Posto un testo che magari certi di voi avran' gia letto in Dx Rad. Lo ripropongo qui a un pubblico meno "di parte" (la vera destinazione di questo testo). Ecco a voi il vero volto dell'immigrazione. Leggete il testo, e ripensateci quando vi mostrerano in Rai Strasburgo come "luogo d'integrazione", o alla prossima puntata di Ballaro'.
Aspetto le vostre reazioni e sopratutto le argomentazioni di chi sostiene il mescolazionismo.
Il testo è stato preso li http://racismeantiblanc.bizland.com/opinions/opi004.htm
l’autore vi parla di un fenomeno serissimo in Francia : l’esodo dei bianchi.
Testimonianze da brividi sull’immigrazione, su come gli immigrati stanno buttando giù l’Europa, e su come i francesi sono stati lobotomizzati, « cerebrolavati » ad accettare passivamente questo destino.
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Fuggiasco !
Domani, il sito verrà congelato per un periodo indeterminato : un agente dell’Enel mi toglierà l’elettricità e non saro’ piu in grado di utilizzare il computer, che sistemero’ finalmente in un cartone. Domenica lasciero’ il mio alloggio. Raggiungero’ le schiere di una categoria di francesi che cresce ogni anno : saro’ anch’io diventato un fuggiasco.
Come sono finito per diventare anch’io un fuggiasco ? è semplicemente l’atto finale di una lunga rottura.
Cinque mesi fa, decisi di lasciare il mio « simpatico quartiere » per motivi strettamente economici (NdDam : « simpatico quartiere » è il nome di una rubrica sul sito del tizio, dove, con la mappa del quartiere, racconta al lettore di quanto è stato testimone per anni… un « clandestini news » dal vivo, pane quotidiano dei francesi, e troppo banale per essere riportato nei giornali. Lettura d’obbligo per chi capisce il francese http://www.racismeantiblanc.bizland....ympa/index.htm ) . Da quando sono a Parigi, ho vissuto in un cubo di 30 m quadri, in una « résidence » privata. Pagavo il genere di somma di danaro che di deve pagare per avere vicini civilizzati. Questo significa che non prendevo molte ferie. Poi, a maggio scorso, tramite il mio lavoro, ho avuto l’opportunità di ottenere un appartamento HLM nuovo in una città di Seine-Saint-Denis (NdDam : da altre pagini nel sito si sa’ che il tipo lavora in prefettura, e quindi beneficia di facilitazioni per ottenere un HLM, cioè une alloggio « sociale » a costo molto basso. Gli HLM sono pieni di immigrati, sopratutto in Seine-Saint-Denis, ovviamente). Piu’ spazio, meno affitto da pagare : certo, nutrivo forti dubbi, ma finalmente, ho ceduto. Ho finito per spostarmi nel Nove-Tre come lo chiamano i « giovani », il dipartimento di Seine-Saint-Denis (NdDam : la Seine-Saint-Denis ha per numero amministrativo il 93, e lo si ritrova sulle targhe delle auto. i giovani afro-magrebini e i francesi negrizzati lo chiamano « nove-tre » seguendo la moda lanciata da un gruppo rap ultra violento che si vantava di provenirne. Tipo : « un posto da duri ». Occhio ragazzi, ne fuoriesco anch’io )
I due primi mesi, era il paradiso. Vicini calmi, nessun problema, metropolitana vicina, 100 euro di piu’ al mese. Tutto andava per il meglio, quando un giorno un brano dei « Jackson 5 » a pieno volume venne coprire la musica che stavo ascoltando : « Monsieur Cherifi » era appena arrivato. Sbornie, urli diurni e notturni, parti comune del palazzo degradate. (NdDam : Cherifi, cognome tipicamente marocchino. Notate il piccolo borghese francese. Piccolo piccolo piccolo : 100 euro, la musichetta, un Twix. Puo’ crollare il mondo ma è il paradiso, finche la puzza non gli arriva nelle narici) .
