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    Predefinito Solennità dei Santi Pietro e Paolo apostoli



    Signore Dio nostro, che nella predicazione dei santi apostoli Pietro e Paolo hai dato alla Chiesa le primizie della fede cristiana, per loro intercessione vieni in nostro aiuto e guidaci nel cammino della salvezza eterna.

  2. #2
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    Dai Discorsi di san Gregorio Palamas.



    Homilia 28. PG 151,355‑362.



    Gli apostoli fanno brillare una luce che non conosce mutamento o declino sopra coloro che abitano nella regione delle tenebre, poi li rendono partecipi di questa luce, anzi suoi figli. Cosi ognuno di essi potrà splendere come un sole quando nella sua gloria si manifesterà il Verbo, uomo e Dio, luce sovressenziale.

    Tutti questi astri, che oggi sorgono, rallegrano la Chiesa, perché le loro congiunzioni non producono nessuna eclissi, ma accendono una sovrabbondanza di luce. Cristo splende nella sua sfera eccelsa, senza gettare ombra su quelli che ruotano in regioni meno elevate. E tutti questi astri si muovono in piena luce, senza che vi sia alternanza fra il giorno e la notte, o i loro raggi differiscano per luminosità, dal momento che il loro splendore proviene da un'unica f onte.



    2



    Tutti coloro che fanno parte di Cristo, fonte perenne di luce eterna, hanno il medesimo fulgore e la sua gloriosa luminosità. La congiunzione di questi astri si manifesta cosi agli occhi dei fedeli attraverso un duplice sfavillio.

    Satana, il primo ribelle, riuscì a far apostatare Adamo, il primo uomo, il progenitore dell'umanità. Quando dunque Satana vide Dio creare Pietro, il capostipite dei fedeli,

    e dirgli: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa 1.( Mt 16,18 ), nella sua malvagità suicida, cercò di tentare Pietro come aveva tentato Adamo.

    Colui che è il maligno per eccellenza sapeva che Pietro era dotato d'intelletto e incendiato d'amore per Cristo. Perciò non s'azzardò ad assalirlo di petto, ma con fare sornione lo aggredì di fianco, per spingerlo a violare il suo dovere.



    3



    Nell'ora della passione il Signore disse ai suoi discepoli:

    Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte2.( Mt 26,31 ). Pietro, incredulo non solo lo contraddice, ma si esalta sopra gli altri, affermando: Anche se tutti si scandalizzassero di te. io non mi scandalizzerò mai.3.( Mt 26,33 )

    Dopo l'arresto di Gesù, Pietro, come punito per la sua presunzione, abbandona il Signore più degli altri. Ma più degli altri umiliato, egli avrebbe a suo tempo ritrovato un onore più grande.

    Infatti il suo comportamento è ben differente da quello di Adamo. Questi, una volta tentato, era caduto vinto precipitando cosi nella morte, mentre Pietro, dopo essere stato atterrato, riesce a rialzarsi e trionfa sul tentatore.

    In che modo Pietro fu vincitore? Rendendosi conto del suo stato, provandone un dolore cocente, effondendosi in lacrime di penitenza, assai preziose per espiare. Il salmo dice infatti: Un cuore affranto e umiliato, tu, o Dio, non disprezzi, 4.( Sal 50,19 )

    perché il rincrescimento di avere offeso Dio opera una guarigione irreversibile. E chi semina una preghiera intrisa di pianto, meriterà il perdono intessuto di allegrezza.



    4



    Possiamo notare che Pietro espiò in modo adeguato il suo rinnegamento, non solo pentendosi e facendo penitenza, ma anche perché l'orgoglio che lo spingeva al protagonismo fu espulso radicalmente dalla sua anima.

    Il Signore lo volle dimostrare a tutti quando il terzo giorno risuscitò dai morti, dopo la passione sofferta per noi nella sua carne. Nel vangelo infatti egli dice a Pietro, accennando agli apostoli: Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?5.( Gv 21,15 )

    La risposta ci rivela un Pietro umile, davvero convertito. Al Getsemani, senza essere interpellato, si era spontaneamente messo sopra gli altri, dicendo: Anche se tutti si scandalizzassero di te. io non mi scandalizzerò mai.3.( Mt 26,33 )

    Ma dopo la risurrezione, quando Gesù gli domanda se lo ama più degli altri, Pietro risponde di si, sul fatto di amare, ma tralascia di far menzione del grado, limitandosi a dire: Certo, Signore, tu lo sai che ti amo!



    5



    Gesù disse a Simon Pietro: ''Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?". Gli rispose: "Certo, Signore, tu lo sai che ti amo".5.( Gv 21,15 )

    Quando Gesù vede che Pietro gli ha conservato l'amore e ha acquistato l'umiltà, da compimento alla sua promessa e gli dice: Pasci i miei agnelli. 5.( Gv 21,15 )

    In precedenza, quando il Signore aveva paragonato l'assemblea dei fedeli a una costruzione, aveva promesso a Pietro di costituirlo a fondamento, dicendo: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa 1.( Mt 16,18 ) Nel racconto evangelico della pesca miracolosa, Gesù aveva pure detto a Pietro: D'ora in poi sarai pescatore di uomini. 6.( Lc 5,10 )

    Infine, dopo la risurrezione, Gesù paragona i suoi discepoli ad un gregge e chiede a Pietro di esserne il pastore, affermando: Pasci i miei agnelli. 5.( Gv 21,15 )

    Vedete, fratelli, come il Signore arde dal desiderio della nostra salvezza! Non cerca che il nostro amore, in modo da poterci guidare ai pascoli e all'ovile della salvezza. Desideriamo perciò anche noi la salvezza, obbediamo in parole e nei fatti a coloro che devono essere le nostre guide in questo cammino. Basterà che bussiamo alla porta della salvezza e subito si presenterà la guida designata dal nostro Salvatore. Nel suo amore eterno per gli uomini, il Signore stesso sembra non aspettare che la nostra richiesta, anzi la previene e si affretta a presentarci il capo che ci guiderà alla salvezza definitiva.



