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    Predefinito Che Guevara e Tolleranza

    Massimo CAPRARA
    Che Guevara sconosciuto
    tratto da Il Timone, anno 4 (2002) luglio/agosto, n. 20, p. 18s.

    Spietato e crudele. Responsabile del sistema di repressione di migliaia di dissidenti e oppositori. Ecco quel che non si sa, o non si vuol dire, di Che Guevara, compagno di lotta del dittatore comunista Fidel Castro e idolo di tanti pacifisti cattolici



    [...] Regis Debray, l'intellettuale francese oggi vivente che [...] raggiunse [Guevara] in Bolivia, ha scritto molto su di lui e sulla sua condotta nel libro "Révolution dans la révolution" e "Loués saient nos seigneurs le Che", edito a Parigi da Gallimard nel 1996. Egli ha tracciato un disincantato e veritiero affresco sulle incarnazioni del castrismo, come "lunga marcia dell'America Latina" e sulle sue diverse varianti. Che Guevara materializza quella più irriducibile, severa, spietata e crudele. A mezza strada tra la violenza proto-bolscevica della Ceka e della GPU e la ferocia primordiale perpetrata nelle campagne cinesi dal maoismo. Per Debray, egli è "il più austero tra i praticanti del socialismo". E' un medico, afflitto sin dal 1930 (era nato il 14 luglio del 1928 nella città di Rosario) da un inguaribile asma che lo farà soffrire nelle sue trasferte guerrigliere in Africa e in America Latina. Forse anche per questo egli è in grado di conoscere le tecniche più dolorose della punizione e segregazione per i dissidenti detenuti. Un'inflessibile ideologia con il corredo di una raffinata metodologia di persecuzione fisica.

    Il Che, sin dalla clandestinità, polemizza duramente con i combattenti del "Llano", la pianura, contrapponendo alla loro malleabilità la durezza di condotta osservata in montagna, nella Sierra. Attacca Castro per lo scarso rigore e lo definisce per un pezzo, sprezzantemente, come "il leader radicale della borghesia di sinistra", sensibile alle sirene del politicantismo. Egli è in linea pregiudiziale sempre "favorevole ai processi sommari" e di lui si ricorda l'ingiunzione perentoria ai ribelli venezuelani: "Prendete un fucile e sparate alla testa di ogni imperialista che abbia più di quindici anni". Al punto che Debray, riassumendo, lo caratterizza come un "dogmatico, freddo, intollerante che non ha nulla da spartire con la natura calorosa e aperta dei cubani". Intelligente e risoluto, generoso ed egualitario con i suoi, inflessibile con i nemici, comanda energicamente il secondo Fronte di Las Villas nella conquista dell'esercito ribelle a Cuba. Durante l'avanzata, nel 1957, si distingue per l'efferatezza con la quale interpreta il suo modo di essere rivoluzionario e di liquidare nemici e presunti traditori. Eutimio Guerra, un guerrigliero, viene accusato di avere avuto una collusione con il nemico, cioè con l'esercito del dittatore Fulgencio Batista, e immediatamente deferito ad un'improvvisata Corte marziale. Il Che anticipa il verdetto. Raccontò successivamente un suo commilitone detto "Universo": "io avevo un fucile e in quel momento il Che tira fuori una pistola calibro 22 e pac, gli pianta una pallottola qui. Che hai fatto? Lo hai ucciso. Eutimio cadde a pancia in su, boccheggiando".

    Nell'anno della "liberazione" di Cuba che è il 1959, il Che viene convocato da Castro e il 7 settembre riceve l'incarico provvisorio di Procuratore militare. E' una convulsa ma intensa fase della nuova Cuba che ne prefigura i caratteri sociali e civili, che deve giudicare i collaborazionisti con il passato regime, processarli e soprattutto toglierli dalla circolazione. L'anno dopo, ai primi di gennaio, si apre a Cuba il primo "Campo di lavoro correzionale" (ossia di lavoro forzato). E' il Che che lo dispone preventivamente e lo organizza nella penisola di Guanaha. Trecento ottantuno prigionieri, arresisi alle truppe castriste sull'Escambray, vengono radunati, incarcerati a Loma de los Coches e tutti fucilati.

