Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
    against the modern world
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    Predefinito Il 'Diksha' di Sri Bhagavan: un nuovo fenomeno New Age?

    Di recente parlavo con un amico, il cui cugino pare essere una persona un po' particolare: un 'induista' occidentale, ma aperto alle esperienze religiose piu' eterodosse. Questo amico menzionava la trasmissione del 'Diksha', o di energia, da parte di alcuni guru in India; affermava che la trasmissione di questa energia puo' portare alla modificazione della coscienza, e quindi al 'risveglio' - il tutto unicamente attraverso l'imposizione delle mani da parte del guru, e senza sforzo da parte nostra.

    Ovviamente in genere per 'Diksha' s'intende l'iniziazione, quando cioè una persona si sottomette ad un guru autorizzato e vi riceve insegnamento spirituale (con i mantras etc.). Ho quindi cercato su internet informazioni riguardo al fenomeno menzionato dal mio amico, e ho trovato cose sorprendenti, che mi puzzano lontano un miglio, nel loro scientismo, di controiniziazione (un termine che non uso volentieri, ma che qui mi pare si possa applicare benissimo).

    Riporto sotto la descrizione del 'Diksha' tratto dal sito www.diksha.it...

  2. #2
    against the modern world
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    Un Commento Scientifico degli Insegnamenti di Sri Bhagavan

    In varie tradizioni spirituali lo stato di Illuminazione è stato associato con un cambiamento del funzionamento cerebrale. Sri Bhagavan, il fondatore della Golden Age Foundation, ha finalmente ampliato questa conoscenza tradizionale sul ruolo del cervello nell'evoluzione spirituale. Il Diksha, o trasmissione di energia, che sta al centro dell'aspetto pratico del suo insegnamento, ha lo scopo di produrre una trasformazione permanente nei circuiti neurologici. Le sue affermazioni riguardo i cambiamenti prodotti nel cervello dai Diksha, possono essere confermati dalle più recenti scoperte della Fisica e della Neurologia. In questo articolo vorrei presentare un parallelo tra alcune delle affermazioni di Sri Bhagavan e le mie scoperte, fatte studiando il cervello con gli strumenti della Fisica e della Neurofisiologia.

    1. Sri Bhagavan descrive una disconnessione nell'attività dei lobi parietali come evento essenziale nel processo di Illuminazione.

    I lobi parietali ospitano quella che i neurologi chiamano Area Associativo-Orientativa (OAA). La funzione dell'OAA è di elaborare l'orientamento nello spazio. A voi sembra scontato di poter allacciare le scarpe o attraversare una porta, ma questo è possibile solo grazie ad una intensa attività neurologica nella parte posteriore dei lobi parietali.
    Un danno cerebrale in quest'area fa sì che un compito facilissimo, come afferrare un bicchiere d'acqua, diventi impossibile, perché il cervello danneggiato non percepisce più la differenza spaziale tra la mano, il bicchiere e la distanza tra di loro.
    A livello fisico, la capacità di percepire i limiti di un oggetto e distinguerlo dal resto è essenziale per la nostra abilità di compiere azioni. Comunque, nel cervello umano, l'OAA è cronicamente iperattiva. Questo stimola la connessione tra Amigdala e Ippocampo (due nuclei cerebrali che servono a dare significato alle percezioni ritenute importanti). Se l'OAA, che serve a percepire la distinzione e la separazione in modo utile, è iperattiva, la connessione Amigdala-Ippocampo non ha altra scelta che interpretare questa iperattività, assumendo che la separazione è più profonda della semplice distanza tra due oggetti fisici, quali mano e bicchiere.
    La conclusione è che noi siamo fondamentalmente, esistenzialmente separati da ogni altra cosa. Il senso di sé, che il cervello crea costantemente come reazione a ciò che è percepito come "altro da sé", è dotato così di un senso di assoluta separazione del sé da ogni altra cosa. La neurologia ha dimostrato che, con la meditazione profonda o con la preghiera, ogni impulso neurologico è temporaneamente bloccato nell'OAA dei lobi parietali. Questo genera stati temporanei di coscienza estremamente espansa, poiché la sensazione del sé separato non trova i suoi confini abituali e perciò si espande per cercarli. Comunque questa è un'esperienza temporanea, dovuta ad un'alterazione nel funzionamento cerebrale (soppressione degli impulsi neurologici verso la OAA) ed è praticamente impossibile ottenere una coscienza di unità permanente, in questo modo.
    Questo coincide con l'affermazione di Sri Bhagavan che l'Illuminazione deve essere data: non può essere ottenuta con l'impegno personale. I Diksha sembrano indurre un processo di trasformazione nei lobi parietali, che cambiano permanentemente il loro funzionamento, verso un livello più naturale, in cui i limiti fisici vengono ancora percepiti, ma l'artificiosa iperattività cessa. Allora l'Amigdala-Ippocampo non ha più motivo né stimolo per creare il senso di un sé esistenzialmente separato.

    2. Sri Bhagavan dice che l'attivazione dei lobi frontali è coinvolta nella realizzazione di Dio.

    L'esperienza dell'Illuminazione, della non-separazione, non coincide necessariamente con l'esperienza della presenza del Dio vivente.. Secondo Sri Bhagavan, più della de-attivazione dell'iperattività dei lobi parietali, è necessario passare dall'Illuminazione alla realizzazione di Dio. Egli parla dell'attivazione dei lobi frontali come di un cambiamento neurologico necessario affinché Dio venga ravvivato nella coscienza di una persona. I lobi frontali sono associati con la volontà individuale. Molte tradizioni mistiche indicano che la fusione della volontà individuale con la volontà divina è la strada per la realizzazione di Dio, ma ne è anche la conseguenza.
    Questo comunque non può succedere se i lobi frontali sono ipo-attivi. E' una legge universale che ogni cosa incompleta in natura cerchi la propria completezza. I risultati delle mie ricerche in neurofisiologia (che deviano un po' da quelle della scienza ufficiale, universitaria) mostrano che i lobi frontali di quasi tutti i soggetti sono cronicamente ipo-attivi. Questo significa che non hanno abbastanza neuro-trasmettitori ed energia elettrica per funzionare in modo ottimale. Nell'esperienza soggettiva questo si traduce in una debole volontà personale ed in una sensazione di torpore.
    La noia è possibile solo con dei lobi frontali ipo-attivi. La dopamina (neurotrasmettitore essenziale per l'attività dei lobi frontali) è necessaria per avere quel senso di meraviglia e di beatitudine nella vita, che spesso accompagna l'unione mistica con Dio. La mancanza di dopamina accrescerà il bisogno di affermare a propria volontà individuale e non lasciarsi coinvolgere da una realtà più ampia, poiché ci si sente ancora incompleti a livello individuale. E' come morire: una persona, che si sente completa e realizzata, di solito affronta la morte molto più facilmente, quando viene il momento. Una persona, a cui manca qualcosa nella vita, resisterà molto di più alla morte.
    Se i Diksha hanno l'effetto di attivare i lobi frontali, questo porterà al completo sviluppo della volontà individuale, ed a quel livello di maturazione, essa si fonderà naturalmente con la volontà divina.
    Da questo punto di vista un "grande ego" non è altro che la compensazione di un piccolo ego, che cerca il suo completamento. Ma senza la piena attivazione dei lobi frontali e la saturazione di dopamina, l'ego non troverà mai la sua completezza e la conseguente fusione con Dio. Giudicare un ego ipertrofico ed un eccessivo attaccamento alla propria volontà individuale, come sintomi di una coscienza poco evoluta ( affermazione che troviamo spesso negli insegnamenti spirituali), è inutile, perché una volontà debole ha la naturale necessità ad attaccarsi all'individualità, qualunque siano le nostre intenzioni coscienti. La soluzione può essere solo un reale cambiamento a livello fisiologico, che sciolga la resistenza della volontà individuale ad arrendersi ad una realtà più grande.

    3. Sri Bhagavan dice che l'Illuminazione deve essere data: essa è un dono della Grazia.

    Negli ultimi 15 anni il dottore tedesco Hartmut Muller ha sviluppato un nuovo paradigma della fisica chiamato "Global Scaling". Questo nuovo sviluppo della fisica quantistica mostra, al di là di ogni dubbio, che la coscienza é la sostanza più fondamentale dell'Universo e che contiene il progetto originale di tutto ciò che esiste, secondo precise formule matematiche. Le distanze tra i pianeti, le stelle e le galassie, le distanze tra gli elettroni ed il nucleo in ogni atomo, il pH ottimale del sangue e molte altri aspetti dell'universo materiale seguono precise strutture matematiche. Questo progetto originale é così perfetto che ogni cosa opera col minimo livello di stress e con la massima efficienza, in ogni momento. Ogni atomo é connesso in ogni momento alla sorgente di intelligenza tramite un campo sintropico. Questi campi sintropici permettono agli atomi di sapere, in ogni momento, come funzionare col minimo sforzo e la massima efficienza. Gli esseri umani sembrano le uniche forme manifestate della creazione, che hanno perso l'accordo con questi campi sintropici di vita e di unità. Una volta che questo disaccordo ha prodotto dei cambiamenti nel cervello individuale, ri-accordarsi con questi campi sintronici di unità é estremamente difficile, perché non sappiamo più cosa essi sono. Allora creiamo ogni genere di miti, religioni, teorie scientifiche sulla vita, per cercare di riempire questo vuoto. Una persona con una OAA iperattiva nei lobi parietali e dei lobi frontali ipoattivi, cercherà l'Illuminazione partendo dall'esperienza di separazione. Tutto lo sforzarsi ed il cercare nel campo spirituale é, in qualche modo, parte del problema, perché avviene come reazione alla mancanza di accordo con i campi sintropici di unità. Se il cercare é basato sul problema, é difficile che porti ad una soluzione. Se l'accordo con i campi sintropici di unità può semplicemente essere dato, allora é possibile che l'Illuminazione accada a tutti. Il cervello umano é strutturato per percepire l'unità come un'intrinseca realtà della vita. Questa capacità originale é latente e necessita di un cervello che funzioni in modo naturale, per manifestarsi nella coscienza umana. Se i Diksha armonizzano il cervello delle persone ai campi sintropici, la coscienza umana realizzerà presto la sua armonia con l'unità.

