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    Predefinito “Un bel sogno tristemente svanito, pensieri di un padano triste, deluso ed arrabbiato

    Ai primi inizi degli anni ’90 incominciai (colpevolmente, perché troppo tardi) ad interessarmi un po’ di politica, spendendo del tempo lasciato libero dal lavoro.
    Erano anni di rivolgimenti e confusione, costellati d’eventi di portata storica che influenzarono non poco la vita quotidiana di noi comuni cittadini.
    Fui attratto da una piccola luce che splendeva in cotanto grigiore, un uomo che impersonificava un sentimento albergante ma sopito, credo, in ogni uomo: l’esercizio della libertà nel contesto delle proprie tradizioni. La scintilla scoccò talmente forte che mi avvicinai sempre piu’ a quel movimento politico che rappresentava l’incarnazione del mio ideale. Ne diventai prima sostenitore e poi militante, sempre piu’ fiero della scelta fatta.
    Furono momenti d’intensa commozione e partecipazione a feste, raduni, convegni, comizi, cortei ed a quant’altro succedesse nell’amata Padania, tutti accomunati con il “fiero” condottiero. Com’era possibile (faccio un esempio) non partecipare ai mitici appuntamenti annuali, quali Venezia e Pontida? Una festa, un tripudio di uomini e bandiere: era come sentirsi a casa propria, circondato da persone umili e schiette che la pensavano come te.
    Aderii con entusiasmo a gran parte delle molteplici iniziative lanciate dal Movimento aprendo anche e spesso il borsellino; quindi, tempo e denaro spesi per la “santa causa”, in altre parole per una Padania libera ed indipendente: ma che bel sogno, stupendo! E le richieste divennero sempre piu’ pressanti, perché la carne al fuoco aumentava sempre piu’, occorreva sostenere le iniziative piu’ disparate e, possibilmente, aderirvi quali: il quotidiano, il settimanale, la radio, la televisione; poi la Cooperativa made in Padania, le campagne pubblicitarie di libri, gadget e riviste varie inneggianti, ovviamente, alla Padania, le associazioni padane (sorte come i funghi), il mitico prato di Pontida, il palazzo del Governo padano a Venezia, il villaggio turistico in Croazia, lo sport padano, la banca padana e quant’altro.
    Uno sforzo organizzativo e finanziario formidabile che sottintendeva la disponibilità di uomini e mezzi di prim’ordine: pareva proprio l’inizio di una nuova vita, tale cresceva l’euforia in noi, comuni mortali.
    Ma la felicità e gli entusiasmi non durarono a lungo, perché cominciarono a subire scricchiolii di varia origine ai quali, in verità, non diedi soverchio peso; certo che in seno a cotanti iniziative potessero sorgere qua e là difficoltà tali che qualcosa potesse non funzionare come un orologio svizzero.
    Cammin facendo, però, i sassolini caduti nell’ingranaggio infernale aumentavano e certi insuccessi registrati dall’organizzazione cominciavano prendere corpo; sapientemente, però, erano tenuti riservati, al punto tale che noi, militanti, ci accorgevamo in modo fortuito e solo a cose fatte.
    Un sinistro campanello d’allarme incominciava a suonare in sordina ma, tale era la fiducia nel “capo” (che tutto governava), da non impensierirci piu’ in là di tanto.
    Una ruota del possente ingranaggio era rappresentata dalla Banca padana, altrimenti detta CredieuroNord, voluta fortemente dal “capo” per imprimere un forte impulso alla finanza padana, quale alternativa a quell’italica: splendido.
    Non mi parve vero, aderii con entusiasmo, una vera ubriacatura bancaria che mi pervase: divenni socio fondatore, correntista ordinario e “verde”, trasferii tutti i miei averi, instaurando un rapporto di collaborazione completo; incontrai anche persone dedite all’operatività alquanto collaborative.
    Avevo voluto ed accettato a scatola chiusa tutto quanto offertomi, senza dubbio alcuno, tale era scudo di fiducia impersonificato, sempre dal “capo”.
    Tralascio, per ora, quest’argomento, perché desidero registrare alcuni episodi (corroborati da certi strani atteggiamenti) che incominciarono a non piacermi per niente.
    Da sempre abbonato, con formula coupon, anche al settimanale, mi sentii dire un giorno dal giornalaio che la rivista non era piu’ presente in edicola: lascio intendere il mio stupore apprendendo all’esterno del Movimento che il settimanale non esisteva piu’; mi astengo dal commentare il proseguo della vicenda.
    Ero socio (munito di tessera associativa, a pagamento) della Cooperativa made in Padania, presso la quale mi ero piu’ volte recato per fare acquisti: un giorno, per caso fortuito, appresi che era stata liquidata; bene, come socio devo ancora ricevere il bilancio della sua liquidazione; modalità alquanto singolari ed in libertà nei confronti dei soci.
    Questi episodi, seppur piccoli d’importanza, offrivano un quadro relazionale non certo confortante.
    Altro episodio; avevo da sempre presenziato al raduno annuale nel mitico prato del giuramento di Pontida ma, con mia gran sorpresa, un paio di anni fa vidi costruito su parte dello stesso un bel (si fa per dire) supermercato: che duro colpo alla sacralità del luogo! Anche in quest’occasione il silenzio assoluto ed il fatto compiuto: fu l’inizio della fine.
    Di piu’, recentemente ho pure appreso che il palazzo del Governo padano di Venezia è stato venduto, senza troppo clamore: la conferma dell’inizio di un processo di svendita del Movimento.
    E nel frattempo, il “capo” sfortunatamente cadeva fortemente ammalato: ci voleva anche questo!
    Un brutto segnale veramente, anche perché tutte le manifestazioni che contavano erano annullate in nome del rispetto che si doveva al “condottiero”. Ma la regola era infranta se si fosse trattato del concorso di miss Padania e no, quest’avvenimento aveva ed ha una tale importanza per le sorti della Padania da non essere lontanamente sfiorati dal dubbio: ma il “Capo” non si offenderà che in sua assenza sia proseguita l’insostituibile manifestazione?
