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    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Eni colpo in Uganda, smacco per Tullow (con dietro Exxon). Times e Ft rosicano

    Scontro Eni-Tullow in Uganda

    di Sissi Bellomo



    Scontro Eni-Tullow in Uganda - Il Sole 24 ORE

    Il destino dell'Eni in Uganda è nelle mani del governo di Kampala. È dai ministri del governo africano che San Donato «attende indicazioni prima di rescindere il contratto di compravendita con Heritage»: una possibilità che si è materializzata domenica, quando Tullow Oil, socia di Heritage, ha scelto di esercitare il diritto di prelazione sul 50% dei due giacimenti che la compagnia italiana aveva deciso di acquistare per 1,5 miliardi di dollari. Una mossa che era stata anticipata da tempo, ma che è arrivata soltanto poche ore prima della scadenza dei termini.

    Tullow – che con questa acquisizione arriverebbe a possedere il 100% degli unici tre blocchi esplorativi che l'Uganda ha già assegnato a partner stranieri – ha fatto sapere che intende cercare uno o due soci, cui cedere fino alla metà degli asset: grandi compagnie (si fanno i nomi di Total ed ExxonMobil) in grado di accollarsi una parte dei 5 miliardi di dollari di investimenti che si stimano necessari per lo sviluppo dei giacimenti e di affrontare le difficoltà tecniche legate alla costruzione di un oleodotto per l'esportazione del greggio, da un paese che non ha sbocchi al mare. Un tandem Eni-Tullow è molto improbabile: per qualche oscuro motivo, i rapporti tra le due compagnie si sono progressivamente guastati al punto che la società irlandese, che qualche mese fa citava l'Eni come uno dei migliori potenziali partner, ha in seguito addirittura smentito se stessa, negando una precedente affermazione secondo cui l'italiana sarebbe stata ammessa a visionare i dati relativi ai suoi giacimenti.

    Per l'ingresso dell'Eni in Uganda, tuttavia, nulla è ancora perduto. Come sottolinea anche Heritage nel suo comunicato di ieri, il governo di Kampala è l'«arbitro finale» che deciderà quale transazione approvare: l'accordo di compravendita dell'Eni o piuttosto l'esercizio della prelazione da parte di Tullow. Un arbitro dotato di poteri di veto tanto grandi, insomma, da superare gli accordi contrattuali sottoscritti da società private (e quotate). L'esecutivo africano ha fatto sapere che la questione è al vertice dell'agenda di governo e che verrà esaminata in una riunione convocata già per domani. Per sciogliere definitivamente il verdetto, tuttavia, ci vorrà probabilmente del tempo. E nel frattempo non sono esclusi colpi di scena: oltre a Eni e Tullow per i pozzi dell'Uganda potrebbe comparire un terzo contendente, poiché Heritage è disponibile ad accettare eventuali offerte di importo superiore fino al 25 gennaio, quando è in programma il voto dell'operazione da parte dell'assemblea degli azionisti.

    Per far pendere l'ago della bilancia a favore dell'Eni si è mosso anche il ministro degli Esteri Franco Frattini: venerdì il capo della diplomazia italiana si è recato in visita in Uganda, promettendo investimenti per 13 miliardi di dollari da parte della compagnia italiana. Nel "pacchetto" vi sarebbero non solo l'oleodotto, ma anche una raffineria e una centrale elettrica
    . Tuttavia il governo ugandese appare spaccato: il gruppo di San Donato incontra l'ostilità di alcuni ministri, come quello della Difesa, che ha inviato un'informativa al presidente Museveni (visionata dalla Dow Jones) per avvertirlo che l'acquisto della quota Heritage «darebbe alla Libia e all'Eni il totale controllo delle politiche lungo il fiume Nilo, dall'Uganda all'Egitto». Non sono in pochi in Uganda a temere che l'Eni – con cui Tripoli è in ottimi rapporti – possa diventare diventare un efficace cavallo di Troia per rafforzare ulteriormente il potere dei libici nel paese: con l'African Investment Portfolio (Lap), emanazione del suo fondo sovrano, Tripoli ha già accumulato quote importanti di banche, aziende di costruzioni e di telecomunicazioni. Inoltre la Tamoil East Africa, sotto la guida di un discusso finanziere ugandese, Habib Kagimu, controlla quasi tutta la rete di distribuzione dei carburanti e si è aggiudicata – senza una gara di appalto – l'incarico di realizzare la prosecuzione verso l'Uganda di una pipeline kenyana.