    4. Sri Bhagavan dice che l'illuminazione è un fenomeno biologico e genetico.

    Tradizionalmente la spiritualità dà spesso una minima importanza al corpo. Esso è quasi sempre visto come un semplice contenitore per la coscienza, una veste che l'anima indossa. La fisica moderna mostra che la visione di Sri Bhagavan è molto più in accordo con quello che si sa sulla struttura della materia. Una netta linea di demarcazione tra materia, energia e spirito è del tutto illusoria. In base al brillante modello dell'atomo (simile ad un vortice) formulato da Lord Kelvin nel 1867, possiamo vedere che ogni atomo ha la dimensione dell'intero universo, e che gli oggetti materiali, che percepiamo, sono solo l'aspetto più denso degli atomi stessi.
    La materia è il risultato di un continuo energetico di vortici, che assumono densità crescente. Come ha spiegato Max Planck nel 1910, in questo processo di condensazione dell'energia, la materia fluttua miliardi di volte al secondo dallo stato di materia a quello di informe energia pre-materica.
    Da questo punto di vista ha senso ipotizzare che la trasformazione spirituale debba essere ancorata al livello fisico. Quando raggiunge il livello più denso di manifestazione, tutti gli altri livelli sono automaticamente soddisfatti, perché la materia non è per niente priva dei livelli più elevati della creazione. Al contrario, la materia appare così densa proprio perché include tutti gli altri livelli. Così quando si illumina il livello biologico o materiale, ogni altro livello è coinvolto.
    A livello genetico è interessante notare che il DNA umano è lungo 173 cm, ma solo 3 cm portano tutte le informazioni genetiche attive. La moderna biochimica è sconcertata da questo spreco e chiama la parte inattiva del DNA, Introni: inutile materiale di scarto.
    Ma questa affermazione è molto discutibile, poiché la natura non produce mai niente di inutile. Gli Introni sono, secondo me (qui devio ancora dalla scienza ufficiale) uguali al potenziale spirituale latente dell'essere umano.
    Ritengo che i Diksha irrori quelle parti inattive del DNA con fotoni, attivandole. I fotoni sono gli intermediari tra l'energia sottile e la materia. La fotorisonanza è quel processo per cui le informazioni vengono trasferite, tramite il DNA, dai livelli sottili a tutte le cellule. Quei 3 cm di DNA normalmente attivo portano informazioni necessarie per l'ordinaria sopravvivenza, ma quando il resto del DNA diventerà attivo (capace di usare la fotorisonanza), passeremo dalla semplice sopravvivenza al risveglio del nostro pieno potenziale.

    5. Sri Bhagavan dice che la Mente Collettiva o Mente Antica determina lo stato della nostra mente individuale.

    Nel 1950 il dott. Hans Selye, endocrinologo dell'Università di Montreal, mostrò che il cervello delle persone normali si trova in uno stato di stress per la sopravvivenza, che sarebbe giustificato solo in una situazione di pericolo. Questo stato di stress è qualcosa a cui ci siamo adattati così profondamente che non lo percepiamo neanche più come tensione. Comunque in questo stato siamo molto più facilmente condizionabili dal nostro ambiente e dall'inconscio collettivo.
    Le ricerche sul cervello mostrano che gli schemi di risposta allo stress producono una dominanza di onde beta ad alta frequenza. Quando si trova in frequenza beta, il cervello è capace solo di primitive modalità stimolo-risposta, che noi adottiamo ampiamente dal nostro ambiente e dalla coscienza collettiva umana, ed un vero cambiamento è praticamente impossibile. Lo stato beta è anche quello in cui abbiamo le minori capacità di auto-guarigione. Le pratiche spirituali, in qualche misura, possono rilassare lo stress cerebrale e permettere onde più lente, quali alfa, teta e delta.
    Comunque le ricerche mostrano che le pratiche spirituali individuali sono molto meno efficaci di una concreta sintonia con i campi sintropici della vita e dell'unità. Alla Tracker School di Tom Brown Jr., il massimo esperto mondiale di abilità nel vivere sperduti nella natura, un neuroscienziato studiò gli effetti del vivere immersi nella natura selvaggia. I risultati furono stupefacenti: mentre ci vuole più di un anno di pratica meditativa continua per mantenere uno stato cerebrale alfa per qualche ora, sono sufficienti solo due giorni di immersione nella natura, anche per chi non ha mai meditato, per produrre un profondo ritmo alfa di lunga durata.
    Poiché la natura è sintonizzata con i campi sintropici della vita, essa indurrà il cervello a sperimentare i suoi propri campi sintropici molto più velocemente di quanto si possa ottenere attraveso lo sforzo o la disciplina. E' mia convinzione che nella pratica individuale molta dell' energia utilizzata provenga dalla Mente Antica, caratterizzata da lotta e senso di scarsità. Ancora una volta la ricerca è basata sul problema e non sulle soluzioni e questo sembra una convalida quasi scientifica al bisogno della Grazia.

    Conclusioni

    Molti scienziati e leader spirituali hanno ricercato un matrimonio tra scienza e spiritualità. Dopo la fondazione della scienza moderna nel XVII secolo, come reazione a secoli di fede cieca, gli scienziati hanno cercato, per circa 200 anni, di confermare la visione oggettivo-meccanicista di Cartesio e Newton. Alla fine questa ricerca sfociò nelle scoperte straordinarie della Fisica Quantistica, che all'inizio del XX secolo mostrò che i mistici avevano descritto la realtà molto accuratamente, per millenni. Ciò che mancava fino ad oggi, era un sistema di trasformazione spirituale, che fornisse risultati scientifici, precisi e ripetibili. E' mia convinzione, per le ricerche scientifiche, per l'esperienza personale e per le prove testimoniali, che l'opera di Sri Bhagavan è il primo sistema spirituale a fornire tali risultati, con possibilità di diffusione su scala mondiale.

  3. #3
    Dasanudas Das
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    Francamente diffido molto da questa cosa.
    Personalmente, nella mia line spirituale si riceve sia l'iniziazione Diksha che Siksha (istruzione) alla quale, quest'ultima, viene data più importanza, perché la conoscenza trascendetale non è trasmessa con una bacchetta magica ma come dice la Bhagavad Ghita: sottomendendosi ad un guru autentico servendolo e ponendogli domande pertinenti.

  4. #4
    .... .....
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    E' qualche giorno che non ho molta voglia di scrivere..ma il thread mi tenta..e allora ..per dire la mia..userò le parole di Osho..con cui concordo..
    Lo Spirito.. o la Meditazione..o il Brahman...si lasciano avvicinare facilmente..ma difficilmente li possiamo incatenare o fissare..se non è ancora il nostro momento..Certi semi interiori..del desiderio..vanno bruciati..e se anche sembra che occasionalmente siano spariti..poi..con la velocità tipica del maligno si riformano a nostra noia...
    Però..indurre uno stato di tranquillità psichica..sia con musiche ..mantra o macchine..può essere utile come momento preparatorio all'avvento della Consapevolezza..ma se non siamo pronti e qualificati....o useremo le macchine per i nostri fini mondani e non spirituali..o ..nella maggior parte dei casi..semplicemente smetteremo di usarle..in quanto la tranquillità..anche se è desiderata ..in chi è mosso dal desiderio..è una condizione noiosa.... ..Insomma..lo Spirito..non si lascia prendere per i fondelli..e se anche raggiungessimo la vetta..e ci sono tecniche potentissime come il rebirthing..che tramite il respiro ci fanno sputare il corpo e la mente..poi..dalla vetta..precipiteremmo di nuovo giù..perchè la Verità non solo va trovata..ma anche conservata..

    La Meditazione come Via

    Vipassana e Zazen











    Qualche brano sulla meditazione di Osho

    A mio avviso ha senz'altro ragione Jiddu Krishnamurti quando afferma che "la meditazione non è la semplice esperienza di qualcosa al di là dei pensieri e dei sentimenti di ogni giorno, né la ricerca di visioni e beatitudini ... La meditazione — che è cessazione del pensiero — apre la porta ad una vastità che trascende ogni immaginazione o congettura; è comprensione del mondo e delle sue vie ... Tutto ciò che il pensiero formula ha in sé il limite dei suoi confini, il pensiero ha sempre un orizzonte, la mente meditativa non ne ha, l'uno deve cessare perché l'altro possa essere ... La meditazione non è una continuazione o una espansione dell'esperienza, al contrario, è la completa inazione che è totale cessazione dell'esperienza; lo svuotarsi del conosciuto ... Se non c'è meditazione, sei come un cieco in un mondo di grande bellezza, luci e colori ... Meditare non è ripetere parole, sperimentare visioni o coltivare il silenzio, questa è una forma di autoipnosi ... La mente meditativa è vedere, osservare, ascoltare senza la parola, senza commento, senza opinione — attentamente e costantemente — il movimento della vita in ogni suo rapporto; allora sopraggiunge un silenzio che è negazione del pensiero, un silenzio che l'osservatore non può richiamare. Se ne facesse esperienza, riconoscendolo, non sarebbe quel silenzio ..."

    Eh già... "quel silenzio

    "Meditazione è una lezione di consapevolezza, di assenza di pensiero, di spontaneità, di essere totalmente nella tua azione, all'erta, consapevole. Non è una tecnica, è un trucco. O lo capisci, o non lo capisci." - Osho

    La meditazione mi aiuterà a essere felice?




