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    Talking Bossi rischia il naufragio "Silvio ora mi devi aiutare tu"

    POLITICA L'impasse nel vertice di Arcore: il Senatur non sa quale strada indicare ai fedelissimi.
    Ed emergono anche problemi finanziari


    Nel movimento cresce il dissenso ma Umberto grida: daremo ancora battaglia. Tra i colonnelli c'è chi punta ad andare da soli
    di GUIDO PASSALACQUA
    MILANO - "A Pontida, a Pontida". Il mistero del "che fare" dopo la sconfitta al referendum avrebbe dovuto essere svelato al popolo leghista domenica sul pratone di Pontida. E invece crolla anche Pontida, ed è come se andasse giù un totem della Lega.

    Poco consola i lumbard più arrabbiati l'ultimo affondo di Bossi, che grida come per giustificarsi: "Stiamo pensando a come procurare battaglia, dobbiamo lavorare e pensare... Quando sarà il momento andremo a Pontida, perché lì vado a dire delle cose e a prendere decisioni davanti al popolo".

    Il raduno di Pontida era stato già rinviato un paio di volte per decisione del senatùr. Si era detto che fosse una precauzione per la sua salute, ma chi gli sta vicino lo spiegava come uno strano caso di "ritirata meditata": "Basta Pontida, non voglio che si facciano i congressi nazionali e quello federale", aveva urlato qualche mese fa in una riunione. Decisione di un capo stanco o manovra per impedire contestazioni di cui aveva sentore? Forse tutte e due le cose.

    Dunque niente Pontida, proprio mentre parecchi dirigenti di alto grado nel pomeriggio di ieri la davano per sicura; come Calderoli, che ieri sera si è esibito in una piroetta strategica, la mossa di chi è stato preso in contropiede dal suo capo: "Condivido pienamente la scelta di Bossi". La decisione è stata presa nella solita cena del lunedì con il Cavaliere ad Arcore, la prima dopo la sconfitta. Lì si è trovata la prima quadra che non è certo esaltante per il senatur costretto a legarsi mani e piedi a Berlusconi. "Umbertone, a uscire da questa palude ci penso io, ho in mente un piano", gli ha detto il Cavaliere col migliore dei suoi sorrisi; e a Bossi non è rimasto che trangugiare il rospo e ringraziare per l'aiuto.


    Del resto, lo ha confermato lo stesso Bossi uscendo dall'incontro: "Berlusconi ha delle idee e le comunicherà lui quando vorrà". Una decisione e una frase inedita in bocca a Bossi. "Parlerà Berlusconi", dice il leader della Lega. Lo stesso Tremonti, ieri, lanciava messaggi rassicuranti: "Chi pensa che la Lega possa rompere si sbaglia. La nostra prossima battaglia sarà sul terreno dell'economia".

    Così si capisce perché Pontida è stata rinviata. Se parlerà Berlusconi per fare sapere le sue idee, sembra difficile che Bossi possa tenere il palcoscenico: deve stare zitto. Un fatto che prima della malattia non sarebbe mai accaduto. Ma le scelte di Bossi, al di là del rinvio di Pontida, non sono del tutto condivise nel Carroccio. La base e gli indipendentisti di Gilberto Oneto e Mario Borghezio gridano: "Adesso dobbiamo tornare ad andare da soli".

    E Borghezio rincara la dose: "L'aver annacquato il nostro messaggio politico, irrimediabilmente appanna la nostra identità e ci rende elettoralmente più vulnerabili". Altri, come Calderoli, puntano ancora all'alleanza col Cavaliere sia pure con qualche precauzione. Marco Reguzzoni potente presidente della provincia di Varese dice: "Sono amareggiato dal risultato. Ma la cosa importante è la strategia e questa l'abbiamo concordata da tempo e certo non si può dire che abbiamo perso per colpa di Berlusconi". Infine c'è anche chi, come Roberto Maroni capogruppo alla Camera, cerca faticosamente una sponda a sinistra.
    Nel Carroccio c'è molta confusione, le telefonate a Radio Padania lo testimoniano. Una linea difficile anche per le amministrazioni locali. Matteo Salvini, capogruppo al Comune di Milano mette già in discussione le alleanze con Forza Italia negli enti locali per il voto previsto tra quasi un anno.

