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An, i colonnelli litigano e Fini se la ride
L’ex vicepremier consolida la leadership In via della Scrofa ormai è bagarre e il presidente adesso medita nuove svolte politiche Saranno questi i perni della campagna elettorale che la destra si accinge ad affrontare nel suo rush finale. Con un Fini sempre più saldamente al comando del suo partito, come ha dimostrato anche la riunione dell’esecutivo di ieri. Il presidente di An ha debellato le correnti interne, le ha annullate, cancellate. Ha avuto l’ultima parola nella costituzione delle liste elettorali, con il risultato di aver disegnato i gruppi parlamentari a sua immagine e somiglianza. E subito dopo il voto ha frenato le pulsioni anti-berlusconiane, s’è posto come mediatore tra il Cavaliere e Casini. E ha sopito anche le piccole guerre interne. Tra Adolfo Urso e Maurizio Gasparri che già duellavano per la carica di vicepresidente della Camera, ha scelto la giovanissima (e un po’ impacciata) Giorgia Meloni, 29 anni. E gli effetti sono stati devastanti (per i colonnelli) sugli equilibri che hanno retto per anni l’assetto interno al partito. Gianni Alemanno e Francesco Storace per esempio seguono ormai due linee differenti. Il primo ha scelto di siglare un accordo con Alessandra Mussolini che era stata la grande avversaria del secondo nelle elezioni regionali di oltre un anno fa. Ha scelto, l’ex ministro dell’Agricoltura, di procedere nella direzione del partito unico berlusconiano, mentre l’ex titolare del dicastero della Salute continua ad avere le sue perplessità. E nel prossimo futuro non si hanno segni di riappacificazione, visto che Alemanno ha intenzione di celebrare la convention di Destra sociale che si tiene annualmente ad Orvieto, mentre non si sa se Storace ci sarà. Non si hanno più tracce di Nuova alleanza, la corrente voluta proprio da Fini per evitare lo strapotere di Destra protagonista: Altero Matteoli si è adeguato subito ai voleri del gran capo e ha spicchettato immediatamente. Urso è rimasto orfano e s’è lanciato nella battaglia referendaria e del partito unitario. Dentro Destra protagonista, Ignazio La Russa è stato confermato capogruppo alla Camera mentre Gasparri è rimasto a bocca asciutta. La componente inoltre sta subendo l’opa dei fuoriusciti guidato da Mario Landolfi, uno dei pochi finiani doc come Andrea Ronchi e Silvano Moffa. La prossima sfida sarà sulla presidenza della commissione Vigilanza Rai, il cui candidato è Landolfi ma il larussiano Alessio Butti si prepara a dargli fastidio. E Fini? Se la ride, sempre più padre padrone ha sempre più in mano il suo partito e si appresta a fare qualche nuovo cambiamento, aprendo i confini della destra a tematiche non tradizionali. Il congresso di autunno sarà una sua nuova consacrazione. Anche se lo stesso leader sembra non averne bisogno.
"Grazie" ai vari colonnelli, ci toccherà di subire un probabile ingresso nel partito unico o in una federazione fra FI, AN e UDC e la consacrazione definitiva di Fini come leader di Alleanza Nazionale.
Finchè ci saranno certe divisioni e finchè l'opposizione interna non la si farà realmente, l'alternativa a Fini non c'è.
Approfitto di questo 3d per chiedere a voi, camerati, cosa si può fare per evitare che AN diventi definitivamente la lista personale di Fini.
Come diceva Gianmario in un altro 3d, finchè l'opposizione interna non sarà veramente efficace ci sarà poco da fare per contrastare Fini e non rimarrà altro da fare che dissentire, a livello locale, nei limiti del possibile senza però attendersi chissà quali svolte.
E poi, che fare se AN aderirà al partito unico o simili o nel caso in cui la leadership di Fini sarà effettivamente incotrastabile sia da un punto di vista delle "cariche" interne al partito sia da un punto puramente politico?




, ci toccherà di subire un probabile ingresso nel partito unico o in una federazione fra FI, AN e UDC e la consacrazione definitiva di Fini come leader di Alleanza Nazionale.
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