana, dallo show del sabato sera all'approfondimento giornalistico. Compreso l'indotto stampa che si abbevera all'ultima news su Briatore e fidanzata del giorno, incappata ora nella rete di quel pazzo di magistrato di Potenza, che mette principi, ballerine e portavoce di partito sullo stesso piano. C'erano già. Adesso anche il cda Rai scopre la «questione morale», in ritardo di un secolo, gli facciamo presente che la questione è politica. Nonchiedete al nuovo direttore generale se ama le bionde o le brune chiedetegli se ha una visione della tv, un'idea di mondo, ormai espanso a culture altre, e che gioca «africano», non sgomita e non si compiace del suo degrado.
    http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano...2006/art2.html


    In questa melma della Rai può affogare pure l' Unione: sarebbe proprio ora di fare una riforma "zapaterica" come quella che ha fatto il governo spagnolo, sottraendo la tv pubblica ai partiti e al governo del momento.
    Facciamo una utorità indipendente.. come era il Presidente di Bankitalia.. ops che brutto esempio!

  3. #3
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    Non conosco la soluzione "zapaterica" (zapaterica?), ma certo che problemi ce ne sono ovunque. Cominciare dal tacitare le intercettazioni per esempio mi sembra pochino, quasi che la privacy del corrotto fosse più rilevante del reato venuto alla luce.
    Io la dico grossa: si dovrebbe ridurre tutto. C'è un sistema corrotto, di un servizio pubblico. A soffrirne sono stati gli utenti, dunque. Allora è necessario risarcire questo danno, riducendo il canone. E forse riducendo il numero delle reti a disposizione. Vendere un canale Rai ed imporre finalmente le leggi di mercato (e l'asta internazionale ad evidenza pubblica, persa da Mediaset e vinta da Europa 7, che è stata messa a tacere con la solita legge ad personam), ci danneggerebbe? Io credo di no.

    Informauro

    PS bsiviglia - come al solito - coglie nel segno.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da informauro
    Non conosco la soluzione "zapaterica" (zapaterica?), ma certo che problemi ce ne sono ovunque. Cominciare dal tacitare le intercettazioni per esempio mi sembra pochino, quasi che la privacy del corrotto fosse più rilevante del reato venuto alla luce.
    Io la dico grossa: si dovrebbe ridurre tutto. C'è un sistema corrotto, di un servizio pubblico. A soffrirne sono stati gli utenti, dunque. Allora è necessario risarcire questo danno, riducendo il canone. E forse riducendo il numero delle reti a disposizione. Vendere un canale Rai ed imporre finalmente le leggi di mercato (e l'asta internazionale ad evidenza pubblica, persa da Mediaset e vinta da Europa 7, che è stata messa a tacere con la solita legge ad personam), ci danneggerebbe? Io credo di no.
    Vabbè zapaterista! Comunque a me questa riforma piace assai anche se dubito che la nostra coalizione abbia i controcoglioni necessari per proporne una simile.

    Prima ancora delle elezioni Zapatero affidò a un comitato di cinque saggi presieduto dal filosofo Emilio Lledó e formato da intellettuali e massmediologi lo studio di un piano per il riassetto del sistema radiotelevisivo pubblico. La loro proposta è stata tradotta in legge. L'elemento fondamentale della riforma, creare una tv pubblica indipendente dal potere politico, è stato rispettato cambiando il sistema di elezione dei vertici di Rtve. Inoltre il Governo tende a rivalutare la propria identità culturale e ha deciso di tutelarsi dalla “Telebasura”, il peggio del trash televisivo. Un prodotto che abbonda in Spagna come in Italia, ma che anche nel Paese iberico molto spesso porta l’etichetta del “made in Italy”. La televisione pubblica TVE è sull’orlo del fallimento, con un debito accumulato di 7,5 miliardi di euro, mentre il settore privato è dominato dai due gruppi entrambi guidati da cordate estere, e nella fattispecie italiane.
    La reazione di Madrid è stata dunque quella ricercare più quantità e qualità dei contenuti e più dinamismo degli apparati: la riforma proposta da Zapatero punta ad una combinazione di maggioranze qualificate in grado di sottrarre la Tv alle cupidigie di qualsiasi esecutivo, ad una maggiore qualità dei linguaggi ma anche ad una maggiore competitività del prodotto nazionale in vista della transizione al digitale. E’ previsto il riassetto di TVE (due canali in chiaro e accelerazione del processo di digitalizzazione) e la riorganizzazione di EFE, l’agenzia nazionale d’informazione spagnola