    Chi ha le idee chiare su cosa poteva accadere a Pontida è Attilio Fontana, sindaco di Varese ed ex presidente del consiglio regionale lombardo. "La base, la base... sempre questo ritornello. A me la base sembra tranquilla". A differenza di molti capi leghisti che con la riserva dell'anonimato dipingono un Bossi a corrente alternata, Fontana sembra di un altro avviso: "Bossi ha ripreso il controllo della situazione. Credo che lui vada avanti col Cavaliere". Insomma, una sorta di riconferma della linea, ma con molti dubbi. "Non nego che tra le nostre fila ci sia insofferenza nei confronti di Berlusconi. Deriva dal fatto che in questi anni non abbiamo raccolto niente".

    Ma tutto il quadro politico è complicato per la Lega, per esempio rischia di perdere la presidenza del consiglio regionale lombardo perché non si decide a indicare il nome del candidato. Segno questo di grande confusione. Ed è certo che gli avvenimenti di questi ultimi tempi non danno l'impressione di una Lega in buona salute, anzi.

    Il movimento è anche in difficoltà economiche, lo scandalo Fiorani ha imposto alla Bpi di rinunciare al salvataggio di Credit Euronord, il grande sogno naufragato della banca leghista. E mentre la barca sembra affondare sull'unico salvagente gettato al comandante e al suo equipaggio c'è il nome di Silvio Berlusconi.

    (28 giugno 2006)

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  2. #2
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    POLITICA
    LA STANGATA E’ IL GIORNO NERO DEL SENATUR CHE DEVE RIVEDERE TUTTE LE STRATEGIE: IERI SERA VERTICE CON BERLUSCONI NELLA VILLA DI ARCORE
    Bossi deluso: ma la Lega andrà avanti
    «Noi siamo leali. Berlusconi ha delle idee...». Maroni: guardiamo anche agli altri. E pensa alla sinistra
    27/6/2006
    Giovanni Cerruti




    Il Leader della Lega Umberto Bossi
    MILANO. Chi l'ha visto, su nella sua stanza con le tapparelle mezze abbassate, la camicia azzurra con le maniche corte slacciata, il caldo, i risultati che annunciano la stangata, lo racconta stupìto e quasi incredulo. E più in tv l'Italia del pallone fatica con l'Australia, e più si capisce che Umberto Bossi non se l'aspettava e la Lega faticherà a non finire nel pallone. Le vittorie del Sì in Lombardia e Veneto sono appena due zuccherini, indispensabili per riprendere un po' di tono e trasmettere dal suo ufficio il bollettino della sconfitta: «Ma nelle parti più avanzate del Paese il Sì ha vinto». Non resterà che ripartire dal vecchio Lombardo-Veneto.

    Il lunedì della stangata, per Bossi, si è chiuso nel villone di Arcore, a cena da Berlusconi. Invito esteso pure ad Aldo Brancher e Giulio Tremonti, i due terzini che da anni marcano Bossi per conto del Cavaliere: in questo caso va in scena il consueto gioco del confortare lo sconfitto, assicurare lealtà, promettere un radioso futuro e risolvere qualsiasi problema. Presenti anche Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti, il segretario dei leghisti lombardi. Che dire? Calderoli anche lì ha ripetuto quel che aveva detto in conferenza stampa, e proprio mentre Totti segnava il rigore: «Si va avanti, faremo anche noi come in Galles e Scozia». Dopo la cena aggiunge: «L’alleanza è salda». E spunta anche un commento di Bossi: «Berlusconi ha delle idee... Le comunicherà lui quando vorrà». Ma a chi gli chiede se la Cdl andrà avanti, replica: «Non è questo il punto. Gli alleati sono stati leali con noi e io sono leale con chi è leale».

    Ci hanno messo secoli, in Galles e in Scozia, ma non è momento per certi dettagli. Attorno a Calderoli che parla in via Bellerio c'è una sede che una volta era piena e adesso è silenziosa e vuota. C'è una Lega che una volta aveva la sua miniera d'oro di voti e idee e adesso non è nemmeno sicura di presentarsi sul pratone di Pontida, domenica prossima. Roberto Maroni è stato dirottato a Roma, per la sua via crucis nelle trasmissioni di commento in tv. Da quando esiste, e sono più di 25 anni, per la Lega questo sembra il momento peggiore. Maroni si limita a dire che deciderà Bossi, «e la posizione della Lega verrà annunciata a Pontida». Se il raduno ci sarà.