    19 gennaio 2010
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  2. #2
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: Eni colpo in Uganda, smacco per Tullow (con dietro Exxon). Times e Ft rosicano

    A Eni rete Exxon in Austria
    Uganda, il governo si schiera


    A Eni rete Exxon in Austria Uganda, il governo si schiera - Il Sole 24 ORE

    Prima presa di posizione di un alto esponente del governo ugandese, il ministro dell'Energia, Hillary Onek, sulla partita in corso tra Tullow Oil e Eni in Uganda per le quote di Heritage nei blocchi petroliferi. Nei giorni scorsi Tullow Oil, che già possiede il 50% dei blocchi 1 e 3A, ha annunciato di voler esercitare la prelazione sul restante 50% in mano a Heritage, che invece si era accordata per vendere a Eni (per 1,35 mld di dollari). «Il governo ugandese ha il diritto di accettare o respingere l'accordo», ha ricordato Onek. «Non abbiamo ancora posto il nostro veto - ha aggiunto - ma la nostra posizione è molto chiara: non autorizzeremo una transazione che instaura un monopolio e, di conseguenza, sosteniamo l'intesa tra Eni e Heritage».

    Prosegue intanto l'espansione del Cane a sei zampe sui mercati esteri. L'ultimo colpo è rappresentato dall'acquisizione delle attività downstream di ExxonMobil in Austria. Eni ha annunciato, infatti, di aver raggiunto un accordo per l'acquisizione da parte di Agip Austria gmbh e di Eni International bv delle azioni di Mobil Oil Austria e Esso Austria. Attraverso questa operazione, il gruppo italiano acquisirà, in particolare, la rete di distribuzione costituita da 135 stazioni di servizio, le attività extrarete (che includono 36 stazioni di proprietà di rivenditori a marchio Esso), le attività commerciali negli aeroporti di Vienna e Linz, incluse la partecipazione (28,6%) nella joint venture proprietaria degli asset logistici nell'aeroporto di Vienna, e le attività di supply & distribution con la partecipazione (33,3%) nella joint venture proprietaria del deposito di Salisburgo.

    Rimangono escluse invece le attività di vendita extrarete di lubrificanti e prodotti speciali. in una nota il gruppo guidato da Paolo Scaroni ha spiegato che «il perfezionamento della transazione è soggetto ad alcune condizioni, tra cui l'approvazione delle competenti autorità in materia di concorrenza». Ma grazie a queste operazione, Eni «rafforzerà le proprie attività commerciali nel paese, dove è già presente con la sua consociata Agip Austria, migliorando la propria capacità di marketing e realizzando sinergie di supply». (Al.An.)

    21 gennaio 2010
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  3. #3
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    Predefinito Rif: Eni colpo in Uganda, smacco per Tullow (con dietro Exxon). Times e Ft rosicano

    Eni in Uganda, smacco per Tullow ma la partita non è chiusa



    di Elysa Fazzino

    L'Eni sembra avere il vento in poppa e la stampa internazionale segue con attenzione le sue mosse. Fa notizia sui media anglosassoni la partita dell'Uganda, dove il gruppo italiano ha ottenuto il sostegno del governo di Kampala alla vendita degli asset petroliferi di Heritage Oil. L'Eni ha offerto 1,5 miliardi di dollari per l'acquisizione.

