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    Post Scritti su cui riflettere

    Fermare l’invasione



    Ha scritto il Consigliere di Stato Gendotti, responsabile della pubblica educazione, a conclusione di un articolo sui disordini in Francia: “ il coprifuoco non potrà mai essere la soluzione”.

    Ha ragione. Però il passo avanti verso una possibile soluzione potrebbe essere un altro: smettere di raccontare alla gente delle panzane che non stanno né in cielo né in terra.

    Il coprifuoco non è una soluzione, dice Gendotti, e propone i suoi corsi di tirocinio . Come proporre un pacchetto di aspirine a un malato di cancro. Allora sosteniamo i corsi di tirocinio di Gendotti così i giovani immigrati ( diciamo le masse migranti, più corretto) trovano un lavoro e non si ribellano.

    Forse vive in una città marziana e non sa nulla di quanto sta accadendo in Europa.

    E’ incredibile cosa si riesce a far ingoiare all’opinione pubblica quando si controllano i mass media. Incredibile e indegno.

    Sono almeno vent’anni che è chiaro a chiunque ci voglia riflettere che le invasioni che hanno inondato l’Europa sono destinate produrre catastrofi. Sono almeno vent’anni che vediamo crescere i ghetti, insediarsi nuove popolazioni, aliene alla cultura e alle tradizioni europee, indatte ad integrarsi in un sistema, quello nostro, che è per infinite ragioni molto diverso da quello americano , dove peraltro la società multirazziale è egualmente un fallimento. Ma quel che da loro è un fallimento da noi è una catastrofe. E’ pazzesco immaginare di integrare etnie ( etnie, non individui, non piccole comunità: parliamo di intere popolazioni) nelle piccole realtà europee dove i francesi fino a ieri sparavano sui tedeschi, gli inglesi ancora oggi sparerebbero sui francesi, i francesi non amano i belgi, serbi e croati si odiano e tutti e due detestano i vicini bosniaci e potremmo continuare.

    E pensiamo di far diventare tedeschi i turchi, francesi gli africani e gli arabi, inglesi gli indiani e via elencando? Nessuno si è mai chiesto perché l’immigrazione cinese, che pur in tanti luoghi è di massa, non hanno mai fatto disordini o rivolte? Sarà perché sono diversi o hanno tutti fatto tirocinio da Gendotti?

    Nessuno si è mai chiesto perché trova lavoro più facilmente un polacco che un oriundo del Camerun? E con che faccia si viene ora a blaterare di “disoccupazione”? Ma come ci avete rotto le tasche dicendo che gli immigrati non bastavano mai, che le migrazioni erano una benedizione, che mancavano braccia , contributi, consumatori…E allora? Com’è che adesso non trovano lavoro a centinaia di migliaia, com’è che nascono favelas come funghi, a Milano più ancora che a Parigi, Lione o Marsiglia eccetera eccetera? Che balle avete raccontato? Adesso in Francia qualche demente ha il coraggio di parlare di “quote” . Quote “nere” posti riservati ai negri e ai maghrebini nelle università , nell’amministrazione pubblica, nella polizia ecc. I francesi, che sarebbero poi a casa loro fino a prova contraria , possono aspettare. A proposito, c’è poi la minima reciprocità nei paesi africani verso gli europei? Neanche per idea. Vedere nello Zimbabwe per esempio.



    Parigi brucia?


    E’ ben vero che il coprifuoco non risolve un tubo di niente. Ma il tirocinio alla Gendotti, come le quote, la politica della cosiddetta integrazione sono fandonie, fandonie criminali.

    Le scuole europee dovrebbe ricominciare a fare lezioni di responsabilità : far capire che ogni uomo, ogni famiglia, ogni popolo è responsabile del suo destino. E’ inaccettabile prendere la terra altrui: lo hanno fatto gli europei, mezzo secolo fa, è vero ma hanno anche dato parecchio. E’ comunque vero che se avano a casa loro era meglio per tutti, alloro come oggi. Ma è ora di finirla di dare sempre le colpe agli altri della propria inettitudine. La società, i bianchi, gli altri. Semmai sono le oligarchie politiche che hanno mentito che devono pagare il conto del disastro.

    La rivolta in Francia, il terrorismo prossimo venturo in Europa ( non quello fomentato dagli israeliani e dagli americani, loro sì rapinatori delle terre e delle ricchezze degli altri) le rivolte che nasceranno,. il caos che si scatenerà nel calderone multietnico sono colpe gravissime che l’oligarchia –non solo politica – ha voluto e coltivato e ora deve pagare. Lo sa perfettamente e cerca per questo di impedire che lo si dica. Per questo ha inventato il reato medioevale di opinione. Domani milioni di afroasiatici avranno diritto di voto, saranno “francesi” “svizzeri” “italiani” ma non saranno integrati per niente. Ma avranno abbastanza potere da soffocare le proteste degli autoctoni. “ Questa è casa nostra” dicevano i teppisti africani nelle periferie e incendiavano tutto, arrivando a sparare sui poliziotti. Domani saranno milioni in più e sarà davvero casa loro. L’Islam non c’entra niente in questa storia: c’ entra l’ideologia egualitaria e l’avidità dei mercanti di carne umana. Le masse africane si raggruppano nei territori invasi e non si integrano perchè non possono: non vogliono loro e non vogliono i bianchi, al di là del buonismo imbecille. Ci sono culture, costumi, modi di vita che non si amalgamano neanche in generazioni. Altro che le scemenze del tirocinio.

    A pagare saranno i nostri figli. A meno che non riusciamo a farla pagare a chi sta svendendo la nostra terra e il nostro futuro.

    La speranza non sta nell’inventare nuovi costosi marchingegni per evitare i danni di un’integrazione impossibile: la sola speranza sta nel fermare l’invasione. Ma sono certo questi governi di maggiordomi del nuovo ordine a poterlo fare: se non riusciamo a mandarli a casa non avremo più una casa.

    •   Alt 

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  2. #2
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    La longa manus dei padroni





    Anche a Basilea gli artigli del Nuovo Ordine





    Un’accolita apolide di “regolatori”- un suggestivo appellativo per l’epoca in cui viviamo, e cioè un’epoca caratterizzata dalla delegittimazione politica delle nazioni e dal trasferimento della gestione del potere mondiale ad anonimi burocrati telecomandati da oscuri ma veri poteri - fa strame ovunque nel mondo della dignità umana. della libertà dei popoli.
    Come descritto da Guillaume Faye, “Il Sistema mondiale in formazione seppellisce progressivamente le forme tradizionali di direzione e dominazione politiche. Il Sistema non ha più bisogno di capi; vuole dei “regolatori”. Alle decisioni politiche degli Stati si sostituiscono scelte strategiche decentrate prese in seno a reti di potere che trascendono i quadri nazionali: reti degli Stati maggiori delle grandi società, reti bancarie internazionali, reti di speculatori pubblici e privati, reti di Istituzioni internazionali”... “Il potere tende a non aver più né ubicazione, né volto; ma sono sorti poteri che ci circondano e ci fanno partecipare al nostro proprio asservimento... Il Sistema funziona per ‘autoregolamentazione incitativa’. Imprese nazionali, amministrazioni statali, multinazionali, banche, organismi internazionali si ripartiscono tutti un potere frammentato... Eppure l’insieme risulta ordinato alla costruzione dello stesso mondo, dello stesso tipo di società, del predominio degli stessi valori. Tutto concorda nell’indebolire le culture dei popoli e le sovranità nazionali, e nello stabilire su tutta la terra la stessa ‘civilizzazione’.”.
    A questa accolita di regolatori che decidono su tutto senza rispondere di nulla ed a nessuno se non a se stessi non è affatto estranea l’Unione Europea, la cui stessa esistenza e decisioni sono sottratte al voto parlamentare e alla consultazione dei cittadini, salvo venire convalidate a livello nazionale ex post, a “giochi fatti”, da vaghe leggi di delega che possono essere attuate per mezzo di decreti delegati interpretati da dubbie figure di uomini politici secondo il vento che tira nelle alte sfere. Il caso più vistoso, dopo la rinuncia di fare dell’UE una unione politica, è stato quello di ridurla ad un’Unione monetaria.

    A chi davvero serve l’euro…






    L’Euro non è stato il punto d’arrivo spontaneamente perseguito dalle nazioni del vecchio continente, come invece viene spacciato. Esistono documenti del Bilderberg Group da cui risulta che già da oltre cinquant’anni in quegli ambienti si lavorava per un’Europa-Mercato. Nel 1948 le Fondazioni Ford e Rockefeller avevano dato vita ad un American Committee for a United Europe, proprio con lo scopo di condizionare lo sviluppo economico, monetario, sociale e politico del nostro continente in modo convergente agli interessi d’Oltreoceano. Si pensò che fosse molto più semplice controllare un’unica entità monetaria e un’unica Banca Centrale - nel caso la BCE - piuttosto che una quindicina di valute e di Istituti di emissione. Di contorno quella che oggi è chiamata UE doveva svolgere un ruolo succedaneo di superburocrazia, cieca e superpagata.
    Ormai ci sono molti storici e studiosi della finanza contemporanea che ci informano come le Banche Centrali siano enti di diritto privato (e cioè non pubbliche) che sfuggono ad ogni regola di democrazia, in quanto le stesse autonominano i rispettivi Governatori nelle varie nazioni del mondo con la determinante approvazione della Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri o Bsi in lingua originale) e solo in qualche raro caso con la ratifica ex post da parte dei Governi nazionali delle decisioni prese. La BRI è assai poco conosciuta. Per chi non lo sapesse, risiede a Basilea, in Banhofplatz, 2 ed è rigidamente controllata dalla Federal Reserve e dalla Bank of England. Nelle riunioni mensili a Basilea sono affrontate tutte le questioni di ogni paese, decisi i tassi di sconto, i beneficiari dei prestiti, i governi che devono essere finanziati, rafforzati ovvero indeboliti, le monete che debbono decollare o essere svalutate, i movimenti rivoluzionari da armare e le riforme da appoggiare. E se l’Olimpo delle grandi famiglie dei Morgan, dei Rockefeller, degli Warburg e dei Rothschild non è d’accordo sulle decisioni prese, viene tutto rimesso in discussione.
    Nessuno di questi signori che si riuniscono e decidono a Banhofplatz è mai stato candidato in una lista di partito, nerssuno è mai stato eletto da nessun elettore di nessun popolo del mondo.
    Ecco, questa è la cupola più “scoperta” dei nostri “regolatori”.
    Questo è il vertice più palese di questi grandi "amici" del genere umano.

  3. #3
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    A chi serve l'ignoranza..

    Evviva l’analfabeta!!