    6



    Davanti alla triplice interrogazione del Signore, Pietro è addolorato, perché pensa che Gesù non si fidi di lui.. E' convinto di amare Gesù e che il Maestro lo sa meglio di lui. Con le spalle al muro e senza via d'uscita, Pietro dichiara il suo affetto e proclama l'onnipotenza del suo interlocutore, dicendo: Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo.7.( Gv 21,17 )

    Dopo una simile confessione, Gesù costituisce Pietro pastore, anzi supremo pastore della sua Chiesa e gli promette la forza necessaria per resistere fino alla morte di croce, mentre per l'innanzi Pietro era crollato davanti alle parole di una servetta.

    Gesù gli afferma: In verità. in verità ti dico: quando eri più giovane ‑ non solo di corpo, ma spiritualmente ‑ ti cingevi la veste da solo. e andavi dove volevi. ossia seguivi i tuoi impulsi e vivevi secondo i tuoi desideri naturali. Ma quando sarai vecchio ‑ quando cioè sarai pervenuto anche alla maturità dello spirito ‑ tenderai le tue mani. E queste ultime parole alludono alla morte di croce; il verbo tendere è alla forma attiva, per specificare che Pietro si lascerà crocifiggere di sua libera volontà.



    7



    Tenderai le tue mani,, e un altro ti cingerà la veste cioè ti fortificherà ‑ e ti porterà dove tu non vuoi.8.( Gv 21,18 )

    Il testo da un lato segnala che la nostra natura non vuole dissolversi nella morte per l'istinto congenito verso la vita, e d'altro canto il martirio di Pietro oltrepassa ampiamente le sue forze naturali. Il succo delle parole del Signore è questo: "A causa mia e rafforzato da me, tu sopporterai supplizi che normalmente la natura umana è incapace di assumere''.

    Questo è Pietro e assai pochi lo conoscono sotto tale angolatura.

    E Paolo, chi è? Chi potrà far conoscere la sua pazienza nel sopportare ogni cosa per Cristo, fino alla morte? La morte, Paolo l'affrontava ogni giorno, pur continuando a vivere. Rammentiamoci di quando ha scritto: Non sono più io che vivo. ma Cristo vive in me. 9.( Gal 2,20 )

    Per amore di Cristo, egli considerava tutto come spazzatura, al punto da stimare il futuro come qualcosa di secondario nei confronti di quell'amore. Egli dice infatti: Io sono persuaso che ne morte ne vita, ne angeli ne principati, ne presente ne avvenire, ne potenze, ne altezza ne profondità, ne alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù nostro Signore. 10.( Rm 8,39 )

    Pieno di zelo per Dio, Paolo non mirò che a infonderlo anche in noi.



    8



    Tra gli apostoli, Paolo non è inferiore per gloria al solo Pietro. Considera la sua umiltà quando esclama: lo sono l'infimo degli apostoli. e non sono degno neppure di,essere chiamato apostolo. 11.( 1 Cor 15,9 )

    Se Paolo eguaglia Pietro per la fede, lo zelo, l'umiltà .e la carità, perché non ricevette in parte il medesimo premio da parte di Dio che giudica con giustizia e tutto pesa su un'esatta bilancia?

    All'uno il Signore dice: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa. In ordine all'altro, dichiara ad Anania: Egli è per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli.12.( At 9.15 )Di che nome si tratta? Certamente di quello della Chiesa di Cristo di cui Pietro garantì la costruzione.

    Vedete come Pietro e Paolo sono eguali in gloria, come la Chiesa di Cristo riposa sul fondamento di loro due? Ecco perché in questo giorno la Chiesa gli attribuisce una solennità comune, per cui oggi celebriamo una festa in loro onore.

  3. #3
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    Dai «Discorsi» di sant'Agostino, vescovo
    (Disc. 295, 1-2. 4. 7-8; PL 38, 1348-1352)