    Il polo radiotelevisivo pubblico Rtve e i nuovi organi di controllo

    Il direttore generale è eletto secondo la Riforma dal consiglio d'amministrazione, non più dal governo, con i 2/3 della maggioranza e dovrà essere scelto tra i partecipanti a un concorso pubblico. Il cda, con un mandato di sei anni per non coincidere con le scadenze delle legislature, sarà composto da 2 membri eletti dal senato e 2 dal parlamento, anche qui servono 2/3 dei volti; altri 2 componenti saranno scelti dai sindacati e altri 2 dal consiglio audiovisivo (che regola frequenze, costi, flussi pubblicitari, ndr). Il cda sarà responsabile penalmente e civilmente della propria gestione, mentre un consejo de informacion (il nostro garante per le comunicazioni, ndr) vigilerà sul pluralismo e le scelte del cda e avrà il potere di bloccare il direttore generale.
    Dal punto di vista finanziario Rtve si trascina un debito di oltre 7.600 milioni di euro, il rilancio economico è urgente. La soluzione è in un sistema di finanziamento misto.

    Il polo radiotelevisivo privato

    In Spagna nella tv privata vige il duopolio: da una parte Telecinco, a maggioranza del gruppo Mediaste, dall'altra Antena 3, del gruppo De Agostini, in specifico nella persona di Maurizio Carlotti (ex Amministratore delegato di Fininvest) e con la società spagnola Planeta. I due gruppi, in pochi anni, hanno surclassato i canali pubblici grazie ad ascolti in crescita, che hanno inevitabilmente portato a sempre maggiori introiti pubblicitari. Una situazione a dir poco pericolosa, soprattutto perché le due cordate italiane non offrono certo alla Spagna il meglio della cultura.
    Ulteriore intenzione del governo è quella di dare spazio a soggetti finora in secondo piano, garantendo più pluralismo. Canal plus, che fa parte del gruppo Prisa (cioè El país, quotidiano filo Zapatero, da cui il «golpe» gridato da Telecinco e Antena 3, ndr) per il momento è a criptata, ma si candida a diventare la terza emittente privata in analogico.

    I cinque punti chiave della Riforma

    1) La Radiotelevisione spagnola (due canali tv e due canali radio) manterrà un sistema misto di finanziamento: sovvenzioni statali non superiori al 50 per cento e pubblicità non superiore al 40 per cento (non si prevede di ristabilire il pagamento del canone che in Spagna è stato abolito da tempo). La Rtve assumerà le direttive europee in materia di rapporto tra gli spot pubblicitari e il loro inserimento nelle trasmissioni. Il 10 per cento dei costi rimanenti verrà colmato dalla vendita di programmi all'estero e dall'immissione sl mercato dei diritti sui materiali di archivio. L'obiettivo di fondo è riequilibrare l'indebitamento del servizio pubblico che nel corso del 2005, secondo le stime di previsione, finirà per toccare 7.500 milioni di euro (lo Stato interverrà una tantum quest'anno per coprire il disavanzo di bilancio).

