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Il Giornale di Sardegna, 09/06/06
Autonomie e federalismo
Columbu, per lo Statuto sardo
Voci provenienti dal Palazzo di Via Roma a Cagliari sussurrano che a presiedere la Consulta che dovrà rifare lo Statuto regionale sarà un leader sardista storico. Io ho subito pensato a Michele Columbu, ollolaese, gran patriarca dei Quattro Mori, intellettuale colto e politico saggio e di vasta esperienza. Sarebbe una scelta intelligente: è infatti difficile ipotizzare un nuovo Statuto che sia una vera e propria nuova Carta de Logu, senza abbondanti quote di “sardismo”. Che Columbu, con la sua autorevolezza potrebbe garantire. O vi è il rischio reale che la sua riscrittura si possa risolvere in una rimasticatura del vecchio o, nel migliore dei casi, in una semplice riverniciatura. Columbu, sintetizzando egregiamente il sardismo federalista di Emilio Lussu e quello più moderno, nazionalitario e indipendentista, di Antonio Simon Mossa, è l’uomo che serve per scrivere la nuova Carta costituzionale di sovranità dell’Isola .
Per evitare che il nuovo Statuto si traduca in un altro statuto di semplice “decentramento”: a tal fine sarebbe necessario riprendere Lussu che, in un Saggio del 1933, scriveva: «Accade di parlare con
uno che riteniamo federalista perché si professa autonomista e scopriamo, invece, che è unitario con tendenze al decentramento. L’autonomia concepita come decentramento non è più autonomia. Gli autonomisti della Sardegna per autonomia intendevano dire federalismo, non già decentramento».
E precisa: «La differenza essenziale fra decentramento e federalismo consiste nel fatto che per il primo la sovranità è unica, posta negli organi centrali dello Stato e delegata quando è esercitata dalla periferia; per l’altro è invece divisa fra Stato federale e Stati particolari e ognuno la esercita di pieno diritto». Inoltre, perché il nuovo Statuto risulti profondamente “identitario”, va ripreso il pensiero di Simon Mossa, che aveva verificato la tendenza del genocidio culturale dei popoli senza stato, incorporati e chiusi coattivamente «entro un sistema artificioso di frontiere statali, sottoposti a controllo permanente, con evidenti fini di spersonalizzazione, ridotti all’impotenza e di continuo minacciati delle più feroci rappresaglie, se mai tentassero di rompere o indebolire la sacra unità della Patria».