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    Predefinito c'e' un nuovo piano:fuori il Prc, dentro l'Udc

    http://www.liberazione.it/notizia.asp?id=3946



    (martedì 20 giugno)

    C'è un piano per ribaltare il governo: fuori il Prc, dentro l'Udc di
    Casini

    A leggere i giornali, la politica italiana (e segnatamente
    Rifondazione comunista) sarebbe in preda ad un subbuglio caotico e
    disordinato, nonché alle soglie di processi sostanzialmente
    autodistruttivi. C'è un nucleo di verità "oggettiva" in questa
    rappresentazione? Certo che sì. Ma c'è anche e soprattutto una
    verità "soggettiva" che non può sfuggire ad un'analisi attenta. La
    enunciamo nella sua cruda semplicità: i "poteri forti" stanno
    seriamente lavorando per sostituire Rifondazione comunista con
    l'Udc.

    L'idea è sempre stata ben chiara, fin dalla nascita dell'Unione e
    fin dalla campagna elettorale: "usare" i voti e la presenza della
    sinistra radicale, politicamente e quantitativamente determinante,
    per sbattere fuori Berlusconi, ma poi determinare, al più presto
    possibile, un diverso equilibrio politico, di natura neo-centrista.
    Il famoso "taglio delle ali". L'espulsione dalla maggioranza, o la
    marginalizzazione del Prc, per un verso; la rottura della Casa della
    libertà, per l'altro verso, con il passaggio ad una nuova
    collocazione politica e parlamentare della sua ala ex-democristiana.

    Un disegno, dicevamo, che Confindustria, Corriere della sera, ora
    forse anche la Cei, accarezzano da sempre: solo che ora esso
    comincia a camminare, sfruttando sapientemente tutti i varchi
    possibili, tutte le differenze interne all'Unione, tutte le
    emergenze che in un modo o nell'altro si pongono. Va da sé che la
    vittima illustre di questa operazione - così come la si sta
    concependo e organizzando - è proprio Romano Prodi. Il presidente
    del consiglio, nonché leader dell'Unione, è l'agnello sacrificale
    privilegiato del progetto neocentrista.

    Vediamo i fatti, o meglio la rappresentazione mediatica dei fatti
    politici a cui stiamo assistendo, nelle ultime settimane. Per un
    verso, la politica italiana - e segnatamente Rifondazione comunista -
    appaiono in preda ad un subbuglio caotico, ad un disordine
    crescente, a processi pressoché autodistruttivi, insomma come
    fossimo "agli ultimi giorni di Pompei". Per l'altro verso, anzi per
    il verso opposto, novità politiche rilevanti, e dense di
    conseguenze, vengono rese note, sì, ma in sordina, con visibilità
    scarsa se non nulla: è il caso della svolta dell'Udc. Pier
    Ferdinando Casini, nel corso della sua recentissima visita al
    Quirinale, ha comunicato a Giorgio Napolitano la sua piena
    disponibilità a votare il rifinanziamento della missione italiana in
    Afghanistan - "soccorso bianco", si è detto. Ma anche e soprattutto
    qualcosa che va ben oltre le dimensioni di una pur delicata e
    rilevante decisione di politica estera: come minimo, si tratta di
    un'offerta in piena regola di "allargamento" - chiamiamolo così -
    dei confini dell'attuale maggioranza, così in sofferenza, del resto,
    al Senato.

    Ora, è chiaro che tutto questo è anche parte di una "normale",
    normalissima lotta politica, nel corso della quale ciascuno fa la
    sua parte, persegue i suoi obiettivi, stipula alleanze e/o
    convergenze funzionali. Ma guardate il risultato finale. Di qua, c'è
    un'alleanza composita, irrequieta, che stenta a presentarsi come una
    forza coesa e compatta. Di là, un'opposizione soggiogata dalle
    deliranti speranze di "spallata" del Cavaliere, una parte della
    quale non vede l'ora di tornare a pesare o a "far politica". Di qua,
    c'è un partito, il Prc, che sarebbe squassato dai conflitti interni,
    condizionato da estremismi di tutti i tipi, e si dimostrerebbe
    comunque inaffidabile per la tenuta della coalizione e dello stesso
    governo. Di là, ci sono dei moderati - come l'Udc - pronti ad
    assumersi, come si usa dire, le loro responsabilità.

