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    Predefinito Veneto, Galan lancia lo Statuto catalano

    Sabato, 24 Giugno 2006

    Veneto, Galan lancia lo Statuto catalano
    Provocazione del governatore che propone "una cosa di sinistra" contro l’immobilismo di chi non vuole riforme
    Venezia

    «Sono diventate ormai troppe le testimonianze e le prove che questa nuova maggioranza non vuole fare nulla sul fronte dell'autonomia e del federalismo, anzi vuole tornare indietro. E allora dentro di me ho sentito una voce che mi ha detto di fare qualcosa di sinistra». Nonostante il caldo afoso è un Giancarlo Galan in gran forma quello che si presenta ai giornalisti per illustrare, in veste di senatore della Repubblica, un progetto di legge costituzionale sui "Diritti del popolo veneto". Una provocazione bella e buona alla vigilia del referendum di domani e lunedì visto che si tratta di una "copiatura", con i dovuti aggiustamenti, dello Statuto della Comunidad autonoma della Catalogna approvato a larga maggioranza dagli elettori catalani.

    Galan evoca quindi lo spirito di Zapatero e, facendo campagna elettorale in favore del "sì", mena fendenti solo a manca. «Forse è eccessivo parlare di emergenza democratica - afferma - ma che dire di fronte alla nascita di un partito non votato da nessun cittadino e che nonostante questo si schiera in Parlamento costantemente a favore dell'attuale maggioranza? Questo partito è il partito degli ex presidenti della Repubblica e in larga misura costituito anche dai cosiddetti senatori a vita, che è diventato di fatto la fazione estremista di coloro che si battono contro l'autonomia, la democrazia e la libertà del nostro popolo». E gli esempi di Galan si sprecano: da Oscar Luigi Scalfaro che riceve il Premio Strega speciale assegnato alla Costituzione e lo consegna all'attuale presidente Napolitano, a Carlo Azeglio Ciampi che bolla una legge del Parlamento da lui controfirmata come "una riforma fuori dalle regole", all'ex presidente della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky che parla di "riforma che aumenta la servilità del popolo, è una riforma che ingenera l'insicurezza e l'aggressività degli uni versi gli altri, è una riforma che aumenta lo spirito cortigiano, è una riforma che porta ad atteggiamenti impolitici e qualunquisti, è una riforma con cui dilaga il provincialismo pessimista".

    «Sarebbero queste le basi delle garanzie espresse dal fronte del "no" e che mirano a convincere i cittadini italiani a votare "no" per poi riprendere, subito dopo, il processo riformatore?» si chiede Galan per spiegare che lui «il fallimento delle prove di dialogo lo aveva previsto da mesi» e per questo si era rivolto per tempo al prof. Lucio Pegoraro, ordinario di Diritto pubblico comparato all'Università di Bologna affinchè elaborasse «una proposta di legge costituzionale volta a garantire il massimo dei diritti al popolo veneto». E il docente ha spiegato come «ha rispettato il contenuto politico e la sequenza dello Statuto catalano grazie a una traduzione con adattamenti alla realtà veneta».

    Ne è uscita una proposta di legge di 18 articoli limitata alla parte dei diritti che spazia da quelli storici (per esempio la tutela delle regole ancor vive in certe zone montane) a quelli linguistici (prevedendo non proprio una lingua autonoma come in Catalogna ma lo studio, la conoscenza e il mantenimento di quella veneta) ai simboli della regione (individuati nella bandiera e nell'inno, entrambi dedicati a San Marco) al diritto alla salute (che prevede di "ricevere un trattamento adeguato del dolore, a ottenere cure palliative e a vivere con dignità la propria morte, anche esprimendo preventivamente la propria volontà riguardo agli interventi e ai trattamenti medici da ricevere", quasi al limite dell'eutanasia) ai diritti di partecipazione (che possono prevedere norme diverse da quelle nazionali per le elezioni regionali).

    Insomma, una specie di carta dei diritti dell'uomo veneto che «non toglie ma aggiunge diritti e soprattutto non discrimina» come ha spiegato il prof. Pegoraro in quanto, per esempio, sono previsti non solo per i cittadini residenti ma anche per chi si trovi occasionalmente nel territorio veneto. «Adesso ci sarà qualche Loiero in giro per l'Italia che dirà: ecco la secessione - ha polemizzato ancora Galan - E invece no: è il modo per tenere unita l'Italia». Nessun accenno, invece al federalismo fiscale (mentre nello Statuto catalano ci sono addirittura le aliquote delle imposte) che viene lasciato alle specifiche proposte di legge ex articolo 119 o 116 della Costituzione che Galan conta di presentare subito dopo il referendum per capire, appunto, che fine farà l'art. 116 della Carta.

