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Risultati da 1 a 10 di 105
  1. #1
    Redskin
    Ospite

    Predefinito Un altro colpo alla Serbia

    Il premier conferma la vittoria al referendum per l'indipendenza
    "Siamo al 55,5%". E il paese scende in piazza a festeggiare

    Montenegro, Djukanovic annuncia
    "Siamo indipendenti dalla Serbia"
    Gli avversari non riconoscono la sconfitta. Oggi i i risultati ufficiali


    La festa degli indipendentisti
    PODGORICA - Il Montenegro ha scelto l'indipendenza dalla Serbia. I risultati sono ancora provvisori ma il premier non ha dubbi di sorta. "Stanotte, con la decisione della maggioranza dei cittadini del Montenegro, l'indipendenza del Paese è stata ristabilita", ha detto alla folla festante che lo acclamava il primo ministro montenegrino Milo Djukanovic, ricordando l'indipendenza di cui il Paese aveva goduto per l'ultima volta nel 1918 e celebrando il coronamento di una battaglia durata dieci anni.
    Il premier ha precisato che, con il 99% dei voti scrutinati, gli indipendentisti hanno ottenuto il 55,5% dei suffragi, e che il risultato non può più cambiare.

    Djukanovic è stato applaudito a lungo dai suoi sostenitori, molti dei quali sventolavano la bandiera nazionale - con l' aquila bicefala color oro in campo rosso - e scandivano slogan quali 'Milo, Milo', 'Abbiamo uno Stato' e 'Viva il Montenegro'. "Voglio ringraziare tutti quelli che hanno creduto al ripristino dell'indipendenza", ha aggiunto. "Ringrazio l'Unione europea, che ha contribuito all' organizzazione di questo processo (...) e spero che continuerà ad aiutarci nel nostro cammino per integrarci in Europa", ha proseguito.

    "Il Montenegro è un nuovo Stato indipendente, un nuovo membro dell'Onu che pretende, nel più breve tempo possibile, di diventare un membro a pieno titolo della comunità dei popoli europei", ha sottolineato il primo ministro.

    I fautori del mantenimento dell'unione con la Serbia non hanno finora riconosciuto la vittoria dei loro avversari. "Il risultato non è definitivo finché la Commissione per il referendum non l'annuncerà e tutti l'avranno accettato", ha detto il leader dell'opposizione unionista, Predrag Bulatovic.

    Invitando ad aspettare il risultato ufficiale, Bulatovic ha ammesso, citando dati parziali, che gli indipendentisti sono in testa, ma al di sotto della soglia del 55% richiesta. Dal canto suo, il diplomatico slovacco Frantisek Lipka, capo della Commissione per il referendum, ha dichiarato: "Credo che potrò essere in grado di annunciare risultati preliminari lunedì alle 10".
    Gli elettori montenegrini erano chiamati ieri a dire la parola finale sul destino dell'unione tra la più piccola Repubblica ex jugoslava e la Serbia, sua incombente sorella maggiore ortodossa: ultimo retaggio di quella che fu la Federazione di Tito.

    I risultati ufficiali dovrebbero essere noti stamani (lunedì). Ma fin da ieri sera le proiezioni degli istituti demoscopici indicavano un trend attendibile, sia pure con un margine di vantaggio che si è andato assottigliando: il sì al divorzio incassa il sostegno del 56,3% dei votanti, secondo una prima proiezione dell' istituto indipendente Cesid, oltre un punto in più di quel 55% concordato dagli opposti schieramenti con la mediazione dell'Ue come soglia minima necessaria per dare il via libera alla secessione. In nottata, però, lo stesso Cesid ha rivisto al ribasso il dato, fissandolo al 55,3%, appena 0,3 punti in più della soglia.
    Un esito che andrà certificato dallo scrutinio delle schede e sul quale non manca l'ombra di qualche contestazione, ma che ha già dato il via ai festeggiamenti di migliaia di fan dell' indipendenza, scesi in piazza a Podgorica alla luce dei fuochi d'artificio e al vento delle bandiere nazionali.

    Un esito in linea con le attese, del resto, che emerge al termine di una giornata elettorale contrassegnata da un' affluenza record, da una sostanziale regolarità del voto (stando ai primi giudizi degli osservatori europei) almeno nelle procedure e da un clima lontano da eccessi: nulla a che fare, insomma, con lo sfondo di odio e di echi di guerra che negli anni '90 accompagno' la secessione da Belgrado di tutte le altre Repubbliche ex jugoslave.

