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  1. #1
    sigurd
    Ospite

    Predefinito g. adinolfi: perché no al NO (www.noreporter.org)

    Domenica 25 e lunedì 26 giugno si vota per approvare o per rifiutare i cambiamenti costituzionali decisi dall’ultimo parlamento. Qualunque sia il quorum, ovvero quanti siano i votanti, fossero anche pochissimi, il risultato del referendum sarà valido.
    Le scelte sono, ovviamente tre: votare Sì alle modifiche costituzionali, votare No o non andare a votare.

    Astensione o zanzara
    La contrapposizione fra due falsità, tra due nullità, mi spingerebbe naturalmente a suggerire l’astensione. Come non sovvenirsi delle parole di Federico il Grandissimo? “Ripara da questi impulsivi nel rifugio della tua solitudine: sul mercato ti obbligano a scegliere tra il Sì ed il No.
    (…) Lontano dal mercato e dalla gloria si ritrae chiunque sia grande: lontano dal mercato e dalla gloria vissero sempre gli scopritori di nuovi valori” 1
    Non mi sarebbe difficile, vieppiù considerato che, per meriti pregressi, non ho il diritto di voto. Potrei quindi sentirmi facilmente grande nel mio rifiuto.
    Vi è però anche una valenza politica, non solo un dédain aristocratico fra le corde a cui penso di dover rispondere. Come ho avuto più volte modo di ripetere, sono convinto che nell’attuale contingenza, in piena smobilitazione delle masse, l’astensionismo che un giorno innalzammo a modello con il celeberrimo “il popolo non vota, lotta” si sia trasformato in resa borghese. È per questo che, con tutte le contraddizioni necessarie, ritengo sia più politico, in questa fase storica, votare che non votare.
    Intendiamoci; so perfettamente che il voto, specie in questioni di questo genere, non ha alcun peso specifico reale. In ogni caso le cose andranno come decideranno a Bruxelles dopo il via libera del triangolo Londra/New York/Tel Aviv. Non c'è più sovranità nazionale né popolare e le cose le trasformano come gli pare. Ricordate quando per via referendaria abolimmo il ministero dell'agricoltura?
    La scelta è quindi tra non votare o esercitare la virtù punzecchiante della zanzara, tanto per infastidire qualcuno e, soprattutto, per potersi distaccare anche visivamente dal vincitore.

    In merito alla riforma o al mantenimento della costituzione
    Entrare nel merito è come perdersi in un labirinto. Ci sono cose giuste e sbagliate sia nella costituzione che nella riforma. Non dimentichiamo che, ovviamente inapplicata, nella costituzione del ’48 c’è persino la socializzazione delle imprese… Che, per inciso, non verrebbe cancellata dalla riforma.
    La quale riforma ha di sicuro dei dati positivi (la riduzione dei parlamentari, la scomparsa fattuale del senato, l’aumentata possibilità di legiferare a livello comunitario) così come contiene cose aberranti, quali l’iniquità fiscale tra le regioni e la possibilità di introdurre gap anche a livello scolastico e sanitario.
    Attenzione a non cadere nella trappola dialettica però. Qualunque sia l’esito del referendum, delle riforme verranno poi applicate alla costituzione e a passare di sicuro (perché lo vogliono i poteri forti) sono proprio quelle che aumentano l’iniquità territoriale e sociale, che danneggiano la sanità e l’istruzione. La vittoria del No cancellerà di certo le riforme positive ma lascerà libero il campo per quelle negative.
    La kermesse elettorale non avrà alcun valore strategico; l’unica posta in gioco sta nella percentuale con la quale si vuol plebiscitare il mantenimento della costituzione una, sacra e inviolabile. Che alcuni amano perché è il libro sacro della partigianeria, altri perché garantisce il consociativismo clientelare. Atri ancora per tutti e due i motivi.

