leggete qua: Padoa Schioppa proporrà ai sindacati di abbassare i salari dei lavoratori, ed esige il consenso dei sindacati, e naturalmente di Rifondazione.
58 minuti fa il ministro Padoa Schioppa si è lanciato in una dichiarazione preoccupante: "l'Italia è un malato grave, serve una cura pesante".
Come esordio non c'è male davvero.
I primi passi del governo della "sinistra" borghese guidato da Romano Prodi, dopo la disgustosa moltiplicazione e distribuzione delle poltrone ministeriali, sono iniziati con una mancata promessa, o se volete, con una bugia. In campagna elettorale, e anche in sede di congresso nazionale della Cgil, il leader dell'Unione aveva detto che mai e poi mai il suo governo avrebbe seguito la politica dei due tempi (prima il risanamento del debito pubblico e poi le misure per lo sviluppo economico e a favore del sociale dei redditi meno abbienti).
E invece, il neo-ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa si sta muovendo proprio in questa direzione. Con la giustificazione e la copertura dell'Unione europea (Ue), la quale esigerebbe un urgente ed energico riequilibro dei conti dello Stato, sta preparando in tempi strettissimi, dovrà essere pronta per il 10-11 luglio prossimi, data in cui si terrà la riunione dell'Ecofin, una manovra finanziaria bis che si aggiri tra gli 8-10 miliardi di euro. Insomma una stangata vera e propria.
Non si doveva dare credito alla suddetta promessa elettorale anche perché, questo è un film già visto col primo governo Prodi nella metà degli anni '90, e che il secondo governo Prodi ci ripropone pari pari.
Non per caso l'annuncio della manovra bis ha ricevuto il plauso dei tecnocrati della Ue e il giudizio entusiasta della Confindustria.
Dove calerà la scure governativa? Si parla di "impegni gravosi", di "interventi dolorosi", ma allo stato non sono state formulate misure precise. Però nell'indirizzo di esse qualcosa è trapelato. Dovranno essere non una tantum, ha anticipato Padoa Schioppa, ma strutturali, misure cioè che agiscano in modo permanente. Bankitalia sembra dare un'indicazione pubblicando i dati del debito pubblico e specificando che per 83.630 milioni di euro derivano dai bilanci delle amministrazioni locali.
Unitamente a ciò il ministro ha già chiesto ai sindacati una politica di moderazione salariale. Il che è davvero un'enormità se si considera che vi sono numerosi contratti nazionali di lavoro che aspettano da anni di essere rinnovati; se si tiene conto che le retribuzioni dei lavoratori dipendenti, unitamente alle pensioni medio-basse, hanno perso potere d'acquisto in modo progressivo negli ultimi 12 anni. Meglio sarebbe a questo proposito bloccare il secondo modulo della "riforma" fiscale Tremonti che prevede la riduzione delle aliquote per i redditi più alti per un totale di 6 miliardi di euro.
E' comunque da considerare truffaldino lo slogan lanciato dal ministro per far "digerire" la manovra bis, che recita: "Stabilità, crescita, equità". Per i primi due termini, essenziali per rendere più competitivo il capitalismo italiano nei mercati europei e mondiali, può darsi che abbiano una qualche attuazione. Ma per il terzo termine, l'equità, sia nei tempi che nella qualità e quantità dei provvedimenti che in futuro saranno presi, non c'è da dargli alcun credito.
I sindacati, in prima battuta, si sono detti contrari. Temono, tra l'altro, che questo intervento possa nuocere alla ripresina economica emersa negli ultimi mesi. Anche le associazioni dei consumatori hanno espresso preoccupazioni sui riflessi che tale manovra potrebbe avere sul potere d'acquisto.
L'incontro tenutosi a Palazzo Chigi lunedì 12 giugno, tra Prodi, Padoa-Schioppa, i ministri Letta e Bersani da un lato e i tre segretari confederali dall'altro non ha cambiato granché la situazione. Di nuovo c'è che si sono dati una serie di appuntamenti per discutere sul Dpef e sui contenuti dello stesso pacchetto di misure finanziarie da presentare all'Ecofin. Rimettendo in pista quella concertazione, deleteria per la difesa degli interessi delle masse popolari, che ambedue le parti dicono di voler praticare. Con ciò i leader delle tre Confederazioni sindacali hanno dato via libera alla manovra bis.
Circa le reazioni dei partiti della coalizione di governo: DS, Margherita, Di Pietro e Rosa nel Pugno, schierati e allineati con Prodi e Padoa-Schioppa. In evidente difficoltà invece il PRC del tronfio presidente della Camera, Bertinotti e il PdCI di Diliberto i quali si barcamenano su una linea opportunista e ingannatoria tipo: certo, i conti dello Stato vanno sanati e subito, però salvaguardando la giustizia sociale. "Risanamento con il consenso popolare", "risanamento e giustizia sociale siano inscindibili nella manovra" gracchia il leader trotzkista di Rifondazione, ma come ciò possa avvenire si guarda bene da specificarlo!
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