Tra le molte cose notevoli che accadono in questi giorni di Nuova Era Craxiana, una riguarda Fabrizio Cicchitto.
Era deputato socialista. Risultò iscritto alla P2, tessera 2232. Venne cacciato dal Psi, personalmente da Bettino Craxi. Per anni camminò accosto ai muri per non rivelarsi alla troppa luce e per non rinunciare mai alla protezione dell’ombra. Ricomparve nel 1992, l’anno in cui lo statista Bettino Craxi stava perfezionando la più spettacolare tra le sue operazioni politiche: la dissoluzione dell’intero partito, nato cento anni prima, e che lui riuscì a liquidare “con durezza senza eguali”.
Cicchitto si aggrappò al panfilo di Forza Italia. Si asciugò, si ripulì, servì, crebbe. Fedele agli ideali socialisti, oggi guida i deputati della destra italiana, e si batte contro “il network dell’odio”, odiandolo con tutte le sue forze, più di tutti, anche se un po’ meno del suo nuovo capo.
In quanto a quello vecchio, difendendolo con tanta sollecitudine, ne danneggia un poco la memoria, vanificando, con il suo attuale successo, quel coraggioso tratto di penna craxiana che lo aveva cancellato.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Commento del giorno
di misa
- lasciato il 20/1/2010 alle 23:12 nel post Il Presidente e il latitante
Il risultato della partita in corso è stato già deciso fuori del campo. Arbitri e guardialinee, più o meno artefici della pastetta, recitano doviziosamente la loro parte per il pubblico pagante. Un tal genere di politica non potrà dare risposte alle tante urgenze che assillano il Paese, allora come si potrà mai uscire da questo asfissiante cul de sac?


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