    Jesus Carrera, anticastrista che è stato ferito negli scontri, chiede la grazia. Il Che gliela rifiuta ritenendolo un antagonista personale del capo Fidel. La stessa sanguinosa procedura viene riservata a Humberto Sori Marin per il quale aveva chiesto misericordia la madre. Sotto l'impegnativa e organica inclinazione del Che, prende corpo la "DSE". Il Dipartimento della Sicurezza di Stato, noto anche con il nome di "Direcciòn general de contra-intelligencia". Un dettagliato regolamento elaborato puntigliosamente dal medico argentino, fissa le punizioni corporali per i dissidenti recidivi e "pericolosi" incarcerati: salire le scale delle varie prigioni con scarpe zavorrate di piombo; tagliare l'erba con i denti; essere impiegati nudi nelle "quadrillas" di lavori agricoli; venire immersi nei pozzi neri.

    Marta Frayde, già rappresentante di Cuba all'Unesco e, dopo i primi anni, incarcerata, ha descritto le celle riservate ai "corrigendi": sei metri per cinque, ventidue brandine sovrapposte, in tutto quarantadue persone in una cella. Le accuse nei Tribunali sommari rivolte ai controrivoluzionari vengono accuratamente selezionate e applicate con severità: religiosi, fra i quali l'Arcivescovo dell'Avana, Monsignor Jaime Ortega; adolescenti e bambini; omosessuali. La fortezza La Cabana di Santiago viene utilizzata come centro di smistamento. Il procuratore Guevara Lynch illustra a Fidel Castro e applica un "Piano generale del carcere", definendone anche la specializzazione. Vengono così organizzate le case di detenzione "Kilo 5,5" a Pinar del Rio. Esse contengono celle disciplinari definite "tostadoras", ossia tostapane, per il calore che emanavano. La prigione "Kilo 7" viene frettolosamente fatta sorgere a Camaguey: una rissa nata dalla condizioni atroci procurerà la morte di quaranta prigionieri. Il campo di concentramento La Cabanas ospita le "ratoneras", buchi di topi, per la loro angustia. La prigione Boniato comprende celle con le grate chiamate "tapiades", nelle quali il poeta Jorge Valls trascorrerà migliaia di giorni di prigione. Il carcere "Tres Racios de Oriente" include celle larghe un metro, alte un metro e ottanta centimetri e lunghe dieci metri, chiamate "gavetas". La prigione di Santiago "Nueva Vida" ospita cinquecento adolescenti. Quella "Palos", bambini di dieci anni; quella "Nueva Carceral de la Habana del Est", omosessuali dichiarati o sospettati. Ne parla il film su Reinaldo Arenas "Prima che sia notte", di Julian Schnabel uscito nel 2000.

    Il Che lavora con strategia rivolta non solo al presente ma al futuro Stato ditattoriale. Nel corso dei due anni passati come responsabile della Seguridad del Estado, avendo come collaboratore Osvaldo Sanchez che era esperto principale comunista, si materializza la persecuzione contro la Chiesa. Pascal Fontanie, nel suo libro "America Latina alla prova", calcola che centotreuntuno sacerdoti hanno perduto la vita fino al 1961 nel periodo in cui Guevara era artefice massimo del sistema segregazionista dell'isola. Viene definito "il macellaio del carcere - mattatoio di La Cabana". Si oppone con forza alla proposta di sospendere le fucilazioni dei "criminali di guerra". Più che da Danton discende dall'incorruttibile, l'«incorruttibile» Robespierre. Quando ai primi del 1960 a lui viene assegnata la carica di Presidente del Banco Nacional, Fidel lo ringrazia con calore per la sua opera repressiva. Egli ne generalizza ancor più i metodi per cui ai propri nuovi collaboratori, per ogni minima mancanza, minaccia "una vacanza nei campi di lavoro di Guanahacabibes". Il medico argentino, il più coerente leninista dell'America Latina, il meno reticente delle proprie idee e propositi pratici, è l'autentico motore di una ideologia totalitaria e di una macchina penitenziaria statale. La sua azione, esplicitamente ispirata ad una concezione coercitiva, impersona, come egli scrisse: "l'odio distruttivo che fa dell'uomo un'efficace, violenta, selettiva, fredda macchina per uccidere".
    Data inserimento: 2005-08-06