    I numeri certi indicano che il referendum - voluto a spada tratta dal premier Djukanovic con l' intenzione dichiarata di liberare il Montenegro dall'abbraccio di un partner 15 volte più grande come la Serbia e la promessa di avvicinarlo più speditamente all'Ue - ha coinvolto la quasi totalità dei 485.000 montenegrini iscritti nelle liste. Il quorum di partecipazione (50%) è stato superato già alle 13, appena cinque ore dopo l'apertura dei seggi, e alle 21, orario di chiusura, ha sfiorato il 90% degli aventi diritto.Un dato che rafforza la legittimità del risultato. Tanto più se il margine di errore previsto dal Cesid - indicato come non superiore allo 0,1% - si confermerà all'atto pratico.

    Djukanovic e i suoi, dal canto loro, non hanno dubbi. Il primo ministro, indossando i panni del trionfatore, ha parlato di "un grande giorno", che segna "la vittoria del Montenegro". Una vittoria, ha aggiunto, ottenuta "con la democrazia" e che "allarga le prospettive d'integrazione euroatlantica" - ostacolate finora dal persistente contenzioso della comunità internazionale con Belgrado in materia di consegna degli ultimi criminali di guerra dell'era Milosevic - per questo Paese-fazzoletto grande come il Trentino-Alto Adige, appollaiato tra le cime balcaniche e la costa adriatica.
    In nottata, poi, gli ha fatto eco Predrag Sekulic, portavoce del Partito democratico socialista, indipendentista, che fa parte della coalizione di governo. "Ho il piacere di annunciare che non c'è più incertezza sul fatto che il Montenegro è uno Stato indipendente", ha dichiarato.

    (22 maggio 2006
    corriere.it

    -----------------------------------
    Chissà chi c'è dietro a tutto ciò

  2. #2
    Redskin
    Ospite

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    Tra poco faccio anche io l'indipendenza del mio quartiere dall'Italia...dai, è un bel gioco, fatelo anche voi.
    Mi piacerebbe sapere quali basi etniche ha il Montenegro per ottenere l'indipendenza.

  3. #3
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Citazione Originariamente Scritto da Redskin
    Tra poco faccio anche io l'indipendenza del mio quartiere dall'Italia...dai, è un bel gioco, fatelo anche voi.
    Mi piacerebbe sapere quali basi etniche ha il Montenegro per ottenere l'indipendenza.


    cosa c'entra....se un popolo intende autogestirsi ha tutto il diritto di farlo

  4. #4
    Redskin
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    Citazione Originariamente Scritto da pensiero
    cosa c'entra....se un popolo intende autogestirsi ha tutto il diritto di farlo
    Ok, allora promuoverò un referendum per l'indipendenza del mio quartiere dall'Italia

    Suvvia, poi voi leghisti siete gli indipendentisti meno credibili del mondo.

    SERBIA NAZIONE ERWACHE!

  5. #5
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    Ho deciso! La terra intorno a casa mia, compresa la vigna e fino al fosso è una Nazione libera ed indipendente! Basta con l'oppressione del popolo frontista!
    Oggi faccio il gabbiotto della dogana e da domani ci metto dentro mio zio.

  6. #6
    Redskin
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    Citazione Originariamente Scritto da frontista
    Ho deciso! La terra intorno a casa mia, compresa la vigna e fino al fosso è una Nazione libera ed indipendente! Basta con l'oppressione del popolo frontista!
    Oggi faccio il gabbiotto della dogana e da domani ci metto dentro mio zio.
    Bene camerata, così possiamo federarla alla Nazione Libera del mio Palazzo!
    E speriamo che a breve nascano tante libere nazioni dei giardinetti dove giocano i bambino sotto casa!


  7. #7
    Veneta sempre itagliana mai
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    quanto siete patetici

  8. #8
    Redskin
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    Citazione Originariamente Scritto da pensiero
    quanto siete patetici
    Patetici siete voi che vi inventate una nazione che non esiste, esattamente come il Montenegro, giusto per minare un'unità nazionale e un'identità comunitaria.
    Ma la differenza è che forse al Montenegro l'indipendenza la danno, a voi no

  9. #9
    Redskin
    Ospite

    Predefinito Serbia risorgi!