    --------------------------------------------------------------------------------

    Molte persone vengono da me, dicono di essere infelici, e mi chiedono di dare loro una meditazione: Io dico: innanzitutto, è fondamentale capire perchè sei infelice. E se non rimuovi alla base le cause della tua infelicità, potrò darti, sì,una meditazione,ma questo non aiuterà molto -- perchè le cause di fondo rimangono.
    L'uomo che avrebbe potuto essere un bravissimo e splendido ballerino, siede in un ufficio,in mezzo alle scartoffie. Non lascia spazio alcuno alla danza. Quell'uomo avrebbe potuto divertirsi danzando sotto le stelle, invece non fa altro che accumulare un conto in banca. E dice di essere infelice: "Dammi una meditazione". Posso dargliela! -- ma che cosa farà la meditazione? Che cosa pretende che gli faccia? Rimarrà lo stesso uomo: che accumula soldi,che compete sul mercato. La meditazione lo potrà aiutare in questo modo: lo renderà un po' più rilassato nel fare un po' meglio queste azioni senza senso.
    Ecco perchè in Occidente così tante persone praticano la Meditazione Trascendentale: questa è l'attrattiva della Meditazione Trascendentale, in quanto Maharishi Mahesh Yogi dice: "Ti renderà più efficiente sul lavoro, ti aiuterà ad avere più successo. Se sei un venditore, diventerai un venditore di maggior successo. Ti darà efficienza." E gli americani vanno pazzi per l'efficienza. Darebbero ogni cosa in cambio dell'efficienza. Ecco perchè attrae tanto.
    Certo,ti può aiutare. Ti può rilassare un po'-- è un tranquillante. Ripetendo costantemente un mantra,ripetendo costantemente una certa parola,si cambia la chimica del tuo cervello. E' un tranquillante! Un suono tranquillante. Ti aiuta a rilasciare lo stress, così domani, sulla piazza del mercato sarai più efficiente, più abile nella competizione -- ma non ti cambia. Non è una trasformazione.
    Puoi ripetere un mantra, puoi praticare una meditazione; ti potrà aiutare un po' qua e là -- ma ti potrà aiutare soltanto a rimanere come sei.
    Viceversa, il mio messaggio è solo per coloro che amano davvero la sfida, per i coraggiosi pronti a cambiare il modello della loro vita, che sono pronti a rischiare tutto -- poichè in effetti non hai niente da perdere: solo la tua infelicità, la tua miseria. Ma le persone si attaccano anche a questo.
    Ho sentito raccontare:
    in uno sperduto campo d'addestramento militare, un plotone era appena tornata alla base, dopo una giornata di marcia sotto un sole cocente.
    "Che vita!" esclamò una recluta. "Lontani chilometri da ogni centro abitato, con un sergente che pensa di essere Attila il Barbaro, niente donne,niente sbornie,nessuna licenza e, in più, i miei stivali sono più piccoli di due misure". "Non vorrai prendertela per questo, amico" disse il suo compagno. "Perchè non ne prendi un altro paio?" "Non ci penso neanche" fu la risposta "Toglierli è stato finora l'unico piacere che ho!"
    Che altro hai da rischiare? Solo la tua infelicità. L'unico piacere che hai è parlarne. Guarda le persone che parlano della loro infelicità: come diventano felici! Pagano per questo: vanno dagli psicoanalisti per parlare della loro infelicità -- pagano per farlo! Qualcuno che li ascolta con attenzione... e loro vanno in visibilio.
    Le persone continuano a parlare della loro infelicità... ancora e ancora e ancora. E la esagerano, la colorano, la fanno sembrare più grande. La fanno apparire più grande di quello che è. Perchè?
    Non hai niente da rischiare. Ma le persone sono aggrappate al conosciuto, a ciò che è familiare. L'infelicità è tutto ciò che hanno conosciuto -- questa è la loro vita. Non c'è che il nulla da perdere, eppure si ha così tanta paura di perderlo.
    Con me, la felicità è al primo posto, la gioia è al primo posto. L'attitudine a celebrare è al primo posto. Una filosofia positiva verso la vita è al primo posto.
    Gioisci! Se non puoi gioire del tuo lavoro, cambia. Non aspettare! Perchè tutto il tempo passato ad aspettare... stai aspettando Godot. Godot non arriverà mai. Si aspetta -- e si spreca una vita!
    Per chi, per che cosa stai aspettando? Se capisci di essere un miserabile all'interno di un certo modello di vita, tutte le vecchie tradizioni dicono: tu sei sbagliato. Io direi: il modello è sbagliato. Cerca di capire la differenza di questa messa a fuoco.
    Tu non sei sbagliato! Solo il tuo modello, il modo in cui hai imparato a vivere è sbagliato. Le motivazioni che hai imparato ed accettato come tue, non sono tue. Non soddisfano il tuo destino. Sono contro il tuo germoglio,sono contro il tuo elemento......
    Ricorda: nessuno può decidere per te. Tutti i loro comandamenti, tutti i loro ordini, tutte le loro morali, esistono per ucciderti. Tu devi decidere per te stesso. Devi prenderti la tua vita nelle tue mani. Altrimenti, la vita continua a bussare alla tua porta e tu non ci sei mai -- sei sempre da qualche altra parte.
    Se avresti dovuto diventare un ballerino, la vita arriva da quella porta, perchè la vita pensa che dovresti essere un ballerino già adesso. Bussa lì, ma tu non sei lì -- sei un banchiere. E come ci si può aspettare che la vita sappia che saresti diventato un banchiere?
    Dio arriva a te nel modo in cui voleva che tu fossi; conosce solo quell'indirizzo -- ma non ti trova mai lì, sei da qualche altra parte, nascosto dietro la maschera di qualcun altro, nel costume di qualcun altro, sotto il nome di qualcun altro.
    Come puoi aspettarti che Dio ti trovi? Egli continua a cercarti. Conosce il tuo nome, ma tu hai dimenticato quel nome. Conosce il tuo indirizzo, ma tu non hai mai vissuto a quell'indirizzo. Hai permesso che il mondo ti distraesse.
    Dio ti può trovare in un solo modo,in un modo solo ti può trovare, e questo modo è la tua fioritura interiore: come voleva che tu fossi. Finchè non trovi la tua spontaneità, finchè non trovi il tuo elemento, non puoi essere felice. E se non puoi essere felice, non puoi essere meditativo.
    Perchè è nata quest'idea nella mente delle persone? Che la meditazione dia la felicità. Di fatto ogni volta che hanno trovato una persona felice, hanno sempre trovato una mente meditativa -- le due cose sono associate. Ogni volta che hanno trovato un alone di meditazione che circonda una persona, hanno sempre trovato che era tremendamente felice -- vibrante di beatitudine, radiosa. Sono due cose associate. Hanno pensato: la felicità arriva quando sei meditativo.
    Era esattamente l'opposto: la meditazione arriva quando sei felice. Ma essere felice è difficile, e imparare una tecnica di meditazione è facile. Essere felice significa un cambiamento drastico nel tuo modo di vivere, un cambiamento repentino -- perchè non c'è tempo da perdere. Un cambiamento improvviso -- un improvviso rombo di tuono -- una discontinuità.
    Questo è ciò che intendo con sannyas: uno stacco dal passato. Un improvviso rombo di tuono, e muori al vecchio e incominci fresco, dall'ABC. Sei rinato. Ricominci la tua vita come avresti fatto se non ci fosse stato nessun modello imposto dai tuoi genitori, dalla società, dallo stato; come avresti fatto, dovresti aver fatto, se non ci fosse stato nessuno a distrarti. Ma sei stato distratto. Devi lasciar andare tutti quei modelli che ti sono stati imposti, e devi trovare la tua fiamma interiore.


    Osho: dalla serie di discorsi, A Sudden Clash of Thunder



    Osho consiglia meditazioni statiche come la Vipassana?
    Domanda:


    Pensavo che la meditazione fosse una cosa semplice. Ma vedendo le persone fare Vipassana, ho perso ogni speranza di diventare mai un buon meditatore. Per favore, dammi un piccolo incoraggiamento.

    Osho:

    La meditazione è semplice. Proprio perchè è semplice, sembra difficile. La tua mente è abituata ad avere a che fare con problemi difficili, e ha completamente dimenticato come rispondere alle cose semplici della vita. Più una cosa è semplice,
    più sembra difficile alla mente, perchè la mente è molto efficiente nel risolvere cose difficili. E' stata addestrata a risolvere cose difficili, non sa come affrontare quelle facili. La meditazione è semplice, la tua mente è complicata. Non è un problema creato dalla meditazione. Il problema deriva dalla tua mente, non dalla meditazione.

    La Vipassana è la più semplice meditazione del mondo. Con la Vipassana Buddha si è illuminato e con la Vipassana molte altre persone si sono illuminate, più che con ogni altro metodo. Vipassana è il metodo. Certo, esistono anche altri metodi, ma hanno aiutato solo poche persone. La Vipassana ne ha aiutate migliaia ed è veramente molto semplice; non è come lo yoga.

    Lo yoga è difficile, arduo, complesso. Devi torturarti in molti modi: distorcere il tuo corpo, contorcere il tuo corpo, stare seduto in questo o quel modo, torturarti, stare sulla tua testa - esercizi su esercizi.... ma lo yoga sembra avere molto fascino sulle persone.

    La Vipassana è così semplice che non la prendi affatto in considerazione.
    In effetti, avvicinandosi alla Vipassana per la prima volta, uno dubita che possa essere chiamata meditazione. Che cos'è? -- nessun esercizio fisico, nessun esercizio di respirazione; un fenomeno molto semplice: semplicemente osservare il tuo
    respiro che entra, che esce... finito, questo è il metodo; seduto in silenzio, osservi il tuo respiro che entra, che esce; senza perdere il suo percorso, questo è tutto. Non devi cambiare la tua respirazione - non è pranayama; non è un esercizio di respirazione, in cui devi fare profondi respiri, esalare, inalare, no. Lascia che la respirazione sia semplice, così com'è. Devi solo introdurle una nuova qualità: la consapevolezza.

    Il respiro esce, osserva; il respiro entra, osserva. Diventerai consapevole: il respiro che tocca le tue narici in un certo punto, diventerai consapevole. Ti puoi concentrare lì: il respiro entra, senti il tocco del respiro sulle narici; poi esce, senti ancora il tocco. Rimani lì, sulla punta del naso. Non è che devi rimanere concentrato sulla punta del naso; devi solo rimanere attento, essere consapevole, osservare. Non è concentrazione. Non perderlo, solo continua a ricordartelo.
    All'inizio lo perderai in continuazione; allora ritorna lì. Se per te è difficile - per alcune persone è difficile osservarlo lì - allora puoi osservare il respiro nella pancia. Quando il respiro entra, la pancia si solleva; quando il respiro esce, la pancia si abbassa. Continui a osservare la tua pancia. Se hai davvero la pancia, questo ti sarà d'aiuto.

    Ci hai fatto caso? Se guardi le statue indiane di Buddha, queste statue non hanno la pancia - in effetti non hanno per niente pancia. Buddha sembra un atleta perfetto: spalle in fuori, pancia in dentro. Ma se guardi una statua giapponese di Buddha rimarrai sorpreso: non assomiglia per niente a un Buddha - una grande pancia, talmente grande, che non riesci nemmeno a vedere il petto, come se Buddha fosse incinto, tutto pancia. Il motivo per cui è successo questo cambiamento è che in
    India, quando viveva Buddha, egli stesso osservava il respiro nel naso, quindi la pancia non era per niente importante. Ma quando la Vipassana si spostò dall'India in Tibet, in Cina, in Corea, in Birmania, in Giappone, lentamente le persone si
    accorsero che è più facile osservare la pancia che non il naso. E allora le statue di Buddha incominciarono a essere diverse, con pance più grandi.

    Puoi osservare la pancia o il naso, quello che ti sembra più giusto per te, o quello che ti sembra più facile. Che sia più facile è il punto. E solo osservando il respiro, succedono miracoli.

    La meditazione non è difficile, è semplice. Proprio perchè è semplice ti sembra difficile. Ti piacerebbe fare molte cose, e non c'è niente da fare; questo è il problema. E' un grande problema, perchè ci è stato insegnato che dobbiamo fare molte cose.
    Chiediamo che cosa dobbiamo fare, e meditazione significa uno stato di non-fare: non devi fare niente, devi fermare ogni fare. Devi essere in uno stato di totale inazione. Anche pensare è in un certo senso fare - lascia andare anche quello. Avere sensazioni è in un certo senso fare - lascia andare anche quello. Fare, pensare, avere sensazioni - se tutto viene lasciato cadere, tu semplicemente esisti. Questo è essere. Ed essere è meditazione. E' molto semplice.

    Nel grembo di tua madre eri in questo spazio. In Vipassana entrerai di nuovo nello stesso spazio. E ti ricorderai, avrai un deja-vu. Quando entri in Vipassana profondo, resterai sorpreso: lo conosci, lo conoscevi già da prima. Lo riconoscerai immediatamente perchè per nove mesi nel grembo di tua madre sei stato in quello stesso spazio,di non fare, solo essere.

    Mi chiedi: "Pensavo che la meditazione fosse una cosa semplice, ma vedendo le persone praticare la Vipassana sto perdendo ogni speranza di diventare un buon meditatore".

    Non pensare mai alla meditazione in termini di successo

    Perchè questo significa portare in essa la mente conquistatrice, la mente egoista. Allora la meditazione diventa un gioco del tuo ego. Non pensare in termini di successo o fallimento. Questi termini non sono applicabili al mondo della meditazione. Dimentica tutto ciò. Questi sono termini della mente; sono comparativi. E questo è il problema: probabilmente hai osservato gli altri aver avuto successo, aver raggiunto, essere in estasi, e ti sei sentito molto giù. Ti sarai sentito stupido, seduto a guardare il tuo respiro, a osservare il tuo respiro. Ti sarai sentito molto stupido e non è successo niente. Non succede niente perchè ti aspetti troppo che qualcosa succeda.

