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  1. #1
    Le fondamenta di POL
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    Predefinito Cultura liberale: "Perché il liberale non è conservatore"

    Mandato da Il Legno Storto Giovedì, 19 Settembre 2002, 20:42 uur.
    di Dario Antiseri, pubblicato su “Il Sole 24 Ore" del 18 Settembre 2002

    Tra le molteplici accuse, antiche e recenti, rivolte al pensiero liberale vi è quella di quanti sostengono che liberalismo e conservatorismo siano sostanzialmente due concezioni equivalenti. Com’ è possibile subito avvertire, si tratta di una questione delicata e della massima importanza – un problema che non lasciò indifferente colui che è forse il più grande pensatore liberale dei nostri tempi, Friedrich A. von Hayek, la cui classica opera La società libera si conclude con un capitolo significativo: perché non sono un conservatore.

    E’ tutta la epistemologia contemporanea ad avere reso chiaro che la scienza avanza tramite una severa lotta tra idee; la scienza progredisce per congetture e confutazioni, è un processo dove si apprende dagli errori commessi, individuati ed eliminati: Ma va subito precisato che se la ricerca scientifica è competizione tra idee, la democrazia è competizione tra proposte e progetti politici e l’economia libera è competizione di merci e servizi posti sul mercato. La competizione è il grande principio che anima la ricerca scientifica, la democrazia e l’economia di mercato: la competizione è l’Occidente, la civiltà. La competizione è la più alta forma di collaborazione.

    Competizione.
    Competizione da cum petere, che vuol dire cercare insieme la soluzione migliore in modo agonistico. E chi aborre la competizione, deve avere chiaro il suo rapido ritorno nella vita della tribù o all’interno della caverna. La competizione, infatti, è il terrore di tutti i conservatori – conservatori di destra, di centro, di sinistra. Ha scritto von Hayek che “uno dei tratti fondamentali dell’atteggiamento conservatore è il timore del cambiamento”. Ostile ai cambiamenti, il conservatore avverte d’istinto che sono le nuove idee a provocare siffatti cambiamenti, e di conseguenza le avversa. “Diversamente dal liberalismo, caratterizzato dalla fondamentale credenza nel potere a lungo termine delle idee, il conservatorismo è vincolato dal bagaglio di idee ereditate in un dato momento”.

    E siccome il conservatore non crede veramente nel potere della discussione, la sua ultima risorsa, ad avviso di Hayek, consiste generalmente, nella rivendicazione di una superiore saggezza basata su una qualità superiore che egli si arroga da sé. E le cose non si fermano qui: la sfiducia del conservatore nei confronti del nuovo e dell’ignoto, nei confronti di idee che fanno evolvere la nostra civiltà e che non rispettano nessun confine, è all’origine della sua ostilità verso l’internazionalismo e della sua propensione verso un nazionalismo esasperato. E, d’altro canto, non dovrà apparire strano che l’antinternazionalismo del conservatore vada tranquillamente d’accordo con l’imperialismo: “Quanto più una persona non ama il nuovo e pensa che i propri metodi siano superiori, tanto più tende a credere di avere la missione di civilizzare gli altri, non con quei rapporti volontari e liberi preferiti dal liberale, ma procurando loro la benedizione di un governo efficiente”.

    Concorrenza.
    Quanto detto è sufficiente a spiegare le ragioni per cui il liberale, secondo Hayek non è un conservatore. Il conservatore si aggrappa all’esistente e teme il nuovo: il liberale pur non considerando tutti gli sviluppi un progresso, vede però nel progresso della scienza una fondamentale finalità degli sforzi umani e si aspetta dalla scienza una soluzione graduale di tanti problemi che ci affliggono. Il conservatore si affida alla vigilanza di autorità non vincolate da norme rigide al fine di bloccare le novità; il liberale difende invece “la concorrenza come un procedimento per scoprire fatti che, senza ricorrere ad essa, nessuno conoscerebbe, o almeno non utilizzerebbe”, e sa che le società che contano sulla concorrenza hanno raggiunto i loro scopi meglio di altre.

    Diversamente dal conservatore che si affida a uomini che reputa superiori, il liberale è consapevole non solo della nostra fallibilità ma anche della nostra ignoranza – essendo le nostre fallibili conoscenze disperse tra milioni e milioni di uomini, soprattutto quelle particolari di tempo e di luogo -, per cui andrà avanti meglio di un’altra società in cui gli individui saranno lasciati liberi di usare le loro conoscenze. Il conservatore non teme di allearsi con il socialista contro le proposte liberali; il liberale non è conservatore, ma avversa anche il costruttivismo di quei socialisti e il razionalismo di origine illuministica di quei “liberali” per i quali la genesi e tutti i mutamenti di tutte le istituzioni e di intere società sarebbero dovuti a piani e progetti internazionali.

