Nessuna immunità parlamentare per le offese che il leader del Carroccio rivolse alla bandiera italiana durante una manifestazione della Lega Nord. Con la depenalizzazione dei reati d'opinione, il "senatur" ora rischia solo una multa

Vilipendio al tricolore, nessuna immunità parlamentare per le offese che Umberto Bossi rivolse alla bandiera italiana durante una manifestazione della Lega Nord. Così la Corte costituzionale con la sentenza 249/06 (depositata lo scorso 28 giugno, redatta da Gaetano Silvestri) ha annullato la delibera di insidacabilità parlamentare adottata dalla Camere dei deputati nel 2002, dando così ragione alla Corte di appello di Milano che aveva sollevato il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Consulta.
L'Alta corte, nell'annullare la delibera di insindacabilità a favore di Bossi, ha ritenuto che le espressioni usate dal leader del Carroccio "non trovano corrispondenza in alcun atto o intervento parlamentare del deputato stesso".
I giudici delle leggi hanno ribadito che ci deve essere "un nesso funzionale" tra le dichiarazioni rese al di fuori dell'attività parlamentare e quelle tipicamente parlamentari, come ad esmepio le interrogazioni o le interpellanze. Nesso che nel caso di Bossi manca del tutto. E la circostanza che altri deputati della Lega Nord abbiano presentato atti parlamentari che si collegherebbero alle dichiarazioni di Bossi, "non può influire sull'estensione della garanzia a soggetti diversi da quello a cui si riferisce la delibera di insindacabilità". In sostanza , ha concluso la Consulta, l'articolo 68, comma 1, della Costituzione "non configura una sorta di insindacabilità di gruppo, per cui un atto o intervento parlamentare di un appartenete a un gruppo fornirebbe copertura costituzionale per tutti gli altri iscritti al gruppo medesimo"
Tuttavia, niente paura per il leader della Lega che anche se torna sotto processo, non rischia più il carcere per il vilipendio alla nostra bandiera, del resto, lo scorso gennaio il Parlamento ha depenalizzato i reati di opinione. Attualmente per le offese contro il tricolore di rischia una multa da mille a cinquecento euro e nel caso in cui siano avvenute in pubblico o nel corso di una cerimonia ufficiale da 5 mila a 10 mila euro.
Vilipendio a parte, non ci resta che attendere l'entità della sanzione pecuniaria.



CORTE COSTITUZIONALE