Questa sarà una di quelle discussioni che non avrà alcun seguito, perché parla di questione morale.
Pertanto alla faccia delle valutazioni moralistiche su "gli altri" sul "poplino bue" che si merita, anzi che elegge una claase politica mediocre, non c'è dubbio che, ampia rappresentanza di quel tipo di elettori e di quel popolo è ampiamente rappresentata anche tra i forumisti di questo forum unionista.
Infatti, vista l'indifferenza sistematica che questo tipo di temi ed il furto sistematico delle finanze pubbliche (anche riferendosi alla dilatazione abnorme di gente che fa politica guadagnandoci quattrini di cui parlava Pirani) registra in questo forum, effettivamente vien voglia di dire, davvero che QUESTO popolo italiano si merita i rappresentanti politici che ha.


La lettera «Perché è sparita la questione morale?» Alberto Iannuzzi, gip di Potenza: «Nessuna velleità da star, l'indagine ha avuto risonanza contro la volontà dei giudici»
Colpiscono e destano qualche ragionevole perplessità alcune immagini suggestive, evocate sui quotidiani nazionali, a proposito dell’inchiesta legata all’arresto del principe Vittorio Emanuele di Savoia e altri appartenenti al suo entourage. Si parla di «rumore» e «bolle di sapone», immagini che sembrano contrastare col peso specifico del provvedimento restrittivo e la complessità delle imputazioni (associazione a delinquere, corruzione, favoreggiamento della prostituzione, concussione sessuale...), che invece richiamano fatti allarmanti, per cui è legittimo aspettarsi che, prima di giudicare, i critici dovrebbero riflettere bene sulle vicende oggetto d’indagine. La storia sembra ripetersi, scandendo i tempi di un processo mediatico parallelo a quello che dovrebbe svolgersi nelle aule giudiziarie.
Si esprime incredulità, ci si interroga sulla necessità dell’arresto, l’uso della carcerazione preventiva e delle intercettazioni telefoniche, che in astratto sono ritenute necessarie per accertare reati gravi, salvo sollevare il dubbio che nel caso di specie siano usate in maniera distorta per formulare, a volte, un giudizio preventivo di assoluzione, sempre però quando si tratta di personaggi eccellenti, in barba al principio per cui tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. Lo scandalo è acuito dalle intercettazioni che finiscono sui giornali, i cui commentatori prendono le distanze accampando l’alibi che in regime di concorrenza se non pubblica l’uno pubblicherà l’altro. In un clima già molto inquinato si inseriscono attacchi personali, rivolti soprattutto agli inquirenti ripescando vecchie vicende giudiziarie in modo distorto.
In questo scenario ho ritenuto di intervenire, esponendomi all’assalto mediatico, per riportare l’attenzione da quello che rischiava di diventare gossip ai fatti emersi dall’indagine, fondati (è legittima pretesa dei magistrati) su solidi elementi probatori. Nessuna velleità da star, soltanto il tentativo di dare elementi di conoscenza su un’indagine che, contro la volontà dei giudici, ha avuto risonanza. Non ritengo di aver anticipato il mio convincimento sugli sviluppi dell’inchiesta o leso l’immagine di terzietà del giudice. Peraltro, se le misure restrittive hanno sorpreso anche i diretti interessati, è perché l’indagine è stata condotta nel rispetto del riserbo e del segreto investigativo. È ovvio che la conoscenza del contenuto del provvedimento da parte degli interessati ha fatto sì che il suo patrimonio conoscitivo sfuggisse al controllo del giudice.
Pare che alcuni attacchi al gip siano dettati da motivi slegati dalla legittima critica del provvedimento. Il magistrato che cerca di fare il suo dovere in modo libero e indipendente, spesso, soprattutto se incappa in vicende così gravi, incontra ostacoli. Ricordo un passo di Pietro Calamandrei, tratto da «Elogio dei giudici». Il giurista fiorentino, parlando di un magistrato che ai tempi del fascismo era definito «pretore rosso», scrive che «non era in realtà né rosso né bigio: era soltanto una coscienza tranquillamente fiera, non disposta a rinnegare la giustizia per fare la volontà degli squadristi». Viviamo, per fortuna, in un Paese democratico. In cui esistono, però, pericoli per l’indipendenza del magistrato, non ultimo quello legato al tubo catodico. Ora mi chiedo: la questione morale che non sempre a proposito viene agitata, per la quale in altri Paesi basta un’irregolarità sulla colf a stroncare carriere politiche, è sparita dalle agende istituzionali?

Alberto Iannuzzi (gip di Potenza)
24 giugno 2006