Era struggente, ieri, “l’amico di Israele” Ugo Intini che respingeva con fastidio l’invito di Haaretz ad appuntarsi sulla giacca un fiocco blu fino a che il soldato israeliano rapito dal terrorismo palestinese non venga liberato. Che scemenza, ha risposto, “se mai bisognerebbe metterne uno nero tutti i giorni”. Lei pone sullo stesso piano attacchi terroristici e omicidi mirati?, gli è stato chiesto. “Ovviamente no – è stata la risposta – però gli omicidi mirati aumentano la spirale dell’odio”. Cioè, ovviamente sì. “E si sparla oggi di un Hamas terrorista come per anni si è sparlato di Arafat”. Così, dopo aver trattato con sprezzante sufficienza il ritiro unilaterale israeliano da Gaza, “sempre meglio di nessun ritiro”, il viceministro degli Affari esteri con delega al medio oriente si è avventurato nell’elogio della superiorità del Muro di Berlino rispetto alla barriera antiattentati innalzata da Israele: “Uno era almeno al confine tra due stati, l’altro è costruito in territorio altrui”. E si è capita lì la lungimiranza di Michele Serra che lo chiamò a suo tempo Ugo “Palmiro” Intini. Certo che Ugo “Palmiro Yasser” Intini sarebbe stato perfetto.




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