    E all'inizio, ogni nuovo processo sembra difficile. Uno deve abituarsi al suo sapore.

    Il marito di una signora era un ubriacone, e lei non aveva mai assaggiato l'alcool in tutta la sua vita.
    "Ehi tu, ubriacone, dammi quella bottiglia. Voglio provare la cosa che ti ha reso il buono a nulla che sei".
    Afferrando la bottiglia di whiskey a buon mercato, ne prese un grande sorso. "Aargh....glompf...breecch...fuy...brrrit...pt ui!" ansimò "Questo è il liquido più schifoso che ho mai avuto la sfortuna di lasciar passare nelle mie labbra. E'
    terribile!"
    "Vedi?" risponde il vecchio marito. "E in tutti questi anni hai creduto che io mi stessi divertendo".

    Aspetta solo un pochino, Paul. Solo un po' di pazienza. All'inizio tutto sembra difficile, anche la cosa più semplice. E non avere fretta.

    Questo è uno dei problemi della mente occidentale - la fretta. Le persone vogliono tutto immediatamente. Pensano in termini di caffè istantaneo, meditazione istantanea, illuminazione istantanea.

    Un cittadino ereditò una fattoria piena di mucche, ed essendo un furbacchione, decise di incrementare la sua mandria. Pertanto, importò tre tra i più bei tori della zona e li chiuse per la notte nella stalla con le mucche. La mattina seguente
    chiamò il padrone dei tori per lamentarsi. L'allevatore si mise a ridere. "Che cosa ti aspettavi?" chiese "Pensavi di trovare dei vitelli il giorno dopo?" "Forse no," replicò il cittadino "Ma sicuramente mi aspettavo di vedere un po' di sorriso
    sulle facce di queste mucche!"

    No,neanche questo succederà presto. Sedendoti per un giorno in Vipassana, non ne uscirai sorridendo. Ne uscirai completamente stanco - stanco perchè ti è stato detto di non fare niente, stanco perchè non sei mai stato in una situazione così
    stupida prima d'ora. Non fare niente? Tu sei uno che fa! Se avessi tagliato legna tutto il giorno, non saresti stato così stanco. Ma seduto in silenzio, senza fare nulla, solo osservando il tuo stupido respiro che entra e che esce.... molte volte sorge l'idea: "Che cosa sto facendo qui?" E il tempo sembrerà molto, molto lungo, perchè il tempo è relativo. Il tempo diventerà lunghissimo. Un giorno ti sembrerà come se fossero passati anni e anni - "E che cosa è successo? Oggi il sole
    non tramonta? Quando finirà?"

    Se hai fretta, se sei impaziente, non conoscerai mai il sapore della meditazione.

    Il sapore della meditazione ha bisogno di tanta pazienza, infinita pazienza.

    La meditazione è semplice, ma tu sei diventato così complicato, che rilassarti richiederà tempo. Non è la meditazione che richiede tempo - lascia che te lo ricordi ancora - è la tua mente complicata. Deve essere riportata al riposo, ad uno stato di
    rilassamento. Questo richiede tempo.

    E non pensare in termini di successo e fallimento. Divertiti! Non essere troppo orientato ad un fine. Divertiti nel puro silenzio osservando il respiro che entra e che esce, e presto avrai una bellezza, una nuova esperienza di bellezza e beatitudine. Presto vedrai che non occorre andare da nessuna parte per essere in beatitudine. Si può essere seduti in silenzio, da soli, ed essere in beatitudine. Non c'è bisogno d'altro, basta la pulsazione della vita. Se puoi
    pulsare con lei, diventa una profonda danza interiore.

    La meditazione è la danza della tua energia, e il respiro è la chiave.

    Osho: The Guest, Capitolo 15



    E' possibile meditare senza alcuna tecnica?
    Osho:

    La domanda che hai posto è sicuramente di grande importanza perchè la meditazione in sè stessa non necessita di tecniche. Ma le tecniche sono necessarie per rimuovere gli ostacoli sulla strada della meditazione.

    Deve essere capito molto chiaramente: la meditazione in se stessa non necessita di alcuna tecnica, è pura comprensione, è essere svegli, consapevoli. Non sono tecniche nè l'essere svegli, nè l'essere consapevoli. Ma sul percorso del diventare
    svegli, ci sono tantissimi ostacoli. Per secoli l'uomo ha accumulato quegli ostacoli - devono essere rimossi.
    La meditazione in sè stessa non può rimuoverli, sono necessarie alcune tecniche.

    Pertanto, lo scopo delle tecniche è preparare il terreno, preparare la strada, il passaggio. Le tecniche in sè stesse non sono la meditazione. Se ti fermi alle tecniche hai perso il punto. J. Krishnamurti ha insistito per tutta la sua vita sul fatto che non ci sono tecniche per la meditazione. E il risultato finale non è stato che milioni di persone hanno raggiunto la meditazione; il risultato finale è stato che milioni di persone si sono convinte che nessuna tecnica è necessaria per la meditazione. Ma hanno dimenticato completamente ciò che avrebbero potuto fare rispetto agli ostacoli. Per cui si sono convinti intellettualmente che non è necessaria alcuna tecnica.

    Ho incontrato molti seguaci di J. Krishnamurti, molto vicini a lui, e ho detto loro: "Non è necessaria alcuna tecnica - sono completamente d'accordo. Ma avete raggiunto lo stato di meditazione voi o chiunque altro abbia ascoltato J.Krishnamurti?" Sebbene ciò che dice è fondamentalmente vero, egli dice solo la parte positiva dell'esperienza. Ma c'è anche una parte negativa. E per questa parte negativa sono necessari tutti i tipi di tecniche - sono assolutamente necessari -
    perchè fino a quando il terreno non è ben preparato e tutte le erbacce e le radici selvatiche non sono strappate dal terreno, non puoi far crescere rose e fiori bellissimi. Le rose non hanno niente a che fare con quelle radici, con le piante selvatiche che hai rimosso. Ma rimuovere quelle erbacce è assolutamente necessario affinchè il terreno possa essere nella condizione giusta per la fioritura delle rose.

    Mi chiedi: "E' possibile meditare senza alcuna tecnica?" Non solo è possibile, è l'unica possibilità. Non è necessaria alcuna tecnica- per quanto riguarda la meditazione. Ma che cosa ne fai della tua mente? La tua mente creerà mille e una
    difficoltà. Queste tecniche sono necessarie per rimuovere la mente dal cammino, per creare uno spazio in cui la mente diviene quieta, silenziosa, quasi assente. Allora la meditazione avviene da sola.

    Non è questione di tecnica. Non devi fare nulla. La meditazione è qualcosa di naturale, qualcosa che è già nascosta dentro di te e sta cercando di trovare la sua strada per raggiungere il cielo aperto, il sole, l'aria. Ma la mente la circonda
    da tutte le parti; tutte le porte sono chiuse, tutte le finestre sono chiuse. Le tecniche sono necessarie per aprire le finestre, per aprire le porte. E immediatamente tutto il cielo ti è disponibile, con tutte le sue stelle, con tutta la sua bellezza, con le sue albe e i suoi tramonti. Solo una piccola finestra ti teneva separato.... una semplice pagliuzza può entrare nel tuo occhio e impedirti di vedere il vasto cielo perchè non puoi aprire i tuoi occhi. E' completamente illogico che una semplice pagliuzza o un granello di sabbia ti possano impedire di vedere le grandi stelle, il cielo infinito. Ma in effetti possono, lo fanno. Le tecniche sono necessarie per rimuovere quelle pagliuzze, quei granelli di sabbia dai tuoi occhi.

    E la meditazione è la tua natura, è il tuo reale potenziale. E' un altro nome per indicare il tuo essere sveglio.

    Un giovane padre stava portando il suo bebè nella carrozzina per una passeggiata nel parco e non sembrava per niente preoccupato dagli strilli provenienti dalla carrozzina "Tranquillo ora, Albert," disse quietamente. "Calmati, fai il bravo."
    Un altro grido echeggiò. "No,no, Albert," mormorò il padre, "calmati."
    Una giovane madre che passava di lì, rimarcò: "Mi congratulo con lei. Sicuramente lei sa come parlare ai bambini." E, dando una pacchetta sulla testa del bambino, mormorò : "Che cosa ti infastidisce, Albert?" "No, no," interruppe il padre. "Il suo nome è Johnnie; io sono Albert."

    Stava semplicemente cercando di mantenere sè stesso all'erta: "Albert, stai calmo." Non voleva dimenticarselo, altrimenti avrebbe voluto gettare il bambino nel lago!

    Meditazione è semplice consapevolezza senza alcuno sforzo, un essere all'erta senza sforzo; non necessita di alcuna tecnica. Ma la tua mente è piena di pensieri, di sogni, del passato, del futuro, - non è qui e ora, e consapevolezza è essere qui
    e ora. Le tecniche sono necessarie per aiutarti a tagliare le tue radici nel passato, a tagliare i tuoi sogni sul futuro, ed a tenerti in questo momento, come se esistesse solo questo momento. Allora non ci sarà più bisogno di alcuna tecnica.

    Hymie Goldberg era in visita dal suo amico, il Sig. Cohen, in punto di morte. "Fammi un favore", disse Hymie Goldberg, "Quando arrivi in paradiso, puoi trovare il modo per farmi sapere se lassù si gioca a baseball?" Il Sig. Cohen rispose che avrebbe sicuramente cercato di contattare il suo vecchio amico se fosse stato possibile. Pochi giorni dopo il Sig. Cohen morì, e Hymie Goldberg ricevette una telefonata. "Pronto, Hymie," disse il Sig. Cohen. "Qui è il tuo vecchio amico."
    "Cohen? Sei veramente tu?" chiese Hymie. "Certo," rispose il suo amico. "Ho delle notizie buone e delle notizie cattive. Per prima cosa, si gioca effettivamente il baseball in paradiso. Ma la cattiva notizia è che tu sarai il lanciatore domenica prossima".

    La vita è un affare complicato. Ci sono buone e cattive notizie. La buona notizia è che non c'è bisogno di alcuna tecnica, ma la cattiva notizia è che senza tecnica non puoi raggiungere la meditazione.



    La meditazione è il solo contributo che l'Oriente abbia dato all'umanità. L'Occidente ha contribuito in molte direzioni: migliaia di invenzioni scientifiche, l'immenso progresso della medicina, scoperte incredibili in tutte le dimensioni della vita.

    Tuttavia, quest'unico contributo dato dall'Oriente ha molto più valore di tutti i contributi dell'Occidente.

    L'Occidente sì è arricchito, possiede tutte le tecnologie che gli permettono di essere ricco. L'Oriente si è impoverito, è immensamente povero, perché ha cercato una sola cosa: il proprio essere interiore. La sua ricchezza non è qualcosa di visibile; tuttavia, ha conosciuto i picchi più alti della beatitudine e i più grandi abissi del silenzio; ha conosciuto l'eternità della vita; ha conosciuto la più bella fioritura di amore, compassione, gioia. Tutto il suo genio è stato dedicato a un'unica ricerca: si può chiamarla estasi.