    «L'appoggio all'Eni dell'Uganda è uno smacco per Tullow», titola il Financial Times. La compagnia britannica Tullow Oil, proprietaria al 50% di due ricchi giacimenti petroliferi sul Lago Albert, vuole esercitare il suo diritto di prelazione sull'altro 50% che appartiene a Heritage Oil. Ma il governo ugandese è pronto a porre il veto sul diritto di prelazione di Tullow. Un duro colpo per Tullow e il suo piano da 1,35 miliardi di dollari per l'acquisto degli asset ugandesi di Heritage Oil.

    Hillary Onek, ministro dell'energia dell'Uganda, ha messo in forse i progetti di Tullow – spiega il Ft - «abbandonando la sua precedente neutralità» e annunciando che il governo è favorevole al piano Heritage-Eni. In una conferenza stampa, Onek ha detto che il governo non ha esercitato il suo diritto di bloccare la prelazione di Tullow sulla vendita di Heritage all'Eni, ma ha aggiunto: «Se necessario, il governo metterà il veto».

    Nonostante questa minaccia, precisa il Ft, una nota scritta lascia la porta aperta a Tullow: «Il governo sosterrà ogni processo simile purché non crei monopolio, migliori la "early production" e l'aggiunta di valore». L'Eni, nota il quotidiano inglese, si è detta «molto lieta» delle dichiarazioni del governo ugandese. A Kampala, nota il Ft, gli analisti dicono che Heritage ha sempre avuto migliori relazioni con il governo. L'azione congiunta di lobby da parte di Heritage ed Eni – ricorda il quotidiano - ha incluso una visita a Kampala del ministro degli Esteri Franco Frattini.

    La partita tuttavia non appare chiusa. Il Financial Times osserva che Tullow intende ancora cercare di convincere il governo: il suo Ceo, Aidan Heavey, è oggi a Kampala. Quando aveva annunciato l'intenzione di esercitare il suo dritto di prelazione, non aveva detto con quale compagnia intendeva fare un accordo. La mancanza di un partner ha preoccupato il governo ugandese, osserva il Ft. Il Ceo di Tullow – informa il Wall Street Journal - incontrerà oggi il presidente ugandese Yoweri Museveni e presenterà una lista di potenziali partner per lo sviluppo dei blocchi petroliferi. Secondo gli analisti politici, precisa il Wsj, il presidente Museveni ha il potere di annullare le decisioni del governo e di dire l'ultima parola sulla vendita degli asset di Heritage. Citando l'Eni, il Wsj precisa che il gruppo italiano non ha nessuna presenza in Uganda.

    Il Times di Londra sembra mettersi dal punto di vista della compagnia britannica con il titolo: «Il governo ugandese minaccia di sventare le grandiose ambizioni di Tullow». Il piano di Tullow di rafforzare la sua posizione in uno dei più grandi giacimenti petroliferi dell'Uganda è a «repentaglio», scrive il Times, dopo che il governo ugandese ha detto di essere a favore della proposta rivale di Eni.

    Il Ceo di Tullow spera nei colloqui con il governo ugandese. Si legge ancora sul Times: «Siamo fiduciosi e speriamo che siano fruttuosi», dice un portavoce, aggiungendo che Tullow sta discutendo con potenziali partner per sviluppare i giacimenti.

    In Africa, Tullow ha dato una notizia positiva con la scoperta di un importante giacimento di petrolio e gas off shore del Ghana. Il Guardian, in un suo blog, nota che ciò ha fatto risalire le sue quotazioni. Ma resta da combattere la battaglia dell'Uganda: «Tullow attualmente sta cercando di mettere alla porta l'italiana Eni e acquistare il controllo di uno dei più ricchi blocchi dell'Uganda».

    Anche in Europa l'Eni si dà da fare. Trova spazio sul sito del quotidiano francese Les Echos la notizia Reuters sul recente accordo in Austria: «Eni acquista attività di distribuzione di ExxonMobil in Austria». Eni – si legge - acquisisce così 135 stazioni di servizio, la divisione industria e distribuzione di ExxonMobil e le sue attività nel campo del trasporto aereo civile negli aeroporti di Vienna e Linz. L'accordo deve ancora ottenere il via libera delle autorità di regolamentazione.

