“DAVID BEN GURION E LA SUA PULIZIA ETNICA”
Leggendo l’intervista di pochi giorni fa sul quotidiano “Haaretz” allo storico israeliano Benny Morris, ex post-sionista, ora sionista di destra convinto, si potrebbe commentare “era noto a tutti”.
Massacri, stupri, espulsioni di decine di migliaia di palestinesi dalle loro case e dai loro villaggi avvenute nel 1948. Le rivelazioni che Morris fa, parlando del suo ultimo libro, sono di una importanza eccezionale perché, forse per la prima volta, un accademico israeliano di destra accetta di riferire, senza esitazioni, del ruolo del “padre della patria”, David Ben Gurion, nella “pulizia etnica” avvenuta poco prima e durante la nascita dello stato di Israele.
Un periodo in cui circa 700 mila palestinesi che vivevano all’interno dei confini dello stato ebraico lasciano la loro terra, su richiesta dei paesi arabi ha ripetuto per anni la storiografia ufficiale israeliana; perché espulsi con la forza dalle armate ebraiche ufficiali e dalle milizie di estrema destra, rivelano i nuovi storici.
Ex membro di un kibbutz, in passato si era anche rifiutato di prestare servizio militare nei Territori occupati, tenuto a distanza dagli ambienti accademici ufficiali per un suo noto libro sulle cause della tragedia dei profughi palestinesi, Morris durante l’intifada si è convertito alla ideologia di destra. Attraverso interviste-shoch pubblicate dai maggiori quotidiani israeliani, ha chiesto l’adozione di misure durissime contro i palestinesi e si è persino detto pentito di aver documentato in modo puntiglioso le atrocità perpetrate contro i palestinesi nella cosiddetta Guerra di indipendenza di Israele. Tuttavia ha continuato il suo lavoro, avendo questa volta, grazie alla sua conversione, accesso ad importanti fonti ufficiali.
Secondo Morris David Ben Gurion , il leader laburista e premier del nascente Stato di Israele, fomentò l’espulsione sistematica della popolazione palestinese.
“ Ci sono circostanze storiche in cui la pulizia etnica è giustificata” ha affermato Morris.
“Lo Stato ebraico non sarebbe nato senza lo sradicamento di 700 mila palestinesi. Era necessario sradicarli,ha aggiunto. “
Parole durissime che dovrebbero suscitare sentimenti di sdegno soprattutto in Europa dove, appena qualche anno fa, è stata seguita con orrore la pulizia etnica praticata nell’ex Jugoslavia. Affermazioni, peraltro, molto pericolose se si tiene conto che, da alcune settimane, non si parla d’altro che di demografia e del rapido aumento della popolazione palestinese nei Territori occupati e, soprattutto, di quella di Israele ( definita da più parti una “ bomba ad orologeria”.
Morris non critica Ben Gurion per la pulizia etnica ma per non aver “ finito il lavoro”.
“Penso che nel 1948 abbia compiuto un grave orrore. Visto che aveva iniziato le espulsioni, forse avrebbe dovuto completare il lavoro….Ritengo che questo posto sarebbe più tranquillo e avrebbe sofferto meno, se la faccenda fosse stata tagliata di netto; se Ben Gurion avesse fatto una espulsione in massa e avesse ripulito tutta la Terra d’Israele, fino al Giordano.”
Lo storico israeliano lascia intendere che Israele potrebbe, tra qualche anno, dover finire quel” lavoro” per garantire la sua maggioranza ebraica.
Ritornando indietro di oltre 50 anni, Morris ha affermato che Ben Gurion ammiccava ai comandanti militari affinché entrassero nei villaggi palestinesi e terrorizzassero la popolazione civile per costringerla a fuggire. Il leader israeliano, ha aggiunto, poi si preoccupava che i militari non avessero noie con la giustizia. Un Ben Gurion quindi non diverso da Rehavam Zeevi, l’ex Ministro di estrema destra che predicava il “trasferimento”, ovvero la pulizia etnica, ucciso due anni fa da un commando palestinese a Gerusalemme. Non viene risparmiato “il martire della pace” Yitzhak Rabin il quale, ricorda Morris, ordinò l’espulsione della popolazione araba di Lod (Lydda).
Le reazioni non si sono fatte attendere. La radio israeliana statale ha dedicato ampio spazio alla vicenda, la radio dei coloni, Canale 7, non ha condannato Morris, anzi, ha commentato con toni compiaciuti le sue tesi. Il deputato palestinese-israeliano Azmi Bishara, del partito Tajammo ha detto che l’intervista di Morris è di grande attualità. Bishara nei giorni scorsi, con un articolo pubblicato dal settimanale egiziano in lingua inglese Al-Ahram, aveva descritto il clima pesante,che, a suo avviso, annuncia una nuova” pulizia etnica” in Israele.
“Di recente, ha scritto, il vice premier Ehud Olmert ha ammesso che il trasferimento di palestinesi non è possibile, perché non è difendibile moralmente e perché non è realistico”.
Ma Israele, a suo parere, realizza nei territori occupati un altro modello di segregazione demografica “ che è la continuazione diretta del 1948. Gli abitanti sotto occupazione militare sono sottoposti ad una legislazione israeliana e al tempo stesso si vedono negati i diritti civili”.
ERCOLINA MILANESI


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