Borrelli è arrivato dove voleva: affossare il Milan per colpire Berlusconi
SIMONE GIRARDIN Si chiama Leonardo Meani. Di mestiere fa l’accompagnatore del Milan. In pratica l’addetto agli arbitri per il club rossonero. Su di lui, meno di dieci giorni fa, Borrelli, ex capo del pool di Mani Pulite oggi 007 con il compito di fare luce sul “calciopoli”, ha accesso i riflettori. Quel giovedì pomeriggio lo ha torchiato per sette ore nello stanzone dell’ufficio indagini della Federcalcio. Sette ore. Dicasi sette. Lui, ex ristoratore, diventato responsabile gli arbitri del club rossonero, compare in più di un’intercettazione. Non sappiamo che cosa Borrelli e Meani si siano raccontati nel lungo faccia a faccia. Di sicuro in quelle sette ore devono aver parlato. E molto. E devono essere servite al nuovo investigatore di via Po per capire se il Milan (e quindi Berlusconi) sono dentro fino al collo in questa brutta storia. La risposta, oggi, sarebbe un sì convinto. Perchè adesso, a bocce ferme, e cioè con la chiusura delle indagini decretata meno di 48 ore fa da Borrelli, lo stesso capo dell’ufficio indagini parla apertamente dell’esistenza «di un sistema Milan» oltre a quello della Juve. Con la società di via Turati un gradino sotto il club bianconero ma pur sempre invischiata a pieno titolo nella vicenda.
Nella ricostruzione fatta dell’Ufficio indagini, Juve e «sistema Moggi» sono al vertice di questo potere occulto del calcio, controbilanciato da un «sistema Milan» che avrebbe proprio in Meani un mero esecutore. Per l’Ufficio indagini, il sistema Milan è poi molto più «autoreferenziale»: la società rossonera badava soltanto ai propri interessi e alla propria tutela. E lo faceva attraverso un implicito potere di persuasione che derivava dal peso politico dei suoi dirigenti.
Uno su tutti: Adriano Galliani. Tradotto: Berlusconi. Eccolo, in sintesi, il teorema Borrelli: la Juve è colpevole. Ma lo è anche il Milan per aver cercato di difendersi dallo strapotere esercitato dai colleghi piemontesi. Loro i peggiori. Dietro il resto: dalla Fiorentina dei Della Valle alla Lazio di Lotito. Dagli arbitri Bergamo e Pairetto all’ex presidente della Figc Franco Carraro.
Il dossier di Borreli è pronto. Milan e Juve rischiano la B. Galliani e Meani il deferimento. E via dicendo. Con tanto di sputtanamento del Cavaliere. Perchè qualcuno ben informato è pronto a scommettere che il Milan c’entri poco o nulla. Ma visto l’andazzo delle procure anche “calciopoli” deve fare la sua parte. Ossia stangare il Milan che è Berlusconi che è Forza Italia.
In molti, appena Borrelli venne nominato capo dell’ufficio indagini, hanno storto il naso. La preoccupazione era che la figura dell’ex capo del pool di Mani Pulite non fosse la più “idonea” per affrontare una vicenda così delicata e dai possibili risvolti politici. Rischio strumentalizzazioni, era la voce ricorrente. Quasi a voler presagire una nuova Tangentopoli. Molto probabilmente ci sarà. O c’è già stata. Molto dipenderà dalle condanne. Quante e a chi.
Di certo l’estenuante interrogatorio a Meani farebbe presagire il peggio. Così come la parte della relazione che inchioderebbe i rossoneri dove ci sono riferimenti espliciti alla questione dei diritti televisivi.
Meno evidenziato, e senza essere mai nominato, emergerebbe infatti il conflitto di interessi tra il Galliani vicepresidente del Milan e il Galliani presidente della Lega calcio (eletto democraticamente dai suoi colleghi che ne conoscevano l’incarico in via Turati). Una situazione potenzialmente capace, secondo l’accusa, di condizionare designatori, arbitri, e anche l’ex presidente della Federcalcio Carraro oltre a dare una mano sulla ricca torta dei diritti tv. Bugie? Verità? Vedremo. Intanto qualcuno ci scherza sopra. E racconta: «I giudici di Napoli avrebbero accertato che l’arbitro Rodomonti, dopo il trapianto di capelli offerto dal dirigente milanista Meani (è nelle intercettazioni, ndr), si era montato la testa e voleva anche firmare un contratto con gli italiani...




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