Macaluso: questi di An peggio dei craxiani Più che i soldi cercano la scalata sociale
«Craxi aveva un progetto, discutibile ma ambizioso; loro no».
• da La Stampa.it del 21 giugno 2006
di Riccardo Barenghi
Raccomandazioni, corruzione, gestione allegra del potere, favori concessi e richiesti, sesso, nani e ballerine: esiste una somiglianza, un’analogia tra An oggi e quello che fu il Psi di Craxi vent’anni fa? Emanuele Macaluso è la persona adatta per rispondere a questa domanda: sempre nel Pci ma sempre con un occhio rivolto ai socialisti, anche nei periodi di scontro più duro tra i due partiti.
An e Psi, Fini e Craxi, stesso film?
«I punti in comune certamente non mancano anche se i socialisti avevano una storia alle spalle, una cultura, una politica. Lo stesso Craxi aveva un progetto, discutibile ma ambizioso: concorrere con la Dc sul suo terreno e tentare di ridimensionare il Pci per assumere la leadership della sinistra. Un progetto politico insomma. Che però fu perseguito usando tutti mezzi possibili, compreso il finanziamento illegale, le tangenti, il clientelismno e via dicendo. E costruendo così un vero sistema di potere che andava alimentato e finanziato continuamente».
E non è la stessa cosa che accade oggi nel partito di Fini?
«Qui vedo personaggi tenuti fuori da tutto per anni che arrivano con la voglia di pigliare quel che si può. E se lo pigliano. Gente cresciuta nelle sezioni del Msi tra una rissa, una sprangata, una bombetta. Una piccola borghesia che non ha trovato mai spazio nella società e lo trova improvvisamente nella politica, anzi nel Potere. Non c’è solo una questione di arricchimento personale, ma c’è il bisogno di un’affermazione sociale. Di essere qualcosa, qualcuno».
Tanto per fare nomi, si riferisce a Salvo Sottile?
«Appunto, un piccolo giornalista che viene da Catania e si trova a Palazzo Chigi, alla Farnesina con in mano il Potere. Non lo cercano solo le donne o i faccendieri, lo cercano anche persone importanti, ambasciatori, ministri di altri paesi. Non ha alle spalle una storia politica rilevante, non dimostra di possedere una grande cultura. Si ritrova il Potere in mano e perde la testa, come quegli astemi che si bevono improvvisamente un litro di whisky».
Personaggi del genere però li abbiamo visti nascere e crescere anche nel Psi di Craxi.
«Se è per questo anche nel Psi di Nenni, per non parlare della Dc. Pensi che Silvio Milazzo negli anni cinquanta li chiamava rospi siccagni. Rospi secchi, che non hanno mai visto l’acqua e quando la vedono si gonfiano, si gonfiano fino a che non esplodono e muoiono».
Solo che il Partito craxiano diventò esso stesso un rospo siccagno, tanto che esplose tutto insieme.
«E’ accaduto perché i suoi leader, nonostante volessero usare il Potere per un progetto politico, alla fine hanno abusato di quel Potere. E si sono ubriacati. E se un Partito politico viene liquidato sul terreno morale, significa che c’era qualcosa di malato. I magistrati di Tangentopoli hanno avuto spazio perché hanno scoperto fatti e perché la politica non ha saputo rispondere a quei fatti. Era in crisi, era debole».
Anche oggi è debole?
«Il caso di An lo dimostra. Fini se la prende con i pubblici ministeri e le intercettazioni, figuriamoci io che sono garantista da sempre. Ma qui vengono fuori fatti. E allora io chiedo a Fini: come è possibile che nel suo Partito succedessero cose del genere?».
Aspettando quella di Fini, lei una risposta ce l’ha?
«La mia risposta è che se non c’è più la politica, la battaglia politica aperta, se le divisioni avvengono solo sul Potere, allora il Potere ti si mangia. Si è mangiato il Partito di Craxi, oggi si mangia An. Lo dico pure ai miei compagni dei Ds: state attenti, il Potere si mangia la Politica».




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