    Nordisti e Mezzogiorno
    La consultazione si è avvelenata per colpa di propagandisti vari. Innanzitutto si è posto l’accento sulla devoluzione come se si trattasse di uno scompaginamento dell’unità nazionale e di un’abdicazione alla sovranità. Complici di questa lettura i leghisti che devono far credere alle loro basi di aver mantenuto una vocazione secessionista e, soprattutto, di non essersi appiattiti su Berlusconi per cinque anni interi.
    In realtà le cose stanno differentemente; il federalismo e le autonomie regionali non sono necessariamente anti-nazionali, basti pensare alla Germania o alla Svizzera per rendersene conto. Ma la Lega non può fare a meno di cavalcare il razzismo sociale e geografico del popolino settentrionale (i cui agitatori, per ironia della sorte, sono spessissimo figli o mariti di gente immigrata dal sud…) e si mette perciò ad alzare i toni.
    Per una ragione uguale e contraria si suscita allora l’orgoglio del sud. E qui, personalmente, soffro.
    Il Mezzogiorno, prima dell’invasione piemontese, era la parte d’Italia più alacre, più moderna, più ricca. Invasa non già dai lombardo/veneti che in qualità di “terroni” asburgici godevano di uno sviluppo sociale, economico e culturale di rilievo, ma dai retrivi savoiardi, la nazione delle Due Sicilie venne depredata di tutti gli averi, dei tesori, delle industrie che vennero smantellate e trasportate a nord. Subì occupazione, oppressione e persino un abbozzo di genocidio. Divenne la colonia del regno sabaudo e una terra di emigrazione prima di essere riscattata dal fascismo. Da sei decenni è tornata ad uno stato di relativa subordinazione che subisce, come nel Terzo Mondo, tramite l’acquisto costante delle sue classi dirigenti. Ed oggi, a causa dell’avvelenamento del clima, della deformazione dei dati, sono proprio i maltrattati, i traditi, i depredati del Mezzogiorno a difendere la classe dirigente che li deruba e li umilia e a garantire, con essa, il suo libro sacro.
    Intendiamoci: sociologicamente questo fenomeno ci sta tutto e non è nemmeno pensabile che accada altrimenti. Cionondimeno il dato provoca amarezza. E provoca sdegno il fatto che i predoni del sud stiano cavalcando l’orgoglio del sud per ingannare ancora una volta il sud mediante la buona fede del sud.

    Le iene che ridono

    Vincerà il No. La sinistra voterà compatta e trasporterà alle urne tutti i suoi clientes, tutti gli sfruttati che ciondolano nei sindacati. A parte la Lega e Berlusconi, tutta la CdL vuole perdere il referendum, benché sostenga il contrario. Vincerà il No e, a meno di un miracolo, con percentuali schiaccianti. Il dato della vittoria del No quale sarà? A parte lo sventolio di qualche tricolore minacciato (!...) e la retorica di qualche ingenuo nazionalista che penserà di aver difeso la nazione e la socialità, l’unica cosa che avverrà sarà il tripudio.
    Il tripudio dei discendenti di coloro che la scrissero quella costituzione clientelare, iniqua ma sacrosanta e inviolabile. Il tripudio di coloro che annunceranno il plebiscito del libro sacro della partigianeria. Non è un caso se fra i più accesi sostenitori di quel No abbiamo un giudice che mandava a morte i Combattenti della RSI (e che fu poi fatto presidente della repubblica di quella costituzione). Abbiamo il figlio (democristiano) di quel partigiano (democristiano) che posa con il piede sulla testa di un fascista assassinato in una foto famosa che appare sulla copertina di un libro di Pisanò. Ci troviamo anche il figlio (comunista) di un partigiano (comunista) che si dilettava nell’uccidere i prigionieri a colpi di piccone dati piano, sulle giunture, sulle ossa, per prolungare l’agonia delle vittime. E ci sarà di sicuro qualche figlio che la madre bagascia avrà concepito da qualcuno di quei preti che rifiutavano i sacramenti ai fascisti condannati a morte. Tutta questa gente gioirà del plebiscito che sarà decretato (sia pur senza che i più lo vogliano, lo sappiano, lo capiscano) al libro sacro dei partigiani, a quel libro sacro che gronda del sangue italiano, del sangue innocente, del sangue guerriero.

    Votate Sì!