  10. #10
    Redskin
    Ospite

    Predefinito

    Intervista ad Aco Tomic, ex capo dei servizi segreti militari:

    "La Serbia-Montenegro è un protettorato"


    Aco Tomic, ex capo dei servizi segreti militari jugoslavi, in questa intervista afferma di essere stato arrestato e maltrattato nel corso dell' operazione "Sciabola" (primavera 2003, subito dopo l'omicidio Djindjic) per avere contribuito a stanare alcuni degli agenti della CIA che hanno messo il paese sotto "tutela" - ad esempio, nel caso Perisic-Nibor...

    http://www.nin.co.yu/index.php?s=rub...rid=14&id=3383

    Nin (Belgrado)
    Numero 2820 del 13.01.2005.


    Spie nelle alte strutture dello Stato


    “Mi è noto che gli Americani non hanno mai rinunciato al piano che avevano tracciato. Alcune persone ridevano su di me quando dicevo che in Kosovo sarebbe successo quello che abbiamo oggi. Avete notato in quale maniera facile hanno internazionalizzato la Vojvodina ed il Sandzak, così che il Parlamento Europeo si è immediatamente riunito in sessione per discutere il problema...”


    Il General Aco Tomic è arrivato nella redazione di NIN dal Tribunale. Aveva fatto causa contro lo Stato per i maltrattamenti che ha subito durante l'operazione "Sciabola" ("Sablja"). Comunque, l'intervista inizia sul tema degli eventi recenti nell'Esercito. Si accumulano gli "incidenti casuali” e si pongono le domande: disorganizzazione, influenza del fattore straniero, oppure...


    - Anche nei tempi passati succedevano casi del genere, nell'Esercito: gli infortuni, i suicidi, le uccisioni. C'era tutto ciò, sempre... [...] Non credo ne sia aumentato il livello. Non ho alcun motivo per non credere al giudice investigativo del Tribunale Militare riguardo la tragedia di Topcider. [...] Il mio primo commento quando ho sentito della tragedia di due ragazzi nelle caserma di Topcider è stato: mi sa che questo sarà strumentalizzato come il caso di Racak.

    Avete avuto delle informazioni?

    - Non ne avevo, però so come sono accaduti i casi di Racak in Kosovo, e a Sarajevo, prima... ecc.

    State parlando dei...?

    - ...metodi. I metodi sono assolutamente uguali, e gli operatori non si possono sostituire così velocemente.

    State pensando all'uso degli eventi?

    - Si, assolutamente. A quelli che li organizzano e a quelli che li strumentalizzano... Spero sappiate del caso di quello sfortunato mercato di Markale, a Sarajevo, come è stato strumentalizzato, e come si è abusato del caso Racak. Temo abbiano sempre una versione pronta per dichiarare un evento clamoroso ed eclatante, per ottenere qualcos'altro, come scopo.

    Di quali servizi state parlando?

    - Dei servizi occidentali che hanno condotto l'aggressione su questo nostro paese. Loro sono presenti sul palcoscenico, anche ora. Uno dei servizi più potenti nei Balcani è sempre stato quello inglese, [...] è stato costantemente il più presente ed il più attivo di tutti.

    Ci sono forse dei piani per la divisione del lavoro tra i vari servizi, o si tratta solamente di come uno se la cava meglio sul territorio?

    - Un piano esiste, assolutamente. I servizi non hanno mai operato senza piani. Mentre ero in Kosovo, gestivo un gruppo di agenti operativi, e ci contrapponevamo a queste attività con grande successo. Eravamo del tutto al corrente della data dell'inizio dell'aggressione. Naturalmente, loro [gli occidentali] erano sempre convinti di essere i migliori, e non badavano molto a cosa facessero certi minuscoli servizi segreti balcanici. Dunque, eravamo molto bene al corrente su cosa e quando avrebbero fatto al paese, e naturalmente passavamo le informazioni all'Esercito - mentre che uso ne facessero Perisic [alto ufficiale, scoperto tre anni fa nell'atto di passare documentazione riservata all'agente della CIA Nibor - vedi più avanti] oppure Aca Dimitrijevic, è problema loro.

