
Originariamente Scritto da
mustang
Oggi si vota, ma più che altro è una formalità. «Un Paese serio dovrebbe ascoltare i propri esperti. Se gli esperti dicono No, dovrebbe votare No». L'argomento usato ieri da Giovanni Sartori è deliziosamente paradossale.
Il Corriere ci marcia da giorni, pesando i due comitati che sostengono la nuova Costituzione o quella vecchia.
Astrid ha chiamato alle armi 17 presidenti e vicepresidenti emeriti della Corte costituzionale, 178 professori di diritto costituzionale, pubblico e amministrativo, più 274 di altre discipline.
Magna Carta ha rastrellato appena 52 baroni di varia provenienza, dei quali - per girare il dito nella piaga - giusto 16 costituzionalisti. Chi abbia ragione e chi torto, dice Sartori, è allora solo questione aritmetica.
Più esperti di là? Che il Paese li segua.
Effettivamente il referendum ci mette a confronto con una materia ostica.
Ne mastica qualcosa un cittadino su mille. I politici tirano verso il no oppure verso il sì, a seconda della convenienza.
Queste consultazioni sono già state abbondantemente "politicizzate": se la scampano i no,nessuno disturba il manovratore.
Vincessero i sì, osiamo: la spuntassero anche solo al Nord ma non per quattro voti, qualche problemino Prodi ce lo avrebbe. Il militante voterà pensando a questo: a sostenere o minare il terreno sotto i piedi del premier.
Meglio rifarsi allora, suggerisce Sartori, al giudizio degli esperti. I quali spesse volte hanno legami laschi con la botteguccia d'appartenenza, sanno il fatto loro, vantano ragioni buone per condividere o meno un giudizio sulla riforma.
Sarà vero? Mica tanto.
Anzitutto, il quesito referendario è tale da mandare in mille pezzi ogni pretesa verginità del guru. Aderendo al comitato per il sì o al comitato per il no si compie un gesto politico: si ammette un'appartenenza, si dice io sto di qua, si fa un voto di rispetto e di obbedienza verso i propri compagni, commilitoni, correligionari.
Ricondotta la questione in un solco più familiare, c'è poco da stupirsi che per dieci costituzionalisti del no ci sia solo un sì: è lo stesso rapporto che si ritrova, in generale, fra professori di destra e professori di sinistra.
L'Italia è un Paese diviso: fifty fifty.
Ma la distribuzione delle posizioni politiche non è omogenea: non sono di sinistra per metà i tabaccai, non lo sono i lavoratori autonomi, e di un virtuale cinquanta per cento di accademici di centro o di destra non c'è traccia.
Non è poi che l'esperto, partigiano come tutti, diventi improvvisamente obiettivo quando entra nel seminato. Se al ristorante un cuoco ci decanta le qualità del suo risotto, pensiamo: provare per credere.
I costituzionalisti del no hanno opinioni nette, sul tipo di società in cui vorrebbero vivere, e sulla Costituzione che meglio funzionerebbe per essa. L'anno scorso, scienziati autorevoli si erano divisi su embrioni e fecondazione assistita.
C'è legittimo disaccordo fra studiosi su una questione così micidiale come il momento d'inizio dell'esistenza, ci meditano dappertutto e da sempre, eppure ancora non esiste una risposta sola. Figurarsi se non può esserci divergenza d'opinioni sulla Costituzione, che poi è un pezzo di carta d'importanza relativa anche per gl'italiani di oggi, e tacciamo della sua totale irrilevanza per i destini del cosmo.
Tenesse l'idea di Sartori, tanto varrebbe abolire non solo l'istituto del referendum, ma pure le elezioni, rinnovando radicalmente la prassi di governo.
Le tasse vanno alzate oppure tagliate? Facciamo un bel sondaggio fra fiscalisti.
Come va la sanità italiana? Pesiamo le opinioni dei medici.
Migliorare la giustizia? Si può, con una bella ricerca di mercato fra giudici e avvocati.
Che bisogno c'è, delle involute strutture della rappresentanza, se affidarsi a chi ha competenza produce risultati più affidabili? Alla preistoria del videoregistratore, gli esperti del ramo erano sicuri: dieci contro uno ritenevano il Betamax fosse uno standard migliore del Vhs. La qualità delle immagini era più nitida, questo è vero, ma per vedere un film di due ore bisognava alternare tre cassette. Che potesse essere fastidioso cambiare nastro all'intervallo, ai "tecnici" non era mica venuto in mente. Gli utenti scelsero in massa il formato meno raffinato, per questioni di praticità.
Chi aveva torto, chi aveva ragione? Sul mercato hanno sempre ragione i consumatori. In politica è diverso. Gli esperti dicano quel che credono.
Un Paese non è meno serio se non ha voglia di starli a sentire.
MISTER NO
Il politologo Giovanni Sartori (nato nel 1924 a Firenze) è professore emerito dell'università del capoluogo toscano. Editorialista del Corriere, idolatrato da girotondi, società civile e da gran parte del popolo di sinistra, è uno degli intellettuali di riferimento dell'elite culturale di sinistra.
A. Mingardi
Su Libero del 25 giugno
saluti