    Questi martiri hanno visto ciò che hanno predicato
    Il martirio dei santi apostoli Pietro e Paolo ha reso sacro per noi questo giorno. Noi non parliamo di martiri poco conosciuti; infatti «per tutta la terra si diffonde la loro voce ai confini del mondo la loro parola» (Sal 18, 5). Questi martiri hanno visto ciò che hanno predicato. Hanno seguito la giustizia. Hanno testimoniato la verità e sono morti per essa.
    Il beato Pietro, il primo degli apostoli, dotato di un ardente amore verso Cristo, ha avuto la grazia di sentirsi dire da lui: «E io ti dico: Tu sei Pietro» (Mt 16, 18). E precedentemente Pietro si era rivolto a Gesù dicendo: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16, 16). E Gesù aveva affermato come risposta: «E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16, 18). Su questa pietra stabilirò la fede che tu professi. Fonderò la mia chiesa sulla tua affermazione: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Tu infatti sei Pietro. Pietro deriva da pietra e non pietra da Pietro. Pietro deriva da pietra, come cristiano da Cristo.
    Il Signore Gesù, come già sapete, scelse prima della passione i suoi discepoli, che chiamò apostoli. Tra costoro solamente Pietro ricevette l'incarico di impersonare quasi in tutti i luoghi l'intera Chiesa. Ed è stato in forza di questa personificazione di tutta la Chiesa che ha meritato di sentirsi dire da Cristo: «A te darò le chiavi del regno dei cieli» (Mt 16, 19). Ma queste chiavi le ha ricevute non un uomo solo, ma l'intera Chiesa. Da questo fatto deriva la grandezza di Pietro, perché egli è la personificazione dell'universalità e dell'unità della Chiesa. «A te darò» quello che è stato affidato a tutti. E` ciò che intende dire Cristo. E perché sappiate che è stata la Chiesa a ricevere le chiavi del regno dei cieli, ponete attenzione a quello che il Signore dice in un'altra circostanza: «Ricevete lo Spirito Santo» e subito aggiunge: «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20, 22-23).
    Giustamente anche dopo la risurrezione il Signore affidò allo stesso Pietro l'incombenza di pascere il suo gregge. E questo non perché meritò egli solo, tra i discepoli, un tale compito, ma perché quando Cristo si rivolge ad uno vuole esprimere l'unità. Si rivolge da principio a Pietro, perché Pietro è il primo degli apostoli.
    Non rattristarti, o apostolo. Rispondi una prima, una seconda, una terza volta. Vinca tre volte nell'amore la testimonianza, come la presunzione è stata vinta tre volte dal timore. Deve essere sciolto tre volte ciò che hai legato tre volte. Sciogli per mezzo dell'amore ciò che avevi legato per timore.
    E così il Signore una prima, una seconda, una terza volta affidò le sue pecorelle a Pietro.
    Un solo giorno è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch'essi erano una cosa sola. Benché siano stati martirizzati in giorni diversi, erano una cosa sola. Pietro precedette, Paolo seguì. Celebriamo perciò questo giorno di festa, consacrato per noi dal sangue degli apostoli.
    Amiamone la fede, la vita, le fatiche, le sofferenze, le testimonianze e la predicazione.

  4. #4
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    Dal vangelo secondo Matteo.

    16,13‑19

    Gesù chiese ai suoi discepoli:"Voi chi dite che lo sia?". Rispose Simon Pietro:"Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente".



    Dai Discorsi di Luigi di Granada. Serm. I&II para 29/6.Sermones para las principales fiestas de los Santos,Madrid,P.B.Lopez,1792‑93,t.XII,260‑297.



    La fede in Gesù Cristo è il fondamento della nostra religione. Volendo stabilire saldamente questa virtù della fede nell'animo dei discepoli, nostro Signore procede con discrezione e prudenza, poiché conosce il fondo dei cuori e sa perfettamente ciò che vi è in quello degli apostoli.

    Gesù vuole dunque che Pietro gli renda testimonianza; dopo aver confermato tale testimonianza, il Signore ricompensa Pietro, mettendolo a capo della sua Chiesa, perché gli altri imparino dal capo degli apostoli quello che devono credere a proposito del Messia.

    Il metodo che Gesù ha per insegnare è molto più modesto che se avesse proclamato senza ambagi: "Io sono il Figlio del Dio vivente". Leggiamo qualcosa di analogo in san Giovanni; dopo la lavanda dei piedi, Gesù non dice agli apostoli: "Io sono Maestro e Signore ma usa parole più umili: Voi mi chiamate Maestro e Signore.1.( Gv 13,13)



    10



    Gesù domanda inizialmente ai discepoli che cosa la gente pensi di lui. "Alcuni Giovanni il Battista ‑ essi rispondono ‑altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti Disse loro: "Voi chi dite che io sia?".

    Pietro, illuminato con una rivelazione del Padre ed elevandosi sopra il corpo e la materia, oltre la carne e il sangue, risponde a nome di tutti: Tu sei il Cristo , il Figlio del Dio vivente. Gesù gli risponde proclamandolo beato, perché non grazie a una sapienza puramente umana egli ha reso quella testimonianza, ma per ispirazione dell'alto. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa.

    In questo passo Gesù da un nome nuovo al suo Apostolo, che inizialmente si chiamava Simone. Un tempo era successa la medesima cosa con il Patriarca degli Ebrei, quando era stato scelto come padre di una moltitudine di nazioni. Allora Dio aveva cambiato il suo nome in quello di Abramo, per indicare la sua numerosa posterità.

    Qui Gesù, volendo fare del figlio di Giovanni il fondamento saldo e incrollabile della sua Chiesa, lo chiama "Pietro". Il nome vuole sottolineare la perenne stabilità e resistenza che balza chiara dal seguito del testo evangelico: Su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. Sono parole che offrono un sostegno stupendo alla fede cristiana.



    11



    Non passiamo sotto silenzio l'altra magnifica promessa che Gesù fa a Pietro, quella cioè di dargli le chiavi del regno dei cieli. Un simile potere non è conferito a Pietro solo per la sua gloria, ma in vista della nostra salvezza. Non per se Pietro riceve le chiavi, ma per noi.

    La grazia delle chiavi non fa riferimento alla legge antica, ma all'evangelo. C'è una gran differenza tra la legge e il vangelo: la legge chiede, il vangelo da; la legge spaventa, il vangelo consola; quella comanda, questo conferisce la grazia per obbedire. La prima addita la via del cielo, mentre il vangelo da la forza adeguata a percorrere quell'itinerario.

