ERO UN BALILLA 1943/45 - ME LA VEDO BRUTTA
Pochi giorni dopo me la vidi veramente brutta. Per essere stato sul balcone di casa a vedere, per ormai acquisita abitudine a tale spettacolo, gli aerei americani mitragliare lo smistamento ferroviaro di Milano-Lambrate, mi beccai una scheggia in un piede oltre a un bello sbrego sulla fronte.
Io andai all'ospedale su un triciclo, ma l'aereo americano seppi dopo essere stato abbattuto dai tedeschi che, quel giorno, avevano messo in batteria una mitragliatrice a quattro canne; il che significò che nessun aereo venne piu' a disturbare il traffico ferroviario almeno in quella zona.
Il pilota fu catturato dopo aver spanciato sul viale Forlanini, quello che ancora oggi conduce all'aereoporto di Milano Linate, e fu molto malmenato dalla gente. Era un nero e non era certamente sobrio, come mi riferirono in ospedale dove poco dopo arrivò anche lui; io, però, non lo vidi.
Di quei giorni ho come fotografie impresse nella memoria:
la mia cagnolina che, a causa dello spostamento d'aria, viene sbalzata nel buco della pattumiera, ma riesce a non precipitare nel vuoto e ne esce spingendosi sulle quattro zampe;
la vista del mio sangue sulla mano, dopo averla passata sulla fronte dove sentivo qualche cosa di anormale;
la cameriera di mia madre che, nel vedermi rientrare dal balcone pieno di sangue, sviene. Tutti i parenti che non sanno più chi soccorrere. Io che mi aggiro dolorante per la casa, con il parentado dietro;
la vista della scarpa sinistra con un buco tringolare nel cuoio. Il piede, dopo un paio di minuti, mi doleva maledettamente. All'inizio non mi ero accorto di questa seconda ferita;
il dito mignolo del piede sinistro quasi staccato;
l'infermiera che, facendomi spogliare, scuoteva i miei panni che lasciavano cadere una quantità di piccole schegge. Una più grossa nella fibbia delle cintura e lo sbuffo dei pantaloni alla zuava con un gran taglio;
in sala operatoria il chiurugo che mi fa vedere il mio piede aperto,
mentre tira fuori un pezzetto nero di metallo. Chiaro che avevano operato in anestesia locale;
un partigiano piantonato nella mia corsia da militari della RSI. Altre guardie all'ingresso dello stanzone;
un mio vicino di letto che si lamentava essendo andato sotto a un tram. Muore nella notte;
Un'infermiera che mi strappa via con tutta la sedia a rotelle dove mi avevano messo per non lasciarmi tutto il giorno in corsia. Stanno arrivando alcune ambulanze. Portavano morti e feriti del mitragliamento della corriera da Lodi. Poi mi dissero che, dalle ambulanze, sembravano sbarcare grandi pezzo di burro mescolati a salsa di pomodoro. 50 i morti.
Tornato a casa, dopo una quindicina di giorni scendo dal letto e mi trovo con il piede sinistro tutto storto; "Niente di male!" dice l'ortopedico "Giocare al pallone!". E quel rimedio funzionò benissimo.
Arriva un certificato della RSI dove si dice che sono stato ferito dai LIBERATORI ANGLOSASSONI.
Mia madre lo straccia dicendo che, DOPO, tale certificato poteva essere compromettente... Lei che conservava tutti i ricordi, biglietti del tram di una visita a Roma e biglietti di ingresso a Pompei compresi, come cari ricordi!
Quel DOPO si avvicinava rapidamente, e ne parlerò nel prossimo messaggio. Furono gli ultimi mesi di guerra e della RSI.
Un saluto.