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    Arrow Analisi di un voto inutile.Neanche la Lega credeva al SI...

    Neanche la Lega credeva al SI...

    Italia referendum



    Solo un Bossi intronato dall’ictus poteva sognare di vincere questo referendum. Ma Bossi non è tanto "intronato" e dalle sue reazioni si capisce che non ci sperava troppo alla vittoria, anzi.

    Subito è andato a cena ad Arcore ( che delizia queste cene con il plutocrate per un ex morto di fame come lui: una grande promozione sociale) e poi , dopo aver fatto la solita sparata sulle "vie non democratiche" in caso di vittoria del NO, la promessa: "terrò calmi i miei." Non sarà un’impresa ciclopica, con quei marpioni: ve li vedete i pingui Calderoli, Speroni, Borghezio, Giorgetti e qualche altro neo ricco della Lega scendere in piazza perché “hanno perso la calma” ? Ma la piantino almeno di parlare di rivoluzione! Loro la rivoluzione personale l’hanno già fatta. Erano tutti con le pezze al culo, scusateci l’espressione scurrile ma efficace, e si ritrovano beneficati. Con stipendi che manco si sognavano e portaborse annessi. Hanno promesso mari e monti alle popolazioni del Nord Italia e le lasciano con un pugno di mosche.

    Previsto. Perché il voto era assolutamente scontato e nessuno poteva essere così stupido da prevedere una vittoria del SI. E’ stata una montatura - la "devolution" - che Bossi doveva assolutamente mettere in scena per fare credere che i suoi elettori avrebbero ottenuto qualcosa, non solo le poltrone per Bossi e la sua corte. Ma era chiarissimo che era un bluff e dei più scontati.


    Il principino, il sovrano e il menestrello di corte



    Sono certo ridicoli anche dall’altra parte della barricata i politicanti che dopo aver ridotto l’Italia ad una baldracca dal terzo mondo, annegata nei debiti e senza futuro, o con un futuro cinese, sempre in ginocchio davanti a Franza e Spagna ( e fra poco neppure “magna”) tirano fuori il sentimento nazionale, la bandiera risorgimentale, la sempiterna “resistenza” ( gli ultimi tre mesi del Ventennio) la magna carta costituzionale e tutte le altre bufale per difendere la sola casa che conta: le poltrone del potere. La migliore incarnazione, il miglior esemplare umano, di questa razza maneggiona è l’ex presidente Oscar Luigi Scalfaro, l’alfiere del NO: un misto padre calabrese madre piemontese, cattolico bigotto, prima giudice della Repubblica di Mussolini poi della Repubblica dei partigiani, fucilatore del deposto federale di Novara, )che fu unanimemente ( salvo ovviamente dai tribunali del popolo) riconosciuto un uomo onesto) e successivamente, dopo la fucilazione, divenne a parole nemico acerrimo della pena di morte, Presidente partigiano ( nel senso di uomo di parte) quant’altri mai ( il socialista Pertini, uno che la resistenza l’aveva fatta davvero in confronto era davvero super partes) , fustigatore "morale" di Berlusconi quando lui , Scalfaro, aveva bloccato le indagini dei conti neri del suo ministero degli interni con il famigerato “non ci sto” ( troppo comodo). Eccolo l’emblema delle italiche istituzioni santificato dal NO.

    Francamente il NO per vincere non aveva bisogno di Scalfaro, del Corrieri di Mieli , dell’ex Ciampi e del neo Napoletano. E men che mai – ma figuriamoci! – dei richiami nazionali e risorgimentali.

    Il NO doveva vincere perché era chiaro che il Sud non aveva la minima intenzione di cessare di essere mantenuto.

    Sapete dove è stato il record per il NO? A Crotone, nella Calabria profonda della N’drangheta, quasi il 90 % ha votato NO. Questa è l’Italia risorgimentale, direbbe in Ticino quella caricatura di pensatore politico che è Argante Righetti. Medie oltre l’80% si sono avute in tutta la Calabria dove cent’anni fa ci fu la più violenta lotta della guerriglia anti risorgimentale contro l'unificazione. Come cambiano i tempi!

    Tutto il Sud comunque ha votato NO con oltre il 70%. Così continueranno, poveretti, ad aver il triplo di pensioni di invalidità che in Lombardia, verranno a farsi curare negli ospedali di Milano e qualcuno intascherà le mazzette per gli ospedali fatiscenti del Sud. Ma questi sono dettagli.

    Che i leghisti di vertice però non potevano non conoscere.

    Bossi, per un caso irripetibile della storia, si era trovato dopo aver fatto tutti i mestieri ad essere un leader politico. Perché l’Europa dell’89 era in fibrillazione, gli assi di potere si spostavano e in Italia finiva l’utilità della Democrazia Cristiana come diga del pericolo rosso.

    C’era un momentaneo “vacuum” di potere e Bossi aveva avuto la straordinaria fortuna di imbroccare il momento storico : la gente si sentiva libera di cambiare politica e partito e lui con la sua provocazione: basta soldi dal Nord al Sud, vogliamo federalismo o secessione, era stato una boccata di ossigeno e di speranza per milioni di persone. Il potere era in fibrillazione.

    Lombardi e Veneti, vomitati i democristiani succhia soldi, ci credevano: e la Lega aveva conosciuto un successo travolgente.