    I giornali italiani hanno riportato una notizia abbastanza sconvolgente: 6 milioni di italiani non sanno né leggere né scrivere. Ancora più sconvolgente quella successiva: 36 milioni sono an-analfabeti, e cioè appena alfabetizzati.


    Terrificante poi la proiezione futura: tra gli studenti medi, dice un noto linguista ed ex ministro, il prof . Tullio De Mauro, il 25% , cioè uno su quattro, non sa né leggere né scrivere. Punto.

    In Svizzera, come noto, il rapporto PISA ha denunciato carenze non da poco nel livello di istruzione, specie nelle dilaganti scuole multietniche dove i ragazzini imparano prima lo swaili che la propria lingua madre, figurarsi il latino dei padri e il greco dei nonni.

    Non c’è da stupirsi troppo: oltre alle masse migranti che rendono problematico l’affinarsi della conoscenza della propria lingua ( quasi impossibile un raffinato uso dello strumento linguistico, che un tempo era la scuola di retorica, ora annegato in un coacervo di dialetti dove è tanto se maestre e professori riescono ancora a farsi capire) esistono ormai barriere politiche e di costume che bloccano l’apprendimento

    La politica del post Sessantotto, nella sua delirante follia “progressista” ha imposto l’egualitarismo, eliminato o grandemente limitato la selezione, allargato l’accesso agli studi non tanto agli intelligenti poveri, che sarebbe stato assolutamente giusto, ma ai deficienti in genere, il che è criminale.

    Ha così fatto crollare il livello medio, demotivando un po’ tutti e soprattutto convincendo un potenziale ottimo macellaio che poteva diventare un illustre chirurgo, con il risultato che mancano i macellai e siamo pieni di mancati aspiranti chirurghi.

    Come spesso accade gli eccessivi egualitarismi ( il comunismo creò una nomenklatura esclusiva) hanno favorito il loro contrario : l’elitarismo. In questo caso quello culturale.

    I giornali sono ormai letti da minoranze , i libri sono sempre più cosa per pochi e per le masse plebee c’è la televisione. Una televisione sempre più nichilista, sempre più incredibilmente volgare, dove tutto è permesso purchè non “politicamente scorretto” : vedere un cosiddetto “reality show” (scritto all’americana poiché tutto questo vomito è originariamente made in usa) è terrificante per chi non sia vaccinato. I protagonisti, come scimmie primitive, mettono tutto in piazza, fanno di tutto, straparlano esprimendosi nel loro elementare linguaggio, esternano i loro bassi istinti, le loro gelosie, voglie ed invidie , davanti a milioni di telespettatori che evidentemente sono felici di ritrovare in mondovisione lo squallore di casa loro. Non gli bastava quello privato.

    Da qui a milioni di analfabeti di ritorno il passo è breve.

    Tutto ciò è casuale? No, non lo è. E’ perfettamente riconducibile alla strategia del potere. Nella nostra sedicente democrazia globale da bombardamento un 60% di analfabeti è una manna di Jahvè!

    Le minoranze sono ricattabili: in genere hanno un buon posto di lavoro, una buona situazione sociale, responsabilità . Si spartiscono le briciole del potere ( quello vero non l’avranno mai) tra destra e sinistra, a turno o insieme ( si chiama concordanza) ma non andranno mai contro il sistema. Il sistema bene o male li mantiene. Le minoranze ricche poi sono un modello di autocontrollo, o meglio, di autocensura: non troverete mai un industrialotto, un faccendiere, un riccastro, un banchiere che finanzi un giornale anti sistema: non darà nemmeno una riga di pubblicità.

    Proprio in Italia c’è il miglior esempio del genere e si chiama Berlusconi: falso uomo di destra è totalmente devoto al nuovo ordine e non per nulla aveva lanciato la scuola delle tre “ i “ : inglese, internet, informatica. Così dovranno essere i futuri maggiordomi del’Impero del Bene, se vorranno avere una poltroncina. Fra le tre “i” manco a dirlo manca quella dell’ “italiano”, cioè la propria lingua. E i risultati si vedono.

    Ma per qualcuno questi risultati sono ottimi. Fare propaganda alle masse di semi analfabeti, plagiare le plebi del tubo catodico che non sanno neanche leggere i giornali e non hanno la più pallida idea di quel che accade davvero nel mondo, è molto più semplice e redditizio. Si chiama sistema della quarta “i”, come Idioti o Ipnotizzati davanti all’Isola dei famosi che propina scurrili scemenze a poveri illusi che famosi non lo saranno mai ma poveri analfabeti, purtroppo, lo saranno per sempre. Mandrie di consumatori o poco più.


    di Gianfranco Montù

  4. #4
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    Carlo Pelanda: dal Cantone al Plotone




    Carlo Pelanda: dal Cantone al Plotone










    Dal "libro bianco" a "full metall jackett.."


    Vi ricordate di Carlo Pelanda, arrivato in Ticino per salvarlo dalla crisi economica e autore di un “libro bianco” che ci ha fatti neri tanto era stupido? L’uomo, sionista di ferro anche per interposta persona, ora non è solo un economista da junk bond, cioè spazzatura liberista, ma è diventato anche un grande stratega. E siccome l’omino non conosce vie di mezzo, dopo i libro bianco-nero pagato ( ahinoi, dai contribuenti, vuole addirittura erudire i pupi del “mondo libero” . Prepararli alla futura e sicura guerra americano-sionista. “Progetto di rieducare i diciottenni di oggi alla possibilità reale della guerra»: il titolo che appare su Il Foglio del 28 giugno 2006 ha almeno il merito di non usare giri di parole. Ma Pelanda non usa mai giri di parole, non ne sarebbe capace: ha il solo merito di essere utile ai filo sionisti per scrivere quello che loro sono troppo furbi per dire apertamente.

    Il quotidiano neocon , che costa qualche miliardo ai contribuenti , vale una cicca ma paga stipendi a Ferrara e suoi amici, quando è in gioco l'interesse supremo d'Israele va dritto al cuore della questione, senza circonlocuzioni.

    I giovani d'oggi vanno preparati alle guerre imminenti.

    Qualche citazione dall'articolo, firmato da Carlo Pelanda, soi-disant «esperto di scenari internazionali». Ora, dopo essere stato quel grande economista che il Ticino ha avuto l’onore do conoscere, si vuol definire così.

    Il grande stratega prevede il seguente scenario: «Il conflitto con l'islam potrebbe avere un picco - colpi nucleari ed emergenze epidemiologiche nell'area occidentale (Interessante e agghiacciante parentesi: che c'entra l'Islam con le «emergenze epidemiologiche»? L'Islam nulla. Ma la guerra batteriologica è parte dell'arsenale dei padroni del mondo, in quanto la più efficace per spopolare intere «civiltà» nello scontro di civiltà appena iniziato. Naturalmente, è possibile che qualche «emergenza epidemiologica» trabocchi verso Occidente. E' il bello della Next War Society.) - verso il 2015. La Cina […] dal 2022 avrà la forza di tentare qualche sforzo preliminare con l'America, per saggiarne la forza e per impegnarla in una corsa al riarmo fantascientifico nel cui orizzonte (2022-2040) potranno avvenire deflagrazioni globali». Il Pelanda ha imparato la geo politica guardando Star Trek.

    Come è preparato «l'Occidente» a queste guerre inevitabili? Ovviamente per Pelanda “l’Occidente” si identifica con gli intereressi di Israele.

    La dotazione di «armi tecnologiche disponibili all'Occidente per attaccare è buona», si rallegra il Pelanda.

    L'unità dell'Occidente meno sicura, perché «le sue tre teste, America, Europa e Russia [sic] tendono a restare disunite». Che Pelando consideri la Russia alleate degli USA è un fondamento geopolitica che merita da solo un libro bianco.









    Ma il problema vero che preoccupa Pelanda è la scarsa attitudine militare della nostra gioventù.

    «Del tutto negativa è la valutazione della capacità delle popolazioni occidentali di reggere nel futuro disastri, crisi economiche e guerre», ossia la cornucopia di regali sterminatori che hanno in serbo per noi i likudnik, di Washington e Gerusalemme.

    «In particolare i diciottenni di oggi saranno inadeguati, quando diverranno il corpo centrale della società occidentale che entrerà in guerra dal 2015 al 2040». Un bel futuro comunque: morire per Israele.

    Perché infatti sono loro che saranno chiamati a fare da carne da cannone.

    Il guaio è che sono «senza autodisciplina e cultura di missione», mentre al contrario «i giovani cinesi o islamici che saranno i loro nemici [Pelando dixit, evidentemente ben informato dai suoi circoli sionisti] esibiscono capacità tecniche, senso di missione e massima autodisciplina».

    Questa «debolezza sociologica» rischia di far «perdere la guerra» all'«Occidente» cioè ad Israele.

    No, no ragazzi grassocci, panciafichisti tutti telefonino e scarpazze Reebok, così non va.

    Vi siete rammolliti.

    Il Likud vi vuole forti, guerrieri e feroci.

    Come?

    Niente paura, il progetto c'è già, ed è stato elaborato nel «think tank» americano che l'autore «frequenta».













    Il progetto confezionato per voi si chiama: «Preparare i giovani alla Next War Society». Temevate di restare disoccupati nella New Economy Society, inoccupabili per ignoranza e anafabetismo nella Global high-tech Society?

    Il «think tank» vi ha trovato il lavoro del futuro nella successiva realtà, la Società della Nuova Guerra (o Nuova Società della Guerra, vedete voi): vedrete il mondo, voi mammoni, godrete le sabbie dell'Iraq e le aspre alture iraniane, magari anche il Pamir afghano e il deserto del Gobi, spesati e forniti di tutto: giubbotto corazzato e fucile mitragliatore tecnologicamente all'altezza, con adeguato volume di fuoco.

    Un mestiere sicuro per almeno 30-40 anni.

    E poi andate a dire che gli ebrei non pensano a voi.

    Ma il «think tank» ha capito che, per addestrarvi alla Next War Society, deve prima sottrarvi alla nefasta influenza di insegnanti e genitori.

    Questi, dice Pelanda «appartengono alla generazione che nel 1968 si ribellò, ma che debellicizzandosi divenne molle».

    Un guaio.

    Continua Pelanda: «ora i figli vanno ribellicizzati», ma «in discontinuità generazionale», ossia rendendoli sordi alle mamme e ai professori.

    Come?













    Niente paura: i mezzi ci sono già.

    «I veicoli d'istruzione migliore saranno i nuovi videogiochi e i film».

    Ora sapete, ragazzi col tatuaggio, la dose di ecstasys in tasca e il cellulare sempre in canna, chi concepisce e smercia i videogiochi «duri» che tanto vi appassionano da qualche tempo.