    La meditazione è solo una tecnica per raggiungere lo stato dell'estasi, lo stato di ebbrezza divina. E' una tecnica semplice, ma la mente la rende molto complicata. La mente deve renderla molto complicata e difficile, in quanto le due realtà non possono coesistere. La meditazione è la morte della mente; naturalmente, la mente si oppone ad ogni sforzo teso verso la meditazione.

    E se perseveri, senza ascoltare la mente, essa è abbastanza intelligente e furba da darti false direzioni e dare loro il nome di meditazione.

    Proprio oggi mi hanno parlato di una persona che è stata per molti anni un discepolo di Maharishi Mahesh Yogi. Adesso e presente, sta meditando con noi, eppure continua anche a praticare la meditazione di Maharishi Mahesh Yogi.

    Ciò che Maharishi Mahesh Yogi chiama "meditazione trascendentale" non è né trascendentale, né è meditazione; è un trucco della mente, innocuo; anzi, in grado di dare un po' di tranquillità, può fornire una sensazione di benessere, come si ha dopo aver fatto un buon bagno.

    Ma non è meditazione, perché non è in grado di portarti al di là della mente.

    Qualsiasi sforzo fatto dalla mente, non può portarti al di là della mente. Questa è una regola che è essenziale ricordare. La cosiddetta meditazione trascendentale né è un semplice esempio; esistono molte altre situazioni simili, diffuse in tutto l'Oriente. Ma nessuna di queste tecniche porta all'illuminazione; nessuna di loro porta al risveglio della consapevolezza. E questo è l'unico criterio per giudicare se esse siano giuste oppure no.


    Un albero lo si conosce dai suoi frutti, e una tecnica la si conosce dai risultati che permette di raggiungere. La meditazione trascendentale, è molto rappresentativa di tutte le meditazioni che la mente suggerisce di praticare. E' un modo astuto per portarti fuori strada; la mente resta al sicuro: non solo è al sicuro, addirittura diventa più forte.

    Tutte queste tecniche si basano sulla concentrazione: tu ti concentri su una parola, una parola santa, il nome di Dio o un qualsiasi mantra; e la ripeti il più velocemente possibile, all'interno della tua mente. Maggiore è la velocità, meglio è. E la velocità ti aiuta in due modi....

    Il mantra, o il nome di Dio -- anche il tuo nome può funzionare... non è affatto necessario il nome di Dio, è sufficiente una parola qualsiasi, anche priva di senso, in quanto la tecnica si basa su un'altra cosa: si basa sulla ripetizione veloce. Dev'essere tanto veloce da impedire la presenza di spazi vuoti. E poiché non esistono spazi vuoti, non possono nascere pensieri. I pensieri hanno bisogno di un minimo di spazio. Dunque, da un lato impari ad andare sempre più veloce, nella ripetizione di quella parola... e se perseveri, con gli anni diventi un vero esperto. E quale risultato, alla fine, non verrà data, ad alcun pensiero, la minima opportunità di entrare nella tua mente.

    La seconda cosa, poi, ed è quella essenziale, è che questa ripetizione produce una noia terribile. E' ovvio: qualsiasi cosa ripetuta in continuazione, produce noia. E la noia è la base dell'autoipnosi; quando la noia ti avvolge, inizi a scivolare in un sonno, che non è un vero e proprio dormire, in quanto lo hai prodotto tu, deliberatamente. Per questo ha un nome specifico: ipnosi. L'ipnosi indica un sonno di tipo particolare, prodotto intenzionalmente.

    Il sonno giunge da solo, naturalmente, spontaneamente. L'ipnosi è un sonno intenzionale: tu crei una situazione in cui si verifica, inevitabilmente. Questo sonno voluto è immensamente salutare, e persino dieci, quindici minuti in uno stato ipnotico, procurano un ottimo stato di rilassamento, migliore di quello che ti possono dare diverse ore di sonno normale. E quando ne esci, ti senti estremamente fresco e riposato.

    Io sono assolutamente favorevole all'ipnosi, se la pratichi esclusivamente allo scopo di rilassarti e di rinfrescarti. Tuttavia, questa tecnica non ti porta mai al di là della mente. Come potrebbe farlo? La mente è in se stessa ripetitiva: la ripetizione elimina nella mente la necessità di pensare, quindi essa diviene un sostituto dei pensieri. Inoltre, grazie a questa ripetitività, la mente cade in un sonno profondo, privo di sogni, che ti rinfresca e ti ringiovanisce... è naturale che tu cada nell'inganno, e creda che questa sia meditazione. Potrai continuare a farla per tutta la vita: è salutare, è un'ottima cosa, ti nutre, ma non si tratta di meditazione. La meditazione inizia con l'essere separati dalla mente, dall'essere un testimone. Questo è l'unico modo di separarti da qualsiasi cosa; se stai guardando la luce, una cosa è naturalmente certa: tu non sei la luce, sei uno che guarda la luce. Se stai guardando i fiori, una cosa è certa: tu non sei il fiore, sei colui che osserva.

    Quindi, l'osservazione è la chiave della meditazione. Osserva la tua mente. Non fare nulla; nessuna ripetizione di mantra, nessuna ripetizione del nome di Dio. Limitati a osservare qualsiasi cosa faccia la mente. Non disturbarla, non prevenirla, non reprimerla; non fare assolutamente niente in prima persona. Limitati a essere un osservatore. E il miracolo dell'osservare, è meditazione. Allorché ti limiti a osservare, pian piano la mente si svuota di pensieri. Ma non ti addormenti, al contrario divieni più sveglio, più consapevole. E con lo svuotarsi della mente, la tua energia diviene una fiamma di risveglio. Questa fiamma, è il risultato della meditazione; per cui, si può dire che la meditazione è un altro nome per designare l'osservazione, l'essere testimone, il guardare libero da qualsiasi giudizio, e da qualsiasi valutazione.

    E' sufficiente osservare, e immediatamente si esce dalla mente. Colui che osserva, non è mai parte della mente. E via via che l'osservatore mette radici e si rafforza, la distanza tra chi osserva e la mente diventa sempre più grande. Ben presto, la mente è così lontana che fai fatica a percepirne l'esistenza: è una semplice eco in una valle lontana... e alla fine, persino quell'eco scompare. Questo è "il dissolversi" della mente, senza sforzo alcuno da parte tua, senza usare nessuna forma coercitiva nei confronti della mente: la si lascia semplicemente morire, di morte naturale.

    Allorché la mente è assolutamente assente -- se n'è andata del tutto, e non la riesci più a trovare da nessuna parte --- per la prima volta, diventi consapevole di te stesso, perché la stessa energia che era assorbita dalla mente, non trovandola più, si ribalta su se stessa.

    Ricordalo: l'energia è movimento costante. Il mondo delle cose viene chiamato "mondo oggettivo", e forse non ti sei mai chiesto come mai: le cose, sono "oggetti" perché sono un impedimento alla tua energia, alla tua coscienza. Esse "ostacolano", creano impedimenti. Ma, allorché non esistono più "oggetti" -- tutti i pensieri, le emozioni, gli stati d'animo, ogni cosa è scomparsa -- tu esisti in assoluto silenzio, in uno stato di "non entità", o piuttosto uno stato "dove-non-esiste-entità- alcuna". Tutta l'energia inizia a ritornare a se stessa. Questa energia, che ritorna alla sorgente, porta con sé una gioia immensa.

    Proprio l'altro giorno citavo le parole di William Blake: "Energia è gioia immensa". Quest'uomo, benché non sia un mistico, qua e là deve aver percepito qualcosa della meditazione.

    Quando la meditazione ritorna alla propria sorgente, esplode in una gioia immensa. Questa gioia, nel suo stadio supremo, è illuminazione.

    E qualsiasi cosa ti aiuti ad attraversare questo processo di meditazione, è disciplina. Può esserlo fare un bel bagno, sentirsi puliti e rinfrescati; sedersi in una posizione rilassata con gli occhi chiusi; né affamati né a stomaco troppo pieno... sedersi nella posizione più rilassata, e dare uno sguardo a ogni parte del corpo, per vedere se ci sono tensioni, di qualsiasi tipo esse siano. Se ne senti, cambia posizione e porta il corpo a uno stato di rilassamento.

    In Oriente è stato scoperto, e non c'è dubbio che sia così, che la posizione del loto -- l'avrete vista guardando le statue di Buddha: quella è la posizione definita "del loto" -- è la posizione corporea più rilassata; è una scoperta che risale a migliaia di anni fa. Tuttavia, per gli occidentali, che non sono abituati a stare seduti per terra, la posizione del loto è un incubo! Quindi, evitala! Perché ci vogliono almeno sei mesi per imparare ad assumere la posizione del loto, e non è affatto una cosa necessaria.

    Se sei abituato a star seduto su una sedia, puoi trovare una posizione particolare, o una sedia fatta in un certo modo, che aiutino il tuo corpo a rilassare tutte le sue tensioni. Non importa se ti siedi su una sedia, o nella posizione del loto, o se ti sdrai sul letto. Stare seduti è meglio, perché ti aiuta a non addormentarti.

    La posizione del loto è stata scelta per diversi motivi. Se riesci ad assumerla senza che diventi una tortura, sarà la soluzione migliore; ma non è una necessità. Di certo è la situazione migliore da cui puoi entrare nello stato di osservazione. Le gambe sono incrociate, le mani sono incrociate, la spina dorsale è diritta. Tutto questo ti offre diversi aiuti, tutti rilevanti, per essere nello stato di osservatore. Innanzitutto, in questa posizione la forza di gravità ha sul corpo un effetto minimo, in quanto la spina dorsale è diritta, e quindi offre una presa minima all'effetto gravitazionale.

    Quando sei sdraiato, la forza di gravità agisce su tutto il tuo corpo. Ecco perché la migliore posizione per dormire è stare sdraiati: la forza di gravità attrae tutto il corpo, e a causa di questa attrazione, il corpo perde tutte le sue tensioni. Inoltre, quando sei sdraiato, se lo scopo è dormire, dovresti usare un cuscino, perché quanto meno sangue raggiunge il cervello, tanto meno la mente è attiva. Meno sangue raggiunge la mente, maggiore è la possibilità di addormentarsi.

    Stare nella posizione del loto crea un insieme perfetto: è la posizione meno influenzata dalla forza di gravità; e poiché la spina dorsale è diritta, l'afflusso di sangue al cervello è minimo, per cui la mente non può funzionare. Inoltre, in questa posizione, è più difficile addormentarsi. Se hai imparato questa posizione fin dalla nascita, ti diventa naturale.

    E incrociare le gambe e le mani, ha un significato: l'energia del tuo corpo si muove in circolo; il circolo non viene interrotto nella posizione del loto, in nessun punto. Entrambe le mani... una mano dà energia all'altra mano, un piede dà energia all'altro, e l'energia continua a muoversi in un circolo. Tu divieni un circolo della tua bioenergia. Quindi, diverse cose ti sono di grande aiuto: la tua energia non viene dispersa; per cui, non ti stanchi. Il tuo sangue raggiunge il cervello in quantità minima, di conseguenza la mente non funziona molto. Tu siedi in una posizione particolare -- le gambe sono chiuse, le mani sono chiuse e la colonna vertebrale è diritta -- che rende difficile addormentarsi. Si tratta di semplici sostegni; non sono essenziali: non è detto che una persona che non sappia sedersi nella posizione del loto non possa meditare; la meditazione sarà un po' più difficile, ma la posizione del loto è solo un aiuto, non è una necessità assoluta.