Di conseguenze : Visite a Monsieur Cherifi per chiedergli di abbassare un po’ la musica. Dispute all’una di notte tra Cherifi e diversi inquilini tra cui pure io. Insulti e minacce di Monsieur Cherifi. Segnalazione al guardiano del palazzo. Causa fatta presso l’ufficio degli HLM. Poi alla polizia. Polizia chiamata. Mezzanotte passate in questura…
Sono venuto anni fa’ in regione parigina per trovare un lavoro, ma sempre piu’ spesso mi sono chiesto « ma che cazzo faccio qui ? ».
Quando sono arrivato nel 93, questa domanda era sempre più viva. Prendendo la metropolitana e vedendo un bianco farsi spaccare un bicchiere in faccia da un nero perché si rifiutava di cedere il suo posto al « maestro africano ». Ma che cazzo faccio qui ? (NdDam : la storia del bicchiere è documentata nella rubrica del « simpatico quartiere. Leggere per credere.) . Uscendo della metropolitana, sento il rumore dell’acqua che rimbomba sotto la volta in cemento, scopro un pakistano che piscia camminando nelle scale. Che cazzo faccio qui ? Andando bere un caffè, incrocio per la strada, scortato da due barbuti musulmani un essere impacchettato sotto una tela del quale pure gli occhi sono nascosti dietro a un velo opaco. Che cazzo faccio qui ?
Vedendo in strada una banda di adolescenti africani e magrebini scappare dopo aver derubato « in forza » il panificio tenuto da una donna francese. Che cazzo faccio qui ?
Ascoltando al telefono una mia ex-collega raccontarmi l’aggressione che ha subito la vigilia. Ma che cazzo faccio qui ?
Alla lavanderia automatica, vedendo un’africana incapace di capire come funzionasse la centralina di pagamento prendere a botte la lavatrice, sotto gli occhi di un’altro africano apatico. Che cazzo faccio qui ?
Poi una sera, a mezzanotte, dopo che la vicina spagnola abbia urlato al balcone e dopo aver chiamato la polizia che non arriva, mi siedo sopra il casino e gli urli ubriacchi degli amici di Monsieur Cherifi : la risposta mi viene spontanea. Non ho nessuna ragione per rimanere qui.
L’omogeneizzazione« sociale », me ne frego. La facciano senza di me. Non ho vocazione per fare il baby-sitter per africani handicappati della lavatrice o per magrebini incontinenti del volume sonoro.
Non ne posso piu’. Devo tornare a vivere con dei Francesi.
Devo andarmene, il più presto, il meglio. Ho dunque lasciato il mio lavoro per prendere un job in rapporto con le mie qualificazioni. Ormai posso lasciare la regione parigina senza timore professionale. E ora o mai, quindi è Ora. Subito.
Non sono il primo a prendere le vie dell’esodo che portano un numero sempre maggiore di francesi di una città all’altra, alla ricerca di un quartiere non ancora saccheggiato. La famiglia dei « fuggiaschi » è una grande famiglia della quale i membri hanno diversi profili. Ci sono i fuggiaschi di buona o mala fede, i fuggiaschi integrali o parziali, i fuggiaschi cauti e i fuggiaschi disperati, ne conosco parecchi.