    E' per prepararvi meglio a diventare la next war generation; vi daranno videogiochi «di gestione e superamento di difficoltà estreme», c'informa il Pelanda: smanettando, imparerete divertendovi a sopravvivere a «disastri, crisi economiche e guerre» (testuale), mantenendo una capacità combattiva in «difficoltà estreme» nella realtà virtuale: s'intende che la realtà non-virtuale sarà un po' più dura.

    Specie sopravvivere con ustioni nucleari e in ambiente saturo di uranio impoverito, non sarà un gioco da ragazzi.

    Ma ormai sarà tardi per smettere di giocare: vi fucileranno per diserzione.

    Tanto più che, nel frattempo, sarete resi diversi «dai film» in progetto: film che vi aiuteranno a «definire il nemico, rafforzare un nuovo simbolo di identità e, soprattutto, generare un nuovo idealtipo di donna: Venere Attiva, o W-Venus. La novità che ci darà la vittoria» .

    Quella Venere Attiva la conoscete già in qualche incarnazione, ragazzi: è una delle tante tettone in calzoncini con quelle due pistole calibro 45 sui flessuosi fianchi che affollano i vostri manga e videogiochi.













    E' la War-Venus, che già infiamma i vostri sogni erotici (virtuali).

    Ma probabilmente non ne conoscete il vero nome.

    Il vero nome viene da una tradizione antica, che il Pelanda e il suo «think-tank» di riferimento vogliono risuscitare per voi.

    E' la dea Kalì.

    Kali l'oscura, che danza sui campi della morte, nei terreni impuri delle cremazioni.

    Nella iconografia originale (non nei manga) sulle sue tette prosperose danza una collanina fatta di teste mozzate; e non porta calzoncini aderenti, ma un ben più lussurioso gonnellino che nulla nasconde, fatto di braccia strappate.

    Può prender anche la forma di Durga, che ha una sciabola sguainata e cavalca una tigre.

    Comunque appaia, essa è Pashupati, la «Signora degli esseri legati», legati ai ceppi del desiderio e perciò della morte.

    Per gli indù, gli esseri inceppati (pashu) sono gli animali e gli uomini animalizzati, soggetti ai loro istinti.

    Siete voi, cari ragazzi post-moderni.

    Eh sì, ce n'è voluta per rendervi quel che siete, pashu.













    Prima, la società dei consumi e permissiva vi ha ripulito di ogni senso del dovere, del bello, del nobile e della forma, rendendovi adeguatamente informi, molli come gelatina e proni ad ogni messaggio pubblicitario, che vi ha incitato a godere senza limiti e senza conseguenze.

    Così, vi ha ripulito di ogni briciola di vera civiltà occidentale.

    Quella, sapete, produceva guerrieri nobili, il cui onore consisteva nel mettere la forza al servizio del bene e del giusto; cavalieri, soldati capaci di sacrificio per la patria…

    Vecchiumi, inutilizzabili nella Next War Society.

    Essa ha bisogno di guerrieri nuovi, «asiatici» in ogni fibra, ossia quelli che non fanno prigionieri, che torturano il nemico, che sterminano civili, donne e bambini, senza pietà né vergogna.

    I marines americani sono già in quel nuovo mondo, imparate.

    W-Venus, alias Kalì, è la vostra nuova istitutrice: ve l'ha assegnata il «think tank».

    Vi insegnerà a combattere, ma non più per la patria: la sua promessa è di farvi vedere quello che ha sotto i calzoncini: ma, s'intende, nell'aldilà virtuale il cui dio è Shiva.

    Perché è lo shivaismo della mano sinistra la religione che è stata scelta per voi, perché ritenuta la più adatta a «bellicizzarvi».

    Non crediate che esageri Pelanda.













    Da quel che scrive può apparire un pazzo solitario e farneticante: e lui di persone in effetti molto furbo non è. Ma già il fatto che il lucido Giuliano Ferrara, anziché chiamare il neurodeliri, lo pubblichi, dovrebbe mettervi sull'avviso.

    Questo Pelanda in anni lontani, dirigeva l'ISIG: un misterioso «Istituto di Sociologia Internazionale» che aveva una sede improbabile, a Gorizia: con finanziamenti poco chiari ma cospicui; pareva essere allora un osservatorio sull'Est comunista per conto di qualche CIA.

    Ma lo aveva fondato o ispirato Franco Demarchi, un «sacerdote» (della religione cattolica, apparentemente) molto vicino ad Andreatta; insomma lo stesso gruppo umano che aveva fondato l'università di Trento da cui sfornò, secondo programma, i primi brigatisti rossi.

    Questo gruppo umano si dedicava infatti a creare nella società «salti di paradigma», preparare la «next society» del momento.

    Allora bisognava imporre il permissivismo («rivoluzione culturale», ossia dei costumi); oggi, si tratta di diffondere il ri-bellicismo.

    Carlo Pelanda, che si vantava di essere mezzo ebreo forse per via matrimoniale (può aiutare in certe carriere), insegnava per una metà buona dell'anno negli Stati Uniti, anche se molti a Trieste ricordano che il suo liceo non fu brillante. Ma certe frequentazioni aiutano.













    Sicchè, anche senza aver identificato con precisione il «think-tank» da cui si abbevera, si può azzardare che l'indirizzo non sia lontano dall'American Enterprise (di Wolfowitz, Perle e Leeden); o ancor meno lontano dal PNAC, Project for a new american century (di Wolfowitz, Perle e Leeden), quel pensatoio strategico che, nel 2000, invocò per ri-bellicizzare gli americani, rammolliti dalla pace seguita al crollo dell'URSS, «un evento catastrofico e catalizzatore, come una nuova Pearl Harbor» .

    Quel documento era firmato da Dick Cheney, Perle, Wolfowitz, Dov Zakheim il rabbino: tutta gente che era al governo USA quando la «nuova Pearl Harbor» tanto desiderata ebbe luogo, l'11 settembre 2001.

    Insomma Pelanda non inventa niente.

    I suoi non sono deliri privati e solitari.

    E le sue previsioni demenziali sono «scenari» elaborati nei circoli che hanno già attuato gli scenari che conosciamo: l'attentato «islamico» alle Twin Towers, come giustificazione o pretesto delle successive aggressioni all'Afghanistan e all'Iraq.

    Stiamo parlando del circolo, attualmente al potere in USA, degli allievi di Leo Strauss.













    Il filosofo ebreo americano, stranamente ammiratore di Nietzsche e insieme di Maimonide, studioso e estimatore del nazionalsocialista Carl Schmitt ma anche della Cabbala, che predicava la «nobile menzogna» in politica e «la guerra perpetua» (frase ripresa alla lettera da Bush) come sola igiene per un'umanità che si sta rammollendo.

    Nichilista ed ateo radicale, Strauss lodava in Maimonide la doppiezza che gli consentiva di praticare l'eresia senza allarmare i rabbini; d'altra parte per lui «la questione giudaica» (ciò che a scopo di propaganda viene definito «l'esistenza stessa di Israele», perennemente in pericolo) è la «questione centrale», a cui i destini del resto dell'umanità vanno sacrificati senza scrupoli.

    Shadia Drury, la docente canadese massina studiosa di questo filosofo di cui sono stati allievi tutti gli ideologi neocon (da Wolfowitz e Kristol a Kagan, da Eliot Cohen a Lewis Libby), ha ripetuto in un'intervista che Strauss «ritiene che in assenza di una minaccia esterna, bisogna inventarne una. Secondo lui, si deve lottare costantemente. La pace porta alla decadenza. La guerra perpetua e non la pace perpetua è ciò in cui credono gli straussiani». Paradossalmente è esattamente quanto dicevano certi gruppi estremisti nazionalsocialisti che preconizzavano una guerra perenne a Est per non lasciar decadere la gioventù guerriera. Evidentemente il processo di Norimberga vale solo per i tedeschi.

    Come si vede, è precisamente ciò che crede anche Pelanda.

    E che prepara il suo «think-tank» di riferimento.

    Per ottenere questo scopo, il guru Strauss insegnava oralmente ai suoi discepoli-adepti, ogni doppiezza è lecita: «se puoi usare la democrazia per volgere le masse contro la loro stessa libertà è un grande trionfo».





    In questo senso, anche la religione veniva grandemente lodata: come mezzo, come instrumentum regni di filosofi che governano dietro le quinte (Wolfowitz, Perle, Cheney…) e non credono in alcun dio.

    In USA, hanno strumentalizzato il protestantesimo millenarista dei cristiani «rinati», inducendoli a sostenere Israele per accelerare il secondo avvento del Messia.

    In Italia, provano con qualche successo a manipolare i catto-tradizionalisti, indotti a sostenere Bush «perché è contro l'aborto», e nessuno in questo senso è più «cristiano» di Ferrara e de Il Foglio.

    Ma nel fondo, resta una religione di riserva come supremo «oppio dei popoli», o piuttosto cocaina dei popoli, da eccitare alla guerra perpetua che i «cristiani» devono fare per liberare Israele da tutti i suoi nemici.

    La natura di questa religione ce la rivela Pelanda, che ha orecchiato i progetti dei filosofi segreti straussiani: è quella di Shiva e Kalì sua amante paredra, la salvazione da conseguire attraverso la trasgressione di ogni norma (la via della Mano Sinistra), l'anomia totale, la ferocia senza limiti, lo scatenamento delle energie infere senza il controllo della ragione.

    A questa religione la sinistra chic e radicale è stata introdotta da anni dalla casa editrice Adelphi .













    Essa viene insegnata ai no-global e sfatti e disfatti dei centri sociali da «Hakim Bey», alias Lamborn Wilson, pedofilo estremo americano che esalta la setta degli Assassini, l'autolesionismo manicomiale e l'abuso di «funghi sacri» (con una esplicita invocazione al male come fine ultimo, disinteressato) in libri-culto fra l'estrema sinistra «alternativa». E forse nell’estrema feccia dei riti satanici i cui orrori ogni tanto vengono a galla.

    Ora, apprendiamo che questa dovrà essere la religione riutilizzata dalla «destra occidentale» del Likud come la più funzionale a formare la Next War Generation.

    Venere Attiva, War-Venus, «nuovo idealtipo» prossimamente su tutti gli schermi.

    La nostra gioventù è già pronta ad abboccare.

    E' lo shivaismo talmudico, il dionisismo a gestione cabbalistica.

    Mentre vi forniranno mimetica, armi e munizioni per le imminenti operazioni, cari giovani nostri, magari vi diranno che questa è la via della Mano Sinistra.

    Guardate meglio: è la via della Mano Sionista, che ha bisogno di voi come crociati del Nulla.










    Dal "libro bianco" a "full metall jackett.."