    E ci sono persone che vivono in paesi freddi, in cui è impossibile stare seduti per terra. Mai, nei secoli passati, né loro, né i loro genitori, né i padri dei loro padri... dall'epoca di Adamo ed Eva... avete mai visto un disegno che raffiguri Adamo ed Eva seduti nella posizione del loto? In realtà, sarebbe stata ottima, per loro, perché stando seduti nella posizione del loto, avrebbero potuto stare seduti nudi, senza che nessuno se ne accorgesse... è questa la posizione che assumono i monaci giainisti: stanno sempre seduti nella posizione del loto... è impossibile vedere i loro organi sessuali... le gambe sono incrociate, le mani sono incrociate... questa posizione serve praticamente da protezione per la loro nudità.

    Ma, se per secoli una persona non si è mai seduta in questo modo, tutto questo equivale a creare inutili problemi. la struttura del tuo corpo ha assunto una certa forma... ed è meglio seguire il corpo e la sua saggezza. Usa una sedia. L'importante è stare comodi, in modo che il corpo non attiri la tua attenzione.

    Ecco perché si deve evitare qualsiasi tensione; perché se hai un mal di testa, sarà difficile meditare. Il mal di testa attirerà continuamente la tua attenzione. Se una gamba ti fa male, o se esiste la benché minima tensione in una parte qualsiasi del corpo, immediatamente ti metterà in allarme. E' naturale, e fa parte della saggezza del corpo; se non suonasse nessun allarme, allora saresti in pericolo: un serpente potrebbe morderti, e tu potresti restare seduto. I tuoi vestiti potrebbero prendere fuoco, il tuo corpo potrebbe bruciare, e tu non ne saresti consapevole. Ecco perché il corpo ti mette subito in allarme, allorché sorge il benché minimo problema. E questo è il motivo per cui si deve creare una posizione rilassata, in cui il corpo non abbia nessuna necessità di metterti in allarme, perché ogni segnale d'allarme del corpo, sarebbe un disturbo nella tua meditazione.


    Quindi, la prima cosa della disciplina, è un corpo rilassato. E gli occhi devono essere chiusi, perché se li hai aperti vedrai un'infinità di cose muoversi intorno a te, che possono disturbarti. E' utile che i principianti usino una benda, in modo da poter essere completamente dentro di sé: ricordate che sono gli occhi, i sensi che vi portano verso l'esterno. Di tutto il vostro contatto verso l'esterno, l'ottanta per cento avviene attraverso gli occhi -- quindi, chiudete gli occhi.

    E' anche utile che i principianti usino dei tappi per le orecchie: chiudete le orecchie, in modo tale che il rumore all'esterno non vi disturbi. Sono espedienti utili, per chi è alle prime armi... si tratta di precauzioni adatte per i principianti.

    E, a quel punto, limitatevi ad osservare la mente, come se non fosse altro che uno scorrere di pensieri, nell'ora di punta, o un film, oppure uno spettacolo televisivo: voi non siete altro che osservatori neutrali.

    Questa è la disciplina; e se questa disciplina viene completata, diventa facilissimo osservare: e l'osservazione è meditazione.

    Grazie all'osservazione, la mente e i pensieri scompaiono. E il momento più estatico, si ha quando ti ritrovi pienamente all'erta, senza che esista in te un singolo pensiero... ma solo il cielo silente del tuo essere interiore.

    Questo è il momento in cui l'energia si volge all'interno: questa inversione è improvvisa, è repentina! E quando l'energia si volge all'interno, porta con sé una gioia infinita, una delizia orgasmica.


    All'improvviso, la tua consapevolezza diventa ricchezza allo stato puro, perché l'energia è il nutrimento della tua consapevolezza. L'energia che ritorna indietro, crea praticamente una fiamma del tuo essere. Tutt'intorno vedi pura luce... silenzio, silenzio totale... e un'immensa centratura. Ora sei nel centro stesso del tuo essere.

    Al momento giusto, quando sei esattamente centrato... l'esplosione. Questa esplosione, è ciò che chiamiamo illuminazione.

    L'illuminazione ti porta tutti i tesori del mondo interiore, l'assoluto splendore.

    E' il solo miracolo che esista al mondo: conoscere se stessi ed essere se stessi, e sapere che si è immortali. Si è al di là del corpo, al di là della mente. Si è pura consapevolezza.

    Quindi, la disciplina è un semplice sostegno, la cosa essenziale è l'essere testimoni, osservare -- questo è meditazione.

    Se vuoi capire cosa sia esattamente la meditazione... Gautama il Buddha è il primo uomo che sia arrivato a darne l'esatta definizione: egli la chiama "essere testimoni". Impara ad essere un testimone da Gautama il Buddha. E da Patanjali impara la disciplina che può essere d'aiuto per meditare. In questo modo, lo yoga e la meditazione possono diventare una sintesi. Lo yoga è una disciplina -- un semplice sostegno esteriore -- il cui aiuto è immenso, ma non assolutamente necessario. Mentre Gautama il Buddha ha dato al mondo la cosa veramente fondamentale e la più essenziale: l'essere testimoni, come meditazione.


    La tua domanda non potrà avere una risposta fino a quando non muoverai i primi passi sul sentiero; fino ad allora, tornerai a chiedere: "Che cos'è la meditazione?" La mia semplice spiegazione non è sufficiente: dovrai camminare lungo il sentiero...


    Hymie e Becky Goldberg salgono per la prima volta su di un aereo di linea. Hymie, per un po', gioca con il suo sedile reclinabile, osserva le graziosissime hostess che vanno su e giù per il corridoio... alla fine, dà uno sguardo fuori dal finestrino e esclama eccitatissimo: "Becky, guarda quelle persone, laggiù... sembrano formiche".

    Becky si sporge, dà un'occhiata, e borbotta: "Sono formiche, imbecille, non siamo ancora decollati!"


    Hymie Goldberg era tutto preso a seguire quelle graziose hostess che andavano su e giù per il corridoio che non si è neppure accorto che l'apparecchio era ancora a terra... non si era ancora mosso! Per cui, guarda le formiche e pensa che siano persone, viste da chissà quale altezza... ecco perché dovreste meditare con gli occhi chiusi!

    Tratto da:
    Oltre le Frontiere della mente.



    Da: http://www.etanali.it/sulla_meditazione.htm












    www.lameditazionecomevia.it
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  5. #5
    Vittima del kali yuga
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    Il desiderio, è come un fuoco insaziabile. Grazie alla barca della conoscenza certamente varcherai tutto l'oceano del male (b. gità)
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    se bastasse farsi imporre le mani, il mondo sarebbe pieno di risvegliati, e sarebbe anche un pochetto noiso mi sa
    Insomma, come dice Testa, largamente il miglior utente di Pol, le tecniche non vanno santificate ne disprezzate: se sai pescare un manuale di pesca, dei buoni ami, delle buone esche, etc, ti saranno di aiuto: senza potresti, nonostante la tua bravura, non pescare nulla. Se però tu sei un pessimo pescatore, sei impaziente, al primo pesciolino che acchiappi stappi lo spumante, allora tecniche, manuali e attrezzature, sono solo soldi buttati, brutte figure davanti agli altri pescatori e una frustrazione enorme per te, che potrebbe indurti a mollare tutto.
    Le tecniche sono un mezzo, così come le scarpe da corsa da 200 euro per il corridore: potrebbe una vecchina paralitica battere un corridore solo grazie alle migliori scarpe? no di certo, così come anche il più bravo corridore, scalzo sui sassi, potrebbe esserre battuto da un corridore medio, dotato di scarpe adatte.
    Se uno non è pronto, potrebbe passare davanti a un jiva-mukta e nemmeno accorgersene...
    queste sono impressioni veloci, perchè dovrei leggere a fondo tutto il testo postato, che è bello lungo, magari domani...

  6. #6
    Vittima del kali yuga
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    Il desiderio, è come un fuoco insaziabile. Grazie alla barca della conoscenza certamente varcherai tutto l'oceano del male (b. gità)
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    Un Commento Scientifico degli Insegnamenti di Sri Bhagavan

    In varie tradizioni spirituali lo stato di Illuminazione è stato associato con un cambiamento del funzionamento cerebrale. Sri Bhagavan, il fondatore della Golden Age Foundation, ha finalmente ampliato questa conoscenza tradizionale sul ruolo del cervello nell'evoluzione spirituale. Il Diksha, o trasmissione di energia, che sta al centro dell'aspetto pratico del suo insegnamento, ha lo scopo di produrre una trasformazione permanente nei circuiti neurologici. Le sue affermazioni riguardo i cambiamenti prodotti nel cervello dai Diksha, possono essere confermati dalle più recenti scoperte della Fisica e della Neurologia. In questo articolo vorrei presentare un parallelo tra alcune delle affermazioni di Sri Bhagavan e le mie scoperte, fatte studiando il cervello con gli strumenti della Fisica e della Neurofisiologia.
    ecco, già dal nome, si sente puzza di new age...
    poi in genere tutte le commistioni fra scienza profana e metafisica, denotano sempre un tipo di mentalità sbagliata. un conto è fare degli esempi, per far vedere come la scienza in fondo, senza saperlo, confermi quanto detto dalle Tradizioni, un altro è l'idea che la scienza possa aiutare la realizzazione, o che la scienza possa dare conferme (a che pro???) a quanto detto/fatto dalle vie spirituali
    Cioè, mi sòpiego. Fingiamo (e sottolineo, fingiamo) che io sia un risvegliato. Ovviamente non ho più un io, non sono nel dualismo, quindi, che mi frega a me che la gente mi dica: "che bravo, che guru!"? per dimostrare agli altri che io sono affidabile a convincerli a farsi aiutare? ma a questo punto avrei un sacco dibdiscepoli che vorrebbero svegliarsi, ovviamente senza veri cambiamenti, un pò come molti discepoli di Osho.
    Quindi, a che pro tutto ciò?