    Qual è l'agenzia di intelligence che è organizzata meglio di tutte in Kosovo?

    - I primi che sono giunti a Pristina il 10 Giugno 1999 erano gli inglesi. I russi sono arrivati anche prima del dieci, ma così come sono arrivati, se ne sono anche andati. Sarebbe stato meglio che non fossero neanche mai arrivati. Sono riuscito a dirglielo quando ero in visita a Mosca, con Pavkovic. Erano sorpresi, ma, va bene, questo è stato detto durante la cena e non ai colloqui ufficiali. La decisione che fossero gli inglesi i primi ad arrivare a Pristina non era casuale. Ero presente a Pristina ed ho parlato con il comandante di quel reparto inglese. Mi ha detto: A noi, durante la preparazione per l'arrivo in Kosovo, è stato spiegato che il Kosovo deve essere "terra bruciata". Questo termine lo utilizzano esclusivamente gli eserciti della NATO. Io gli ho risposto: va bene, ora vedete voi se è "bruciata" o no. In quel momento la nostra quindicesima brigata lasciava Pristina - ragazzi che avevano spostato queste armi pesanti tantissime volte nel corso di un anno. Questa nostra brigata dei carri armati dava una impressione fortissima. Lui mi ha risposto: Volete dire che avremmo incontrato questi arnesi se fossimo ricorsi all'invasione terrestre?

    [...] Qui vorrei "abusare" delle parole di un mio compaesano del monte di Rudnik [si riferisce a Milovan Danojlic, scrittore], è stato lui l'unico a dirlo pubblicamente, in televisione: in questo paese è stato introdotto il protettorato. Le conseguenze negative sono sempre più evidenti. Come per esempio l'obiezione di coscienza. Per la prima volta nella mia vita incontro alcuni giovanotti dalle mie parti, sulla mia montagna Rudnik, che si esprimono contro il servizio di leva, che non era mai esistito prima. [...] Il comportamento dello Stato rispetto all'Esercito, ed al problema dell'Aia, ha contribuito a questo processo. Immaginiamoci un ufficiale giovane, testimone di tali sviluppi. Noi in Kosovo difendevamo la nostra patria secondo tutte le regole, militari e statali, e secondo le convenzioni internazionali. Lo Stato aveva dichiarato lo stato di guerra - ed ora all'improvviso qualcuno inizia ad incriminarci per crimini di guerra. Tutto ciò è terribile.

    I nostri servizi segreti sono capaci, oggigiorno, di fare fronte all'inquadramento del nostro paese come protettorato?

    - Un discorso sono i dati che i servizi stessi rilevano, ed altro è il comportamento dei capi politici. Non credo che i nostri servizi segreti siano in grado oggi di farsi una visione globale della situazione e di riferire tutto cio' alla leadership statale. Non penso che il mio arresto abbia provocato conseguenze negative tra gli operatori dei servizi segreti e nell'Esercito, però di basi per loro ce ne sono. La gente ha notato cosa mi è successo solo perché mi sono contrapposto all'intelligence più potente del mondo. Questo è un fatto. Dunque, se non ci fosse stato l'arresto di quel Nibor, americano, Aco Tomic oggi non si troverebbe in prigione. Lo affermo categoricamente! Su questo non ci sono dubbi!

    Le risulta che il suo arresto sia rivendicato dalla CIA?

    - La CIA, cioè l'America, si è pubblicamente congratulata con me. Quando mi sono incontrato con Montgomery lui mi ha detto: Complimenti, Generale. E anche Nibor si è comportato correttamente dal punto di vista professionale. Conosce il suo lavoro e si è comportato come avrei fatto io nella stessa situazione. [...], mentre è un altro discorso cosa loro effettivamente pensino su questa vicenda. Sono certo che non lo potranno mai dimenticare. [Si riferisce all'arresto dell'agente CIA insieme con il Gen. Perisic, nell'occasione del loro scambio di documenti segreti in cambio di denaro, ndt]

    - Quando ho deciso di far arrestare Nibor e Perisic, ho pensato che questo paese doveva farlo. Abbiamo scoperto l'attività spionistica, documentata, e dopo aver svolto correttamente i nostri controlli, abbiamo trasferito il caso agli organi investigativi. Toccava allo Stato decidere cosa fare, ed hanno optato per la decisione peggiore, che non sarebbe contemplata da nessun paese al mondo, neanche da qualche tribù africana. Loro hanno scelto la persecuzione di Aco Tomic e dei servizi di sicurezza militari, e si sono affrettati a votare la nuova legge che avrebbe satanizzato i servizi di sicurezza. Micunovic ha detto in Parlamento: Non abbiamo realizzato questa legge per i servizi, ma per poter sostituire Aco Tomic.