    Non occorre molta fantasia per capire dove si va a parare. Per ora,
    certo, sono "piccoli passi", anzi un passo per volta - nessuno che
    sia dotato di buon senso, né nell'Unione né nel centrodestra, può
    parlare apertis verbis di una prospettiva così audace. Ma chi può
    escludere che, dopo l'Afghanistan il "soccorso bianco" non arrivi
    anche sulla manovrina? Chi può escludere l'avvio di un processo, di
    cui non si conoscono gli esiti e non si possono prevedere gli
    approdi ma che potrebbe comunque condizionare l'assetto nazionale?
    Anche alla luce delle incertezze che continuano a caratterizzare la
    nascita del "Partito democratico", che Prodi, non per caso,
    fortissimamemnte vuole e continua a sollecitare.

    Ora, noi non siamo in grado di prevedere fino a che punto questo
    scenario potrà avverarsi. Abbiamo però una certezza, anzi due: che
    la parte maggioritaria della borghesia (e dei poteri con i quali la
    borghesia è oggi alleata) non sopportano l'idea che la sinistra
    radicale abbia un peso politico, e di dirette responsabilità
    istituzionali e ministeriali così rilevanti; e che, finora, a
    dispetto di incertezze e contraddizioni, il governo Prodi dispiace
    assai al padronato, a Washington e alla Cei.

    Questa è la sostanza, oltre il can can e la fuffa mediatica. Questo
    è il terreno ambivalente - e ambiguo, nel senso politico che va dato
    a questo aggettivo - sul quale si misurerà la lotta politica delle
    prossime settimane.

    Esemplare, in proposito, la pur difficile questione afghana, che non
    per caso non era contenuta nel programma dell'Unione. Gli scenari
    prevedibili, dal punto di vista della maggioranza attuale, sono
    evidenti: o l'uso costrittivo della fiducia, una sorta di "foglia di
    fico" destinata a coprire problemi e contraddizioni, a rinviare
    ipocritamente ogni confronto di merito e a inibire nei fatti ogni
    più piccola modifica delle scelte politiche generali; o
    un'operazione certo molto complessa, ma capace di sancire, sul
    campo, intenzionalità politiche diverse, l'apertura di un confronto
    vero sulla strategia della presenza italiana nelle zone critiche del
    mondo, magari la possibile determinazione temporale della presenza
    delle nostre truppe a Kabul. Nella prima ipotesi, sono salve le
    coscienze, anzi le anime - ma solo quelle. Nella seconda, la
    constatazione di un limite, oggi non superabile, delle istanze del
    pacifismo, si accompagna a una non rinuncia politica, né
    sull'Afghanistan né su altri terreni. Ma è solo in questo secondo
    caso che i voti dell'Udc si dimostrerebbero accessori, o non
    influenti. E si manterrebbero aperti gli spazi necessari per la
    battaglia - di lungo respiro e di lunga lena - della sinistra
    radicale.

    A meno che, s'intende, non si mettano in campo opzioni e scelte
    strategiche del tutto diverse: come per esempio quella di tentare di
    far cadere "da sinistra" il governo Prodi. Nessuno, né all'interno
    di Rifondazione comunista (che ha votato all'ultimo Cpn una
    piattaforma politica a larga maggioranza, quasi i due terzi) né, men
    che mai, nel Pdci, ha finora avanzato questa proposta. Se qualcuno
    la pensa così, anche ai vertici della Fiom, farebbe bene a dirlo
    esplicitamente. Ragionando sulle conseguenze che ne derivano, sulle
    prospettive che si aprono - e sul pericolo neocentrista che incombe,
    molto più forte, e incombente, dello spauracchio del ritorno di
    Berlusconi.

    Rina Gagliardi
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  2. #2
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    il passaggio finale la dice lunga su quanto si vogliano riserrare le file all'interno della maggioranza... bruttissimo passaggio.