  7. #7
    .... .....
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    Citazione Originariamente Scritto da stuart mill Visualizza Messaggio
    se bastasse farsi imporre le mani, il mondo sarebbe pieno di risvegliati, e sarebbe anche un pochetto noiso mi sa
    Insomma, come dice Testa, largamente il miglior utente di Pol, le tecniche non vanno santificate ne disprezzate: se sai pescare un manuale di pesca, dei buoni ami, delle buone esche, etc, ti saranno di aiuto: senza potresti, nonostante la tua bravura, non pescare nulla. Se però tu sei un pessimo pescatore, sei impaziente, al primo pesciolino che acchiappi stappi lo spumante, allora tecniche, manuali e attrezzature, sono solo soldi buttati, brutte figure davanti agli altri pescatori e una frustrazione enorme per te, che potrebbe indurti a mollare tutto.
    Le tecniche sono un mezzo, così come le scarpe da corsa da 200 euro per il corridore: potrebbe una vecchina paralitica battere un corridore solo grazie alle migliori scarpe? no di certo, così come anche il più bravo corridore, scalzo sui sassi, potrebbe esserre battuto da un corridore medio, dotato di scarpe adatte.
    Se uno non è pronto, potrebbe passare davanti a un jiva-mukta e nemmeno accorgersene...
    queste sono impressioni veloci, perchè dovrei leggere a fondo tutto il testo postato, che è bello lungo, magari domani...
    Permettimi di dissentire..
    e i motivi sono che non mi sento per niente un intellettuale..in un forum di taglio intellettuale..anzi..possiamo dire che mi sento proprio al confine del forum..oltre c'è il silenzio....che aimè..oltre che sopra..può anche essere sotto la mente..e quando abbiamo qualche dubbio verso il silenzio che ci attaglia..di sicuro è quello sotto...
    Mi viene sempre in mente il pulman..quando siamo seduti.e aspettiamo di partire..e siamo impazienti..e..ascoltiamo la messa in moto..e siamo indecisi..sarà in moto o no? Si..No...Poi..quando una botta ci fa sobbalzare ..quasi capitombolare dal sedile..comprendiamo quanto eravamo sciocchi prima..nella nostra indecisione..così..il silenzio.. se siamo indecisi..a quale natura appartenga..è sicuro che ancora non siamo partiti...
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  8. #8
    .... .....
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    Citazione Originariamente Scritto da stuart mill Visualizza Messaggio
    Cioè, mi sòpiego. Fingiamo (e sottolineo, fingiamo) che io sia un risvegliato. Ovviamente non ho più un io, non sono nel dualismo, quindi, che mi frega a me che la gente mi dica: "che bravo, che guru!"? per dimostrare agli altri che io sono affidabile a convincerli a farsi aiutare? ma a questo punto avrei un sacco dibdiscepoli che vorrebbero svegliarsi, ovviamente senza veri cambiamenti, un pò come molti discepoli di Osho.
    Quindi, a che pro tutto ciò?
    Ti sei avventurato in un discorso abbastanza contorto..al limite dell'incomprensione..
    Un Illuminato è diverso da un Maestro..il primo non ha bisogno di discepoli..ma il secondo si..perchè questa è la Sua natura..e tra Maestri..c'è sempre lotta..tra chi cattura discepoli..che sono come i pesci per un pescatore..
    I discepoli però..come i polli allo spiedo..hanno bisogno di tempo..per cuocere a puntino..che se il fuoco è trobbo basso o troppo alto..l'operazione non va a buon fine..non si può pretendere che un discepolo si illumini dopo due giorni..anzi..tutta la vita quasi sempre non basta..
    Osho ha aperto una strada alla ricerca interiore..ed una strada dove non ci sono scorciatoie..e prese per i fondelli..e ha fatto di tutto per rendere la Via percorribile..svelando trucchi e difficoltà in cui cade chi non è abbastanza furbo..poi..alla fine..spetta sempre al discepolo muovere le chiappe..e uscire dalle secche dove è precipato..ma se non è il tempo..sicuro che nelle secche ci rimane per un bel pezzo..Il ponte del diavolo fù costruito in una sola notte..ma come si costruisce..così rovina..ma il ponte buono..verso la Verità..occorre tempo per costruirlo..perchè è costruito con i mattoni dei nostri desideri trascesi..e se non trascendiamo nulla..il ponte non avanza..e la colpa non è dell'Architetto..ma dei mattoni che non ci sono..e quelli..li dobbiamo portare noi..ma come pesano..e chi ce la fà..?
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  9. #9
    Vittima del kali yuga
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    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Permettimi di dissentire..
    e i motivi sono che non mi sento per niente un intellettuale..in un forum di taglio intellettuale..anzi..possiamo dire che mi sento proprio al confine del forum..oltre c'è il silenzio....che aimè..oltre che sopra..può anche essere sotto la mente..e quando abbiamo qualche dubbio verso il silenzio che ci attaglia..di sicuro è quello sotto...
    Mi viene sempre in mente il pulman..quando siamo seduti.e aspettiamo di partire..e siamo impazienti..e..ascoltiamo la messa in moto..e siamo indecisi..sarà in moto o no? Si..No...Poi..quando una botta ci fa sobbalzare ..quasi capitombolare dal sedile..comprendiamo quanto eravamo sciocchi prima..nella nostra indecisione..così..il silenzio.. se siamo indecisi..a quale natura appartenga..è sicuro che ancora non siamo partiti...
    ahimè è vero

    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Ti sei avventurato in un discorso abbastanza contorto..al limite dell'incomprensione..
    Un Illuminato è diverso da un Maestro..il primo non ha bisogno di discepoli..ma il secondo si..perchè questa è la Sua natura..e tra Maestri..c'è sempre lotta..tra chi cattura discepoli..che sono come i pesci per un pescatore..
    I discepoli però..come i polli allo spiedo..hanno bisogno di tempo..per cuocere a puntino..che se il fuoco è trobbo basso o troppo alto..l'operazione non va a buon fine..non si può pretendere che un discepolo si illumini dopo due giorni..anzi..tutta la vita quasi sempre non basta..
    Osho ha aperto una strada alla ricerca interiore..ed una strada dove non ci sono scorciatoie..e prese per i fondelli..e ha fatto di tutto per rendere la Via percorribile..svelando trucchi e difficoltà in cui cade chi non è abbastanza furbo..poi..alla fine..spetta sempre al discepolo muovere le chiappe..e uscire dalle secche dove è precipato..ma se non è il tempo..sicuro che nelle secche ci rimane per un bel pezzo..Il ponte del diavolo fù costruito in una sola notte..ma come si costruisce..così rovina..ma il ponte buono..verso la Verità..occorre tempo per costruirlo..perchè è costruito con i mattoni dei nostri desideri trascesi..e se non trascendiamo nulla..il ponte non avanza..e la colpa non è dell'Architetto..ma dei mattoni che non ci sono..e quelli..li dobbiamo portare noi..ma come pesano..e chi ce la fà..?
    grazie della spiegazione.

  10. #10
    Dasanudas Das
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    Predefinito Testimonianza di iniziazione Gaudya

    Iniziazione alla Vita Spirituale. Srila Bhaktisiddhanta Saraswati Thakura Prabhupada.Originariamente pubblicato su “The Harmonist”, Dicembre 1928



    La cerimonia di diksa, o dell’iniziazione, è quella per la quale il precettore spirituale ammette una persona allo stato di neofita sul sentiero spirituale. La cerimonia è intesa a conferire l’illuminazione spirituale attraverso l’abrogazione della colpevolezza. La sua efficacia dipende dal grado di cooperazione da parte del discepolo e, quindi, non è uguale in tutti i casi. Essa non preclude la possibilità di una regressione del novizio allo stato non-spirituale, se questi diviene negligente o si comporta malamente. L’iniziazione mette una persona sul giusto binario e impartisce anche un impulso iniziale per procedere. Non può, tuttavia, continuare a far proseguire per sempre una persona, a meno che questa non scelga di sforzarsi volontariamente. L'efficacia dell’impulso iniziale varia anche in accordo alle condizioni del recipiente. Tuttavia, sebbene la misericordia del buon precettore ci rende capaci di intravedere per un attimo l’Assoluto e la via del Suo raggiungimento, il seme che viene così piantato richiede una cura molto attenta sotto la direzione del precettore, affinchè germogli e diventi un albero capace di dare frutti e ombra. A meno che la nostra anima, di sua volontà, non scelga di servire Krishna dopo aver ottenuto un’idea generale della sua reale natura, non può trattenere a lungo la Visione Spirituale. L’anima non è mai obbligata da Krishna a servirLo.

    Tuttavia l’inziazione non è mai completamente futile. Cambia la visione del discepolo della vita. Se egli pecca dopo l’iniziazione, può cadere in un degrado ancora più profondo dei non iniziati. Ma anche se dopo l’iniziazione molti indietreggiamenti possono avvenire, generalmente non impediscono la liberazione finale. Il più piccolo barlume della reale conoscenza dell’Assoluto ha potere sufficiente per cambiare radicalmente e permanentemente l’intera nostra costituzione mentale e fisica e questo barlume è incapace di venire totalmente estinto, ad eccezione di casi straordinariamente sfortunati.

    È senza dubbio fattibile per l’iniziato, se solo lo vuole, seguire le direzioni del precettore che conducono, gradualmente, all’Assoluto. Il buon precettore è davvero il salvatore delle anime cadute. Comunque, è molto raro che una persona con una cultura moderna si senta incline a sottomettersi alla guida di un'altra, specialmente in questioni spirituali. Ma quella stessa persona si sottomette abbastanza prontamente alle indicazioni di un medico per curarsi delle sue malattie fisiche, perché quest’ultime non possono essere ignorate senza conseguenze che siano ovvie a tutti. Il male che risulta dalla nostra negligenza verso le malattie dell’anima possiede una natura tale che paralizza e inganna la nostra comprensione e ci impedisce il riconoscimento dello stesso. La sua gravità non viene riconosciuta in quanto non appare evidente nel corso delle nostre attività mondane con la stessa immediatezza dell’altra malattia. Un uomo mediamente colto quindi, è libero di porre domande senza realizzare alcuna pressante necessità di sottoporsi al trattamento delle malattie spirituali nelle mani di un medico che sia davvero competente.

    Le domande che vengono fatte più frequentemente sono queste: “Perché ci si dovrebbe sottomettere a una persona in particolare o sottoporre a una particolare cerimonia per realizzare l’Assoluto che è per Sua natura incondizionato? Perché Krishna dovrebbe richiedere una nostra dichiarazione formale o una sottomissione a Lui? Non sarebbe più generoso e logico permetterci di vivere una vita di libertà in accordo ai principi della nostra perversa natura, che è anche una Sua creazione? Ammettendo che il nostro dovere sia di servire Krishna, perché dovremmo essere presentati a Lui da terzi? Perché è impossibile per una persona servire Krishna direttamente?” Sarebbe senza dubbio molto più conveniente venire istruiti da un buon precettore che è esperto nelle Scritture nel comprendere le stesse. Ma una persona non dovrebbe mai sottomettersi ad un’altra al punto da fornire a un imbroglione l’opportunità di compiere un vero danno. Il cattivo precettore è un personaggio familiare. È inesplicabile in che modo questi guru che vivono apertamente nel peccato riescano comunque a conquistare la fedeltà della parte colta dei loro discepoli.

    Stando così le cose, possiamo incolpare una persona che esita a sottomettersi incondizionatamente a un precettore, sia esso buono o cattivo? È ovviamente necessario essere sicuri della natura autentica della persona prima di accettarla anche solo in via sperimentale come nostra guida spirituale. Un precettore dovrebbe essere una persona che mostri di possedere con tutta probabilità quelle qualità che gli possano permettere di migliorare la nostra condizione spirituale.