    La legge racchiude la lettera che uccide, il vangelo contiene lo Spirito che da la vita. L'Apostolo definisce la legge ministero di morte e il vangelo ministero di Spirito e vita. 2( 2 Cor 3,7.8 )



    12



    L'annunzio a Pietro delle chiavi del Regno appartiene al vangelo, non,alla legge. E poi non soltanto al capo degli apostoli, ma a tutti quelli che tengono il suo posto nella Chiesa è concesso il potere meraviglioso di rimettere i peccati, di conferire la grazia dello Spirito Santo, di riconciliare gli uomini con Dio, d'aprire loro le porte del cielo e renderli compagni degli angeli.

    Questo potere delle chiavi muta la contrizione da imperfetta in perfetta, lo stato di peccato in stato di grazia, facendo passare le anime dalla condanna eterna all'eterna salvezza.

    La bontà e la misericordia di Dio sono ineguagliabili! Ci pensate che condiscendenza sia aver affidato le chiavi del cielo a un uomo della terra? E' concesso a un mortale quanto appartiene soltanto a Dio: il potere di rimettere i peccati.

    Fratello, se le tue colpe ti hanno chiuso il cielo, non sarà necessario che tu travalichi i mari, che tu vada all'estremità della terra e che tu sparga sangue di animali secondo la legge antica. Basta che confessi i tuoi peccati a un ministro della Chiesa, unendo alla confessione il pentimento per il passato e il proposito di vivere bene in futuro. Col perdono delle tue colpe riceverai la grazia e l'amicizia di Dio.

    Ecco il vangelo! Ecco la buona, la notizia bella per eccellenza! Ecco la grazia sopra tutte le grazie, conferita al mondo per i meriti del sangue di Gesù Cristo, lui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, come si esprime l'Apocalisse. 3.( Ap 1,5 )

  5. #5
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    Predefinito Se posso anche se non aggiungo niente di più al tuo intervento

    13 Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?". 14 Risposero: "Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti". 15 Disse loro: "Voi chi dite che io sia?". 16 Rispose Simon Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". 17 E Gesù: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli".



    Gesù pone la domanda fondamentale, sulla quale si decide il destino di ogni uomo: "Voi chi dite che io sia?". Dire chi è Gesù è collocare la propria esistenza su un terreno solido, incrollabile.

    La risposta di Pietro è decisa e sicura. Ma il suo discernimento non deriva dalla "carne" e dal "sangue", cioè dalle proprie forze, ma dal fatto che ha accolto in sé la fede che il Padre dona.

    Gesù costituisce Pietro come roccia della sua Chiesa: la casa fondata sopra la roccia (cfr 7,24) comincia a prendere il suo vero significato.

    Non è fuori luogo chiedersi se Pietro era pienamente cosciente di ciò che gli veniva rivelato e di ciò che diceva. Notiamo il forte contrasto tra questa professione di fede seguita dall’elogio di Gesù: "Beato te, Simone…" e l’incomprensione del v. 22: "Dio te ne scampi, Signore…" e infine l’aspro rimprovero di Gesù: "Via da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!".

    Questo contrasto mette in evidenza la differenza tra la fede apparente e quella vera: non basta professare la messianicità di Gesù. Bisogna credere e accettare che il progetto del Padre si realizza attraverso la morte e la risurrezione del Figlio.

    Pietro riceve le chiavi del regno dei cieli. Le chiavi sono segno di sovranità e di potere. Pietro dunque insieme alle chiavi riceve piena autorità sul regno dei cieli. Egli esercita tale autorità sulla terra e non in funzione di portinaio del cielo, come comunemente si pensa. In qualità di trasmettitore e garante della dottrina e dei comandamenti di Gesù, la cui osservanza apre all’uomo il regno dei cieli, egli vincola alla loro osservanza.

    Gli scribi e i farisei, in quanto detentori delle chiavi fino a quel momento, avevano esercitato la medesima autorità. Ma, rifiutando il vangelo, essi non fanno altro che chiudere il regno dei cieli agli uomini. Simon Pietro subentra al loro posto.

    Se si considera attentamente questa contrapposizione, risulta che il compito principale di cui è incaricato Pietro è quello di aprire il regno dei cieli. Il suo incarico va descritto in senso positivo.

    Non si potrà identificare la Chiesa con il regno dei cieli. Ma il loro accostamento in quest’unico brano del vangelo offre l’opportunità di riflettere sul loro reciproco rapporto. Alla Chiesa, quale popolo di Dio, è affidato il regno dei cieli (cfr 21,43). In essa vivono gli uomini destinati al Regno. Pietro assolve il proprio sevizio nella Chiesa quando invita a ricordarsi della dottrina di Gesù, che permette agli uomini l’ingresso nel Regno.

    Nel giudaismo, gli equivalenti di legare e sciogliere (‘asar e sherà’) hanno il significato specifico di proibire e permettere, in riferimento ai pronunciamenti dottrinali. Accanto al potere di magistero si pone quello disciplinare. In questo campo i due verbi hanno il senso di scomunicare e togliere la scomunica.

    Questo duplice potere viene assegnato a Pietro. Non è il caso di separare il potere di magistero da quello disciplinare e riferire l’uno a 16,19 e l’altro a 18,18. Ma non è possibile negare che in questo versetto 19 il potere dottrinale, specialmente nel senso della fissazione della dottrina, sta in primo piano.

    Pietro è presentato come maestro supremo, tuttavia con una differenza non trascurabile rispetto al giudaismo: il ministero di Pietro non è ordinato alla legge, ma alla direttiva e all’insegnamento di Gesù.