    Ecco perché io, se potessi votare, voterei Sì. Ecco perché suggerisco a tutti di votare Sì o, se proprio non se la sentissero, perlomeno di non andare a votare. Perché ora parlate di devoluzione, di nord e sud, di nazione e regione, ma poi, a bocce ferme, resterà solo la kermesse ignobile dei vincitori ebbri dell’antica orgia di sangue. E, l’essersi trovati ,per i motivi più intelligenti e nobili che vogliate, tra coloro che avranno contribuito alla gioiosa danza infernale dei difensori del libro sacro, domani o dopodomani non potrà che procurarvi rimpianto struggente e amarezza.
    Non fatevi fregare una volta ancora!


    1 Friedrich Nietzsche, Così parlò zarathustra, capitolo “delle mosche e del mercato”

  2. #2
    "la Rivoluzione è come il vento..."
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    in alto!

  3. #3
    Hic plus quam diabolus...
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    ineccepibile...

  4. #4
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    Grandissimo Adinolfi!
    Votare SI!!!!!!
    Il Fascismo è Rivoluzione non vandea..è Popolo non casta..è Lavoro non denaro!(Berto Ricci)

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da sigurd
    Domenica 25 e lunedì 26 giugno si vota per approvare o per rifiutare i cambiamenti costituzionali decisi dall’ultimo parlamento. Qualunque sia il quorum, ovvero quanti siano i votanti, fossero anche pochissimi, il risultato del referendum sarà valido.
    Le scelte sono, ovviamente tre: votare Sì alle modifiche costituzionali, votare No o non andare a votare.

    Astensione o zanzara
    La contrapposizione fra due falsità, tra due nullità, mi spingerebbe naturalmente a suggerire l’astensione. Come non sovvenirsi delle parole di Federico il Grandissimo? “Ripara da questi impulsivi nel rifugio della tua solitudine: sul mercato ti obbligano a scegliere tra il Sì ed il No.
    (…) Lontano dal mercato e dalla gloria si ritrae chiunque sia grande: lontano dal mercato e dalla gloria vissero sempre gli scopritori di nuovi valori” 1
    Non mi sarebbe difficile, vieppiù considerato che, per meriti pregressi, non ho il diritto di voto. Potrei quindi sentirmi facilmente grande nel mio rifiuto.
    Vi è però anche una valenza politica, non solo un dédain aristocratico fra le corde a cui penso di dover rispondere. Come ho avuto più volte modo di ripetere, sono convinto che nell’attuale contingenza, in piena smobilitazione delle masse, l’astensionismo che un giorno innalzammo a modello con il celeberrimo “il popolo non vota, lotta” si sia trasformato in resa borghese. È per questo che, con tutte le contraddizioni necessarie, ritengo sia più politico, in questa fase storica, votare che non votare.
    Intendiamoci; so perfettamente che il voto, specie in questioni di questo genere, non ha alcun peso specifico reale. In ogni caso le cose andranno come decideranno a Bruxelles dopo il via libera del triangolo Londra/New York/Tel Aviv. Non c'è più sovranità nazionale né popolare e le cose le trasformano come gli pare. Ricordate quando per via referendaria abolimmo il ministero dell'agricoltura?
    La scelta è quindi tra non votare o esercitare la virtù punzecchiante della zanzara, tanto per infastidire qualcuno e, soprattutto, per potersi distaccare anche visivamente dal vincitore.

    In merito alla riforma o al mantenimento della costituzione
    Entrare nel merito è come perdersi in un labirinto. Ci sono cose giuste e sbagliate sia nella costituzione che nella riforma. Non dimentichiamo che, ovviamente inapplicata, nella costituzione del ’48 c’è persino la socializzazione delle imprese… Che, per inciso, non verrebbe cancellata dalla riforma.
    La quale riforma ha di sicuro dei dati positivi (la riduzione dei parlamentari, la scomparsa fattuale del senato, l’aumentata possibilità di legiferare a livello comunitario) così come contiene cose aberranti, quali l’iniquità fiscale tra le regioni e la possibilità di introdurre gap anche a livello scolastico e sanitario.
    Attenzione a non cadere nella trappola dialettica però. Qualunque sia l’esito del referendum, delle riforme verranno poi applicate alla costituzione e a passare di sicuro (perché lo vogliono i poteri forti) sono proprio quelle che aumentano l’iniquità territoriale e sociale, che danneggiano la sanità e l’istruzione. La vittoria del No cancellerà di certo le riforme positive ma lascerà libero il campo per quelle negative.
    La kermesse elettorale non avrà alcun valore strategico; l’unica posta in gioco sta nella percentuale con la quale si vuol plebiscitare il mantenimento della costituzione una, sacra e inviolabile. Che alcuni amano perché è il libro sacro della partigianeria, altri perché garantisce il consociativismo clientelare. Atri ancora per tutti e due i motivi.

