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    Predefinito Il bipolarismo è morto!

    17/03/2006: Il bipolarismo è morto Gianfranco Salomone - Tratto da Lab



    Il bipolarismo è morto. Tutto è avvenuto all’improvviso, è stato sufficiente che Berlusconi mancasse il trionfo su Prodi nel duello televisivo dell’altra sera perché i suoi alleati più quotati, Casini e Fini, prendessero le distanze dall’uomo e dalla politica che avevano consentito ai loro partiti, An e Udc, una forte presenza in parlamento e una grande visibilità nel governo della Repubblica. Il leader della Casa delle libertà aveva abituato i suoi alleati al successo; nel momento in cui questo sembra più difficile la squadra a tre punte sbanda e il capitano rischia di ritrovarsi solo. Quello che sta avvenendo non è edificante, ma questa è la legge spietata della politica, dove la riconoscenza non ha diritto di asilo e la solidarietà è il più delle volte un’intrusa.
    Berlusconi, inutile girarci intorno, è ora più solo, ma non è questo il punto rilevante della situazione, quanto il fatto che il suo condizionamento politico fa implodere la Casa delle libertà, che porta automaticamente con sé la crisi del bipolarismo. La fine di questa esperienza politica si è manifestata prima di quanto ci si poteva aspettare. Come Nuovo Psi l’avevamo messa in conto da tempo, ma pensavamo che potesse avvenire soltanto come esito del prossimo turno elettorale e di quella che continuiamo a credere sia l’impossibilità per il governo di una sola parte di reggere il timone del Paese e riportarlo sulla rotta del suo risanamento. E’ invece bastato un semplice e perfino soporifero confronto televisivo per far precipitare la situazione.
    Il problema è più ampio di quello che si può immaginare; il venir meno di un pilastro farà cadere l’intera costruzione bipolare, coinvolgendo l’altro schieramento, quello dell’Unione che presto si dovrà misurare in un confronto interno assai più complicato e lacerante di quello elettorale in corso. Oggi, la sinistra trova la sua unità su un unico vero motivo, sconfiggere Berlusconi, ma, una volta che l’abbia sconfitto, come i suoi leader ritengono, il 9 aprile, si ritroverà nuda, politicamente scoperta di fronte ai tanti problemi della società, dell’economia e delle istituzioni italiane rispetto ai quali i partiti che la compongono hanno idee diverse e divaricanti che faranno un bel falò del programma comune messo insieme con tanto ardore dal professor Prodi. Lì, riverrà fuori prorompente l’identità e il colore delle singole casacche e ciascuno vorrà giocare la sua partita. I “dante causa” di Romano Prodi, causticamente evocati l’altra sera dal Cavaliere, sveleranno il loro volto e faranno valere le loro specifiche ragioni. Per l’Unione sarà il giorno del giudizio.
    Il bipolarismo crolla perché nato da una rivoluzione mediatica e giustizialista che è stata capace di distruggere ma non di costruire un sistema politico nuovo e tanto meno coeso. Non c’è stata necessità di attendere la storia presentatrice del conto, è stato sufficiente un piccolo fatto di cronaca che ha lasciato la politica fuori dello schermo televisivo, dopo che gli apprendisti stregoni l’avevano lasciata per dieci anni fuori della porta della nazione italiana.
    Ironia della sorte, la disfatta bipolare è accompagnata e favorita da una legge elettorale che in qualche misura rimette in mano agli elettori la possibilità di riscoprire le loro identità politiche. Ieri, l’ex ministro delle riforme istituzionali, il leghista Calderoni, si è attribuito la paternità di quella legge definendola una “porcheria”, trovando immediata eco tra i leader della sinistra, Fassino e Prodi in testa, i quali si scaldano a ben veduta ragione, perché il ritorno al proporzionale scardina dalle fondamenta il sistema bipolare sul quale facevano conto di impostare la costruzione del loro futuro politico, cominciando dalla realizzazione del partito democratico.
    Ora tutto è in discussione e tutto il quadro politico si rimette in moto, e viene persino da sorridere rispetto all’ingenuità di qualcuno che va sostenendo la necessità di un ritorno immediato alle urne qualora uscisse un risultato di sostanziale parità. Le regole nelle quali si era tentato di ingabbiare la politica italiana sono saltate, piaccia o no occorre prenderne atto. Si sta aprendo una nuova stagione politica, che non sarà il ritorno all’antico, bensì il procedere in un futuro globale nel quale l’Italia è costretta a misurarsi, e dovrà farlo da subito, perché il mondo cammina e non aspetta chi si attarda e finirà inevitabilmente emarginato. La scadenza richiede soluzioni vere, fuori dai pasticci e dai compromessi; occorre guardare in faccia la realtà e trovare il coraggio necessario per affrontarla e volgerla nell’interesse del Paese. Prendere coscienza di questo significa lavorare fin da oggi per il dopo elezioni, mettendo freno alle polemiche inutili, per ricercare le ragioni che uniscono e sollecitare le forze capaci di farsene carico, che stanno nel centrodestra come nel centro sinistra, le forze riformatrici.
    La fine di un periodo storico, quello della falsa rivoluzione, e la caduta di un sistema politico, quello incentrato sul bipolarismo e la legge elettorale maggioritaria, porta sempre con sè un che di tragicità e di grandezza. Fortunatamente, l’Italia di oggi non è quella che si ritrovò alla fine del fascismo e della guerra il 25 aprile del 1945, ma come allora c’è la necessità di ritrovare la forza dell’unità, almeno per il periodo della sua nuova ricostruzione. Fuori di lì c’è solo il caos.



    www.nuovopsi.com

  2. #2
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    ciao sto cercando di contattarti riesci a mandarmi un messaggio privato?

  3. #3
    landen
    Ospite

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    e nato il regime dei partiti!

 

 

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