    Sin qui la provocazione. Tra i primi commenti lapidario quello del sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, che sfidò il governatore nel 2000: «Se gli piace tanto il modello catalano perché non ha fatto lo Statuto regionale?» Ma il dibattito è sicuramente solo all'inizio.

    Giuseppe Tedesco



    La Pdl costituzionale di iniziativa del Presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan, nella sua veste di senatore, e' composta da 18 articoli.
    Il primo e il secondo articolo sono, su generalita' e ambito di applicazione, per poi trattare di diritti e principi ispiratori (Art.3) e passare quindi ai diritti storici, linguistici e loro estensioni (Art.4,5 e 6). All'Art.7 apre una parentesi sui simboli facendo riferimento all'attuale bandiera della Regione Veneto (leone di San Marco con i simboli delle sette province) e introducendo il veneziano "Inno di San Marco". Negli articoli successivi (dall'8 al 17) ritorna a trattare dei diritti, partendo da quelli di ambito familiare e quindi dei minori, anziani e donne, di quelli nell'ambito della salute, per i servizi sociali, del lavoro, della casa, dell'ambiente, dei consumatori, della partecipazione e della protezione dei dati personale. L'ultimo articolo e' riservato all'attivita' degli organi della regione.
    Nel secondo punto dell'Art.1, il Pdl fa riferimento all'articolo 117 della Costituzione in cui parlando di "materie di competenza" la "Regione Veneto disciplina le situazioni soggettive di cittadini o persone".
    Tra i principi ispiratori l'Art.3 recita che "la Regione del Veneto promuove il pieno esercizio dei diritti e delle liberta' riconosciuti dalla Costituzione, dalla presente legge costituzionale, dall'Unione europea, dalla Dichiarazione universale dei Diritti umani, dalla Convenzione europea per la protezione dei Diritti umani". All'Art.5 del Pdl, il Veneto "promuove lo studio, la conoscenza e il mantenimento della lingua veneta e delle altre lingue parlate nella regione e la loro divulgazione, anche attraverso i mezzi di comunicazione pubblici" ma anche "promuove la cooperazione con altri Stati o altri enti territoriali dove comunita' venete emigrate praticano ancora la lingua d'origine". L'Art.6 prevede l'estensione dei diritti dei veneti anche a "chiunque si trovi anche occasionalmente" in Veneto. All'Art.9, invece, viene sancita la parita' tra uomo e donna mentre all'Art.10, in materia di salute, il Veneto punta, in linea con l'Europa, all'introduzione del testamento biologico, non all'eutanasia, superando in questo l'Italia. Sui diritti nell'ambito del lavoro (Art.12) il Pdl, sancisce che formazione e professionale e collocamento non devono avere costi a carico dei lavoratori cosi' come i disoccupati privi di mezzi hanno diritto a contributi.
    Infine all'Art.18, comma 4, "la Regione promuove le condizioni per garantire la piena attuazione e la conoscenza dei diritti e delle liberta'" anche "istituendo una rete regionale di informazione radiotelevisiva e garantendone a tutti l'accesso".

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  2. #2
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    non si dimentichi che galan era un funzionario di fininvest.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da dime can
    non si dimentichi che galan era un funzionario di fininvest.
    e allora??
    avete la fissa anti berlusconi come i comunisti...non mi sembra una brutta proposta invece..

  4. #4
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    è una cortina fumogena. burlescone si è appropriato (a parole) della rivolta fiscale. galan (sempre a parole) cerca di fregare la Liga.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da dime can
    è una cortina fumogena. burlescone si è appropriato (a parole) della rivolta fiscale. galan (sempre a parole) cerca di fregare la Liga.
    E il Gran Visir invece ha infinocchiato tutti i Padani
    salucc

  6. #6
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    il gran vizir, poveretto, non è più compos sui. prima lo era, ma impigliato dai debiti da lui sottoscriiti ai bei tempi e scattati (riscattati) da burlescone alla fine del secolo scorso. ma burlescone e galan sono meno credibili ancora.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Celtic Pride
    e allora??
    avete la fissa anti berlusconi come i comunisti...non mi sembra una brutta proposta invece..

    non è questa la questione, è che Galan ogni 6 mesi viene fuori con queste proposte, senza mai portarle poi concretamente avanti, solo per difendersi dalle accuse per il suo immobilismo.
    La proposta in sè si potrebbe discutere se non ne avesse già fatte diverse che poi ha tenuto nel cassetto.

 

 

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