    Erano arrivati nomi noti e meno, una valanga di opportunisti e soprattutto una valanga di voti: perché la gente meno ricca del Nord aveva sognato la Padania, una nuova regione europea che sarebbe stata la piu ricca se scaricata dal fardello del Merdione, dei politicanti romani. Non solo: Bossi prometteva di fermare la folle immigrazione dal Terzo Mondo, era ( allora) anti americano e anti sionista, anti clericale e popolare. Un incubo per l’oligarchia.

    In un crescendo impressionante Bossi aveva così illuso milioni di persone: sul Po’, nella grande marcia della secessione in cui distribuiva carte d’identità della repubblica padana, c’erano veramente un milione di padani in marcia.

    Bossi proclamava un giorno sì e uno no la secessione. E prometteva rivoluzione con quotidiani fuochi d'artificio.

    Ma bastò un procuratore siciliano trapiantato a Pavia, certo Papalia, a fare scoppiare il bluff.

    Piombò con i suoi sgherri nella sede della Lega a Milano, Maroni fu preso a ceffoni, Bossi ebe un attacco di diarrea e il gran coraggio dello spadone del Carroccio finì di colpo. Senza bisogno di Barbarossa. Era bastato, colmo di vergogna per un bravehearst padano, uno sbirro siculo poco complimentoso.

    Da allora la Lega rinunciò alla rivoluzione per curare le poltrone. Volete che uno che si ritrova "senatur" dopo aver fatto la fame vada a rischiare la galera per combattere un Papalia?

    Meglio scordare la rivoluzione e tenersi la pensione ( da senatur).

    Ora, è tutto da vedere se fosse il caso di fare la rivoluzione. L’Italia è unita da un secolo e mezzo, si è meridionalizzata in tutti i sensi ( è diventata di mentalità palesemente borbonica) ma è una nazione che ha ancora grandi potenzialità , se cessa l’assistenzialismo di stanpo cattomarxista. Vero è anche che la gente del Nord, il popolo vero non la fauna digustosa dei salotti radical chic e sionisti milanesi, non ne poteva più ed aveva seguito persino uno come Bossi nella speranza di cambiare. Ma certo non si poteva fare la rivoluzione con figuri raffazzonati come Calderoli, Maroni, Speroni, Bossi e figliolanza.
    Una roba da ridere. E difatti la Lega stava andando alla deriva, immersa anche nei debiti per la gestione di una banda di incapaci, se non si fosse presentato Berlusconi, prima insultato a morte e ora, in virtù dell’articolo quinto, chi ha in grano ha vinto, incensato da Bossi che sembra aver finalmente trovato un datore di lavoro.

    A Berlusconi la cosiddetta “devolution” ( un’espressione tipicamente dialettale lombarda, come si sa) non importava un fico secco. Serviva a tener buona la Lega. Anche un lombrico avrebbe capito che il SI non poteva vincere. Tra meridionali, marocchini, zingari, senegalesi, albanesi, a Milano e a Torino, le capitali del Nord, non si trova più un torinese né un milanese. Il centro Italia è da sempre in mano alle sinistre e non gliene importa nulla del federalismo, Roma sul potere centrale campa, del Sud si è detto: l'Italia è certamente unita su un ferreo principio costituzionale: il Nord continui a pagare.

    Invece una forma di federalismo, che portasse il Sud ad un vero autogoverno e ad una vera autoregolamentazione dopo che il governo centrale fosse riuscito con una politica di dura repressione a liberarlo dalle varie mafie, sarebbe stato vitale per l’Italia. Il Sud ha risorse sufficienti per autogestirsi alla grande.



    Eroe della Padania






    Un federalismo vero, come in Svizzera, non sarebbe stato affatto anti nazionale. Ma era da Nord che doveva partire quella rivoluzione: dura, di disobbedienza civile, di vera lotta. Ma Bossi non è mai stato così bene in vita sua, sogna di nominare erede persino un elemento da sbarco come suo figlio, come poteva mettere a repentaglio tanto ben di Dio per rischiare davvero per un’idea? Lui l’idea l’aveva avuta e l’ha messa a frutto. Con buona pace dei babbei che ancora ci credono.


    Quelli però che blaterano sulla grande vittoria del NO dovrebbero tener conto che il Lombardo Veneto, cuore del risorgimento insieme al Piemonte ( troppo legalitario da sempre per votare NO) hanno chiesto a maggioranza di fare un passe indietro. Di cessare di svenarsi per dare sangue al Sud. Di questo dovranno tenere conto i tromboni dell’Unione sennò saranno dolori per loro. Anche se Bossi andrà (finalmente) in pensione, anzi, specialmente se accadrà presto: oggi lui e la sua corte servono più agli avversari che all’abortita Padania.

    GM

    •   Alt 

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  2. #2
    Il Patriota
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    Citazione Originariamente Scritto da Der Wehrwolf
    Piombò con i suoi sgherri nella sede della Lega a Milano, Maroni fu preso a ceffoni, Bossi ebe un attacco di diarrea e il gran coraggio dello spadone del Carroccio finì di colpo. Senza bisogno di Barbarossa. Era bastato, colmo di vergogna per un bravehearst padano, uno sbirro siculo poco complimentoso.
    bellissimo

  3. #3
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    Umberto Bossi: versione biblica «Come uomo sento la naturale attrazione verso l'istinto del peccato originale» e versione epica «Ci siamo rotti le palle e allora faccio come Braveheart: torno su, mi tolgo la giacca e tiro fuori lo spadone».

  4. #4
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