    Il legare e lo sciogliere di Pietro viene riconosciuto in cielo, cioè le decisioni di carattere dottrinale prese da Pietro vengono confermate nel presente da Dio. L’idea del giudizio finale è più lontana, proprio se si includono anche decisioni disciplinari.

    Nel vangelo di Matteo, Pietro viene presentato come il discepolo che fa da esempio. Ciò che gli è accaduto è trasferibile ad ogni discepolo. Questo vale sia per i suoi pregi sia per le sue deficienze, che vengono impietosamente riferite. Ma a Pietro rimane una funzione esclusiva ed unica: egli è e resta la roccia della Chiesa del Messia Gesù. Pietro è il garante della tradizione su Cristo com’è presentata dal vangelo di Matteo.

    Nel suo ufficio egli subentra agli scribi e ai farisei, che finora hanno portato le chiavi del regno dei cieli. A lui tocca far valere integro l’insegnamento di Gesù in tutta la sua forza.

    Questo è quello che crede la Chiesa Cattolica e quello che io umilmente credo.

    Saluti Leo

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    Alle ore 9.30 di oggi, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto nella Basilica Vaticana la Concelebrazione dell’Eucaristia con 27 Arcivescovi Metropoliti ai quali, nel corso del Sacro Rito,ha imposto i Palli presi dalla Confessione di San Pietro.

    Come di consueto in occasione della Festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, Patroni della città di Roma, è presente alla Santa Messa una Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, guidata da Sua Em.za Ioannis (Zizioulas), Metropolita di Pergamo e Presidente della Commissione Mista Internazionale per il dialogo teologico tra cattolici e ortodossi e composta anche da S.E. Kallistos (Timothy Ware), Vescovo di Diokleia, Assistente dell’Arcivescovo di Thyateira e Gran Bretagna, e dal Rev. Archimandrita Dionysius Papavasileiou.


    Pubblichiamo di seguito il testo del saluto che il Santo Padre Benedetto XVI rivolge alla Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli nel corso della successiva Udienza:

    Cari fratelli in Cristo,

    con gioia grande e sincero affetto nel Signore accolgo oggi l'Eminenza Vostra, Metropolita Giovanni, e gli altri Membri della Delegazione che Sua Santità Bartolomeo I ed il Santo Sinodo del Patriarcato Ecumenico hanno avuto la cortesia di inviare per la festa dei Santi Pietro e Paolo, patroni della Chiesa di Roma. A ciascuno di voi il mio cordiale saluto. Mi è gradito darvi il benvenuto con le parole dell’apostolo Pietro: "Simone Pietro, servo ed apostolo di Gesù Cristo, a coloro che hanno ricevuto in sorte con noi la stessa preziosa fede, per la giustizia del nostro Dio e salvatore Gesù Cristo: grazia e pace sia concessa a voi in abbondanza nella conoscenza di Dio e di Gesù Signore Nostro" (2 Pt 1,1-2). Sono parole che ci richiamano alla fede comune e al mistero della salvezza ricevuta, dono che noi dobbiamo trasmettere agli uomini del nostro tempo. Il fatto che la festa dei Santi Pietro e Paolo sia celebrata nello stesso giorno dai cattolici e dagli ortodossi evoca la condivisa successione apostolica e la fraternità ecclesiale. Mi piace qui ricordare come l'innografia bizantina attribuisca a San Pietro un titolo denso di significato, quello di protocorifeo, il primo che nel coro ha il compito di mantenere l'armonia delle voci, per la gloria a Dio e al servizio degli uomini. Sono pertanto grato a voi che siete venuti ad unire la vostra preghiera alla nostra, animati dal comune impegno di continuare il cammino che ci conduce alla progressiva eliminazione di ogni stonatura nel coro dell’unica Chiesa di Cristo.

    In futuro ci saranno importanti occasioni di incontro e di dialogo fraterno. La Sua presenza, Eminenza, quale co-presidente della Commissione Mista Internazionale per il dialogo teologico fra ortodossi e cattolici, mi fa pensare alla sessione plenaria di detta Commissione, che si svolgerà a Belgrado, nel mese di settembre, grazie all’accoglienza offerta dal Patriarcato ortodosso serbo. Il dialogo riprende così la sua strada con una nuova tappa. Sorge spontaneo il desiderio di pregare affinché lo Spirito Santo illumini e riscaldi i nostri cuori, rafforzi la comune volontà di rispondere, per quanto dipende da noi, all’ardente preghiera del Signore: "Ut unum sint", affinché i discepoli di Cristo, uniti nella fede, annuncino insieme il suo Vangelo al mondo intero perché, credendo in Lui, tutti siano salvi.

    Inoltre, rispondendo all’invito formulato dalle Autorità del Paese, dal Patriarcato e dalla locale Comunità cattolica, spero di poter realizzare un pellegrinaggio apostolico in Turchia, Paese di antica e ricca cultura, Paese nobile in cui vissero molti Santi Padri della nostra tradizione ecclesiale, teologica e spirituale. Ciò mi consentirà di prendere parte alle celebrazioni in occasione della Festa di sant’Andrea apostolo, fratello di san Pietro. Ripetendo il gesto dei miei Predecessori di venerata memoria, Paolo VI e Giovanni Paolo II, in occasione della loro visita al Fanar, sarà per me una gioia incontrare Sua Santità Bartolomeo I, restituendogli così le gradite visite che egli ha avuto la bontà di compiere qui a Roma. Sono certo che questo reciproco scambio rafforzerà la fraternità ecclesiale e faciliterà la collaborazione nelle nostre iniziative comuni. Ci aiuti il Signore ad avanzare con rinnovata fiducia verso il giorno in cui potremo celebrare insieme la Santa Eucaristia del Signore, quale segno di piena comunione.

