Caro direttore, dici tu che bisogna tenerseli stretti, Berlusconi e Bossi. Perché nel centrodestra restano i migliori. Ed è tutto dire, hai concluso sconsolatamente. Ebbene io dei leader scelgo di non parlare. Programmaticamente, credo che la prova fondamentale del valore di un leader sia quella di lasciare dietro di sé in altri uomini la volontà e la convinzione di proseguire nella loro opera. Di conseguenza, prima che dei leader vediamo se abbiamo le idee chiare su che cosa succede, su che cosa bisogna fare, e se sia poi proprio vero che l'Italia abbia voltato le spalle chissà per quanti anni non a Berlusconi e Bossi - questo non solo è nell'ordine delle cose che possa avvenire e avverrà - ma a chi la pensa in un certo modo sullo Stato, su come lo si amministra, a costo di quante tasse e in cambio di che cosa per noi tutti e soprattutto per ciascuno di noi. Non è per consolarsi con l'aglietto, anche perché io politica non ne faccio e lo dico da osservatore: liberista dichiarato, però. Ma se si esamina la questione dal punto di vista dei valori e delle convenienze, allora mi dispiace ma se la classedirigente del centrodestra si lascia prendere dallo scoramento e dal rompete le righe vuol dire solo che non è una buona classe dirigente. E in quel caso prima si leva di torno, prima sarà possibile che si affermi una nuova leva di personalità magari con meno danè nella borsa di famiglia, ma con idee ancora più chiare su che cosaabbianochiesto una parte di italiani pari alla metà spaccata meno poche migliaia. Ripartire dalle politiche E' dalle politiche che bisogna partire, dalle amministrative che hanno visto il Nord a maggioranza compatto tornare alla Casa delle Libertà dal Piemonte al Friuli. Non dal referendum: su questohai ragione tu, carodirettore. Il no alla devolution è una legnata secca e dura, ma ampiamente scontatapurtroppo: eper altro ricercata deliberatamente da chi, nella Casa delle Libertà, modulò i tempi dell'approvazione parlamentare apposta perché il referendum cadesse dopo le politiche