    Avete paura dell'atto d'accusa? Eravate capo dei servizi di intelligence, eravate in Kosovo?

    - No. Non nutro timori per l'Aia. Non ho motivi per averne. Sono stato, naturalmente, in Kosovo come responsabile dei servizi che agivano nell'interesse dell'Esercito. Senza alcuna finta modestia, in generale l'Esercito ha subito pochissimi danni dai massicci bombardamenti. L'aeronautica occidentale non lasciava mai sereno il cielo del Kosovo. Tutti i missili da crociera partivano dal Mar Mediteraneo attraverso il Kosovo. Abbiamo avuto delle informazioni secondo cui le loro testate venivano montate a Tetovo (Makedonia)..., abbiamo ricevuto perfino alcune foto. I servizi di intelligence non possono non sapere. Soltanto, non sono riuscito ad accettare che fossimo colti di sorpresa il 17 di Marzo [2004: si riferisce ai pogrom scatenati contro i serbi in Kosovo].

    Saremo forse nuovamente colti di sorpresa dagli eventi in Kosovo?

    - Mi è difficile rispondere a questa domanda. Da quando sono uscito dalla prigione, soltanto una volta sono stato negli uffici dei Servizi. Davinic mi ha detto che avrebbero portato dei "professionisti", uomini completamente nuovi che sono arrivati nell'Agenzia di Sicurezza Militare (BIA). Se sono nuovi, non possono essere anche professionisti.

    L'erosione dell'immagine dell' Esercito è forse in relazione con la soluzione dello status del Kosovo?

    - Io vedo questa relazione. Io, nel 1997, ho riferito alla Centrale della Sicurezza sull'introduzione del protettorato in Kosovo. Ero in Kosovo nel Gennaio del 1997, e ho preparato l'informativa in Maggio. Si trattava di una relazione molto aggiornata, affidabile, con dati sicuri su come in Kosovo veniva pianificato il protettorato.

    E la dirigenza dello Stato non ha intrapreso nulla in proposito?

    - Non mi è noto se abbiano fatto qualcosa. Però, nei confronti dell'Esercito laggiù sono state attivate delle misure: Non appena un carro armato usciva fuori, loro [gli occidentali] dicevano: applicazione eccessiva della forza! Allora, come si può impiegare soltanto mezzo carro armato?

    Ci sono collaboratori dei servizi d'intelligence stranieri tra gli alti funzionari dello Stato?

    - I Servizi di Sicurezza Militari non sono mai stati, e non sono neanche adesso, responsabili di seguire la dirigenza dello Stato, nel caso vi riferite alla Repubblica di Serbia.

    Dopo il caso "Perisic” nell'opinione pubblica c'era l'impressione che cosi fosse.

    - Che allora rimanga così. Ora vorrei raccontarvi riguardo al caso di Perisic, che è stato un puro caso...

    Cosa volete dire?

    - Se non fosse stato dimesso dalla posizione di Responsabile dello Stato Maggiore, [Perisic] non sarebbe mai potuto diventare vice-presidente del Governo. Significa che dagli uffici del Responsabile dello Stato Maggiore avevamo delle conferme che certe informazioni, certi documenti, sparivano, andavano da qualche parte, nel nostro gergo - verso persone non autorizzate. Seguendo questa pista, siamo arrivati a Perisic.

    Quali sono i rapporti tra i nostri servizi d'intelligence?

    - Non ci sono rapporti. Tutta la collaborazione basata su regolamenti, leggi, accordi, convenzioni, si è ridotta al livello di conoscenze personali. E' quello che lo Stato ha voluto, e così è stato fatto. Mi ha detto una volta Micunovic: Generale, tu il tuo operato lo svolgi secondo le leggi di Broz [Josip Broz Tito: cioè, secondo le leggi della vecchia Jugoslavia socialista]. Allora, cambia pure questa legge. Io lavoro secondo le leggi in vigore, che siano vecchie o meno. Questa è la sostanza di tutti i problemi che riguardano la collaborazione tra i servizi d'intelligence. Se non c'è un interesse unico nello Stato, i servizi non possono collaborare.