    2) La riforma afferma l'indipendenza della Rtve dal governo. Il direttore generale verrà infatti eletto dal Consiglio di amministrazione e non più dal governo. Il Consiglio di amministrazione risulterà così formato (con un mandato di 6 anni per sfasarlo dalle legislature parlamentari e renderlo più autonomo politicamente): 2 membri eletti dalla Camera dei deputati e 2 membri eletti dal Senato (servono i 2/3 dei voti e il consenso di almeno la metà dei gruppi politici presenti in parlamento); 2 membri designati dai sindacati e altri 2 dal Consiglio audiovisivo (questo organismo, eletto dal Parlamento con un mandato di 6 anni, regolerà le frequenze e i costi della Rtve oltre a regolare i flussi pubblicitari e la qualità dei programmi).

    3) Il metodo di elezione del direttore generale della Rtve: servono i 2/3 dei voti del Consiglio di amministrazione dopo una concorso pubblico dove gli aspiranti devono consegnare in modo trasparente i propri curriculum professionali (pubblico concorso).

    4) Per accentuare le garanzie di democrazia e pluralismo del sistema informativo pubblico, si prevede la formazione di un "Consiglio d'informazione" formato da rappresentanze dei comitati di redazione dei canali informativi pubblici e da associazioni della società civile.

    5) Il ridisegno della holding Rtve che risulterà formata da quattro società: Tve (produzione e gestione dei programmi generalisti della Tv); Rne (produzione e diffusione dei programmi radiofonici), Rtve digitale e multimedia (gestione dei canali tematici digitali e di Internet); Rtve (commercializzazione e pubblicità)
    http://www.perunaltratv.it/index.php?id=10,29,0,0,1,0

  5. #5
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    Questo articolo di Gad Lerner mi sembra molto interessante, anche perchè va oltre i nomi interessati dall' inchiesta e mi convince sempre di più che è il sistema-Rai ad essere sbagliato e, quindi, se non vogliamo fra qualche anno leggere le intercettazioni di un Sottile di sinistra, sarà meglio mettere mano al sistema.