    Tolleranza.
    Il conservatore assume atteggiamenti antidemocratici; il liberale, invece, si è schierato e si schiera a difesa della tolleranza. E qui una precisazione di grande rilievo: la tolleranza non equivale, per il liberale, ad assenza di fede religiosa. Scrive Hayek: “A differenza del razionalismo della Rivoluzione francese, il vero liberalismo non ha niente contro la religione, e io non posso che deplorare l’anticlericalismo militante ed essenzialmente illiberale che ha animato tanta parte del liberalismo continentale del XIX secolo. Quel che in ciò distingue il liberale dal conservatore è che, per quanto profondi siano i suoi convincimenti spirituali, egli non si riterrà mai autorizzato ad imporli ad altri e, per lui, lo spirituale e il temporale sono sfere diverse da non confondere”.

    La grande distinzione, dunque, è quella offertaci dalla demarcazione costituita dall’abbracciare o meno la logica della competizione. E contrari alla competizione sono, appunto, tutti i conservatori: di destra e di sinistra.

    Dario Antiseri

  2. #2
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    Dei conservatori c'è bisogno, in tutte le specie ci sono gli individui più portati all'innovazione, e quelli timorosi delle novità.
    La timidezza è un tratto costitutivo dell'evoluzione della vita, perchè se non ci fossero gli individui portati a frenare, inclini alla prudenza, ci si butterebbe a capo fitto in avventure senza ritorno.
    Quello di Antiseri è un discorso ideologico che non tiene conto della realtà.
    Dipingere i conservatori come illiberali non giova certo al progresso nè al liberalismo, che si serve di tradizioni, di doveri, e della conoscenza della storia.

  3. #3
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    Conservatore è colui che vuole mantenere quel che trova piacevole del passato.

    E' una parola il cui significato però è diverso sia diacronicamente che spazialmente. In Europa conservatore nell'800 significava ASSOLUTISTA statalista. In Europa conservatore nel 2000 significa LIBERALE.

    In America, la quale non ha mai vissuto un momento di statalismo serio, Conservatore ha sempre significato LIBERALE.

    La vera dicotomia politica è tra stato e antistato. Conservatore e Progressista sono solo due APPROCCI differenti a tale dicotomia, e sono caratterizzati principalmente dal tempo e dal luogo in cui vengono utilizzati.

    La "concorrenza" è solo una caratteristica di un sistema di libertà, non puo' essere elevata a paradigma a prescindere dalla libertà. In questo senso uno Stato federale composto da Repubbliche Sovietiche in concorrenza fra loro mi terrorizzerebbe, pure se la concorrenza è in generale ascrivibile al campo dei buoni!

    La dicotomia è tra FIDUCIA nell'UOMO e SFIDUCIA nell'UOMO!
    Poichè la caratteristica più marcata dell'individuo è la libertà!

    La concorrenza in questo senso è un fenomeno puramente superficiale, EFFETTO NON CAUSA. Ovviamente Dio la benedica!

    Per quel che mi riguarda il mio "Conservatore" è Reagan, o se volete il true conservative. Di Goldwateriana memoria.

    Detto questo rinnovo la mia stima personale ad Antiseri, senza bisogno di ricordare quella ad Hayek.



    Perchè la Libertà non soccomba ai suoi nemici,
    perchè non venga obliata,
    perchè rimanga forte e luminosa
    nei nostri cuori e nelle nostre azioni.
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  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Ronnie
    In Europa conservatore nel 2000 significa LIBERALE.

    Uno può essere xfettamente liberale ed essere ultraprogressista e libertario

  5. #5
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    il libertarismo è una filiazione, una branca minima anche se molto "cazzuta", estrema del liberalismo che nel suo complesso in Europa è stato praticato fino al 1914. Ossia fino all'espansione statalista e liberticida della regolamentazione indotta dalla guerra e tuttora ininterrottamente in aumento, della quale nazismo comunismo e fascismo son state solo alcune fasi topiche.

    prendere "il gatto" per significare "i felini" e sostenere che essi non sono "ferini guerrafondai" ma "docili pacifisti" è precisamente il modello di disonestà intellettuale che tu hai inteso applicare due righe fa. Prendine atto e discuti seriamente grazie.
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  6. #6
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    In America, la quale non ha mai vissuto un momento di statalismo serio, Conservatore ha sempre significato LIBERALE.
    no, in america i "liberal" sono quelli "a sinistra"....

  7. #7
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    In America, la quale non ha mai vissuto un momento di statalismo serio, Conservatore ha sempre significato LIBERALE.
    oh God... il nostro "LIBERALE" in America lo tradurrebbero "conservative".

    Il "Liberal" americano qui lo tradurremmo "progressista".
    è noto che da noi progressista è inteso come "di sinistra"
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  8. #8
    Alvise
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    Citazione Originariamente Scritto da CriticaLiberale
    no, in america i "liberal" sono quelli "a sinistra"....
    Appunto, ha ragione Ronnie.

    In USA un "liberal" tendenzialmente sarebbe quello che da noi è un progressista, non per nulla qualcuno parla dei DS (o di alcuni suoi esponenti) come di un partito con tendenze "liberal".

    Mentre i "conservatives" (con tutte le loro sfaccettature) vengono ad essere vicini a quelle che, da noi, sarebbero le posizioni di dei liberali ortodossi (con tutte le loro sfaccettature).

  9. #9
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    ah, ok, capito!

  10. #10
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    Comunque bello l'articolo di Antiseri, anche se non originalissimo.
    Il liberalismo è la suprema generosità.

 

 
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