    Una vostra dichiarazione, riguardo all'attentato, è stata poi smentita: e cioè, secondo le citazioni, che avevate avvisato il premier Đinđic che si preparava qualcosa contro di lui.

    - No, purtroppo non ho avuto alcun rapporto con Djindjic. Se qualcuno dal governo mi avesse chiamato per telefono, avrei accettato l'invito. Questo ve lo dico perché quando capitò questa vicenda riguardo Perisic, mi ha chiamato il generale Pavkovic dal gabinetto di Đinđic, senza dirmi da dove chiamava: "Sai, sarebbe utile che andassimo da premier". Ho risposto: non vado adesso, non ne ho motivo, e non consiglio neanche a te di andare da lui ora. Tutto questo lo ascoltava anche Djindjic, [con i ministri] Batic e Mihajlovic. Così fu diffusa la storia: ecco come è questo Tomic, non vuol collaborare...

    Significa che non avete avvertito il premier?...

    - Il Servizio Militare non si è ingerito nei confronti di membri dei governi delle repubbliche [di Serbia, Montenegro, o federale], però a loro passavamo tutte le informazioni che ci giungevano nel corso del nostro lavoro - sovente nei Servizi di Sicurezza dello Stato (SDB). Una volta c'è stata una informativa per la quale sono andato di nuovo di verificare che cosa ne sia stato, però ora è sparita. Dicono che non c'è più neanche al Ministero degli Interni. (MUP)...

    Quando l'avevate mandata?

    - Questa non era una informativa sul pericolo di attentato a Djindjic, però si riferiva a difetti nel servizio di sicurezza attorno al premier. Inoltre non è proprio irrilevante l'informativa che ho firmato e inoltrato al responsabile Andrej Savic, oppure era Mihajlovic, non mi ricordo...

    E' sparita?

    - Così dicono. Va bene, ma probabilmente ora a me non la vogliono più dare. E' proibito.

    Non avete ricevuto l'informativa di ritorno, in quell'occasione?

    - No. Neanche questo è nella norma. Il mio corriere per esempio porta l'informativa al MUP, gli viene firmata la ricevuta, ed è tutto. Ed il duplicato di questo rimane ai servizi, viene registrato, archiviato...

    Vorremmo ripeterle la domanda: per quale motivo vi incontravate con Legija e Spasojevic?

    - Se volete dire che sono criminali, probabilmente pensate che siano gli unici criminali che io incontravo? Questo è nella prassi del mio lavoro. E perché con Legija? Legija era colonnello di polizia. Veniva da me nella veste di colonnello di Ministero degli Interni.

    [...] L'atto del mio arresto è stata una pura decisione politica. Questo mi ha detto [il presidente] Tadic, e quello del Montenegro, Maras: che esisteva una necessità politica per la mia sostituzione, e che questo fa parte della realizzazione del testamento del defunto premier Djindjic.

    Di quale testamento si tratta?

    - Non ne ho idea. Probabilmente Djindjic si preparava a farmi sostituire.

    [...] Come mai, quando Pavkovic diceva di non essere neanche al corrente del caso Perisic. Naturalmente non ne era al corrente. Non è neanche autorizzato a sapere. Dovevo forse informare tutto il governo, i deputati del Parlamento: guardate che oggi si incontreranno quei due?...


    Stranieri da tutte le parti

    Tra i nostri servizi di intelligence esiste competizione?

    - Se ci fosse un interesse statale fermo, tutto ciò potrebbe essere regolarizzato con le leggi e a beneficio dello Stato. Se non c'è questo interesse, forse potrebbe essere almeno l'interesse di quelli che ci stanno ponendo sotto protettorato. Che cosa hanno da fare gli stranieri nel Ministero delle Difesa, o nel Ministero degli Affari Esteri? Ce ne sono dappertutto. Mi domando se esista un paese libero, indipendente, con cittadini stranieri in ogni ufficio... Nella indagine sull'uccisione di Djindjic è coinvolto un istituto tedesco di Wiesbaden. Mentre noi non siamo abilitati per tutte le perizie criminologiche di cui ora parliamo. Abbiamo un Istituto per le ricerche criminologiche, quell'Istituto per la sicurezza che fu una volta uno dei migliori d'Europa.