    Nordisti e Mezzogiorno
    La consultazione si è avvelenata per colpa di propagandisti vari. Innanzitutto si è posto l’accento sulla devoluzione come se si trattasse di uno scompaginamento dell’unità nazionale e di un’abdicazione alla sovranità. Complici di questa lettura i leghisti che devono far credere alle loro basi di aver mantenuto una vocazione secessionista e, soprattutto, di non essersi appiattiti su Berlusconi per cinque anni interi.
    In realtà le cose stanno differentemente; il federalismo e le autonomie regionali non sono necessariamente anti-nazionali, basti pensare alla Germania o alla Svizzera per rendersene conto. Ma la Lega non può fare a meno di cavalcare il razzismo sociale e geografico del popolino settentrionale (i cui agitatori, per ironia della sorte, sono spessissimo figli o mariti di gente immigrata dal sud…) e si mette perciò ad alzare i toni.
    Per una ragione uguale e contraria si suscita allora l’orgoglio del sud. E qui, personalmente, soffro.
    Il Mezzogiorno, prima dell’invasione piemontese, era la parte d’Italia più alacre, più moderna, più ricca. Invasa non già dai lombardo/veneti che in qualità di “terroni” asburgici godevano di uno sviluppo sociale, economico e culturale di rilievo, ma dai retrivi savoiardi, la nazione delle Due Sicilie venne depredata di tutti gli averi, dei tesori, delle industrie che vennero smantellate e trasportate a nord. Subì occupazione, oppressione e persino un abbozzo di genocidio. Divenne la colonia del regno sabaudo e una terra di emigrazione prima di essere riscattata dal fascismo. Da sei decenni è tornata ad uno stato di relativa subordinazione che subisce, come nel Terzo Mondo, tramite l’acquisto costante delle sue classi dirigenti. Ed oggi, a causa dell’avvelenamento del clima, della deformazione dei dati, sono proprio i maltrattati, i traditi, i depredati del Mezzogiorno a difendere la classe dirigente che li deruba e li umilia e a garantire, con essa, il suo libro sacro.
    Intendiamoci: sociologicamente questo fenomeno ci sta tutto e non è nemmeno pensabile che accada altrimenti. Cionondimeno il dato provoca amarezza. E provoca sdegno il fatto che i predoni del sud stiano cavalcando l’orgoglio del sud per ingannare ancora una volta il sud mediante la buona fede del sud.

    Le iene che ridono

    Vincerà il No. La sinistra voterà compatta e trasporterà alle urne tutti i suoi clientes, tutti gli sfruttati che ciondolano nei sindacati. A parte la Lega e Berlusconi, tutta la CdL vuole perdere il referendum, benché sostenga il contrario. Vincerà il No e, a meno di un miracolo, con percentuali schiaccianti. Il dato della vittoria del No quale sarà? A parte lo sventolio di qualche tricolore minacciato (!...) e la retorica di qualche ingenuo nazionalista che penserà di aver difeso la nazione e la socialità, l’unica cosa che avverrà sarà il tripudio.
    Il tripudio dei discendenti di coloro che la scrissero quella costituzione clientelare, iniqua ma sacrosanta e inviolabile. Il tripudio di coloro che annunceranno il plebiscito del libro sacro della partigianeria. Non è un caso se fra i più accesi sostenitori di quel No abbiamo un giudice che mandava a morte i Combattenti della RSI (e che fu poi fatto presidente della repubblica di quella costituzione). Abbiamo il figlio (democristiano) di quel partigiano (democristiano) che posa con il piede sulla testa di un fascista assassinato in una foto famosa che appare sulla copertina di un libro di Pisanò. Ci troviamo anche il figlio (comunista) di un partigiano (comunista) che si dilettava nell’uccidere i prigionieri a colpi di piccone dati piano, sulle giunture, sulle ossa, per prolungare l’agonia delle vittime. E ci sarà di sicuro qualche figlio che la madre bagascia avrà concepito da qualcuno di quei preti che rifiutavano i sacramenti ai fascisti condannati a morte. Tutta questa gente gioirà del plebiscito che sarà decretato (sia pur senza che i più lo vogliano, lo sappiano, lo capiscano) al libro sacro dei partigiani, a quel libro sacro che gronda del sangue italiano, del sangue innocente, del sangue guerriero.