    Ma, il detto concorso è talmente importante nelle vicende e nella sorte del Movimento, che tutto poteva e può succedere, non importa, perché nulla ha una così elevata valenza: il Movimento n’è ipnotizzato. E che dire di quell’impalcatura costituita dalle associazioni che a mano a mano è andata sgretolandosi e che doveva rappresentare le fortune del Movimento stesso, solo cocci: ma che impietosa constatazione!
    Lo svolgimento di quest’impietoso trascorso di vita del Movimento mi ha finalmente indotto a credere che non era tutto oro quello che luccicava; sono così stato indotto alla riflessione piu’ ovvia che si potesse fare ovvero che cosa stesse succedendo?
    Poi quotidiani e riviste ci “mettevano” del loro, con attacchi mirati a trecentosessanta gradi con gli argomenti piu’ disparati; sfrondiamo pure buona parte delle notizie, ma qualcosa purtroppo ci doveva essere di vero!
    Ma la punta dell’iceberg del malaffare doveva ancora emergere; in mezzo a queste onde perigliose navigava la barca della nostra banca, scusate, sbagliavo, della nostra ex banca.
    A fine aprile 2004, lor signor (consiglieri d’amministrazione e sindaci), in occasione dell’assemblea di chiusura del bilancio 2003, ci sono venuti a dire che la banca versava in bruttissime acque (per mala gestione) e che occorreva ricapitalizzarla: lo stupore e la rabbia furono palpabili.
    E la fiducia (nel “capo”) che fine aveva fatto? Era stata tradita nel piu’ vile dei modi, un vero rompicapo; chi si arrabbiava, chi credeva ancora (non so chi), chi era frastornato dalla randellata subita. Avvenne la ricapitalizzazione, che non servì a nulla, cui fece seguito il funerale della stessa banca, con patrimonio azzerato; risultato: ai soci fondatori una manciata di spiccioli.
    E così i risparmi di tante famiglie padane andati in fumo, per mano di sedicenti padani, senza scrupoli, dediti solamente allo sperpero del sudato denaro altrui. Questa è la madre di tutte le porcherie consumate all’ombra del Movimento, tutto dedito al concorso di bellezza; questa è la sensibilità dimostrata dai suoi uomini, pari a zero, una vergogna che dovrebbe cancellarli dalla faccia della terra.
    Dal momento della ferale notizia è scoppiato il dramma morale e materiale nella maggior parte delle famiglie padane che avevano indirizzato i propri risparmi nella “sicura” banca padana: ridotte sul lastrico. Una domanda su tutte: se la banca fu voluta dal “capo”, se gli uomini che l’hanno promossa e gestita erano di provata fede leghista, scelti dal “capo” (e da noi eletti sotto l’influsso della fiducia), allora, cosa era successo nel corso della sua breve vita?
    Da quel momento il Movimento (facendo anche leva sull’assenza del “capo”) si è, di fronte a questo tremendo episodio di tradimento, dissolto come neve al sole, come se la banca padana fosse un’entità di un altro pianeta del sistema solare. Ci hanno, noi soci, trattati come appestati, ci hanno evitati, derisi, targati come dementi, disfattisti e provocatori in tutte le sezioni della Padania: un autentica vergogna. Abbiamo anche “collaudato” (si fa per dire) la solidarietà del popolo padano di fronte a tale misfatto: che delusione provata, e dire che aveva giurato, un dì a Venezia: uno per tutti e tutti per uno. Un’autentica barzelletta.
    Nessun organo di informazione “verde” ci ha messo a disposizione un minimo spazio per il nostro grido di dolore, al contrario, in quelle rarissime occasioni di spazi concessi all’ufficialità, sono comparse solo menzogne, titoli artatamente falsi e scientemente confezionati per far apparire le situazioni appetibili e di salvezza. Non una voce di comprensione da parte dei maggiorenti del Movimento, totalmente sordi ed incuranti dell’avvenimento, tutti intenti a curare i propri interessi. Quelle belle facce fotografate a Roma, davanti al palazzo del parlamento, a difesa dei risparmiatori Parmalat e Cirio, con tanto di cartelli ricoprenti le loro solide pance; non hanno fatto altrettanto per i loro fratelli padani. Che la vergogna li perseguiti per sempre, unitamente ai loro accoliti e lacchè, spregevoli individui che hanno fatto leva sul sacrosanto spirito di libertà del popolo padano (quello vero), per poter poi tradirli nel peggiore dei modi.
    Ora, molti dicono: “io l’avevo detto che la banca non doveva essere fatta”, ma quando sarebbe stato ora di farlo sentire a chi di dovere, tutti zitti come topi, terrorizzati che “babbo” non li avrebbe piu’ candidati; doppiamente vergognosi.
    Ma non dovevamo essere l’esempio della trasparenza e dell’onestà? Non c’eravamo fregiati di combattere il nepotismo e la clientela?
    Basta leggere la lista dei portaborse al Parlamento Europeo: provare per credere!
    E che dire del “capo”, che con un filo di voce tremante al telefono, in occasione di una festa padana, ricordava come le famiglie padane fossero vessate da Roma ladrona, dimenticando (volutamente?) che parte di quelle stesse famiglie fossero state fregate anche da fratelli (cosidetti) padani; e giu’, tutti i presenti in delirio a battere le mani: che tristezza di popolo!
    E in queste condizioni, vorremmo fare la Padania libera ed indipendente? Con questa gente? Con questi condottieri? Con questa solidarietà?
    Suvvia, non prendiamoci in giro, perché l’argomento rappresentato dall’ideale (al quale io continuo a credere) è troppo serio ed oneroso, non certo alla portata di chi ci vorrebbe rappresentare nelle istituzioni. In che cosa posso ormai credere su questa terra? L’ideale, ovviamente!
    Ma se non esistono uomini che lo promuovono, serve a nulla una lontana chimera. Quale sconforto politico mi assale! Fallito questo percorso, ce ne restano altri? E quali? Domande senza risposta.
    La mia fondata impressione è che attualmente esista il vuoto assoluto, non sono certamente gli attuali rappresentanti del Movimento, sparpagliati allo sbaraglio, i fautori della padanità.
    Perché “padanità” vuol dire onestà, laboriosità, senso del dovere verso gli altri. Cosa mi resta da fare?
    Tristemente niente! Perché non potrò piu’ appartenere ad una famiglia dedita al tradimento ed alla menzogna. Vivrò di ricordi, perché un passato onesto non può essere dimenticato, nell’attesa di tempi migliori, se vorranno venire.
    ------------