  3. #3
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    Ma non hanno già espulso ferrandio?
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  4. #4
    Hanno assassinato Calipari
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    Beh, a parte l'ipotesi bislacca dell'Udc, la Gagliardi dice una cosa corretta: se si fa qualcosa, lo si faccia coerentemente con quelli che sostengono le medesime tesi.

  5. #5
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    a questo punto preferirei vedere un governo tutto ex democristiano e combatterlo, che un partito che si dichiara comunista votare certe schifezze....
    che tristezza

  6. #6
    Basileus ton Romaion
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    Questa cosa è una stronzata colossale...

    Semplicemente perchè l'UDC ha meno Senatori/Deputati di PRC... Semplicemente non sta su il governo...

  7. #7
    Blut und Boden
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    Nuovo?
    Neanche per sogno.
    Assolutamente nelle aspettative.


  8. #8
    the future is unwritten
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    Predefinito

    La Gagliardi ha spesso dimostrato di essere un intellettuale di buon livello, ma quando piega l'analisi politica alle necessità "pratiche" finisce per dire alcune discrete minchiate.
    Io credo che una modifica della composizione politica di questa maggioranza sia assolutamente possibile, perchè c'è una predisposizione tanto del contesto quanto degli schieramenti politici; anche il fatto che qualcuno poi lo auspichi o ci lavori non è forse tanto lontano dalla realtà.
    Ridurre tutto al complotto invece è davvero demenziale. Se il punto è quello della tenuta dell'Unione allora l'analisi dovrebbe tenere conto delle difficoltà di tutto il quadro politico a stare insieme e credo che partendo da li si possano facilmente vedere gli inevitabili processi di scomposizione e ricomposizione che già iniziano a camminare (credo che con la vittoria del no al referendum se ne possano vedere delle belle).
    In realtà mi pare che l'obiettivo dell'articolo sia proprio la già citata necessità tutta interna (il rinserrare le fila), che porta la Gagliardi a giustificare anche il voto alle missioni militari (se va di lusso accompagnato da una generica mozione sulle missioni stesse), pena l'arrivo dell'orco Casini (c'è sempre uno spauracchio e mai un progetto a guidare le nostre decisioni).
    Alla fine c'è quell'aut-aut a Cremaschi che è davvero di cattivo gusto, che suona come un invito a starsene allineati e coperti.
    Davvero non ne esce bene.

  9. #9
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    Wink

    Citazione Originariamente Scritto da rioter
    a questo punto preferirei vedere un governo tutto ex democristiano e combatterlo, che un partito che si dichiara comunista votare certe schifezze....
    che tristezza
    bravo! ma poi dimmi come lo combatteresti e quali risultati speri di ottenere.
    ciao
    mao
    ps. quali schifezze hanno votato coloro i quali si dichiarano comuisti?

  10. #10
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    Predefinito

    per coloro i quali hanno seguito la campagna elettorale, il disegno neocentrista portato avanti dal corrierone era perfettamente chiaro. il suo schierarsi per il cx e contemporaneamente contro rc non era un giochetto per bambini,ma una presa di posizione precisa: per la borghesia italiana la soluzione più auspicabile era ( ed ancora è) la vittoria del cx senza essere obbligata a fare i conti con rc. non con la sinistraradicale in se, ma semplicemente con rc. perchè considerata un ostacolo grande. a differenza del pdci.
    ora possiamo anche sorridere se qualcuno afferma che l'udc sia pronto a voltare gabbana, possiamo anche affermare che i numeri impediranno questo viaggio, ma pensate che per questo sia finito il progetto neocentrista?
    O pensate che questo progetto debba per forza sostanziarsi in un completo ribaltone? non è forse sufficiente che i voti eventualmente negati da rc per eventuali "schifezze" possano essere sostituiti di volta in volta da emeriti personaggi entusiasti di portare avanti un disegno "centrista " magari condito da regalie politiche e non solo?
    ora se un tema pesante come quello tirato fuori dalla Gagliardi non trova in voi motivazioni di dibattito ed approfondimento, ma trovate comodo riposarlo nell'angolo delle "minchiate" mi costringete a dire che commettete un errore. un errore di superficialità. esattamente come si conviene in una discussione di anonimi in rete.
    ciao
    mao

 

 
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