    Gad Lerner per Vanity Fair


    Ero da pochi giorni direttore del Tg1 quando la segretaria mi segnalò l’insistenza con cui aveva telefonato già due o tre volte una signora. Si trattava di un’attrice di media notorietà, certamente bella, che non avevo mai avuto il piacere di conoscere.
    Curioso, la richiamai. Sbrigati i convenevoli, la sua voce si fece confidenziale: «Vorrei incontrarti, ma non per lavoro, capisci? Io e te da soli, a cena». Esaminata e scartata l’ipotesi dello scherzo telefonico (era proprio lei), nei pochi secondi a disposizione mi sono visto scorrere nel cervello il film degli accadimenti successivi. Io e lei a cena nel posto giusto e, subito dopo, flash! flash!, gli scatti dei paparazzi convocati a immortalarci sulle riviste di gossip. Ho scelto al volo per l’unità della famiglia e l’ho congedata gentilmente accampando la mole d’impegni legati al nuovo incarico.
    Nota bene: un paio di settimane dopo su un rotocalco uscivano le foto della medesima signora a cena con un ministro, pure lui ammogliato e pure lui domiciliato a Roma solo temporaneamente come il sottoscritto.
    È ben noto come le tentazioni della capitale sciolgano i freni inibitori di tanti funzionari del sottopotere, inducendoli a disfare le loro unioni coniugali per poi, a seconda dei casi, impratichirsi negli appuntamenti clandestini o invece esibire in pubblico le virtù predatorie.
    Altrettanto noto è che la Rai lottizzata rappresenta da decenni l’ideale riserva per questo tipo di caccia in cui si sono distinti finanche attempati presidenti. Non mi stupisce dunque che un vicedirettore delle risorse artistiche dell’azienda televisiva di Stato volentieri soppesasse con questo o quel compagno di merende erotico-politiche il valore effettivo delle sue prestatrici d’opera. Solleticandone l’appetito, la volgarità e pure le millanterie macho.
    Una delle mie prime disposizioni da direttore del Tg1 fu la chiusura di un’insulsa rubrica notturna in cui procaci ragazze stipendiate con appositi contrattini a termine leggevano in pessimo italiano gli appuntamenti per sagre e fiere del giorno dopo. In redazione tutti scherzavano sui reali scopi di quella struttura di reclutamento. Né potevo immaginare che fosse passata di lì anche la persona per cui il presidente della Commissione parlamentare di vigilanza si prese la briga di allungarmi un bigliettino di raccomandazione al nostro primo appuntamento di lavoro.
    Una gentile e innocente signora che avrei avuto modo di incontrare per caso un anno dopo: era pure lei in compagnia di quel Cristiano Malgioglio che, a quanto pare, si compiaceva di assolvere funzioni da procacciatore di talenti in cambio di comparsate tv ben al di sotto del limite della decenza.
    Dubito che la magistratura possa dimostrare alcuna rilevanza penale in questi traffici, ma sono ugualmente lieto dello sputtanamento pubblico occorso ad alcuni, troppo pochi, dei suoi protagonisti. Considero infatti il loro abuso di potere assai più riprovevole di quello che si consuma in uno scambio economico con una prostituta consenziente. Le anime belle che esprimono indignazione per le intercettazioni telefoniche pubblicate sui giornali e poi aggiungono che si tratta solo della scoperta dell’acqua calda – perché tutti sapevano che in Rai funziona così meritano solo una risposta: che cosa hai fatto tu, proprio tu, per denunciare questo schifo e impedire che accadesse?
    Dal giornalismo sportivo addomesticato alle trasmissioni politiche confezionate su misura con le soubrette esibite come contorno, fino al commercio delle vallette e agli appalti riservati agli amici degli amici, la lottizzazione della Rai rappresenta uno scandalo di cui l’intero sistema politico porta la responsabilità. I compromessi, la ripartizione di quote di potere, il sospetto trasversale con cui viene osteggiata l’intrusione di manager estranei all’ambiente, sono frutto di una complicità decennale talmente consolidata – nonostante i rancori e la guerra per bande da tradursi perfino in complicità sessuale fra maschi.
    Non avrà risvolti penali, ma tutto ciò mi appare molto più grave dello scandalo in cui è rimasto impigliato quel sovrano dell’Italietta da rotocalco che, appena riammesso sul suolo patrio, ha pensato bene di accompagnarsi con gente della sua risma.