    da una città del Piemonte....

    -continua-

    •   Alt 

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  2. #2
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    Tutto giusto , tutto vero.

    Ma un'altra grossa porcheria , direi ENORME , fu tentata colla finta devolution ... se il referendum fosse passato allora sarebbe stata messa la parola FINE ad ogni ipotesi di federalismo a geometria variabile (Federalismo asimmetrico) .. modello spagnolo-catalano , per intenderci

    In realtà la cd devolution era una ri-strutturazione della forma di governo a LIVELLO CENTRALE (introduzione del cd. premierato forte) ... è incredibile che sia stato occultato il suo nocciolo duro e reale obbiettivo !!!

  3. #3
    Padania libera dai padioti
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    Non credo in tutta sincerità che Bossi abbia mai creduto alla possibilità che il SI potesse vincere.Tuttavia credo che un risultato intorno al 60 - 65 % nelle regioni del triveneto e della Lombardia sarebbe stato molto almeno confortante.

  4. #4
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    Calma ragazzi.

    Bossi o non Bossi il bello deve ancora venire.
    Venti anni fa nessuno parlava si federalismo neanche al bar,
    e il famoso muro oltre il Po era solo una battuta, anche se un pò cattivella.

    Ora tutti i partiti parlano di federalismo, ed entrambi gli schieramenti hanno dovuto scrivere qualcosa in merito nei loro programmi.
    Non solo, ma durante i dibatiti televisivi, alcuni politici "moderati" sfoderano tranquillamente argomenti che erano di Bossi, e che gli valsero accuse di "razzismo".

    Bene o male siamo arrivati ad un referendum.

    Se é vero, come é vero, che ai meridionali (ad esempio i calabresi che hanno votato NO all'80%) delle modifiche alla Costituzione non importa nulla, non essendo neanche in grado di valutarle,
    allora si può affermare che la vera domanda del referendum, così come é stata posta dopo la campagna referendaria, era questa:

    "Volete la riforma federale della Lega di Bossi?"

    Ebbene, circa il 40% dei votanti dell'intera penisola (esclusi gli UDC e quelli che sono andati al mare dopo aver chiuso la fabbrichetta) ha risposto SI.

    Vi pare poco?

    Aveva ragione Miglio quando affermava che "il federalismo verrà, per la forza delle cose, anche se chi vi sta parlando non dovesse più esserci, anche se la Lega dovesse sparire"

    (famoso discorso di Bologna proposto da Facco editore nell'audiolibro "Un Miglio alla libertà)

  5. #5
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    scusate ma per parlare di devolution c'è il 3d apposito...questo è dedicato alla lettera di un ex socio della banca inviata sempre a RS..
    scusate se insisto

 

 

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