    22 gennaio 2010
    Ultima modifica di Bèrghem; 23-01-10 alle 15:31
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

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    Predefinito Rif: Eni colpo in Uganda, smacco per Tullow (con dietro Exxon). Times e Ft rosicano

    Eni, dietro la partita ugandese l'ombra di Exxon

    Ieri il governo ha deciso di schierarsi dalla parte del Cane a sei zampe per l'acquisto del 50% dei due giacimenti messi in vendita da Heritage e contesi da Tullow. Ma dietro il gruppo irlandese potrebbe esserci il colosso Exxon, mentre non si smorza il sospetto attorno alle lettere di Knight Vinke.

    Bluerating.com ? Fondi, Fondi pensione, Fondi Hedge, Fondi Assicurativi, ETF e Certificati Tutto in un click - Eni, dietro la partita ugandese l'ombra di Exxon

    La battaglia vinta ieri dall’Eni in Uganda è l’ultima mossa di una ben più vasta partita che le big del petrolio stanno conducendo per contendersi quote di mercato
    . Il continente nero è al centro di questa partita, dove secondo alcuni rumors rientrerebbero anche le note lettere al vetriolo pubblicate recentemente dal fondo Kinght Vinke all’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni.

    Ma di cosa stiamo parlando? E’ di ieri la decisione del governo dell’Uganda di schierarsi a favore del cane a sei zampe nella corsa verso i giacimenti del gruppo Heritage, su cui Tollow Oil (socia di Heritage) aveva esercitato il diritto di prelazione. Come ha spiegato ieri il ministro dell’energia Hillary Onek, nei confronti di Tullow “il governo non ha ancora opposto il veto. Tuttavia lo farà, se dovesse sorgere la necessità”. A spingere Kampala in tal senso è il timore che si venga a creare un monopolio nel Paese: Tullow detiene infatti il 100% del blocco nell’area del lago Abert e più del 50% dei blocchi 1 e 3A, oggetto del contendere. A novembre Eni aveva siglato con Heritage un’intesa per acquisire il restante 50% prima che Tullow esercitasse la prelazione. Quella del gruppo olandese era stata in un certo senso una mossa a sorpresa, poiché è noto che da solo non sarebbe stato in grado di soddisfare le richieste del governo ugandese, mentre l’Eni da parte sua aveva garantito di partecipare allo sviluppo infrastrutturale del Paese. Di qui il sospetto, circolato in ambienti diplomatici e riportato da Milano Finanza, che dietro la mossa di Tullow ci fosse il colosso americano Exxon, interessato a fare le scarpe all’operatore italiano in Africa (dopo avergli dato del filo da trocere in Kazakhstan). A ottobre Tullow aveva infatti dichiarato di voler costituire una partnership con un’altra compagnia per lo sviluppo dei giacimenti in Uganda, mentre risalgono alla scorsa settimana alcune indiscrezioni, raccolte presso fonti vicine alla società, secondo cui la shor-list di favoriti si sarebbe ridotta alla francese Total e, guarda a caso, a Exxon.

    Ci sono poi le lettere di Knight Vinke, l’ultima “gatta da pelare” di Paolo Scaroni. Il fondo, che anni fa era riuscito a cambiare la governante in Shell con in mano appena lo 0,3% del capitale, sostiene che il titolo sia sottovalutato rispetto ai competitor a causa della struttura conglomerata dell’Eni e suggerire, per recuperare valore, la scissione in due compagnie, la GasCo (in cui confluirebbero la Gas & Power e Snam Rete Gas) e la OilCo. Sulla bontà di questi consigli c’è chi nutre qualche dubbio, soprattutto in vista dell’accordo, atteso a giorni, tra l’Eni e l’Antitrust europeo sulla questione di Snam Rete Gas, la cui vendita potrebbe essere evitata dismettendo quote detenute in alcuni gasdotti esteri (l’austriaco Tag e il tedesco-svizzero Tenp-Transitgas).
    Ultima modifica di Bèrghem; 23-01-10 alle 15:28
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

 

 

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