  6. #6
    Bianca Zucchero
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    Citazione Originariamente Scritto da bsiviglia
    La Rai tv vista da dietro
    Mariuccia Ciotta
    La gogna mediatica, le intercettazioni e la violazione della privacy, unmetodo barbaro che tocca persone non indagate e rivela «crimini morali» non giudicabili da un magistrato... e via dicendo. Editorialisti, politici, intercettati e non, si sollevano contro l'abuso del gossip, invocano leggi contro e punizione dei giudici a caccia di vip, che distribuiscono a pienemani i dossier delle telefonate hard. In un paese normale, è vero, le intercettazioni dovrebbero riguardare più i malavitosi che non le istituzioni dello stato. Ma, guarda caso, si parte dal camorrista e si arriva al «re», dal furbetto del quartierino al direttore di banca, dal tangentista ai vertici della Federazione calcio. Che volete, «Gli italiani sono fatti così», titolo della Stampa di ieri che pubblica a documentazione la foto della gomitata diDe Rossi e la faccia spappolata di McBride. Sta tutto qui. Intercetti lo spacciatore di videopoker e ti ritrovi a Porta a Porta, «gli italiani sono fatti così ». Il magistrato «spettacolare» che colpa ha se nei bassifondi pesca sempre il notabile?Dunque, lo «scandalo» che fluisce melmosodalle conversazioni rubate provoca un terremoto che dall'ombra del dietro le quinte balza in primo piano e rivela il «sistema Italia». Ma possiamo dire che non sapevamo e che adesso sappiamo? Tutto era già davanti ai nostri occhi.Nonc'è soluzione di continuità tra le immagini che la tv pubblica (e privata) ci continua a proporre e i retroscena osceni pubblicati dagli stessi giornali che in prima pagina si scandalizzano per le loro nove pagine seguenti. Sotto le luci accecanti dei riflettori tv vediamo scritte una per una le miserie uscite in questi giorni, nella faccia atona delle starlette arrampicate sugli sgabelli alle Notti Mondiali, nei conduttori, intrattenitori e cortigiani che ogni sabato sera e domenica mattina ci hanno comunicato le loro «pratiche basse». Trasmissioni giornalistiche «aggiustate» come la moviola, ospiti presi dal serbatoio degli amici degli amici chiamati a discutere sulla guerra in Iraq, sulla liposuzione o sull'attualità della monarchia, con Vittorio Emanuele attorniato dalla «pupa del capo» in bella mostra, i presentatori con la frezza e senza chenon dubitavamo fossero lì in cambio di qualcosa. Chedifferenza c'è tra i Vespa, Marzullo, Malgioglio, Monsé, Gregoraci etc visti davanti e visti di dietro? Il brusio della loro umiliazione e della nostra all'adesione complice di una tv specchio di questa Italia è già salito forte come un urlo prima e fuori da ogni intercettazione. Quel che ci indigna più dello «scandalo » è la probabile mancanza di scandalo. Che l'assuefazione al format, coniato ed esportato da casa Mediaset/delle Libertà, sia così profondo da provocare solo sghignazzi sulla spiaggia per le avventure sui divani della Farnesina dei vari «pappa» con l'incarico di disegnare la mappa culturale italiana, dallo show del sabato sera all'approfondimento giornalistico. Compreso l'indotto stampa che si abbevera all'ultima news su Briatore e fidanzata del giorno, incappata ora nella rete di quel pazzo di magistrato di Potenza, che mette principi, ballerine e portavoce di partito sullo stesso piano. C'erano già. Adesso anche il cda Rai scopre la «questione morale», in ritardo di un secolo, gli facciamo presente che la questione è politica. Nonchiedete al nuovo direttore generale se ama le bionde o le brune chiedetegli se ha una visione della tv, un'idea di mondo, ormai espanso a culture altre, e che gioca «africano», non sgomita e non si compiace del suo degrado.
    http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano...2006/art2.html


    In questa melma della Rai può affogare pure l' Unione: sarebbe proprio ora di fare una riforma "zapaterica" come quella che ha fatto il governo spagnolo, sottraendo la tv pubblica ai partiti e al governo del momento.
    In questa melma l'Unione c'è affondata da tempo solo che si fa finta di non notarlo.
    Divertente che questo meritevole articolo (dico sul serio) scritto da una donna nella melma ci metta, come in un minestrone indistinto a parigrado, "concussori sessuali" e concupite...
    Semmai diventano "eroi" magistrati che invece di campare senza tante scocciature, facendosi i fatti propri ed essere "collaterali" al potere, in questo nido di serpi hanno il corraggio di infilarci tutte le braccia e le mani...
    E non è proprio un caso che l'attenzione di Napolitano si sia concenrata su chi i fati propri non se li vuole proprio fare piuttosto che nei riguardi di chi amma vivere tranquillo...
    Particolarmente riuscito il ritratto di una realtà in cui credendo di prendere la testa di un mostro, gli capita un idra che di teste ne ha mille!
    Qui Zapatero non c'è. Non imparano mai nulla dalla storia che pure dovrebbe essere maestra di vita.
    Qualche giorno fa ho sentito un altra imputazione nuova. Arrestato uno per tangenti canuffate da consulenze...
    Da mò che dicevo che questi non si sarebbero fatti beccare col sorcio in bocca tangentaro come quei fresconi democristiani e socialisti perché avevano legalizzato il furto con le consulenze...
    Mi sbagliavo solo in un particolare: che la magistratura potesse configurare sacrosantemente il reato tangentaro amche nelle consulenze fasulle...
    Forse ancora c'è speranza...

 

 

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