    Votate Sì!

    Ecco perché io, se potessi votare, voterei Sì. Ecco perché suggerisco a tutti di votare Sì o, se proprio non se la sentissero, perlomeno di non andare a votare. Perché ora parlate di devoluzione, di nord e sud, di nazione e regione, ma poi, a bocce ferme, resterà solo la kermesse ignobile dei vincitori ebbri dell’antica orgia di sangue. E, l’essersi trovati ,per i motivi più intelligenti e nobili che vogliate, tra coloro che avranno contribuito alla gioiosa danza infernale dei difensori del libro sacro, domani o dopodomani non potrà che procurarvi rimpianto struggente e amarezza.
    Non fatevi fregare una volta ancora!


    1 Friedrich Nietzsche, Così parlò zarathustra, capitolo “delle mosche e del mercato”

    terza Posizione o Democrazia Nazionale?
    questo il dubbio leggendo il comunicato

    Cmq al di là del basso spessore politico dell'appello (si poteva fare di più), l'intervento offre lo spunto per una pacata riflessione sulla cosidetta area, o meglio sulla figura antropologica del post-fascista, oggi nell'anno domini 2006.
    Una riflessione di natura psico-analitica.


    Ti domando professore, perchè laddove si materializza la sconfitta, là trovi puntualmente il post-fascista...
    Sarà un caso, ma ovunque c'è il putrido odore della sconfitta, il post-fascista accorre e si schiera, soprattutto quando potrebbe benissimo farsi i cazzi suoi.
    (vedi, ultimo in ordine di tempo il soccorso nero alle politiche al fianco della declinante CDL, oppure questo prostrarsi a favore di una modifica costituzionale che non ha nulla di "fascista", anzi semmai è espressione di idee politiche neo-liberali e anti-sociali minoritarie nella Nazione)

    Come lo definiamo questo comportamento? Identificazione, sovrapposizione con ciò che perde sempre? Il desiderio inconscio di auto-commiserarsi e auto mortificarsi?

    Leggiti bene nelle tue parole, in questi tre passaggi chiave di "transfert":

    "1) La contrapposizione fra due falsità, tra due nullità, mi spingerebbe naturalmente a suggerire l’astensione.... 2)Vincerà il No.... 3)Ecco perché io, se potessi votare, voterei Sì. Ecco perché suggerisco a tutti di votare Sì o, se proprio non se la sentissero, perlomeno di non andare a votare.

    Ma come di fronte alla vittoria della falsità del NO, sei pronto a contraddire la tua natura e a votare per la falsità del SI , nonostante tu sia sicuro che perderà?

    E' una posizione di assoluta tristezza, è il fascino perverso per la sconfitta, per il rifugio nella catacomba che caraterizza tutta la storia del post-fascismo italiano e di cui tu inconsciamente sei continuatore.

    Augurarsi di far vincere quella che tu ritieni una falsità e per giunta perdente, Sono parole di sconfitta... te ne rendi conto?

    Fanno eco ad altre parole catacombali, tipiche della necrofilia post-fascista:

    "Siete più forti voi che la notte
    la notte ci venite a cercare
    voi che misurate la storia
    e la storia che si fa misurare"

    (massimo morsello, più forti voi)

    entrammo nella vita dalla porta
    sbagliata
    in un tempo vigliacco con la faccia
    sudata
    e uccidemmo la noia annoiando
    la morte

    (massimo morsello, canti assassini)


    Ecco il punto di non ritorno,
    il passaggio politico e spirituale
    attraverso cui dover avviare
    la "Modernizzazione" dell'area:

    A No Reporter,
    l'eterno sapore della sconfitta,

    A noi l'alloro della vittoria.



    comitati-italiani@lycos.it

  6. #6
    "la Rivoluzione è come il vento..."
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    Arancino noi tutti necrofili falliti, l'unico genio sei tu che ti sgoli per il no in compagnia di Scalfy e tutta la partigianeria...