    Questi e simili pensieri probabilmente sorgono nella maggior parte delle persone che hanno ricevuto un’educazione occidentale, quando viene chiesto loro di accettare l’aiuto di una particolare persona come precettore spirituale. La letteratura, la scienza e l’arte dell’Occidente, portano avanti il principio della libertà dell’individuo e denunciano la mentalità che conduce una persona ad affidare a un’altra, non importa quanto superiore, il diritto di scegliere il proprio percorso. Inculcano la necessità e l’alto valore dell’avere fede in se stessi.

    Ma il buon precettore reclama la nostra sincera e completa fedeltà. Il buon discepolo compie una resa completa di se stesso ai piedi del precettore. Tuttavia la sottomissione del discepolo non è mai irrazionale o cieca. Essa è completa a condizione che il precettore stesso continui ad essere completamente valido. Il discepolo mantiene il diritto di rinunciare la sua fedeltà al precettore nel momento in cui è persuaso che il precettore sia una creatura mortale come lui. E nemmeno un buon precettore accetta qualcuno come suo discepolo fino a quando quest’ultimo non è pronto a sottomettersi a lui liberamente. Un buon precettore è doverosamente costretto a rinunciare a quel discepolo che non è sinceramente desideroso di seguire le sue istruzioni pienamente. Se un precettore accetta come suo discepolo qualcuno che rifiuta di essere guidato completamente da lui, o se un discepolo si sottomette a un precettore che non è completamente autentico, tale precettore e tale discepolo sono, entrambi, condannati a cadere dalla loro posizione spirituale.

    Nessuno è un buon precettore se non ha realizzato l’Assoluto. Colui che ha realizzato l’Assoluto non avverte la necessità di percorrere sentieri mondani. Il buon precettore che vive la vita spirituale è, quindi, per forza completamente buono. Dovrebbe essere completamente libero da qualsiasi desiderio per qualunque cosa in questo mondo, buona o cattiva. Le categorie di buono e cattivo non esistono nell’Assoluto. Nell’Assoluto ogni cosa è buona. Non possiamo avere idea dalla nostra attuale posizione di questa assoluta bontà. La sottomissione all’Assoluto non è reale fino a quando non è anch’essa assoluta. È sul piano dell’Assoluto che al discepolo viene richiesto di sottomettersi completamente all’autentico precettore. Sul piano materiale non può esistere una cosa del genere come la completa sottomissione. La pretesa di una completa sottomissione a un cattivo precettore è responsabile della corruzione che si riscontra nella relazione di ordinari guru materialisti e dei loro dicepoli dall’uguale mentalità materialista.

    Tutti i pensatori onesti capiranno l’accurata logica della posizione presentata sopra. Ma la maggior parte delle persone saranno portate a credere che un autentico precettore così come descritto prima non si possa trovare in questo mondo. E davvero è così. Entrambi, il precettore autentico e il suo discepolo appartengono al regno spirituale. Ma il discepolato spirituale è tuttavia possibile che venga realizzato da persone che appartengono a questo mondo. Altrimenti non ci sarebbe nessuna religione nel mondo. Ma siccome la vita spirituale può essere realizzabile in questo mondo, non significa che l’esistenza materiale sia capace di divenire spirituale. È un fatto che l’una è perfettamente incompatibile con l’altra. Sono categoricamente differenti l’una dall’altra. Il buon precettore, sebbene sembri appartenere a questo mondo, non è realmente di questo mondo. Nessuno che appartenga a questo mondo ci può liberare dalla mondanità. L’autentico precettore è un cittadino del mondo spirituale che è stato abilitato dal volere di Dio ad apparire in questo mondo per abilitare noi a realizzare l’esistenza spirituale.

    La così vantata libertà individuale è una finzione dell’immaginazione malata. Siamo costretti, volenti o nolenti, a sottometterci alle leggi di Dio nel mondo materiale così come in quello spirituale. La bramosia di libertà a dispetto delle Sue leggi è la causa di tutte le nostre miserie. La totale rinuncia di ogni desiderio di libertà è la condizione per essere ammessi nel regno spirituale.

    In questo mondo desideriamo questa libertà ma siamo costretti contro il nostro volere a sottometterci alle inesorabili leggi fisiche della natura. Questo è lo stato innaturale. Una tale involontaria sottomissione forzata non ci dà ammissione nel regno spirituale. In questo mondo il principio morale di fatto reclama la nostra volontaria sottomissione. Ma persino la moralità è una limitazione della libertà resa necessaria da specifiche circostanze di questo mondo. L’anima, che non appartiene a questo mondo, è in uno stato di aperta ribellione contro la sottomissione a una dominazione aliena. È per sua costituzione capace di sottomettersi volontariamente solo all’Assoluto.

    Il buon precettore chiede all’anima in lotta di sottomettersi non alle leggi di questo mondo, che solamente stringerà le sue catene, ma alle leggi più elevate del reame spirituale. La pretesa sottomissione alle leggi del reame spirituale senza l’intenzione di metterle in pratica è spesso scambiata per sottomissione autentica perché manca della piena convinzione. In questo mondo lo stato di pieno convincimento non esiste. Siamo quindi costretti in tutti i casi ad agire pretenziosamente, sulla base di pretese ipotesi funzionali. Il precettore autentico ci dice di cambiare questo metodo d’azione che abbiamo imparato attraverso la nostra esperienza in questo mondo. Egli ci invita prima di tutto ad essere realmente e pienamente informati della natura e delle leggi dell’altro mondo, le quali sono eternamente e categoricamente differenti da questo mondo fenomenico. Se noi non ci sottomettiamo sinceramente ad essere istruiti nell’alfabeto della vita eterna ma continuiamo perversamente ad affermare, per quanto inconsciamente, i nostri attuali metodi e cosiddette convinzioni contro le istruzioni del precettore nel periodo del noviziato, siamo destinati a rimanere dove siamo. Questo risulterà praticamente nel rifiuto di ogni consiglio perché i due mondi non hanno niente in comune, anche se ovviamente, allo stesso tempo, non riusciremo a capire questo perché continueremo a credere, secondo i nostri soliti metodi, che stiamo in ogni modo seguendo in parte il precettore. Ma di fatto, quando manteniamo il diritto di scelta, seguiamo in verità noi stessi, perché, anche quando sembriamo seguire il precettore è perché ci sembra che sia d’accordo con noi. Ma siccome i due mondi non hanno assolutamente niente in comune siamo solo preda dell’illusione quando supponiamo che davvero capiamo il metodo o l’obbiettivo del precettore o, in altre parole, quando manteniamo il diritto di affermare il sé apparente. Solo la fede nelle Scritture (sastra) ci può aiutare in questo sforzo altrimenti impraticabile. Crediamo nel precettore grazie all’aiuto degli sastra, persino quando non riusciamo a capirlo. Non appena siamo pienamente convinti della necessità della sottomissione senza ambiguità al buon precettore è allora e solo allora che lui viene abilitato a mostrarci la via per il mondo spirituale in accordo al metodo stabilito negli sastra con quello scopo, e che può ora applicare adeguatamente e senza commettere alcun errore fatale, dal momento che egli stesso appartiene al reame dello spirito.

    Il punto cruciale della questione non si trova nella natura esteriore della cerimonia dell’iniziazione come appare a noi, perché quello rimane inintelleggibile, essendo un affare dell’altro mondo, ma nella convinzione della necessità e nella giusta scelta di un precettore davvero autentico. Possiamo raggiungere la convinzione della necessità dell’aiuto di un buon precettore attraverso l’esercizio della nostra ragione imparziale alla luce delle nostre comuni esperienze. Una volta che questa convinzione ha preso davvero forma, Sri Krishna stesso ci aiuta nel trovare un precettore autentico in due modi. In primo luogo ci istruisce riguardo le caratteristiche e le funzioni di un autentico precettore attraverso gli sastra rivelati. In secondo luogo Egli stesso manda a noi il buon precettore nel momento in cui abbiamo probabilità di essere beneficiati dalle sue istruzioni. Il buon precettore viene a noi anche quando lo rifiutiamo. Anche in tali casi è certamente Krishna che lo manda a noi senza motivo alcuno (se non per la Sua incondizionata misericordia). Krishna ha rivelato da un’eternità le glorie del reame spirituale in forma di suoni trascendentali che sono stati trasmessi e trascritti nelle Scritture spirituali di tutto il mondo. Le indicazioni delle Scritture spirituali aiutano a trovare il giusto istruttore tutti coloro che sono pronti ad esercitare questa ragione allo scopo di trovare non la relativa, ma l’Assoluta Verità. L’unico buon precettore è colui che può farci capire davvero le Scritture spirituali ed esse ci fanno realizzare la necessità e la natura della sottomissione ai procedimenti che descrivono. Tuttavia c’è sempre l’opportunità di giocare sporco. Un uomo molto astuto o un illusionista può farsi passare per una persona che può spiegare appropriatamente le Scritture grazie alla sua vasta conoscenza o alla sua arte ingannevole. È molto importante, quindi, che stiamo sempre in guardia da tali trucchi. Gli eruditi, così come gli illusionisti, pretendono di spiegare le Scritture solo in termini di oggetto o di avvenimenti di questo mondo. Ma le Scritture stesse dichiarano di non raccontare affatto cose di questo mondo. Alcuni sono soggetti a essere ingannati dalle arti di corrotti yoghi che persuadono loro stessi nel credere che lo spirituale coincida con la perversione, la distorsione o la sfida delle leggi della natura fisica. Le leggi della natura fisica non sono irreali. Esse governano le relazioni di tutte le esistenze relative. Nel nostro stato attuale è quindi sempre possibile per chiunque possegga il potere o la conoscenza dimostrare la qualità meramente effimera di ciò che abbiamo scelto di assumere come nostre profonde convinzioni, rivelando la loro insufficienza o modificabilità. Ma sorprese del genere, dal momento che appartengono al reame del fenomenale, non hanno niente a che fare con l’Assoluto. Coloro che hanno un’inclinazione non spirituale per l’erudizione o per la magia cadono nella presa di pseudo-spiritualisti. La seria condizione di costoro, vittime della loro stessa perversità, la si deduce dal fatto che nessuno può venire liberato dallo stato di ignoranza con il metodo della costrizione. Non è possibile salvare l’uomo che rifiuta per principio di ascoltare la voce della ragione. I pedanti empirici non fanno eccezione a questa regola.

    Il limpido significato degli sastra dovrebbe, quindi, essere la nostra unica guida nella ricerca del buon precettore quando realmente sentiamo la necessità della sua guida. Le Scritture hanno definito il buon precettore come colui che conduce egli stesso una vita spirituale. Nessuna qualifica mondana caratterizza un buon precettore. È attraverso una sottomissione senza riserve a un tale precettore che possiamo essere aiutati a rientrare nel reame che è la nostra vera casa ma che sfortunatamente è davvero terra incognita per quasi tutti noi attualmente ed è anche ugualmente impossibile accedervi attraverso il corpo e la mente. Infatti corpo e mente sono il risultato della malattia dell’abuso della nostra facoltà di ragionare liberamente, la manifestazione dell’accumulo di un carico mortale di esperienze mondane che abbiamo imparato a considerare come la sostanza stessa della nostra esistenza.

    Traduzione: Krishna Kanta devi dasi
    Tratto da http://villagovinda.scsmath.org/Site/Home.html

 

 

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