    Con questi sentimenti cordiali, chiedo a Lei, Eminenza, e a quanti L’accompagnano di recar il mio fraterno saluto al Patriarca Bartolomeo I e al Santo Sinodo, mentre rendo grazie al Signore che ci concede di compiere un nuovo passo nell’attuazione della sua volontà di unità e di pace.

  8. #8
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    Predefinito un modesto contributo

    Tropario della festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo nel tono quarto
    reso in Italiano dal testo greco dal coro della Parrocchia San Marco d'Efeso in Palermo dell'Ecumenico Patriarcato di Costantinopoli


    Voi Santi Pietro e Paolo che nel collegio apostolico siete testimoni del vincolo di carità-Amici di Cristo e luce del Vangelo per le genti- Intercedete presso il Risorto nella gloria perchè doni la pace ad ogni respiro e la sua santa e copiosa misericordia alla nostra vita

    Chiarisco di avere scritto reso e non tradotto perchè l'orientamento delle nostre traduzioni non è assolutamente filologico ma catechetico e pastorale

    Sarà cantato stasera al Vespro conclusivo (tipikòn monastico) della festa alle ore 19.00 e anche alla Divina Liturgia di Domenica prossima ore 10.30 festa di San Mamiliano vescovo e martire patrono della città di Palermo

    Padre Giovanni Festa

  9. #9
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    CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO, 29.06.2006

    Alle ore 9.30 di oggi, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, il Santo Padre Benedetto XVI presiede nella Basilica Vaticana la Concelebrazione dell’Eucaristia con 27 Arcivescovi Metropoliti ai quali, nel corso del Sacro Rito, impone i Palli presi dalla Confessione di San Pietro.

    Come di consueto in occasione della Festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, Patroni della città di Roma, è presente alla Santa Messa una Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, guidata da Sua Em.za Ioannis (Zizioulas), Metropolita di Pergamo e Presidente della Commissione Mista Internazionale per il dialogo teologico tra cattolici e ortodossi e composta anche da S.E. Kallistos (Timothy Ware), Vescovo di Diokleia, Assistente dell’Arcivescovo di Thyateira e Gran Bretagna, e dal Rev. Archimandrita Dionysius Papavasileiou.

    Dopo la lettura del Vangelo e prima del Rito di benedizione e imposizione dei Palli agli Arcivescovi Metropoliti, il Papa tiene l’omelia. Ne riportiamo di seguito il testo:

    OMELIA DEL SANTO PADRE

    "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa" (Mt 16, 18). Che cosa dice propriamente il Signore a Pietro con queste parole? Quale promessa gli fa con esse e quale incarico gli affida? E che cosa dice a noi – al Vescovo di Roma, che siede sulla cattedra di Pietro, e alla Chiesa di oggi? Se vogliamo comprendere il significato delle parole di Gesù, è utile ricordarsi che i Vangeli ci raccontano di tre situazioni diverse in cui il Signore, ogni volta in un modo particolare, trasmette a Pietro il compito che gli sarà proprio. Si tratta sempre dello stesso compito, ma dalla diversità delle situazioni e delle immagini usate diventa più chiaro per noi che cosa in esso interessava ed interessa al Signore.

    Nel Vangelo di san Matteo che abbiamo ascoltato poco fa, Pietro rende la propria confessione a Gesù riconoscendolo come Messia e Figlio di Dio. In base a ciò gli viene conferito il suo particolare compito mediante tre immagini: quella della roccia che diventa pietra di fondamento o pietra angolare, quella delle chiavi e quella del legare e sciogliere. In questo momento non intendo interpretare ancora una volta queste tre immagini che la Chiesa, nel corso dei secoli, ha spiegato sempre di nuovo; vorrei piuttosto richiamare l'attenzione sul luogo geografico e sul contesto cronologico di queste parole.

    La promessa avviene presso le fonti del Giordano, alla frontiera della terra giudaica, sul confine verso il mondo pagano. Il momento della promessa segna una svolta decisiva nel cammino di Gesù: ora il Signore s'incammina verso Gerusalemme e, per la prima volta, dice ai discepoli che questo cammino verso la Città Santa è il cammino verso la Croce: "Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno" (Mt 16, 21). Ambedue le cose vanno insieme e determinano il luogo interiore del Primato, anzi della Chiesa in genere: continuamente il Signore è in cammino verso la Croce, verso la bassezza del servo di Dio sofferente e ucciso, ma al contempo è sempre anche in cammino verso la vastità del mondo, nella quale Egli ci precede come Risorto, perché nel mondo rifulga la luce della sua parola e la presenza del suo amore; è in cammino perché mediante Lui, il Cristo crocifisso e risorto, arrivi nel mondo Dio stesso. In questo senso Pietro, nella sua Prima Lettera, si qualifica "testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi" (5, 1).

    Per la Chiesa il Venerdì Santo e la Pasqua esistono sempre insieme; essa è sempre sia il grano di senapa sia l'albero fra i cui rami gli uccelli del cielo si annidano. La Chiesa – ed in essa Cristo – soffre anche oggi. In essa Cristo viene sempre di nuovo schernito e colpito; sempre di nuovo si cerca di spingerlo fuori del mondo.

