Il premier conferma la vittoria al referendum per l'indipendenza
"Siamo al 55,5%". E il paese scende in piazza a festeggiare
Montenegro, Djukanovic annuncia
"Siamo indipendenti dalla Serbia"
Gli avversari non riconoscono la sconfitta. Oggi i i risultati ufficiali
La festa degli indipendentisti
PODGORICA - Il Montenegro ha scelto l'indipendenza dalla Serbia. I risultati sono ancora provvisori ma il premier non ha dubbi di sorta. "Stanotte, con la decisione della maggioranza dei cittadini del Montenegro, l'indipendenza del Paese è stata ristabilita", ha detto alla folla festante che lo acclamava il primo ministro montenegrino Milo Djukanovic, ricordando l'indipendenza di cui il Paese aveva goduto per l'ultima volta nel 1918 e celebrando il coronamento di una battaglia durata dieci anni.
Il premier ha precisato che, con il 99% dei voti scrutinati, gli indipendentisti hanno ottenuto il 55,5% dei suffragi, e che il risultato non può più cambiare.
Djukanovic è stato applaudito a lungo dai suoi sostenitori, molti dei quali sventolavano la bandiera nazionale - con l' aquila bicefala color oro in campo rosso - e scandivano slogan quali 'Milo, Milo', 'Abbiamo uno Stato' e 'Viva il Montenegro'. "Voglio ringraziare tutti quelli che hanno creduto al ripristino dell'indipendenza", ha aggiunto. "Ringrazio l'Unione europea, che ha contribuito all' organizzazione di questo processo (...) e spero che continuerà ad aiutarci nel nostro cammino per integrarci in Europa", ha proseguito.
"Il Montenegro è un nuovo Stato indipendente, un nuovo membro dell'Onu che pretende, nel più breve tempo possibile, di diventare un membro a pieno titolo della comunità dei popoli europei", ha sottolineato il primo ministro.
I fautori del mantenimento dell'unione con la Serbia non hanno finora riconosciuto la vittoria dei loro avversari. "Il risultato non è definitivo finché la Commissione per il referendum non l'annuncerà e tutti l'avranno accettato", ha detto il leader dell'opposizione unionista, Predrag Bulatovic.
Invitando ad aspettare il risultato ufficiale, Bulatovic ha ammesso, citando dati parziali, che gli indipendentisti sono in testa, ma al di sotto della soglia del 55% richiesta. Dal canto suo, il diplomatico slovacco Frantisek Lipka, capo della Commissione per il referendum, ha dichiarato: "Credo che potrò essere in grado di annunciare risultati preliminari lunedì alle 10".
Gli elettori montenegrini erano chiamati ieri a dire la parola finale sul destino dell'unione tra la più piccola Repubblica ex jugoslava e la Serbia, sua incombente sorella maggiore ortodossa: ultimo retaggio di quella che fu la Federazione di Tito.
I risultati ufficiali dovrebbero essere noti stamani (lunedì). Ma fin da ieri sera le proiezioni degli istituti demoscopici indicavano un trend attendibile, sia pure con un margine di vantaggio che si è andato assottigliando: il sì al divorzio incassa il sostegno del 56,3% dei votanti, secondo una prima proiezione dell' istituto indipendente Cesid, oltre un punto in più di quel 55% concordato dagli opposti schieramenti con la mediazione dell'Ue come soglia minima necessaria per dare il via libera alla secessione. In nottata, però, lo stesso Cesid ha rivisto al ribasso il dato, fissandolo al 55,3%, appena 0,3 punti in più della soglia.
Un esito che andrà certificato dallo scrutinio delle schede e sul quale non manca l'ombra di qualche contestazione, ma che ha già dato il via ai festeggiamenti di migliaia di fan dell' indipendenza, scesi in piazza a Podgorica alla luce dei fuochi d'artificio e al vento delle bandiere nazionali.
Un esito in linea con le attese, del resto, che emerge al termine di una giornata elettorale contrassegnata da un' affluenza record, da una sostanziale regolarità del voto (stando ai primi giudizi degli osservatori europei) almeno nelle procedure e da un clima lontano da eccessi: nulla a che fare, insomma, con lo sfondo di odio e di echi di guerra che negli anni '90 accompagno' la secessione da Belgrado di tutte le altre Repubbliche ex jugoslave.
I numeri certi indicano che il referendum - voluto a spada tratta dal premier Djukanovic con l' intenzione dichiarata di liberare il Montenegro dall'abbraccio di un partner 15 volte più grande come la Serbia e la promessa di avvicinarlo più speditamente all'Ue - ha coinvolto la quasi totalità dei 485.000 montenegrini iscritti nelle liste. Il quorum di partecipazione (50%) è stato superato già alle 13, appena cinque ore dopo l'apertura dei seggi, e alle 21, orario di chiusura, ha sfiorato il 90% degli aventi diritto.Un dato che rafforza la legittimità del risultato. Tanto più se il margine di errore previsto dal Cesid - indicato come non superiore allo 0,1% - si confermerà all'atto pratico.
Djukanovic e i suoi, dal canto loro, non hanno dubbi. Il primo ministro, indossando i panni del trionfatore, ha parlato di "un grande giorno", che segna "la vittoria del Montenegro". Una vittoria, ha aggiunto, ottenuta "con la democrazia" e che "allarga le prospettive d'integrazione euroatlantica" - ostacolate finora dal persistente contenzioso della comunità internazionale con Belgrado in materia di consegna degli ultimi criminali di guerra dell'era Milosevic - per questo Paese-fazzoletto grande come il Trentino-Alto Adige, appollaiato tra le cime balcaniche e la costa adriatica.
In nottata, poi, gli ha fatto eco Predrag Sekulic, portavoce del Partito democratico socialista, indipendentista, che fa parte della coalizione di governo. "Ho il piacere di annunciare che non c'è più incertezza sul fatto che il Montenegro è uno Stato indipendente", ha dichiarato.
(22 maggio 2006
corriere.it
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Chissà chi c'è dietro a tutto ciò![]()
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