    Nel "caso Perisic” è stata violata la legge?

    - E' stata assolutamente rispettata, del tutto. Avevo perfino proposto: andiamo proprio a trascrivere la legge statunitense, per vedere dov'è che non si opera nella maniera in cui noi abbiamo operato. Ho portato un disegno di legge croato. [...] Non hanno accettato nulla, naturalmente. Tutti i servizi di intelligence nel mondo hanno delle persone che decidono sui metodi e sui mezzi. Dunque, durante il mio operato come responsabile della gestione, decideva il responsabile dello Stato Maggiore, come prescritto dalla legge. Ora i servizi non sono in grado di applicare alcuna misura. Il Tribunale militare non esiste più. Non c'è la persona che approva un certo metodo. Proprio non ho più idea di che cosa loro adesso si occupino. Probabilmente sono in vacanza collettiva. Scherzi a parte, questo piano fu approvato da Nebojsa Pavkovic. Con tutti i suoi elementi, incluso l'arresto. Soltanto, lui non sapeva il giorno esatto...

    Volete dire, dell'arresto dei due, Nibor e Perisic?

    - Io, quando preparavo il piano, non avevo scritto: Nibor e Perisic.

    Eravate al corrente del fatto che si trattava della CIA?

    - Abbiamo avuto tali supposizioni. Nibor è stato per dieci anni in Bosnia, poi in Croazia, poi qua, poi in Bulgaria... Se n'è andato in silenzio, e non si agitava nessuno - tranne Svilanovic. Gli ho domandato: Allora, Svilanovic, come mai questo tuo rimpianto? Lui mi ha risposto subito: presidente, propongo che sostituiate immediatamente Tomic e Pavkovic. In tale occasione Pavkovic è stato in silenzio. Io gli ho detto: dì qualcosa, sei muto...

    Perché avete presentato quel film, di cui dopo si è parlato moltissimo, ai capi politici?

    - Questo l'ho organizzato su richiesta del presidente Kostunica. Dopo di che ho ordinato che si preparasse un breve filmato da questo enorme volume di materiale. Neanche in sogno potevo supporre che questi miei collaboratori avrebbero inserito il momento in cui lui rivela particolari su certi individui, inclusi quelli che erano presenti durante la proiezione... Questi sono i fatti; di questo film e di questo materiale non avrebbe saputo proprio niente nessuno se non ci fossero stati quegli attori presenti, in quella occasione, che dopo hanno cominciato a giustificarsi. Se fosse dipeso soltanto da me, nessuno avrebbe mai saputo nulla. Ciascuno di loro ha tolto qualcosa, o ha aggiunto qualche informazione ai giornalisti, e si è creata così tutta una storia... Mentre, in realtà, questo è un video di circa mezzora. Si tratta del materiale operativo filmato in vari luoghi dove questi si incontravano. Perisic è convinto che questo sia stato fatto dall'intelligence russa.

    Quelli sono arrivati all'appuntamento per sostituirvi, mentre, dopo aver visto il film, hanno deciso comunque di lasciar andare Perisic...

    - Però, la decisione che io dovessi andarmene c'era già. Subito dopo sono iniziate le proposte di Djindjic, Zivkovic, Svilanovic, che dovevo essere sostituito, e poi hanno aggiunto la stessa richiesta per Pavkovic. In quel momento avevo detto loro: fateci andare via uno per volta, non insieme. Però, nessuno di noi è stato sostituito, Vojislav Kostunica non ha dato il suo permesso. Mentre il film lo avevano guardato con attenzione. Era un po' ridicolo vedere le loro reazioni. Per esempio, Djindjic era stupito del fatto che si trattava di spiccioli. Disse: generale, cosa è questo, si tratta soltanto di duemila cinquecento dollari... Che c'entra la cifra? Due dollari e mezzo, duemila e mezzo, due milioni e mezzo, non cambia niente. Quando si considera la persona... Comunque, si trattava sempre di un responsabile dello Stato Maggiore, uno che fu in quella posizione più a lungo di tutti gli altri suoi predecessori, nella storia della Serbia e della Jugoslavia.