    Sempre di nuovo la piccola barca della Chiesa è squassata dal vento delle ideologie, che con le loro acque penetrano in essa e sembrano condannarla all'affondamento. E tuttavia, proprio nella Chiesa sofferente Cristo è vittorioso. Nonostante tutto, la fede in Lui riprende forza sempre di nuovo. Anche oggi il Signore comanda alle acque e si dimostra Signore degli elementi. Egli resta nella sua barca, nella navicella della Chiesa.

    Così anche nel ministero di Pietro si rivela, da una parte, la debolezza di ciò che è proprio dell'uomo, ma insieme anche la forza di Dio: proprio nella debolezza degli uomini il Signore manifesta la sua forza; dimostra che è Lui stesso a costruire, mediante uomini deboli, la sua Chiesa.

    Rivolgiamoci ora al Vangelo di san Luca che ci racconta come il Signore, durante l'Ultima Cena, conferisce nuovamente un compito speciale a Pietro (cfr Lc 22, 31-33). Questa volta le parole di Gesù rivolte a Simone si trovano immediatamente dopo l'istituzione della Santissima Eucaristia. Il Signore si è appena donato ai suoi, sotto le specie del pane e del vino. Possiamo vedere nell'istituzione dell'Eucaristia il vero e proprio atto fondativo della Chiesa. Attraverso l'Eucaristia il Signore dona ai suoi non solo se stesso, ma anche la realtà di una nuova comunione tra di loro che si prolunga nei tempi "finché Egli venga" (cfr 1Cor 11, 26).

    Mediante l'Eucaristia i discepoli diventano la sua casa vivente che, lungo la storia, cresce come il nuovo e vivente tempio di Dio in questo mondo. E così Gesù, subito dopo l'istituzione del Sacramento, parla di ciò che l'essere discepoli, il "ministero", significa nella nuova comunità: dice che esso è un impegno di servizio, così come Egli stesso si trova in mezzo a loro come Colui che serve. E allora si rivolge a Pietro.

    Dice che Satana ha chiesto di poter vagliare i discepoli come il grano. Questo evoca il passo del Libro di Giobbe, in cui Satana chiede a Dio la facoltà di colpire Giobbe. Il diavolo – il calunniatore di Dio e degli uomini – vuole con ciò provare che non esiste una vera religiosità, ma che nell'uomo tutto mira sempre e soltanto all'utilità. Nel caso di Giobbe, Dio concede a Satana la libertà richiesta proprio per poter con ciò difendere la sua creatura, l'uomo, e se stesso. E così avviene anche con i discepoli di Gesù – in tutti i tempi.

    A noi tante volte sembra che Dio lasci a Satana troppa libertà; che gli conceda la facoltà di scuoterci in modo troppo terribile; e che questo superi le nostre forze e ci opprima troppo. Sempre di nuovo grideremo a Dio: Ahimè, guarda la miseria dei tuoi discepoli, deh, proteggici! Infatti Gesù continua: "Io ho pregato, che non venga meno la tua fede" (Lc 22, 32). La preghiera di Gesù è il limite posto al potere del maligno. Il pregare di Gesù è la protezione della Chiesa. Possiamo rifugiarci sotto questa protezione, aggrapparci ad essa e di essa essere sicuri. Ma – come ci dice il Vangelo – Gesù prega in modo particolare per Pietro: "…perché non venga meno la tua fede".

    Questa preghiera di Gesù è insieme promessa e compito. La preghiera di Gesù tutela la fede di Pietro; quella fede che egli ha confessato a Cesarea di Filippo: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16, 16). Ecco: non lasciare mai che questa fede diventi muta, rinfrancarla sempre di nuovo, proprio anche di fronte alla croce e a tutte le contraddizioni del mondo: questo è il compito di Pietro. Perciò appunto il Signore non prega soltanto per la fede personale di Pietro, ma per la sua fede come servizio agli altri. È proprio questo che Egli intende dire con le parole: "E tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli" (Lc 22, 32).

    "Tu, una volta ravveduto" – questa parola è insieme profezia e promessa. Essa profetizza la debolezza di Simone che, di fronte ad una serva ed un servo, negherà di conoscere Gesù. Attraverso questa caduta Pietro – e con lui la Chiesa di tutti i tempi – deve imparare che la propria forza da sola non è sufficiente per edificare e guidare la Chiesa del Signore. Nessuno ci riesce soltanto da sé. Per quanto Pietro sembri capace e bravo – già nel primo momento della prova fallisce. "Tu, una volta ravveduto" – il Signore, che gli predice la caduta, gli promette anche la conversione: "Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro…" (Lc 22, 61). Lo sguardo di Gesù opera la trasformazione e diventa la salvezza di Pietro: Egli, "uscito, pianse amaramente" (22, 62).

    Vogliamo sempre di nuovo implorare questo sguardo salvatore di Gesù: per tutti coloro che, nella Chiesa, portano una responsabilità; per tutti coloro che soffrono delle confusioni di questo tempo; per i grandi e per i piccoli: Signore, guardaci sempre di nuovo e così tiraci su da tutte le nostre cadute e prendici nelle tue mani buone.

    Il Signore affida a Pietro il compito per i fratelli attraverso la promessa della sua preghiera. L'incarico di Pietro è ancorato alla preghiera di Gesù. È questo che gli dà la sicurezza del suo perseverare attraverso tutte le miserie umane. E il Signore gli affida questo incarico nel contesto della Cena, in connessione con il dono della Santissima Eucaristia. La Chiesa, nel suo intimo, è comunità eucaristica e così comunione nel Corpo del Signore.