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da antoninus
    Massimo CAPRARA
    Che Guevara sconosciuto
    tratto da Il Timone, anno 4 (2002) luglio/agosto, n. 20, p. 18s.

    Spietato e crudele. Responsabile del sistema di repressione di migliaia di dissidenti e oppositori. Ecco quel che non si sa, o non si vuol dire, di Che Guevara, compagno di lotta del dittatore comunista Fidel Castro e idolo di tanti pacifisti cattolici
    Io, entrato all'università nel 1968 ( eppure preparatissimo!) non mi sono mai fatto abbindolare da veri o presunti eroi e nemmeno da ideologie di vario tipo.
    E' chiaro solo che, se ci sono situazioni drammatiche o limite la reazione non
    può essere blanda ( altrimenti non può sortire alcun effetto!). Quindi Che Guevara non è uno che ha fatto miracoli, ma semplicemente si è limitato a reagire con le stesse armi a persone violente. E' stato a sua volta violento? può darsi, ma doveva fare la mammoletta o la dama di San Vincenzo? A te la risposta!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da vend. solitario
    Io, entrato all'università nel 1968 ( eppure preparatissimo!) non mi sono mai fatto abbindolare da veri o presunti eroi e nemmeno da ideologie di vario tipo.
    E' chiaro solo che, se ci sono situazioni drammatiche o limite la reazione non
    può essere blanda ( altrimenti non può sortire alcun effetto!). Quindi Che Guevara non è uno che ha fatto miracoli, ma semplicemente si è limitato a reagire con le stesse armi a persone violente. E' stato a sua volta violento? può darsi, ma doveva fare la mammoletta o la dama di San Vincenzo? A te la risposta!
    D'accordo. Pero`, il mio punto e` che certe persone lo esaltono come icona della tolleranza quando, infatti, perseguitava omosessuali e applicava la pena di morte a contadini non entusiasmati dalla Rivoluzione.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da antoninus
    D'accordo. Pero`, il mio punto e` che certe persone lo esaltono come icona della tolleranza quando, infatti, perseguitava omosessuali e applicava la pena di morte a contadini non entusiasmati della Rivoluzione.
    Io sono di sinistra ma ASSOLUTAMENTE pragmatico: non mi fanno illudere né Marx né Che Guevara (men che mai Stalin!). Attenzione, però: ciò non toglie che, proprio in nome della pragmaticità, io sia favorevole non certo all'abolizione della proprietà privata, pia ed ingiusta illusione, ma ad una sana tartassata sui redditi più elevati da attuare con l'aumento delle aliquote massime e con la lotta spietata all'evasione fiscale ( e già questa è una mezza utopia!).

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da vend. solitario
    Io sono di sinistra ma ASSOLUTAMENTE pragmatico: non mi fanno illudere né Marx né Che Guevara (men che mai Stalin!). Attenzione, però: ciò non toglie che, proprio in nome della pragmaticità, io sia favorevole non certo all'abolizione della proprietà privata, pia ed ingiusta illusione, ma ad una sana tartassata sui redditi più elevati da attuare con l'aumento delle aliquote massime e con la lotta spietata all'evasione fiscale ( e già questa è una mezza utopia!).
    E con tutte queste tasse chi investerebbe in Italia?

