I terzisti contro il console cinese: “Ma in Cina noi avremmo potuto fare tutto quello che di illegale viene fatto qui?”

cinesi-fabbrica-tessileUna lettera aperta che è anche un durissimo “j’accuse” alla politica fin qui tenuta dal governo cinese nei confronti della sua emigrazione. E’ quanto hanno scritto gli artigiani riuniti nel movimento terzisti ai quali non è piaciuta affatto la reazione del console cinese a Firenze, Gu Honling, al maxi blitz di martedì contro le aziende cinesi irregolari, definito dal diplomatico un’azione da ”metodi nazisti”. ”La vostra comunità - si legge nella lettera del Movimento contoterzisti - si sta impadronendo delle nostre lavorazioni principali, tintorie e rifinizioni, dalle quali passano prodotti grezzi, provenienti per la maggior parte dalla Cina, per essere spacciati come made in Italy. Abbiamo sempre lavorato nel settore tessile e quello che ci accomuna a molti dei suoi connazionali è l’appartenere alla stessa categoria, quella terzista. Veniamo accusati di non voler più svolgere il nostro lavoro. Questo è falso: semplicemente non possiamo più sostenere gli elevati costi che abbiamo”.
Al console, poi, i terzisti pratesi pongono una domanda che è anche una sfida: ”Dovevamo arrivare a questo punto? In Cina avremmo, noi italiani, la possibilità di poter fare tutto quello che di illegale stanno facendo i suoi connazionali nel nostro paese?”. Il tutto, condito da un’accusa: ”Di quali suoi connazionali parliamo - chiudono - se lei non li considera neanche tali, visto che Lei si rifiuta di collaborare per l’identificazione dei clandestini. Non siamo razzisti. Siamo fin troppo buoni e ci dispiace vedere che in una città democratica si tolleri la schiavitu”’.

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