    Le agenzie rilanciano due dichiarazioni, una dell'europarlamentare Francesco Speroni, uno dei veterani della Lega e l'altra del senatore veneto Piergiorgio Stiffoni. Le voci delle due anime leghiste. Il primo bombarda e dice che è «incazzato nero, gli italiani mi fanno schifo, l'Italia mi fa schifo. Non vuole essere moderna e hanno vinto quelli che vogliono vivere alle spalle degli altri». Il secondo, con parole infiocchettate, conclude con una preghiera: «Non possono essere dimenticate le giuste istanze di quella zona d'Italia che produce gran parte del Pil. Un monito per l'attuale governo: non dimenticate i cittadini del Nord».

    E sta proprio qui il dilemma della Lega. Avrà ragione il bombardiere Speroni, che ha tanta voglia della vecchia Lega di lotta, indipendentista e magari secessionista, oppure il compassato Stiffoni che si è già dimenticato la Padania e parla del nord-est come «zona d'Italia»? Bossi dovrà trovare la sua cara «quadra», il modo per venirne fuori, ben sapendo che il suo potere contrattuale ormai si è ridotto di molto. E neppure può addebitare la stangata agli alleati, a Berlusconi o Fini o Casini, che questo aceto della devolution se lo sono mandato giù pur di non portare la Lega alla rottura con la Casa delle Libertà e alla fine corsa del governo.

    In questi ultimi sei anni la Lega si è aggrappata sempre di più alla devolution, scoperta dal professor Gianfranco Miglio nel 1999, fino a trasformarla nel suo Totem. I suoi deputati hanno votato tutte le leggi possibili e immaginabili, anche quelle che per il loro elettorato potevano risultare orrende, pur di tenere alto il Totem e arrivare alla devolution via referendum. Ora che è finita così, si può anche ricordare che Bossi, quand'era ministro, pensava ad un referendum da votare assieme alle elezioni politiche del 2006, e sarebbe stata una scelta tra Nord e Sud, e magari sarebbe andata diversamente. Ma poi Bossi ha avuto il coccolone...

    Primo obiettivo, da ieri, rimettere in piedi la Lega. Delusa, frustrata, disillusa, o come dice Speroni «incazzata nera». Racconta un dirigente: «Cinque anni di governo aspettando la devolution e il referendum. Risultato? Perse le politiche, perse le amministrative, perso il referendum. E toccato il minimo storico dei nostri voti». Nel 2000, senza un accordo con la Lega, non era possibile vincere le elezioni: ora sì. Dice un vecchio proverbio di Lombardia: «Piutòst che nient l'è mej il piutòst», piuttosto che niente è meglio il piuttosto. Era la devolution, il «piutòst», e se n'è andata via in una domenica di fine giugno e addio al grande sogno.

    Da Roma, Maroni dice che «adesso staremo a guardare cosa fanno gli altri» E per altri s'intende il centrosinistra, o meglio ancora la sinistra e più precisamente Massimo D'Alema, un candidato al Colle che la Lega avrebbe ben visto. Tra Lombardia e Veneto la Lega dovrà darsi una mossa. Si sfoga un altro dirigente: «Stare ancora nella Cdl? E l'utilità quale sarebbe? I nostri militanti vogliono i congressi, capire chi comanda e decide, e che la Lega torni ad essere la Lega. E alle prossime amministrative, da Monza a Como alle altre città, da soli!». Ma tutto, o quasi, dipende dalla cena di ieri sera. Da Arcore, ancora una volta.

  3. #3
    Il Patriota
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    sono alla canna del gas: senza soldi, senza progetti politici, fra poco la magistratura salterà loro addosso per l'affare credieuronord-fiorani. IO fossi in Bossi scapperei in qualche deserto a meditare...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Il Patriota
    sono alla canna del gas: senza soldi, senza progetti politici, fra poco la magistratura salterà loro addosso per l'affare credieuronord-fiorani. IO fossi in Bossi scapperei in qualche deserto a meditare...
    In Svizzera, dove non può essere raggiunto dal mandato di cattura europeo.
    Due volte lo ha detto, due volte se lo è rimangiato.
    Si spari.

 

 

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