    Vi ricordate di Carlo Pelanda, arrivato in Ticino per salvarlo dalla crisi economica e autore di un “libro bianco” che ci ha fatti neri tanto era stupido? L’uomo, sionista di ferro anche per interposta persona, ora non è solo un economista da junk bond, cioè spazzatura liberista, ma è diventato anche un grande stratega. E siccome l’omino non conosce vie di mezzo, dopo i libro bianco-nero pagato ( ahinoi, dai contribuenti, vuole addirittura erudire i pupi del “mondo libero” . Prepararli alla futura e sicura guerra americano-sionista. “Progetto di rieducare i diciottenni di oggi alla possibilità reale della guerra»: il titolo che appare su Il Foglio del 28 giugno 2006 ha almeno il merito di non usare giri di parole. Ma Pelanda non usa mai giri di parole, non ne sarebbe capace: ha il solo merito di essere utile ai filo sionisti per scrivere quello che loro sono troppo furbi per dire apertamente.

    Il quotidiano neocon , che costa qualche miliardo ai contribuenti , vale una cicca ma paga stipendi a Ferrara e suoi amici, quando è in gioco l'interesse supremo d'Israele va dritto al cuore della questione, senza circonlocuzioni.

    I giovani d'oggi vanno preparati alle guerre imminenti.

    Qualche citazione dall'articolo, firmato da Carlo Pelanda, soi-disant «esperto di scenari internazionali». Ora, dopo essere stato quel grande economista che il Ticino ha avuto l’onore do conoscere, si vuol definire così.

    Il grande stratega prevede il seguente scenario: «Il conflitto con l'islam potrebbe avere un picco - colpi nucleari ed emergenze epidemiologiche nell'area occidentale (Interessante e agghiacciante parentesi: che c'entra l'Islam con le «emergenze epidemiologiche»? L'Islam nulla. Ma la guerra batteriologica è parte dell'arsenale dei padroni del mondo, in quanto la più efficace per spopolare intere «civiltà» nello scontro di civiltà appena iniziato. Naturalmente, è possibile che qualche «emergenza epidemiologica» trabocchi verso Occidente. E' il bello della Next War Society.) - verso il 2015. La Cina […] dal 2022 avrà la forza di tentare qualche sforzo preliminare con l'America, per saggiarne la forza e per impegnarla in una corsa al riarmo fantascientifico nel cui orizzonte (2022-2040) potranno avvenire deflagrazioni globali». Il Pelanda ha imparato la geo politica guardando Star Trek.

    Come è preparato «l'Occidente» a queste guerre inevitabili? Ovviamente per Pelanda “l’Occidente” si identifica con gli intereressi di Israele.

    La dotazione di «armi tecnologiche disponibili all'Occidente per attaccare è buona», si rallegra il Pelanda.

    L'unità dell'Occidente meno sicura, perché «le sue tre teste, America, Europa e Russia [sic] tendono a restare disunite». Che Pelando consideri la Russia alleate degli USA è un fondamento geopolitica che merita da solo un libro bianco.









    Ma il problema vero che preoccupa Pelanda è la scarsa attitudine militare della nostra gioventù.

    «Del tutto negativa è la valutazione della capacità delle popolazioni occidentali di reggere nel futuro disastri, crisi economiche e guerre», ossia la cornucopia di regali sterminatori che hanno in serbo per noi i likudnik, di Washington e Gerusalemme.

    «In particolare i diciottenni di oggi saranno inadeguati, quando diverranno il corpo centrale della società occidentale che entrerà in guerra dal 2015 al 2040». Un bel futuro comunque: morire per Israele.

    Perché infatti sono loro che saranno chiamati a fare da carne da cannone.

    Il guaio è che sono «senza autodisciplina e cultura di missione», mentre al contrario «i giovani cinesi o islamici che saranno i loro nemici [Pelando dixit, evidentemente ben informato dai suoi circoli sionisti] esibiscono capacità tecniche, senso di missione e massima autodisciplina».

    Questa «debolezza sociologica» rischia di far «perdere la guerra» all'«Occidente» cioè ad Israele.

    No, no ragazzi grassocci, panciafichisti tutti telefonino e scarpazze Reebok, così non va.

    Vi siete rammolliti.

    Il Likud vi vuole forti, guerrieri e feroci.

    Come?

    Niente paura, il progetto c'è già, ed è stato elaborato nel «think tank» americano che l'autore «frequenta».













    Il progetto confezionato per voi si chiama: «Preparare i giovani alla Next War Society». Temevate di restare disoccupati nella New Economy Society, inoccupabili per ignoranza e anafabetismo nella Global high-tech Society?

    Il «think tank» vi ha trovato il lavoro del futuro nella successiva realtà, la Società della Nuova Guerra (o Nuova Società della Guerra, vedete voi): vedrete il mondo, voi mammoni, godrete le sabbie dell'Iraq e le aspre alture iraniane, magari anche il Pamir afghano e il deserto del Gobi, spesati e forniti di tutto: giubbotto corazzato e fucile mitragliatore tecnologicamente all'altezza, con adeguato volume di fuoco.

    Un mestiere sicuro per almeno 30-40 anni.

    E poi andate a dire che gli ebrei non pensano a voi.

    Ma il «think tank» ha capito che, per addestrarvi alla Next War Society, deve prima sottrarvi alla nefasta influenza di insegnanti e genitori.

    Questi, dice Pelanda «appartengono alla generazione che nel 1968 si ribellò, ma che debellicizzandosi divenne molle».

    Un guaio.

    Continua Pelanda: «ora i figli vanno ribellicizzati», ma «in discontinuità generazionale», ossia rendendoli sordi alle mamme e ai professori.

    Come?













    Niente paura: i mezzi ci sono già.

    «I veicoli d'istruzione migliore saranno i nuovi videogiochi e i film».

    Ora sapete, ragazzi col tatuaggio, la dose di ecstasys in tasca e il cellulare sempre in canna, chi concepisce e smercia i videogiochi «duri» che tanto vi appassionano da qualche tempo.

    E' per prepararvi meglio a diventare la next war generation; vi daranno videogiochi «di gestione e superamento di difficoltà estreme», c'informa il Pelanda: smanettando, imparerete divertendovi a sopravvivere a «disastri, crisi economiche e guerre» (testuale), mantenendo una capacità combattiva in «difficoltà estreme» nella realtà virtuale: s'intende che la realtà non-virtuale sarà un po' più dura.

    Specie sopravvivere con ustioni nucleari e in ambiente saturo di uranio impoverito, non sarà un gioco da ragazzi.

    Ma ormai sarà tardi per smettere di giocare: vi fucileranno per diserzione.

    Tanto più che, nel frattempo, sarete resi diversi «dai film» in progetto: film che vi aiuteranno a «definire il nemico, rafforzare un nuovo simbolo di identità e, soprattutto, generare un nuovo idealtipo di donna: Venere Attiva, o W-Venus. La novità che ci darà la vittoria» .

    Quella Venere Attiva la conoscete già in qualche incarnazione, ragazzi: è una delle tante tettone in calzoncini con quelle due pistole calibro 45 sui flessuosi fianchi che affollano i vostri manga e videogiochi.













    E' la War-Venus, che già infiamma i vostri sogni erotici (virtuali).

    Ma probabilmente non ne conoscete il vero nome.

    Il vero nome viene da una tradizione antica, che il Pelanda e il suo «think-tank» di riferimento vogliono risuscitare per voi.

    E' la dea Kalì.

    Kali l'oscura, che danza sui campi della morte, nei terreni impuri delle cremazioni.

    Nella iconografia originale (non nei manga) sulle sue tette prosperose danza una collanina fatta di teste mozzate; e non porta calzoncini aderenti, ma un ben più lussurioso gonnellino che nulla nasconde, fatto di braccia strappate.

    Può prender anche la forma di Durga, che ha una sciabola sguainata e cavalca una tigre.

    Comunque appaia, essa è Pashupati, la «Signora degli esseri legati», legati ai ceppi del desiderio e perciò della morte.

    Per gli indù, gli esseri inceppati (pashu) sono gli animali e gli uomini animalizzati, soggetti ai loro istinti.

    Siete voi, cari ragazzi post-moderni.

    Eh sì, ce n'è voluta per rendervi quel che siete, pashu.













    Prima, la società dei consumi e permissiva vi ha ripulito di ogni senso del dovere, del bello, del nobile e della forma, rendendovi adeguatamente informi, molli come gelatina e proni ad ogni messaggio pubblicitario, che vi ha incitato a godere senza limiti e senza conseguenze.

    Così, vi ha ripulito di ogni briciola di vera civiltà occidentale.

    Quella, sapete, produceva guerrieri nobili, il cui onore consisteva nel mettere la forza al servizio del bene e del giusto; cavalieri, soldati capaci di sacrificio per la patria…

    Vecchiumi, inutilizzabili nella Next War Society.

    Essa ha bisogno di guerrieri nuovi, «asiatici» in ogni fibra, ossia quelli che non fanno prigionieri, che torturano il nemico, che sterminano civili, donne e bambini, senza pietà né vergogna.

    I marines americani sono già in quel nuovo mondo, imparate.

    W-Venus, alias Kalì, è la vostra nuova istitutrice: ve l'ha assegnata il «think tank».

    Vi insegnerà a combattere, ma non più per la patria: la sua promessa è di farvi vedere quello che ha sotto i calzoncini: ma, s'intende, nell'aldilà virtuale il cui dio è Shiva.

    Perché è lo shivaismo della mano sinistra la religione che è stata scelta per voi, perché ritenuta la più adatta a «bellicizzarvi».

    Non crediate che esageri Pelanda.













    Da quel che scrive può apparire un pazzo solitario e farneticante: e lui di persone in effetti molto furbo non è. Ma già il fatto che il lucido Giuliano Ferrara, anziché chiamare il neurodeliri, lo pubblichi, dovrebbe mettervi sull'avviso.

    Questo Pelanda in anni lontani, dirigeva l'ISIG: un misterioso «Istituto di Sociologia Internazionale» che aveva una sede improbabile, a Gorizia: con finanziamenti poco chiari ma cospicui; pareva essere allora un osservatorio sull'Est comunista per conto di qualche CIA.

    Ma lo aveva fondato o ispirato Franco Demarchi, un «sacerdote» (della religione cattolica, apparentemente) molto vicino ad Andreatta; insomma lo stesso gruppo umano che aveva fondato l'università di Trento da cui sfornò, secondo programma, i primi brigatisti rossi.

    Questo gruppo umano si dedicava infatti a creare nella società «salti di paradigma», preparare la «next society» del momento.

    Allora bisognava imporre il permissivismo («rivoluzione culturale», ossia dei costumi); oggi, si tratta di diffondere il ri-bellicismo.