Nel XVIIIesimo arrondissement di Parigi, due persone sono sul punto di diventare fuggiaschi. Jean Claude e suo amico abitano nel settore di Marx Dormoy, dove la maggioranza degli abitanti è costituita da immigrati. Una parte del quartiere è essenzialmente cinese, l’altra piuttosto afro-magrebina ; i due abitano in quest’ultima parte. Dopo qualche angolo di strada si arriva di fronte al loro domicilio. L’entrata della loro résidence è chiusa da una prima griglia che si apre con un codice di accesso. Si attraversa un piccolo giardino, e si arriva davanti alla porta del palazzo. Bisogna digitare un secondo codice di accesso, e solo dopo si arriva ai citofoni. « Siamo stati costretti a prendere queste misure perché si ritrovavano siringhe nel hall del palazzo », mi risponde Jean-Claude quando evoco i dispositivi di sicurezza del suo palazzo. Poi continua sul pane quotidiano dei francesi nel quartiere : ostruzioni di passaggio da parte degli adolescenti magrebini, con insulti razzisti. Nessun ristorante francese o europeo… L’amico di Jean-Claude esce solo per lavorare. Per il resto, se ne sta in casa e si rifiuta di uscire, anche per comprare il pane. Jean Claude dice che « non ne puo’ piu’ ». Sta cercando un alloggio altrove. E se non è fuggito prima, è perché l’appartamento gli appartiene. Jean Claude spiega che è andato in ambasciata di Croazia per sapere se un francese puo’ istallarsi facilmente laggiu’ « Perche in Croazia non ci sono queste etnie li ». Jean Claude e suo amico sono pronti per diventare fuggiaschi.
Patrice è maturo per diventare fuggiasco anche lui. Sarà fuggiasco di malafede. E un giovanotto di 27 anni, figlio di sotto-prefetto e repubblicano di sinistra che canta a chi lo vuole sentire che odia un cosa sola, « il razzismo ». Ha preso con la sua compagna un appartamento nel X arrondissement a Parigi. Si « rallegrava » per la « diversità » del quartiere, che considerava uno dei pregi maggior ai suoi occhi, perché la « diversità » va di moda. Una mattina ha ritrovato il suo motorino distrutto. Non rubato. Soltanto distrutto. Un altro giorno, scende in cantina per prendere i suoi attrezzi, e la scopre vuota. Poverino, non sa' che a Parigi una cantina esiste solo per essere vuotata del suo contenuto ? Poi, è una sua vicina ad essere stuprata da un aggressore che gli ha messo una pistola sulla testa. Ammette poco dopo di non sentirsi in sicurezza quando cammina per le strade del quartiere. Dopo un anno, Patrice dichiara che lui e la sua compagna hanno deciso di andarsene. Non serve chiedergli se, magari, i problemi di insicurezza ai quali è stato confrontato hanno un legame con le popolazioni per la presenza delle quali un anno fa era cosi entusiasta. « Non è razzista ». Patrice è un fuggiasco integrale di malafede che fugge per restare « tollerante ». Ufficialmente trasloca per trovare « più confortevole ».
Nathalie è mamma single, artista, abita Villeneuve d’Asq, nel nord della Francia. Ha una figlia di 16 anni, Agathe. Ha sempre messo la figlia nelle scuole statali. Nathalie non è razzista, e il passaggio di Le Pen al primo turno delle presidenziali l’ha inorridita. Ma un giorno, sul finire dell’anno scolastico 2001-2002 (NdDam : solo due mesi dopo l'inorridente primo turno ?!! Stronza !) , mentre parlavamo, mi disse « Sai, non è piu possibile. Quando mia figlia torna da scuola, parla solo di Abdel o Rashid. Non ne posso piu’. L’anno prossimo la metto a X (scuola privata), deve sapere cos’è crescere tra francesi ! ». Quest’anno, Agathe è in pensione in questa scuola privata, e sembra che le piaccia enormemente : sicuramente non ne ha coscienza, ma finalmente circondata da adolescenti simili a lei e di identica cultura, può maturare serenamente. La madre, Nathalie è una fuggiasca parziale : ha traslocato sua figlia.
Sandrine è impiegata statale. Anche lei madre single, due figlie. Dice che ha traslocato in « grande banlieue » (NdDam : grande periferia, oltre 30 km da Parigi) , anche al costo di fare un’ora di macchina per « proteggere le sue figlie degli arabi ». Aggiunge « Eppure è stata dura, durante il divorzio ». Sandrine vuole che le sue figle diventino « Francesi, come lei ». Sandrine è una fuggiasca integrale, onesta. Ama le sue figlie e teme per loro. Ha agito di conseguenza.