    Quanto stai male!

  7. #7
    lorenzo v.
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Arancia Meccanica
    terza Posizione o Democrazia Nazionale?
    questo il dubbio leggendo il comunicato

    Cmq al di là del basso spessore politico dell'appello (si poteva fare di più),

    A No Reporter,
    l'eterno sapore della sconfitta,

    A noi l'alloro della vittoria.



    comitati-italiani@lycos.it

    Ok , libero di salire sul carro vincente o presunto tale, giusto per una volta non assaporerai l'eterno....

    Però mi raccomando con l'alloro...te e i tuoi amici Scalfy et frattaglia.. non fumatevelo tutto che lunedì la mia mami deve fare l'arrosto, anyway.

  8. #8
    Cuore Nero
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    mi spiace arancia ma oltre alla critica e alla presa di coscienza dei fallimenti dell'area bisogna anche proporre una strategia politica seria e credibile.
    il centralismo dogmatico e il sostegno al fronte partigiano antifascista capitanato da Scalfaro sono pura lontananza da tutto ciò che è politico.

  9. #9
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    Scusate ragazzi ognuno ha fatto la sua analisi politica, ma bisogna smetterla con la solita storiella che chi è per il No sostiene il fronte partigiano dell'antifascista scalfaro, perchè noi favorevoli al No e all'astensione possiamo dirvi che voi favorevoli al SI sostenete il fronte monarchico-badogliano e antifascista del giudeo Fini.
    Allora smettiamola con la storiella dell'antifascismo perchè gli antifascisti li troviamo sia nelle coalizioni favorevoli al SI a naturalmente in quelle favorevoli al NO.

  10. #10
    Open your Hell Gate
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    Citazione Originariamente Scritto da sigurd
    Nordisti e Mezzogiorno[/center]
    [/center]
    Il Mezzogiorno, prima dell’invasione piemontese, era la parte d’Italia più alacre, più moderna, più ricca. Invasa non già dai lombardo/veneti che in qualità di “terroni” asburgici godevano di uno sviluppo sociale, economico e culturale di rilievo, ma dai retrivi savoiardi, la nazione delle Due Sicilie venne depredata di tutti gli averi, dei tesori, delle industrie che vennero smantellate e trasportate a nord. Subì occupazione, oppressione e persino un abbozzo di genocidio. Divenne la colonia del regno sabaudo e una terra di emigrazione prima di essere riscattata dal fascismo. Da sei decenni è tornata ad uno stato di relativa subordinazione che subisce, come nel Terzo Mondo, tramite l’acquisto costante delle sue classi dirigenti. Ed oggi, a causa dell’avvelenamento del clima, della deformazione dei dati, sono proprio i maltrattati, i traditi, i depredati del Mezzogiorno a difendere la classe dirigente che li deruba e li umilia e a garantire, con essa, il suo libro sacro.
    Intendiamoci: sociologicamente questo fenomeno ci sta tutto e non è nemmeno pensabile che accada altrimenti. Cionondimeno il dato provoca amarezza. E provoca sdegno il fatto che i predoni del sud stiano cavalcando l’orgoglio del sud per ingannare ancora una volta il sud mediante la buona fede del sud.
    Da uomo del sud, condivido queste osservazioni... E' ormai tanto tempo che la gente qui ha bruciato le radici con la terra e l'istinto etnico non è ormai che un vago ricordo... Sono dell'idea che questo referendum avrebbe potuto assumere un valore 'epocale', se ne ne fossero messe in evidenza le possibilità 'ideali' e non solo le problematiche amministrative ed economiche. Voterò per il si perchè, tranne l'impero romano e la parentesi fascista, non ho mai creduto all'idea di 'Italia' modernamente intesa, e perchè un giorno possa nascere un'idea di 'etnie italiane', coscienti e rispettose delle proprie tradizioni e soprattutto del proprio futuro, e confederate, in armonia fra loro, in un progetto politico più grande.

 

 
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