    Carlo Pelanda, che si vantava di essere mezzo ebreo forse per via matrimoniale (può aiutare in certe carriere), insegnava per una metà buona dell'anno negli Stati Uniti, anche se molti a Trieste ricordano che il suo liceo non fu brillante. Ma certe frequentazioni aiutano.













    Sicchè, anche senza aver identificato con precisione il «think-tank» da cui si abbevera, si può azzardare che l'indirizzo non sia lontano dall'American Enterprise (di Wolfowitz, Perle e Leeden); o ancor meno lontano dal PNAC, Project for a new american century (di Wolfowitz, Perle e Leeden), quel pensatoio strategico che, nel 2000, invocò per ri-bellicizzare gli americani, rammolliti dalla pace seguita al crollo dell'URSS, «un evento catastrofico e catalizzatore, come una nuova Pearl Harbor» .

    Quel documento era firmato da Dick Cheney, Perle, Wolfowitz, Dov Zakheim il rabbino: tutta gente che era al governo USA quando la «nuova Pearl Harbor» tanto desiderata ebbe luogo, l'11 settembre 2001.

    Insomma Pelanda non inventa niente.

    I suoi non sono deliri privati e solitari.

    E le sue previsioni demenziali sono «scenari» elaborati nei circoli che hanno già attuato gli scenari che conosciamo: l'attentato «islamico» alle Twin Towers, come giustificazione o pretesto delle successive aggressioni all'Afghanistan e all'Iraq.

    Stiamo parlando del circolo, attualmente al potere in USA, degli allievi di Leo Strauss.













    Il filosofo ebreo americano, stranamente ammiratore di Nietzsche e insieme di Maimonide, studioso e estimatore del nazionalsocialista Carl Schmitt ma anche della Cabbala, che predicava la «nobile menzogna» in politica e «la guerra perpetua» (frase ripresa alla lettera da Bush) come sola igiene per un'umanità che si sta rammollendo.

    Nichilista ed ateo radicale, Strauss lodava in Maimonide la doppiezza che gli consentiva di praticare l'eresia senza allarmare i rabbini; d'altra parte per lui «la questione giudaica» (ciò che a scopo di propaganda viene definito «l'esistenza stessa di Israele», perennemente in pericolo) è la «questione centrale», a cui i destini del resto dell'umanità vanno sacrificati senza scrupoli.

    Shadia Drury, la docente canadese massina studiosa di questo filosofo di cui sono stati allievi tutti gli ideologi neocon (da Wolfowitz e Kristol a Kagan, da Eliot Cohen a Lewis Libby), ha ripetuto in un'intervista che Strauss «ritiene che in assenza di una minaccia esterna, bisogna inventarne una. Secondo lui, si deve lottare costantemente. La pace porta alla decadenza. La guerra perpetua e non la pace perpetua è ciò in cui credono gli straussiani». Paradossalmente è esattamente quanto dicevano certi gruppi estremisti nazionalsocialisti che preconizzavano una guerra perenne a Est per non lasciar decadere la gioventù guerriera. Evidentemente il processo di Norimberga vale solo per i tedeschi.

    Come si vede, è precisamente ciò che crede anche Pelanda.

    E che prepara il suo «think-tank» di riferimento.

    Per ottenere questo scopo, il guru Strauss insegnava oralmente ai suoi discepoli-adepti, ogni doppiezza è lecita: «se puoi usare la democrazia per volgere le masse contro la loro stessa libertà è un grande trionfo».





    In questo senso, anche la religione veniva grandemente lodata: come mezzo, come instrumentum regni di filosofi che governano dietro le quinte (Wolfowitz, Perle, Cheney…) e non credono in alcun dio.

    In USA, hanno strumentalizzato il protestantesimo millenarista dei cristiani «rinati», inducendoli a sostenere Israele per accelerare il secondo avvento del Messia.

    In Italia, provano con qualche successo a manipolare i catto-tradizionalisti, indotti a sostenere Bush «perché è contro l'aborto», e nessuno in questo senso è più «cristiano» di Ferrara e de Il Foglio.

    Ma nel fondo, resta una religione di riserva come supremo «oppio dei popoli», o piuttosto cocaina dei popoli, da eccitare alla guerra perpetua che i «cristiani» devono fare per liberare Israele da tutti i suoi nemici.

    La natura di questa religione ce la rivela Pelanda, che ha orecchiato i progetti dei filosofi segreti straussiani: è quella di Shiva e Kalì sua amante paredra, la salvazione da conseguire attraverso la trasgressione di ogni norma (la via della Mano Sinistra), l'anomia totale, la ferocia senza limiti, lo scatenamento delle energie infere senza il controllo della ragione.

    A questa religione la sinistra chic e radicale è stata introdotta da anni dalla casa editrice Adelphi .













    Essa viene insegnata ai no-global e sfatti e disfatti dei centri sociali da «Hakim Bey», alias Lamborn Wilson, pedofilo estremo americano che esalta la setta degli Assassini, l'autolesionismo manicomiale e l'abuso di «funghi sacri» (con una esplicita invocazione al male come fine ultimo, disinteressato) in libri-culto fra l'estrema sinistra «alternativa». E forse nell’estrema feccia dei riti satanici i cui orrori ogni tanto vengono a galla.

    Ora, apprendiamo che questa dovrà essere la religione riutilizzata dalla «destra occidentale» del Likud come la più funzionale a formare la Next War Generation.

    Venere Attiva, War-Venus, «nuovo idealtipo» prossimamente su tutti gli schermi.

    La nostra gioventù è già pronta ad abboccare.

    E' lo shivaismo talmudico, il dionisismo a gestione cabbalistica.

    Mentre vi forniranno mimetica, armi e munizioni per le imminenti operazioni, cari giovani nostri, magari vi diranno che questa è la via della Mano Sinistra.

    Guardate meglio: è la via della Mano Sionista, che ha bisogno di voi come crociati del Nulla.

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    Nell’Europa dell’Unione


    Tutti contro tutti……..








    di Gianfranco Montù






    Quest’Europa sbagliata ormai pare in caduta libera. Persino il ministro degli esteri italiano Fini, mettendo per una volta da parte le sue spropositate ambizioni personali e le sue smanie anglofile, è sbottato dicendo che se si va avanti così l’Italia è pronta a rovesciare il tavolo europeo.


    Così la presidenza inglese, partita con i migliori auspici dei globalisti , sta andando verso un clamoroso fallimento. Londra chiede “sconti” finanziari agli altri partners che essendo anch’essi con l’acqua alla gola non si sognano di concedere nulla. Ma Blair deve chiedere di più all’UE, sotto pena di essere sbranato dagli euroscettici di casa sua.


    In realtà sta accadendo quel che era ovvio accadesse. Un’ Europa unita sarebbe possibile solo ad una condizione: un fine superiore per la salvezza di quanto di comune c’è nella civiltà dei popoli europei. In altre parole un sacrificio di tutti in nome di un ideale superiore e comune.


    Non per nulla Friedrich Nietzsche ebbe a scrivere: “ L’Europa si farà solo sull’orlo dell’abissso”


    Ora questa Unione è l’unione dei mercati, si chiamava all’origine mercato comune europeo.


    E un mercato presume un scambio affaristico utile a tutti protagonisti dello scambio. Non presume sacrifici e men che mai a fondo perso in nome di un ideale.


    Il mercato non ha più senso quando gli interessi sono diversi o addirittura contrapposti. Nell’Unione ci sono oggi interessi diversi di popoli molto diversi dalla Spagna alla Polonia. ( all’origine gli interessi della CECA, embrione dell’UE dell’immediato dopo guerra erano limitati a Francia e Germania e CECA significava appunto comunità europea carbone e acciaio: allora sì gli interessi coincidevano e non per nulla ancora oggi Francia e Germania sono il nucleo della vera Europa) . Per cercare davvero una forma di unità l’Europa dovrebbe essere radicalmente federale con due soli veri obbiettivi: garantire una politica estera e una difesa comune. Per resto federalismo totale, anche regionale. In politica estera però la fortezza Europa a far contrappeso ad altre fortezze che lo si voglia o no ci sono e si fanno sentire: gli USA innanzitutto, ma anche la Cina, il Giappone, l’India, la Russia , il Medio Oriente. Ovvio che non si tratterebbe di un obbiettivo mercantile, ma eminemente politico. Se fossero ben informati forse i popoli europei capirebbero che questo obbiettivo minimale è però vitale e utile a tutti. In realtà i popoli europei vengono manipolati verso orizzonti perfettamente contrari: si dice loro che l’Unione è portatrice di benessere materiale e solo questo conta. Gli si dice che devono essere pacifici e senza frontiere dimenticando che quattromila anni di storia europea che hanno dato vita alla più grande civiltà della terra sono stati quasi sempre anni di guerre. E si può capire la rinuncia a guerre aggressive, ma non certo l’assurda rinuncia rinuncia anche alle guerra difensive. Si dice che è interesse dei popoli europei lasciarsi invadere da milioni di afroasiatici che devasteranno il nostro già malconcio habitat portando scontri e disordini, non certo benessere.


    Come se non bastasse non c’è accordo neanche su un minimo comun denominatore politico: Francia e Germania tentano giustamente un embrione di politica estera europea.mentre la Gran Bretagna è il faro dei collaborazionisti filo americani. Quelli appunto per cui l’Europa deve essere un mercato di polli e nient’altro. La Gran Bretagna vuole – da sempre – la dissoluzione anche di quell’embrione di Europa politica. E’ entrata per quello nella CEE anni fa cosa che De Gaulle aveva capito benissimo e difatti non la voleva. Il bello è che come tutti i popoli mercantilistici, gli inglesi non solo vogliono fare i loro interessi ma vogliono anche…essere pagati per farlo. Che è un po’ il riassunto del semestre britannico. Ora però Londra chiede troppo e rischia di far saltare il banco: si troverà forse il solito compromesso, ma questa Europa fa acqua da tutte le parti.


    Non vale nulla come soggetto politico e non è riuscita neppure a mantenere le promesse come mercato. Come scrive bene, more solito, l’economista italiano Geminello Alvi, il Trattato di Maastricht è moribondo, e l’Europa, con in testa la Germania ormai masochista, sta sbagliando tutto. Dovrebbe rilanciare la domanda interna che invece viene soffocata dai costi di un assurdo stato pseudo sociale in cui i pensionati muoiono di fame mentre ci si preoccupa di trovar casa e sovvenzioni ai barconi di africani che sbarcano tutti i santi giorni. Questa Unione che non è sociale ma solo malsana aumenta le tasse e i tassi. Uccidendo tutti o quasi poiché favorisce l’immigrazione parassitaria e i super ricchi che vogliono salvare il valore della moneta ( la loro) poiché la classe media non risparmia più. Nell’UE come in Svizzera i caimani chiedono che le poche risorse vengano destinate a finanziare le imprese, anziché andare nella tasche dei lavoratori, per favorire “l’export” Ma questo modello, il modello fordista , Stato finanziatore di imprese e distributore sociale, come sottolinea Alvi, poteva funzionare negli ’70 , a frontiere CEE protette e senza globalizzazione. Oggi è morto. Ed è moribonda l’UE.