Catherine anche lei è impiegata statale, sposata con un colonello. È stufa del stereotipo che vuole il militare « fascista per forza », si dichiara francamente repubblicana. Suo marito è stato mobilitato in Serbia durante la guerra nei Balcani. Ha tre figlie. Fino a poco tempo fa’, une era educata al liceo Bergson, nel XIXesimo arrondissement di Parigi. Catherine era soddisfatta del liceo dice, ma un giorno, per storie di «omogeneizzazione sociale», la popolazione del liceo è cambiata. Non i programmi. Non i professori. Non il regolamento interno. Solo l’appartenenza etnica dei nuovi alunni. Il livello del liceo è iniziato a scendere, e sua figlia ha preso l’abitudine di tornare dalla scuola piena di lividi. « Grossi come del piattini da servizio da thé ». Catherine non ci ha pensato due volte : uno dei suoi antenati era stato « Chevalier de la Légion d’Honneur » » (NdDam :ricompensa civile tipo « cavaliere ») , quindi ha compilato la domanda per che sua figlia venga accolta alla pensione per « les demoiselles de la légion d’honneur ».
Nel fratempo, Hakima, una piccola magrebina scolarizzata in Seine-Saint-Denis ha fatto uno « stage » nel servizio di Catherine. Interrogata durante una discussione sulla violenza nella sua classe (4 professori aggrediti) ha spiegato ridendo che nella sua scuola « solo le francesi vengono picchiate ». Catherine glie ne ha chiesto la ragione, e l’adolescente gli ha risposto « perché sono delle vittime ». Poco dopo, Catherine ha trovato la sua figlia in lacrime tornando dal lavoro. La piccola era stata inseguita da una banda di adolescenti afro-magrebini, e come dice la mamma : « meno male che c’era il guardiano »
Oggi la figlia di Catherine non è alle « demoiselles de la Légion d’Honneur », perche non voleva andare in pensione, ma ha lasciato Bergson per Charlemagne. L’ultima volta che ho sentito del liceo Bergson, una piccola araba era stata aggredita e cosparsa d’acido nei bagni (NdDam : la settimana scorsa, altercazione tra bande al liceo Bergson con spari di pistola) .
Catherine è una fuggiasca parziale. Senz’aver votato Le Pen alle ultime presidenziali, dice di « non essere sorpresa », e ha chiesto alle sue figlie di non partecipare alle manifestazioni anti Le Pen con il resto della classe. Questi ultimi tempi, però, Catherine è sempre piu irritata dal suo quartiere, il XIXesimo arrondissement.
Françoise, trent’anni circa, era presente quando la piccola Hakima ha raccontato che nella sua scuola, solo le francese venivano aggredite. Ha una figlioletta di 3 anni che viene educata nella Seine-Saint-Denis. L’anno scorso, questa bambinetta, bionda dagli occhi molto blu era nella « classe dei francesi ». Chiamata cosi perche vi erano 8 piccoli bianchi, mentre nelle altre classi, ce ne sono due o tre (NdDam : In Francia all’asilo nido, le classi sono composte da circa 25-30 alunni) . Un giorno, l’angioletto, dopo la scuola ha detto : « Mamma, voglio essere nera ». A tre anni, la piccola creatura ha capito che essere bianca in Seine-saint-Denis rappresenta uno svantaggio. Françoise è disperata, e la rivelazione di Hakima gli aveva gia’ tirato un urlo. Françoise ci stà pensando.