    Il compito di Pietro è di presiedere a questa comunione universale; di mantenerla presente nel mondo come unità anche visibile. Egli, insieme con tutta la Chiesa di Roma, deve – come dice sant'Ignazio di Antiochia – presiedere alla carità: presiedere alla comunità di quell'amore che proviene da Cristo e, sempre di nuovo, oltrepassa i limiti del privato per portare l'amore di Cristo fino ai confini della terra.

    Il terzo riferimento al Primato si trova nel Vangelo di san Giovanni (21, 15-19). Il Signore è risorto, e come Risorto affida a Pietro il suo gregge. Anche qui si compenetrano a vicenda la Croce e la Risurrezione. Gesù predice a Pietro che il suo cammino andrà verso la croce. In questa Basilica eretta sopra la tomba di Pietro – una tomba di poveri – vediamo che il Signore proprio così, attraverso la Croce, vince sempre. Il suo potere non è un potere secondo le modalità di questo mondo. È il potere del bene – della verità e dell'amore, che è più forte della morte. Sì, è vera la sua promessa: i poteri della morte, le porte degli inferi non prevarranno contro la Chiesa che Egli ha edificato su Pietro (cfr Mt 16, 18) e che Egli, proprio in questo modo, continua ad edificare personalmente.

    In questa solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo mi rivolgo in modo speciale a voi, cari Metropoliti, venuti da numerosi Paesi del mondo per ricevere il Pallio dal Successore di Pietro. Vi saluto cordialmente insieme a quanti vi hanno accompagnato. Saluto inoltre con particolare gioia la Delegazione del Patriarcato Ecumenico presieduta da Sua Eminenza Joannis Zizioulas, Metropolita di Pergamo, Presidente della Commissione Mista Internazionale per il dialogo teologico tra cattolici e ortodossi. Sono grato al Patriarca Bartolomeo I e al Santo Sinodo per questo segno di fraternità, che rende manifesto il desiderio e l'impegno di progredire più speditamente sulla via dell'unità piena che Cristo ha invocato per tutti i suoi discepoli. Noi sentiamo di condividere l'ardente desiderio espresso un giorno dal Patriarca Atenagora e dal Papa Paolo VI: di bere insieme allo stesso Calice e di mangiare insieme il Pane che è il Signore stesso. Imploriamo nuovamente, in questa occasione, che tale dono ci sia concesso presto.

    E ringraziamo il Signore di trovarci uniti nella confessione che Pietro a Cesarea di Filippo fece per tutti i discepoli: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". Questa confessione vogliamo insieme portare nel mondo di oggi. Ci aiuti il Signore ad essere, proprio in quest'ora della nostra storia, veri testimoni delle sue sofferenze e partecipi della gloria che deve manifestarsi (1Pt 5, 1). Amen!

    [00984-01.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0337-XX.01]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  10. #10
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    OGGI 55 ANNI DI SACERDOZIO DI BENEDETTO XVI

    Quell’allodola nella cattedrale di don Joseph

    Oggi il nostro Papa celebra i 55 anni di Messa, traguardo ragguardevole per lui ma significativo anche per noi, che siamo entrati nella sua vita come egli nella nostra. Nella sua autobiografia racconta quel 29 giugno 1951: "Era una splendida giornata d'estate, che resta indimenticabile, come il momento più importante della mia vita". Ricorda anche che all'imposizione delle mani, un uccellino - forse un'allodola - si levò dall'altare maggiore, intonando un canto gioioso. Fu come se una voce dall'alto gli dicesse: "Va bene così, sei sulla strada buona". Davvero un cinguettio profetico, da quell'allodola. Felicitazioni e auguri, con tutto il nostro affetto, Padre Santo.

    fonte: Avvenire, 29 giugno 2006



    Salmi 115

    1 Alleluia.

    Amo il Signore perché ascolta
    il grido della mia preghiera.
    2 Verso di me ha teso l'orecchio
    nel giorno in cui lo invocavo.
    3 Mi stringevano funi di morte,
    ero preso nei lacci degli inferi.
    Mi opprimevano tristezza e angoscia
    4 e ho invocato il nome del Signore:
    «Ti prego, Signore, salvami».
    5 Buono e giusto è il Signore,
    il nostro Dio è misericordioso.
    6 Il Signore protegge gli umili:
    ero misero ed egli mi ha salvato.
    7 Ritorna, anima mia, alla tua pace,
    poiché il Signore ti ha beneficato;
    8 egli mi ha sottratto dalla morte,
    ha liberato i miei occhi dalle lacrime,
    ha preservato i miei piedi dalla caduta.
    9 Camminerò alla presenza del Signore
    sulla terra dei viventi.

    10 Alleluia.


    Ho creduto anche quando dicevo:
    «Sono troppo infelice».
    11 Ho detto con sgomento:
    «Ogni uomo è inganno».




    12 Che cosa renderò al Signore
    per quanto mi ha dato?
    13 Alzerò il calice della salvezza
    e invocherò il nome del Signore.


    14 Adempirò i miei voti al Signore,
    davanti a tutto il suo popolo.
    15 Preziosa agli occhi del Signore
    è la morte dei suoi fedeli.
    16 Sì, io sono il tuo servo, Signore,
    io sono tuo servo, figlio della tua ancella;
    hai spezzato le mie catene.
    17 A te offrirò sacrifici di lode
    e invocherò il nome del Signore.
    18 Adempirò i miei voti al Signore
    e davanti a tutto il suo popolo,
    19 negli atri della casa del Signore,
    in mezzo a te, Gerusalemme.

    AUGURI SANTO PADRE.......
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 

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