    E se le anime belle che in Svizzera martellano per l’adesione insistono ancora, sappiano che rischiano il matrimonio con un cadavere. Per una vera Europa federale,e reale soggetto politico, bisognerà aspettare un’altra generazione. E comunque sarà l’Europa dei popoli non delle

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    Il Terzo mondo è in corsia






    A causa di un piccolo incidente sono stato al pronto soccorso dell’ospedale di Circolo a Varese. E’ stata un’esperienza desolante e istruttiva.

    Diciamo subito, per sgombrare il campo da equivoci, che medici, infermieri e personale meriterebbero , al di là della capacità professionali che mi sembrano ottime, una medaglia di prima linea per l’ambiente in cui sono costretti a lavorare.

    Sono i soli ad essere rassicuranti e lo fanno con pazienza che sfiora l’eroismo.

    Perchè nei corridoi del pronto soccorso dell’Ospedale del Circolo, non circolano gli infortunati che uno potrebbe pensare di vedere a Como, Varese, Milano. Ci sono anche loro, ma tutt’intorno è Dakar, la casbah nordafricana, i ghetti di Nairobi. I negri arrivano in massa tribale ad assistere un loro conterraneo ricoverato. Schiamazzano, hanno telefonini come orchestrine, manca poco che ballino.

    In una stanza da quattro si trovano sei persone tra cui due marocchini e un senegalese.

    Uno dei marocchini si lamenta perché non è ancora stato operato, giudica incivile l’Italia perché non ha abbastanza letti e non è sufficientemente sollecita.. Chissà in Marocco!

    Il caos prosegue quasi tutta la notte, dormire è un’utopia. Ci sono scene da film della mala: girano carabinieri, poliziotti, persino la polizia penitenziaria. Ordinaria amministrazione. Un medico dice sottovoce che quella è una notte tranquilla. Le altre sono molto peggio.#

    Si vede chiaramente che le strutture sono alluvionate da una marea di pazienti che non sono in grado di reggere.

    E non c’è da stupirsi. Il pronto soccorso deve accogliere tutti: bianchi o variopinti, che abbiano o meno un permesso di soggiorno, che paghino o meno le tasse. Tutti. E i locali, varesini, milanesi, comaschi, che si ritrovano a 50 anni dopo una vita di tasse e sacrifici e meriterebbero un ricovero decente scivolano invece da Varese a Bombay, passo dopo passo. Anno dopo anno. Ma si rassegnano come davanti all’ineluttabile, sono come lobotomizzati, protestano poco terrorizzati soprattutto dall’idea che qualcuno li prenda per xenofobi. E’ una parola cupa di cui non conoscono nemmeno il vero significato ma sanno che il Sinedrio li giustizierebbe: l’accusa di xenofobia porta alla lapidazione. Crepare in un lazzaretto va bene, ma bollati come xenofobi mai!

    E’ follia pensare che le cose migliorino. I barconi “della speranza” come li chiamano con stucchevole metafora propagandistica i telegiornali, ripartiranno con la primavera. Centinaia di nuovi arrivi, ogni giorno, migliaia di dsispersi senza documenti. Ma che in qualche mese avranno “diritto” all’alloggio decente, al permesso di soggiorno, ai ricoveri ospedalieri gratuiti, a tirar dentro plurime mogli e miriadi di parenti.

    Ci sono voluti secoli ai popoli europei per arrivare ad un benessere vagamente generalizzato. In pochi decenni un’oligarchia finanziaria e partitocratrica che naviga nel loro al servizio dei signori del mondo sta ripiombando milioni di italiani, e domani di europei, non si illuda la Svizzera, a condizioni di degrado da terzo mondo.

    Grazie al totale controllo dei grandi media si finge che il degrado sia risolvibile con una migliore amministrazione. Il che è vero solo come un malato di cancro con la morfina non sente dolore. La causa è il cancro non dolore e la partitocrazia lo sa benissimo. Ma non le conviene parlare: i suoi privilegi sono comunque enormi e i pochi che avranno coraggio della verità saranno messi a tacere.

    L’obbiettivo dell’oligarchia mondialista è un socialismo miserabile e di pura sussistenza per le masse e un liberismo sfrenato per le invisibili e ricchissime nomenclature. Un Lapo Elkann potrà fare se vorrà le sue vomitevoli orge a base di travestiti e cocaina in un altro continente. Senza problemi. Loro possono tutto. Mentre milioni di miserabili senz’arte ne parte occupano case, ospedali , posti di lavoro, fanno crollare i salari, mettono in crisi le poche strutture assistenziali i Prodi e i Berlusconi fingono di offrire agli italiani prospettive diverse. Promettono tutto salvo una cosa : difendere le frontiere, i posti di lavoro, l’economia nazionale. In una parola, l’interesse nazionale. Non lo fanno perché sono maggiordomi di uno stato suddito. Possono solo difendere i loro interessi e quelli dei loro padroni, non certo quelli della nazionale. E non possono nemmeno ammettere l’evidenza: amministrano una democrazia irachena.

    I risultati si vedono. Basta dere un’occhiata al pronto soccorso.





    gm

  7. #7
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    2006 : sarà l’anno di Orwell ?





    Si è solo sbagliato data. George Orwell, il più geniale quanto agghiacciante profeta del totalitarismo prossimo venturo aveva scritto 1984. Ma il suo era il totalitarismo del terzo millennio. Un totalitarismo da far impallidire gli altri. Un totalitarismo che aveva perfettamente previsto. Oggi qualcuno torna a leggere su libri e giornali con crescente frequenza profezie di George Orwell .




    George Orwell


    Forse tra non molto questo autore sarà vietato, considerato politicamente scorretto. Definizione già questa assolutamente degna del pauroso immaginario orwelliano. : l’autore immagina infatti una tirannia basata sul controllo e la manipolazione dell’informazione e sulla più rigida e spietata repressione di ogni forma di libertà politica e intellettuale. Chi sgarra commette la colpa delle colpe, lo «psicoreato», che provoca una scomunica sociale con conseguenze tremende, definitive.
    «Lo psicoreato non comporta la morte, esso è la morte».
    Il personaggio della vicenda si chiama Winston Smith, «l’ultimo uomo in Europa», come Orwell in un primo momento voleva intitolare il libro. Smith lavora al Ministero della Verità, dove è incaricato di «riscrivere», secondo le esigenze del momento, le notizie che riguardano il passato, bruciare i documenti originali e sostituirli con quelli «rielaborati».
    Smith sapeva, ma forse era l’unico rimasto ad avere una memoria storica e voglia di conoscere. «Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro», continuava a ripetersi. «Non era vero, come sostenevano le cronache, che il Partito aveva inventato gli aeroplani. Lui gli aeroplani se li ricordava fin dalla più remota infanzia, ma non si poteva dimostrare nulla. Non esistevano più le prove».
    Si sentiva tragicamente solo. L’ultimo uomo ad avere qualche brandello di conoscenza e, soprattutto, qualche interesse a conservarla.
    «Ma questa conoscenza, dove si trovava? Solo all’interno della sua coscienza, che in ogni caso sarebbe stata presto annientata. E se tutti quanti accettavano la menzogna imposta dal Partito, se tutti i documenti raccontavano la stessa favola, ecco che la menzogna diventava un fatto storico, quindi vera. “Chi controlla il passato” diceva lo slogan del Partito “controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato”».



    Il grande fratello ti guarda...