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da antoninus
    E con tutte queste tasse chi investerebbe in Italia?
    I denari ricavati dalle tasse DOVREBBERO essere investiti in due direzioni:
    1) Creazione di VERI (cioè ben pagati) posti di lavoro ( non quelli ridicoli del
    berlusca.
    2) Sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica ( pensa quello che ha fatto
    la Finlandia solo una decina di anni fa nel campo delle telecomunicazioni e
    all'enorme ritorno che ha avuto ( telefonini Nokia)). Solo che credo che il
    governo Prodi non abbia né la voglia né la forza per effettuare scelte così
    drastiche e continueremo a camminare di conserva. Che Dio ce la mandi
    buona!

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da vend. solitario
    I denari ricavati dalle tasse DOVREBBERO essere investiti in due direzioni:
    1) Creazione di VERI (cioè ben pagati) posti di lavoro ( non quelli ridicoli del
    berlusca.
    2) Sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica ( pensa quello che ha fatto
    la Finlandia solo una decina di anni fa nel campo delle telecomunicazioni e
    all'enorme ritorno che ha avuto ( telefonini Nokia)). Solo che credo che il
    governo Prodi non abbia né la voglia né la forza per effettuare scelte così
    drastiche e continueremo a camminare di conserva. Che Dio ce la mandi
    buona!
    Bisogna credere che i governi sono capace a tali imprese.

    Io non ci credo.

    Quindi, preferisco non pagare le tassi.

  8. #8
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    Il CHE è un icona, un simbolo, nella mitologia pseudorivoluzionaria le efferatezze che ha compiuto non hanno peso, non contano.
    Tutto ciò che ha fatto di tremendo e che tu hai ben riportato con tanto di dettagli a volte macabri sarà anche vero, ma non incide.
    Il CHE ha attraversato un pezzo di novecento, il secolo in cui si è imparato il disincanto che sta alla fine delle utopie: io dico che non c'è contraddizione nell'idolatria di un mito rivoluzionario che ha compiuto stragi di nemici... è normale, che altro doveva fare a Cuba negli anni belli della sconfitta degli yankees?
    Basta semplicemente non tenerne troppo conto e tener alta l'effigie romantica dell'eroe guerrigliero bello e giovane.

  9. #9
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    Il CHE è un icona, un simbolo, nella mitologia pseudorivoluzionaria le efferatezze che ha compiuto non hanno peso, non contano.
    Tutto ciò che ha fatto di tremendo e che tu hai ben riportato con tanto di dettagli a volte macabri sarà anche vero, ma non incide.
    Il CHE ha attraversato un pezzo di novecento, il secolo in cui si è imparato il disincanto che sta alla fine delle utopie: io dico che non c'è contraddizione nell'idolatria di un mito rivoluzionario che ha compiuto stragi di nemici... è normale, che altro doveva fare a Cuba negli anni belli della sconfitta degli yankees?
    Basta semplicemente non tenerne troppo conto e tener alta l'effigie romantica dell'eroe guerrigliero bello e giovane.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da demokrat
    Il CHE è un icona, un simbolo, nella mitologia pseudorivoluzionaria le efferatezze che ha compiuto non hanno peso, non contano.
    Tutto ciò che ha fatto di tremendo e che tu hai ben riportato con tanto di dettagli a volte macabri sarà anche vero, ma non incide.
    Il CHE ha attraversato un pezzo di novecento, il secolo in cui si è imparato il disincanto che sta alla fine delle utopie: io dico che non c'è contraddizione nell'idolatria di un mito rivoluzionario che ha compiuto stragi di nemici... è normale, che altro doveva fare a Cuba negli anni belli della sconfitta degli yankees?
    Basta semplicemente non tenerne troppo conto e tener alta l'effigie romantica dell'eroe guerrigliero bello e giovane.

    E la perseguitazione degli omosessuali? Erano nemici?

 

 
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