A dire il vero, la voglia di scrivere un’articolo sui fuggiaschi rimonta a molto prima della mia stessa decisione di lasciare il quartiere dove sono attualmente residente. Delle dichiarazioni di Malik Boutih, presidente di SOS-Racisme mi avevano gia interpellato in questo senso. Mi si perdonerà di non citarlo con precisione, ma gli archivi di questo sito sono gia’ nei cartoni. Nell’intervista, Malik Boutih si rammaricava per la « ghettizzazione » di certi quartieri perche, diceva, i francesi « se ne vanno ».
Se ne vanno…
SE NE VANNO !?!
Leggendo queste parole, ho pensato ai più tristi dei fuggiaschi, i fuggiaschi disperati. Non quelli che lasciano un quartiere perché l’hanno scelto, ma perché ne sono cacciati. Delle ultime famiglie di francesi di un quartiere, quando la loro figlia è stata violentata a sessanta riprese da adolescenti afro-magrebini, quando padre e madre sono stati insultati e minacciati di morte, si puo’ dire che « se ne vanno » ? (NdDam : l’autore fa allusione a casi recenti di « tournantes »,gli stupri in branco dove poi famiglia e amici dei stupratori costringono l’intera famiglia della vittima alla fuga, con cambio di nome, e ammissione d’impotenza totale da parte dei poteri pubblici. Ad ottobre, hanno fatto vedere in tivù famiglie dei stupratori di una una ragazza –violentata oltre 20 volte- insultare la vittima fuori dal tribunale perche mandava i figli in gallera, mentre « era lei la puttana ». Scene di isterie. Tutti magrebini. A giurare vendetta sul Corano) . La fuga di queste famiglie francesi, le ultime di un quartiere, quelli che non potevano partire prima, rivela, in modo amplificato, le ragioni che spingono un numero sempre maggiore di francesi a trasformarsi in fuggiaschi : « perché non è piu’ possibile ». Un’altra parola mi fa reagire : « ghettizzazione ». Bisogna ricordare : un ghetto è il posto dove si costringeva della gente a vivere. Nei casi dei quartieri o delle cités afro-magrebini, la situazione è diversa. Sono le popolazioni afro-magrebine a « fare il vuoto » attorno a loro. La partenza tragica delle famiglie di ragazze violentate da un indizio sufficiente di ciò che causa la fuga. La parola ghettizzazione invece diffonde l’idea che le comunità che si sono appropriato questi quartieri sono vittime di una sorta di razzismo, mentre è vero solo il contrario.
Si fugge non perche si è razzisti ma perche si è vittima del razzismo antibianco cosi presente nelle communità afro-magrebine. Le donne che hanno cambiato la loro figlia di scuola non l’hanno fatto per oddio per gli africani o per i magrebini ma per amore dei propri bambini. Non c’è nel fuggiasco nessuno volontà di mettere gli africani e i magrebini in un ghetto ma il desiderio di potere vivere « francesi » liberi.
[…] (NdDam : taglio una piccola parte del discorso sulla natura dei « fuggiaschi », buonista-miserabilista « non vogliono cambiare l’ordine del mondo, chiedono solo tranquilità »…)
Appartengo alla seconda categoria di fuggiaschi (NdDam : i fuggiaschi poveri) . Ho lasciato la sicurezza del mio lavoro di impiegato statale e ho deciso di lasciare la regione parigina. Dopo aver vissuto 6 anni accanto ad africani e magrebini, ho finito per capire. Preferisco essere disoccupato nel Nord, mia regione, in una città col minor numero di africani e magrebini possibile, in una camera da 10 m quadri per 200 euro, circondato da francesi, che essere in minoranza e vittima del razzismo e della delinquenza dei quartieri afro-magrebini. Voglio vivere con gente che pensa come me, con gente che si comporta come me, che ha lo stesso temperamento mio perché ha le stesse mie origini, la stessa mia storia, con gente che celebra le stesse feste e le stesse gioie mie.
All’ora di iniziare il mio esodo di fuggiasco, ritenevo importante mettere in linea quest’articolo relativo a questo fenomeno di società.
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Bello, eh' ?




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