    Il Ministero della Verità si occupava anche di redigere la «neolingua», che consisteva in una progressiva semplificazione del linguaggio: un numero sempre più ridotto di vocaboli e una costruzione sempre più essenziale della fraseologia. Un lavoro incessante di forbici: vocabolari con sempre meno pagine. Più la neolingua si faceva scarna, più facilmente le comunicazioni – sia pubbliche che private – erano controllabili. E non solo: «Lo scopo principale a cui tende la neolingua è quello di restringere al massimo la sfera d’azione del pensiero. Alla fine renderemo lo psicoreato letteralmente impossibile, perché non ci saranno più parole con cui poterlo esprimere».
    La popolazione era divisa in due. Da una parte la maggioranza, i «prolet», verso la quale non vi erano preoccupazioni di sorta: nessuno di loro si interessava alla politica o ambiva a carriere di potere; lavoravano, si distraevano con la pornografia che gli veniva ammannita in abbondanza, si divertivano, procreavano, si ubriacavano; una massa informe e spersonalizzata. I prolet non avrebbero mai potuto ribellarsi.
    Poi c’era l’ampia classe dirigente che si occupava di tutto; una moltitudine di burocrati e funzionari estremamente inquadrata e controllata. Attraverso una capillare rete di televisori ricetrasmittenti ogni frase era intercettata, ogni movimento sorvegliato, mentre incessantemente erano divulgati i comunicati del Partito. Un indottrinamento continuativo e martellante.
    Winston Smith, per scrivere qualche riga su un diario, era costretto a rannicchiarsi in un angolo dietro allo schermo: l’unico punto della casa dove l’occhio del Grande Fratello non arrivava.
    Come Orwell, con sorprendente intuizione, abbia previsto il nostro tempo ce lo confermano l’uso di un vocabolario oggi sempre più scarno e internazionalizzato, le diffuse intercettazioni telefoniche, dei fax, delle e-mail, l’opportunità di utilizzare i computer come microfoni ambientali, e ancora la possibilità di individuare un cellulare, anche se spento, la facilità con la quale si possono ricostruire attività e spostamenti di un individuo attraverso il Bancomat, le carte di credito e il Telepass.
    Oggi anche in Europa, come già da parecchi anni in America, è guardato con sospetto, quasi fosse un malvivente, chi si ostina a pagare in contanti. Evidentemente si subodora un eccessivo attaccamento alla riservatezza e una preoccupante insofferenza verso i controlli; un embrione di psicoreato.
    In 1984 solo la scenografia, rispetto ad oggi, è sbagliata. Quando Orwell scrisse il romanzo si profilavano nel mondo due tirannie: quella sovietica e quella finanziario-capitalista; lo scrittore immaginò l’affermazione della prima e quindi inserì la sua storia nel grigiore di un regime sovietizzato.
    Nella realtà ha poi vinto l’altra tirannia e, invece dei grigi abiti tutti uguali, c’è lo sgargiante abbigliamento consumista; invece dello scadente «gin Vittoria» ci sono gli spinelli, le pasticche e la cocaina. Per il resto tutto come previsto. Solo qualche discordanza di ordine estetico, assolutamente ininfluente.
    Tutto come previsto: siamo alla tirannia del Grande Fratello, dell’informazione controllata e preconfezionata; siamo nel tempo dello psicoreato e della totale omologazione.
    C’è un altro elemento di preveggenza nell’opera dello scrittore inglese. L’Oceania, il regno del Grande Fratello – la cui capitale è Londra – è in perenne stato di guerra. Per lo più una guerra lontana, tanto che spesso Smith si domanda se si tratti di un reale conflitto o solo di una artificiosa falsa informazione utile a conservare in soggezione la popolazione, chiederle sacrifici, farle vivere un solidale sentimento di odio.
    Ma ci sono anche le bombe-razzo che cadono vicino e fanno danni e vittime, e che finiscono per fugare nella maggioranza ogni possibile dubbio sull’esistenza del nemico. Come oggi. Ma «le bombe-razzo che cadevano tutti i giorni su Londra erano probabilmente sganciate dallo stesso governo dell’Oceania, per mantenere la gente nella paura».
    E, come oggi, ogni diritto viene sacrificato sull’altare della lotta al terrorismo.
    Sicuramente nessuno poteva immaginare nel 1948, quando Eric Blair – vero nome dello scrittore da tutti conosciuto con lo pseudonimo di George Orwell – scriveva la sua opera di fantapolitica, che nel 2005 un altro Blair – Tony, primo ministro inglese – avrebbe affermato, sull’onda mediatica orchestrata sul terrorismo internazionale – come già fatto da Bush negli USA –, che occorre emendare la carta dei diritti umani; che i giudici possono ordinare arresti anche in assenza di prove; che vanno istituiti tribunali speciali e che questi devono essere tenuti segreti; che è opportuno limitare i diritti legali della difesa; che il termine della detenzione preventiva deve essere portato dagli attuali 14 giorni ai tre mesi. E altre cosucce del genere. Sembra proprio di ascoltare il Grande Fratello orwelliano e di vederne, sul teleschermo, gli occhi minacciosi e penetranti.
    Un’ulteriore curiosa concidenza: il funzionario chiamato dal primo ministro inglese a realizzare tecnicamente questa sequela di provvedimenti liberticidi, si chiama anche lui Blair, Ian, attuale capo della polizia britannica.
    Ma torniamo alla sostanza del libro: «La consapevolezza di essere in guerra, e quindi in pericolo, fa sì che la concentrazione di tutto il potere nelle mani di una piccola casta sembri l’unica e inevitabile condizione per poter sopravvivere». Per questo oggi pulluliamo di cretini convinti che gli angloamericani e i sionisti proteggano tutti noi e quindi hanno tutti i diritti. E ancora: «Non importa che la guerra sia combattuta per davvero e, poiché una vittoria definitiva è impossibile, non importa nemmeno se la guerra vada bene o male; serve solo che uno stato di belligeranza persista».
    Sembra proprio di sentir parlare di Osama Bin Laden e del mullah Omar, i mitici e introvabili nemici del Grande Fratello democratico, delle fantomatiche armi di distruzione di massa di Saddam, dell’individuazione di sempre nuove Nazioni canaglia contro cui combattere.
    * * *
    Sia nell’opera di Orwell che nel tempo in cui viviamo incombe dunque, denso di significati ed evocatore di tragiche conseguenze, lo psicoreato.
    Psicoreato non è sinonimo di «reato di opinione». è parecchio di più e, soprattutto, è qualcosa di molto diverso. Il reato d’opinione è istituito per legge, nero su bianco, codificando quelli che sono i valori, i simboli, le colonne portanti di un regime politico, e stabilendo che il vilipendio pubblico di queste cose non è consentito. Si tratta di una partita a carte scoperte: da una parte il potere e le sue regole pubblicamente dichiarate, dall’altra i potenziali oppositori con le loro opinioni. Una partita spesso dura, fortemente limitativa della libertà e quindi difficile da approvare, ma che si gioca ancora nell’àmbito di un chiaro confronto politico. Prevedendo quel tipo di reato non si nega infatti la legittimità di condividere le idee proibite o di pensare liberamente, si vieta di farlo in pubblico, cioè di propagandarlo.
    Tra reato d’opinione e psicoreato c’è insomma un grande salto concettuale: per il primo il soggetto è l’opinione individuale o di parte, e quindi la libertà come condizione politica contingente, per il secondo il soggetto è una verità che si vorrebbe assoluta e quindi la libertà come valore. Si passa cioè dal politico al religioso. E si tratta di una religione che procede solo per dogmi, che peraltro sono sempre mutevoli, a capriccio delle convenienze del potere. E si tratta, per di più, di una religione che non ha nulla di sacro.
    Per comportarsi bene oggi occorre essere politically correct, ma cosa questo significhi con esattezza non è scritto da nessuna parte.

  8. #8
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    I furbastri della solidarietà


    Lo andiamo scrivendo da anni. Non è certo più uno “scoop” , non è certo una rivelazione straordinaria. E’ piuttosto un’evidenza. Accuratamente tenuta nascosta. Perché sulla solidarietà pelosa organizzazioni religiose, pseudo umanitarie, governative e non governative ci mangiano da sempre. Alla grande. La FAO organizza cene luculliane a base di aragosta e caviale per combattere la fame nel mondo. E i suoi funzionari hanno stipendi con cui in Africa si mantiene una tribù oer un anno.


    Di tanto in tanto qualcosa salta fuori. Qualcuno ultimamente si è chiesto come sono stati impiegati i più di 10 miliardi di euro raccolti in tutto il Pianeta? Se lo sono chiesto per esempio i francesi. E si sono dati una risposta: in modo spesso discutibile, secondo più studi e opinioni. «Secours» catholique finora ha speso solo 10 dei 35 milioni raccolti, la «Croce rossa francese» solo il 16% dei 110 milioni raccolti. Le organizzazioni non governative «come ogni istituzione umana tendono ormai a fare prevalere le ragioni della loro esistenza sugli scopi disinteressati iniziali - si legge persino in un editoriale di Liberation, quotidiano di sinistra “ le agenzie hanno cercato di ottenere risultati rapidi e spettacolari piuttosto che coinvolgere le popolazioni locali nella scelta della ricostruzione». Nel libro Tsunami, la vérité humanitaire (Jubilé), il giornalista Richard Werly sostiene che «molte squadre umanitarie avrebbero potuto lasciare le zone devastate tre mesi dopo ma la volontà di essere presenti sul posto - per giustificare il denaro dei donatori - ha contato più della pertinenza dei programmi svolti». Cioè dovevano restare per mangiarsi i soldi.
    Oltre alle Ong come istituzioni, in Francia si comincia a guardare con occhio critico anche ai volontari, la loro linfa vitale e gli ultimi eroi rimasti al nostro tempo. La storica Amina Yala, dopo 5 anni di studi e decine di interviste, ne ha individuati sei tipi: l’idealista, il militante, l’opportunista, il professionista, l’occasionale, l’avventuriero. Sono tipi molto diversi, alcuni degni di stima, altri meno. Per questo Yala parla di «avventura ambigua» nel libro appena uscito Volontaire en Ong: l’aventure ambiguë (Léopold Mayer); denuncia la scarsità del tipo «idealista», e il peso crescente degli «opportunisti» e dei «professionisti del volontariato». I primi, mossi dal desiderio di lasciare l’Europa e dai loro problemi personali, sperano di trovare nell’impegno umanitario «un ambiente di lavoro informale, poco gerarchico, senza troppi obblighi di orario o di abbigliamento, e soprattutto fuori dalla routine ».


    Ma guarda. E ci serviva il libro di un genio della sociologia per capirlo? No era un’evidenza. Ma come dicevamo, ben nascosta.


    I professionisti invece scelgono il settore della solidarietà per carriera: contano in un lavoro ben pagato nella cooperazione internazionale. «Ecco perché le Ong più rinomate (Medici senza frontiere, Azione contro la fame, Medici del mondo) sono sommerse dai curriculum, come le grandi aziende».
    Poi ci sono gli avventurieri, già inconsapevolmente individuati nel 1985 da Bernard Kouchner, il fondatore di Medici senza frontiere, ex ministro socialista della Sanità, quando disse che «la nostra epoca non offre abbastanza avventura per i giovani in città. Creando "Ateliers dell’Europa" in tutto il Terzo Mondo, daremo ai nostri ragazzi sogno, azione. Camion da pilotare nel deserto».


    Come gli obbiettori di coscienza: sinistra e clero cattolico li hanno sostenuti per poterli sfruttare come “volontari” con la scusa della “coscienza anti militare”. Quando perô lo Stato ha cominciato a ridurre il servizio obbligatorio o ad abolirlo questi cialtroni, a corto di fessi da sfruttare, hanno preteso un “servizio civile” , Naturalmente gestito da loro e sovvenzionato dai contribuenti.
    Ecco la testimonianza del volontario Michel Sévilla dopo due anni in Africa: «Bisognerebbe sempre sapere perché e per chi si fanno certe cose. Io ho lavorato per il prestigio della Francia, per quello di un ex ministro e, accessoriamente, per aiutare qualche contadino ruandese a dare da mangiare ai suoi bambini». Gilles, reduce da Kabul: «Il giovedì sera c’era il club delle Nazioni Unite dove tutti gli stranieri si riunivano per bere quello che non avevano bevuto durante la settimana. C’era un biliardo, una piscina... Il Club Med sotto le bombe! Il mondo delle Ong è abbastanza chiuso; ci sono molti filtri, puoi anche stare poco in contatto con la popolazione locale».


    Il Kossovo? E’ diventato la ragione a più alta densità criminale della terra, nonostante l’eroica presenza di un contingente svizzero che aiuta soprattutto la carriera di Ogi prima e poi di Schmid , nonché papaveri dell’esercito che hanno tradito l’anima della milizia.
    Ma restiamo in campo internazionale. Nel 1982, le Ong raccoglievano 150 milioni di euro. Nel 1992 dieci volte di più. Che è accaduto nel frattempo? La carestia in Etiopia, il Live Aid e l’arrivo del «marketing sociale».


    «Oggi l’aiuto umanitario è un mercato, con tanti concorrenti - dice Antoine Vaccaro, fondatore di Excel, prima agenzia francese di marketing sociale -. Chiunque sia capace di intercettare l’offerta di generosità ha un futuro davanti a sé». Viene il vomito. Ma siamo nel regno del Dio Mercato. Anche per chi fa finta di credere nelle prediche a qualche altro Dio, ma poi fa bene i conti con i mercanti del Tempio.