    Però, anche durante il vostro mandato c'erano degli ufficiali che passavano varia documentazione agli investigatori dell'Aia, presumibilmente uscivano informazioni dallo Stato Maggiore, dalle varie agenzie, e tutto ciò per paura di essere incriminati...

    - L'Esercito sa benissimo quali sono gli ufficiali che si sono recati nell'ufficio del Tribunale dell'Aia a Belgrado per deporre. Tra i primi c'era Pavkovic. Penso che neanche lui sia al corrente di tutto cio che ha dato loro. Fatto sta che lui ha una paura tremenda di questa disgraziata Aia. Non entrerei ora nei dettagli su che cosa gli ha dato e se glielo abbia dato. E' un tema troppo serio.

    [...]
    Voi mettete in relazione l'arresto di Milosevic, la CIA, e il vostro arresto nel corso della operazione "Sciabola-Sablja”...

    - Ora vi dico anche questo. Dopo quella mia informazione sul futuro protettorato su Kosovo, Covic ha organizzato un appuntamento nel Centro di Coordinamento. Il Generale Krga dice che esso è stato organizzato laggiù, nella Via Uzicka. La data era il 2 Febbraio 2003, ed il premier è stato ucciso il 12 Marzo. Eravamo radunati Covic, Krga, io e Braca Skoric, responsabile dei servizi segreti di intelligence, Andreja Savic lo avevano già dimesso, vuol dire che il responsabile era Misa Milicevic, c'era il celebre Nenad Milic, Guri... Covic mi ha detto: presenti tu una valutazione delle problematiche della sicurezza in Kosovo e nel sud della Serbia? Debbo andare all'Assemblea Generale dell'ONU. Ho fatto il mio discorso e loro dimostravano di essere più che contenti con i contenuti. In quella occasione avevamo concordato alcuni elementi operativi nel sud della Serbia e mi era ben chiaro che il tempo non era stato speso inutilmente. Al momento di salutarci, Covic ha chiesto a noi dall'Esercito di rimanere ancora un po'. Ha raccontato che doveva andare all'Assemblea Generale e io gli ho detto: sicuramente ti trovi con il premier, sai che a Washington non è stata bene accolta l'informazione che gli U.S.A. non hanno a che vedere riguardo allo status del Kosovo. Questo gli ho detto, nella maniera più benevola che potevo, ed ho aggiunto: glielo riferisci per favore? Lui dice: certo, lo farò. Ed io gli dico: ti suggerisco di non andare all'Assemblea Generale con questa tua piattaforma che ora hai. Si sa chi sta dietro all'Assemblea dell'ONU. Non dire in quel luogo che gli Americani non sono autorizzati per il Kosovo. Sono loro che ci hanno condotto in questa situazione che c'è ora. Veramente non so se lui abbia riferito tutto questo a Djindjic, però di certo non è andato all'Assemblea Generale in quell'occasione. Mentre, dopo l'uccisione del premier, sentivo varie storie... [...]

    Però, penso che il processo con cui ci hanno disgregati - i servizi, l'esercito e la polizia, infiltrati nelle anime, tutto questo è successo proprio come vi ho spiegato. Se almeno fossimo uno Stato normale, l'uccisione del premier non sarebbe potuta accadere in questa maniera. Questo non ha niente a che fare se io fossi d'accordo con lui o meno, se mi è stato simpatico o no. Non ha niente a che fare con tutto cio. Lui era il premier, un'istituzione dello Stato. Quando lo Stato non esiste, accadono queste cose. Tali o simili eventi possono capitare anche ora. Anche peggiori.

    Come vedete la Serbia tra cinque anni?

    - Mi è noto che gli Americani non hanno mai rinunciato al piano che avevano tracciato. Alcune persone ridevano su di me quando dicevo che in Kosovo sarebbe successo quello che abbiamo oggi. Avete notato in quale maniera facile hanno internazionalizzato la Vojvodina ed il Sandzak, cosicchè il Parlamento Europeo si è immediatamente riunito in una sessione per discutere il problema. A Novi Pazar, loro, non potendo creare scontri tra Serbi e Musulmani, hanno trovato due Musulmani. E come che questo già non ci basti? Ci hanno dimostrato quali sono i loro prossimi piani.


    Slobodan Ikonic

    (traduzione a cura di DK; revisione del testo italiano a cura di AM)

 

 
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