  9. #9
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    Il futuro è a Est




    Quando sono gli Usa o la Gran Bretagna ad imporre le regole di mercato e di approvvigionamento energetico attraverso l'utilizzo spregiudicato di golpe, guerre preventive, speculazioni arrembanti e sovvenzionamento a signori della guerra va tutto bene.
    L'instabilità del Caucaso, dal Mar Caspio al mar Nero, è figlia dell'imperialismo anglo britannico giunto in quelle terre all'indomani della dissoluzione dell'impero sovietico. Texaco, Chevron e British Petroleum pronte ad azzannare i resti della carcassa sovietica in Cecenia, Georgia, Azerbaijan: l'Europa supina resta a guardare mentre golpe dopo golpe si battezzano i chilometri di oleodotto che oggi porta approvvigionamento energetico nel sicuro terminale portuale di Ceyan, sulle coste meridionali della alleata Turchia.
    L'Europa non resta a guardare quando qualche anno dopo, a poco più di una decina di anni dal primo grande assalto ai resti ancora fumanti della fortezza sovietica, un gruppo di fondazioni targate Usa costruiscono a suon di dollari la figura del nuovo presidente democratico dell'Ucraina, quel Viktor Yušenko già protagonista dell'ascesa oligarchica durante il grande banchetto del Fondo Monetario Internazionale in quel di Kiev. L'Europa domata, allargata ad Est nel nome sacrosanto della Nato, si sbraccia in favore della 'rivoluzione arancione', colpo di Stato colorato al pari di quello georgiano. Tra i primi ad esultare sono proprio quegli Stati membri che prima di entrare nel consesso europeo hanno ottenuto il passaporto atlantico: Polonia ed Ungheria. Varsavia in particolare gioca il ruolo dell'intermediario 'democratico' tra la fazione filo Usa e quella filo russa.
    Un anno fa gli echi della Guerra Fredda, sbrigativamente archiviata da un Gorbaciov intento a pubblicizzare l'apertura del primo 'McDonald' di Mosca ed un Eltsin che beve coca-cola tra un cicchetto di vodka e l'altro, diventano il suono in vicinanza di una battaglia mai sopita.
    A quell'Europa sicura di un irreversibile marcia verso il mercato unico liberista a guida statunitense risponde la Russia di Putin, di volta in volta additato come "dittatore", "nuovo zar", "imperialista", a secondo che la sua azione sia diretta a contenere l'aggressione atlantica, a consolidare la Federazione russa, a difendere gli interessi nazionali.
    Non potendo attaccare il Cremlino fino in fondo, si attaccano i suoi alleati più fedeli, Bielorussia in testa. La battaglia si fa ridicola quando per dimostrare sotto quale dittatura vivano i bielorussi si porta ad esempio una recente legge sull'immigrazione che nega alle modelle del Paese di spostarsi in lungo e largo per i territori degli atlantici.
    Il protezionismo suona male sulle bocche dei nemici, ma nessuno si scandalizza quando gli Usa dimostrano con bombe intelligenti, uranio impoverito e fosforo bianco che sono pronti a difendere quello che considerano "il giardino di casa", ovvero il resto del mondo.
    Putin incassa in questi giorni una vittoria che va ben al di là dell'accordo siglato tra il suo braccio destro Medvedev e gli ucraini della 'Naftogaz'.
    La partita era doppia: da una parte dimostrare al consesso internazionale che la Russia è in grado di dettare legge sul piano commerciale e dall'altra lanciare l'ennesimo avvertimento ai vicini europei sulla necessità che essi rivedano in tempo le loro oltranziste posizioni filo atlantiche.
    Solo pochi mesi fa, quale ultimo atto di sette anni di guida della cancelleria tedesca, l'ex primo ministro tedesco Schroeder ha raccolto la sfida di Putin apportando la sigla della Germania sul progetto del gasdotto baltico, l'alternativa del futuro allo strapotere atlantico in fatto di approvvigionamento energetico. Gli alleati dell'Unione hanno gridato al tradimento, miopi nella loro sudditanza a Washington.
    È ora che l'Europa si scrolli di dosso l'ingombrante fardello statunitense.
    L'Europa è ad Est, non al di là dell'Oceano Atlantico.

  10. #10
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    Chi invoca il bavaglio su Internet



    di Gianfranco Montù





    Dopo un breve intervallo dovuto a motivi tecnici, riprendiamo “le trasmissioni” ringraziando ancora – e sono sempre di più – quanti ci stanno seguendo.

    Proprio questo involontario..silenzio stampa ci spinge ad un commento per addetti ai lavori, essendosi intrecciato con un curioso pezzullo sul settimanle Il Venerdì di Repubblica a firma Paolo Garimberti.

    Garimberti è un giornalista di livello e penna di regime di primo piano: non scrive mai a caso, non esagera mai in partigianeria, pur essendo targato liberal di sinistra, e non spreca slogan e parole al vento. Le sue affermazioni meritano quindi di essere soppesate.

    Ebbene, nell’articolo citato Garimberti poneva un problema , evidentemente grave per lui e soprattutto per quelli sopra di lui.

    Dopo il solito peana omaggio alla libertà di stampa e quindi a internet, il nostro notava tuttavia una grave pecca della “rete”. Internet, notava, costa poco e tutti possono scrivere quel che pensano.

    Ma possono anche diffondere notizie false.

    Chi li controlla? Non hanno un capocronaca, un capo redattore, un direttore responsabile che rilegga i loro testi e garantisca “la veridicità” si chiedeva costernato Garimberti.

    Possono – gli autori su internet - scrivere quel che pensano e peggio, la gente li legge. Per giunta li leggano quelli che contano, i più informati, i giovani che saranno la base della politica futura, le minoranze attive.

    Nella democrazia – ha scritto un politologo –la censura è anche più forte che in certi totalitarismi, solo che per un meccanismo perverso diventa auto censura. Nel giornalismo, mormora Garimberti che se ne intende, in generale il giornalista “sente” quel che può dire e non può dire.

    Se comunque è così allocco da dimenticarlo, c ‘è il capo redattore che ha un sensibilità più acuta.

    Nei giornali più grandi c’è anche il capo redattore centrale, poi il mega direttore. E tutti, ma proprio tutti sanno in cuor loro, che non è quasi mai un cuor di leone, cosa vuole l’Editore.

    Per questa ragione, se leggete un commento su uno dei temi portanti della politica contemporanea, un commento che non sia l’elzeviro sul primo giorno di scuola o sulle rose d’aprile, sapete già perfettamente dove andrà parare l’illustre firma , quanto il cronista rampante.

    Nella politica interna a seconda dello schieramento, in quella estera a seconda delle sfumature, più rosa o più grigio. Trovate per esempio gli amicissimi degli americani che vogliono aiutarli a restare in Iraq e gli amici degli americani che li consigliano per il loro bene di lasciare l’Iraq. Ma tutti si dichiarano ovviamente a priori amici degli americani, difensori di Israele, nemici di Hamas.

    Troverete i favorevoli all’immigrazione in massa dal Terzio mondo all’Europa e i favorevoli all’immigrazione a rate. Ma nessuno che dica apertamente che per salvare il futuro degli europei bisogna, se siamo ancora in tempo, bloccare di forza l’immigrazione. Questo non lo dirà nessun giornalista di un giornale importante, con o senza capo redattore. Anche se magari lo ha capito da un pezzo o si autoconvince ( capita che si arrivi ad amare il tiranno Grande Fratello, ricorda Orwell) o pensa che uno stipendio così non lo trova in un altro giornale o come dice Garimberti , trova un caporedattore che gli fa notare…gli errori di battuta.

    Sulla rete invece è ancora possibile dire quasi tutto, persino toccare i nervi scoperti del sistema di potere. Per ora non è grave , se ne preoccupano seriamente solo la CIA e i sionisti. Ma come dice Garimberti, e se qualcuno diffonde menzogne?

    Molto tempo fa, all’inizio degli anni’80, un guru dell’informazione pilotata come Umberto Eco scrisse che l’Europa doveva prepararsi all’inevitabile, accettare una migrazione di massa.

    Sembrava inverosimile, c’erano Francia e Inghilterra, ex potenze coloniali, ad avere forte presenza afroasiatica. Ma da allora la stampa libera disse sempre più le stesse cose di Eco e all’Îtalia, paese falsamente ricco e in vaste regioni disastrato, arrivarono quasi 4 milioni i migranti. Una bomba orologeria per gli italiani ( e gli europei) ma non per chi il fenomeno lo voleva e lo gestiva.

    E ora possiamo stare certi che gradualmente si chiederà un maggior controllo su internet, come suggerisce Garimberti.

    Inutile dire che quanti a menzogne scientemente diffuse i giornali dei vari Garimberti sono maestri.

    Inutile dire che c’è anche troppo controllo sulla stampa e non troppo poco.

    Basti pensare in Italia al Gruppo Rizzoli, controllato ( con La Stampa di Torino) dagli Elkann e compagnia, cioè il Corriere della Sera e una ventina di altre testate, che ,come recitata la loro propaganda , “coprono tutti segmenti del mercato”. Cioè rastrellano un ben pacco di pubblicità con la quale si pagano la propaganda che seminano. E il Gruppo Repubblica, al guinzaglio di De Benedetti ( che è la fotocopia di sinistra degli Elkann, ammesso che per quei signori sinistra o destra abbiano un senso: sospettiamo che la loro segnaletica sia ben diversa) che controlla oltre al quotidiano nazionale, altri 15 quotidiani, il settimanale l’Espresso, 2 mensili, 3 radio, siti internet ben più potenti di quelli privati. E non contiamo le televisioni la cui informazione è pilotata e lottizzata quanto i giornali. ( Per la Svizzera italiana con la RTSI siamo alla sceneggiata napoletana)

    E in Svizzera per esempio il gruppo Ringier, anche in questo caso monopolizzatore dio konzern della carta stampata, della pubblicità e campione non certo di imparziale informazione ma di propaganda mirata.

    Nonostante la macroscopica differenza, una firma di regime come Paolo Garimberti lancia l’allarme “blogger” cioè di poveri cristi che hanno solo un compiuter e due mani per scrivere, nessun impero mediatico, nessun conto alle isole Cayman, nessuna massoneria dietro le spalle, nessuna Mossad alla Spielberg: solo qualche idea e il bisogno di far sapere, con la massima cautela per la libertà di parola è un trucco alla Henry Potter, alcune verità tanto evidenti quanto accuratamente negate.

    Perché?

    Perché è sempre più vicina la crisi globale e la campagna bavaglio che zittisca tutti i dissensi non pilotati è più che mai necessaria. L’angelo custode, se c’era, oggi è reazionario e politicamente scorretto : ma il capo redattore sulla groppa di chiunque voglia far sapere qual che non va detto, quello è il sogno di tutti i Garimberti e dei loro padroni. Che stanno cominciando a farcelo sapere.

 

 
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